Calvizzano è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Napoli in Campania.
Geografia fisica Calvizzano sorge nella fertile piana a sud dei Regi Lagni, nel cuore della pianura campana, in una zona altamente urbanizzata. Il comune è situato nella Zona Nord della città metropolitana di Napoli e nell'agglomerato l'agro giuglianese, insieme ai comuni di Marano, Mugnano, Villaricca, Qualiano e Giugliano in Campania.
Origini del nome Secondo lo storico locale Raffaele Galiero la denominazione deriverebbe da Calvisius (o Calvicius), un proprietario terriero appartenente alla gens Calvisia. Da qui la denominazione che si sarebbe trasformata in Calvisiano, Calbictiano e infine Calvizzano.
Nel Seicento il notaio Marco Antonio Syrleto, primo storico locale, aveva formulato un'altra ipotesi etimologica per il toponimo: secondo lui questo sarebbe derivato dal fatto che nell'antichità, in seguito alle tante guