La tragica storia del Dottor Faust (The Tragical History of Life and Death of Doctor Faustus) è un'opera teatrale scritta da Christopher Marlowe, secondo alcuni critici prima del 1590.Mentre secondo altri è da ritenersi come il suo ultimo lavoro. ().

Il dramma narra la storia del Dottor Faust, uno studioso così avido di conoscenza da non accontentarsi del sapere accademico, della medicina e della teologia, avventuratosi nel campo della magia nera. Siccome la ricerca autonoma e libera della verità (la filosofia o la scienza) era stata da sempre in contraddizione con la teologia dogmatica, dopo aver compiuto un'invocazione nel suo studio gli appare il diavolo Mefistofele con il quale stipula un patto: Faustus avrà la conoscenza ed i servizi del servo di Lucifero per ventiquattro anni, dopo i quali Lucifero avrà la sua anima.

Egli riesce solo a compiere piccoli atti di bassa levatura. Dapprima fa apparire a sé i sette vizi capitali, poi si prende gioco della corte papale di Roma. Durante tutta l'opera, Faustus viene continuamente consigliato da due angeli, uno buono e uno malvagio, simboleggianti i due lati della natura umana. E sebbene l'angelo buono riesca più volte ad insinuare in Faustus il dubbio sulla sua scelta per salvargli l'anima, le minacce di Mefistofele e le apparizioni di Lucifero lo fanno presto desistere dal proposito di rompere il patto, fino alla morte, quando la sua anima viene dannata.

La prima pubblicazione dell'opera risale al 1604, undici anni dopo la morte di Marlowe e più di dodici anni dalla prima rappresentazione teatrale. Prendendo spunto dal mito del Dottor Faust, l'opera ha influenzato alcuni dei maggiori drammaturghi del tempo come Ben Jonson e William Shakespeare, e nei secoli successivi molte altre opere, tra cui il Faust di Goethe..

Trama Nel prologo il coro annuncia quale tipo di opera sia il Dottor Faustus. Non tratta della guerra o dell'Amore cortese, ma di Faustus, nato da genitori di umili origini, il che può essere considerato come un allontanamento dalla tradizione medievale. Faustus appartiene a una classe inferiore rispetto a re e santi, tuttavia la sua storia vale la pena di essere raccontata. Faustus usa la sua saggezza e le sue abilità soprattutto nell'ambito accademico, in cui eccelle in modo così formidabile che gli viene assegnato un dottorato. La parte iniziale fornisce il primo indizio sulla causa della caduta di Faustus. La storia di Faustus è paragonata a quella di Icaro che volò troppo vicino al sole e morì cadendo quando il calore sciolse le sue ali di cera. Questo è allo stesso tempo un'allusione sulla fine di Faustus e un tentativo di concentrare l'attenzione del lettore sull'idea della tracotanza (hybris), rappresentata nella storia di Icaro.

Faustus afferma di aver raggiunto il limite di ogni disciplina da lui studiata. Apprezza la logica in quanto strumento per dibattere; considera la medicina uno strumento svalutato se non permette il ritorno in vita dei morti e l'immortalità; la legge giusta e trascendente; la teologia inutile perché tutti gli uomini commettono peccato e avere peccati punibili con la morte complica la logica della teologia. Egli respinge ciò dicendo: "Come la chiami questa dottrina? Qué será, será" (Ciò che sarà, sarà). Egli chiama il suo servo Wagner per condurre da lui Valdo e Cornelio, due famosi stregoni. L'angelo buono e l'angelo cattivo gli esprimono il loro parere sul suo interesse nei confronti di Satana. Nonostante Faustus sia momentaneamente dissuaso e si chieda "Quanto sono sazio di questa vanità?", è apparentemente convinto dalle possibilità che la magia gli offre. Valdo dichiara che se Faustus si dedica alla magia deve far voto di non studiare nient'altro e afferma che grandi cose sono infatti possibili a chi possiede la statura di Faustus.

L'assenza di Faustus viene notata da due studiosi meno istruiti di lui. Loro richiedono a Wagner di rivelare il luogo in cui Faustus si trova, una richiesta che il servo nega altezzosamente. I due dotti sono preoccupati per la caduta profonda di Faustus nell'arte della magia e informano il re. Faustus convoca un demonio alla presenza di Lucifero e altri demòni nonostante egli sia inconsapevole di ciò. Dopo aver creato un cerchio magico e avere pronunciato un incantesimo con cui revoca il suo battesimo, un diavolo chiamato Mefistofele gli appare davanti. Faustus non riesce a sopportare l'aspetto ripugnante del diavolo e gli ordina di cambiare le sue sembianze. Vedendo l'obbedienza del diavolo nel cambiare forma, si inorgoglisce della propria abilità. Prova a legare il diavolo al suo servizio, ma non ci riesce perché Mefistofele serve già Lucifero, il principe dei diavoli. Inoltre Mefistofele rivela che non era il potere di Faustus ad averlo evocato ma piuttosto il fatto che se qualcuno abiura le scritture, il diavolo arriva a rivendicarne l'anima. Mefistofele introduce la storia di Lucifero e degli altri diavoli, dicendo che l'inferno non ha confini ed è più uno stato della mente che un luogo fisico. Le ricerche di Faustus sulla natura dell'inferno portano Mefistofele a dire: "Oh Faustus, lascia perdere queste frivole richieste che portano terrore alla mia anima debole".

Utilizzando Mefistofele come intermediario, Faustus stipula un patto con Lucifero: gli sono concessi ventiquattro anni di vita sulla Terra, durante i quali avrà Mefistofele come suo servo personale, alle seguenti condizioni:

Trascorso questo periodo consegnerà la sua anima a Lucifero come contropartita e passerà l'eternità all'inferno, come un dannato. Questo patto deve essere siglato con il sangue stesso di Faustus. Dopo essersi ferito un braccio, il taglio cicatrizza miracolosamente e poi su di esso appaiono le parole latine "Homo, fuge!" (fuggi, uomo!). Nonostante la natura drammatica di questo intervento divino, Faustus ignora l'iscrizione dicendo di essere già dannato dalle azioni finora compiute e perciò rimasto senza posto nel quale fuggire. Mefistofele utilizza carboni ardenti per riaprire la ferita e così Faustus può giurare con il proprio sangue.

Faustus incomincia domandando a Mefistofele alcune questioni scientifiche. Tuttavia il diavolo appare piuttosto evasivo e termina con una citazione latina, "Per inoequalem motum respectu totius" ("attraverso un movimento diseguale con rispetto per il tutto"). Questa affermazione non ha il minimo fondamento scientifico e suggerisce l'impressione che Mefistofele sia inaffidabile.

Due angeli, uno buono e uno malvagio, si manifestano a Faustus: quello buono gli raccomanda di pentirsi e di venire meno al patto. Questo è l'errore più grande che Faustus commette all'interno di tutta l'opera: è cieco di fronte alla possibilità di redenzione. Nonostante Mefistofele inizialmente lo esorti a "non fare domande futili", Faustus è tormentato dal pensiero della dannazione eterna. Lucifero manda a Faustus la personificazione dei vizi capitali, ma Faustus non riconosce l'avvertimento e lo ignora. Da qui alla fine della rappresentazione Faustus non fa nulla di utile, nonostante il suo intento iniziale fosse quello di essere in grado di compiere qualsiasi cosa. Faustus si mostra agli studiosi e li avverte di essere dannato e di essere prossimo alla morte, spiega il motivo della sua dannazione e alla fine sembra pentirsi dei suoi peccati. Mefistofele giunge a riscuotere la sua anima e porta Faustus all'inferno con lui.

Il testo lascia il confronto finale fra Mefistofele e Faustus fuori dalla scena e il destino di quest'ultimo è dato per scontato. La scena seguente incomincia con il ritrovamento, da parte di amici, dei vestiti di Faustus sparsi sul palco e da ciò il lettore può concludere che Faustus è stato dannato. Tuttavia i suoi amici decidono di indire una festa in sua memoria, quasi una cerimonia religiosa che allude alla salvezza. La scoperta degli abiti è una scena presente solo nell'edizione postuma della tragedia chiamata 'testo B', mentre nella versione precedente del dramma i diavoli conducevano Faustus fuori dal palco..

Prima di morire fa apparire a sé la mitica Elena di Troia, con cui si stringe in un appassionato abbraccio in uno dei momenti più appassionati e poetici del dramma. L'abbraccio è sacrilego: Elena viene evocata dal diavolo ed è lei stessa un demonio, per cui l'amplesso conferisce a Faustus natura demoniaca. Ma, al contempo, l'unione è mistica: Elena rappresenta la sapienza con cui il filosofo si congiunge tradizionalmente in un abbraccio erotico. Nell'ultima ora della sua vita Faustus dà vita ad un famosissimo soliloquio, con cui l'opera raggiunge un altissimo livello di poesia.

Origini Fonti Dottor Faustus è basato su un antico racconto ed è ritenuto la prima rappresentazione teatrale della leggenda del Dottor Faust.

Alcuni studiosi. credono che Marlowe abbia sviluppato la storia partendo da una traduzione popolare del 1592, comunemente chiamata "The English Faustus book" ("Il libro inglese di Faustus"). Si pensa che esista una precedente edizione tedesca del 1587 (disponibile in italiano Johan Spies, Storia del dottor Faust, ben noto mago e negromante, Garzanti. Milano 2006) che potrebbe a sua volta essere stata influenzata da precedenti trattati latini, anch'essi andati persi, come quelli che potrebbero aver ispirato il trattato di Jacob Bidermann sulla dannazione del Dottore di Parigi Cenodoxus (1602). Alcuni divinatori o necromanti degli ultimi anni del quindicesimo secolo adottarono il nome d'arte "Faustus" come riferimento agli omonimi latini di "favorito" e "di buon auspicio"; fu famoso Georgius Faustus Helmstetensis, che si faceva chiamare astrologo e chiromante, che fu espulso dalla città di Ingolstadt a causa di ciò. Critici successivi hanno identificato questo esempio come emblema del leggendario Faustus. Qualunque sia l'ispirazione, lo sviluppo dell'opera di Marlowe è molto fedele al "Faustus book" ("libro di Faustus") soprattutto nel modo in cui si mescolano commedia e tragedia..

Tuttavia Marlowe introdusse alcuni cambiamenti al fine di rendere l'opera più originale. In particolare tre elementi sulla sua opera teatrale: Il soliloquio di Faustus nel primo atto sulla vanità della scienza umana; Angeli buoni e malvagi; La sostituzione di una parata di demoni con i vizi capitali.

Inoltre egli enfatizzò le sue aspirazioni intellettuali ed il suo desiderio di sapere e minimizzò i vizi nel personaggio di Faustus al fine di conferire un'aura rinascimentale alla storia.

Composizione e stampa Esistono due versioni della tragedia: Il "quarto" stampato nel 1604 da parte di Valentine Simmes per Thomas Law; a volte chiamato anche "testo A".. La locandina attribuisce la produzione teatrale a "Ch. Marl.". Una seconda edizione (A2) del 1609, stampata da George Eld per John Wright, non è altro che una ristampa del testo del 1604: infatti è troppo breve (1485 versi) per essere un'opera rinascimentale. Il quarto del 1616 pubblicato da John Wright, testo ampliato e modificato, anche chiamato "testo B", che ha avuto molte ristampe negli anni 1619, 1620, 1624, 163 e 1663.

La versione del 1616 tralascia 36 versi aggiungendone però 676, risultando circa un terzo più lunga di quella precedente. Nei versi comuni ad entrambe vi sono modifiche sintattiche come "Never too late, if Faustus can repent" ("mai troppo tardi, se Faustus potrà pentirsi") che diventa "Never too late, if Faustus will repent" ("mai troppo tardi, se Faustus vorrà pentirsi"), in modo da mostrare una prospettiva ben diversa alla speranza e al pentimento di Faustus.

Un cambiamento rilevante tra i due testi A e B riguarda il nome del diavolo convocato da Faustus: il testo A afferma che il suo nome sia generalmente "Mephastophilis", mentre la versione del testo B afferma comunemente "Mephostophilis";. esso è in ogni caso riferito a "Mephistopheles" nel Faustbuch, la fonte dell'idea che apparve in traduzione inglese intorno al 1588...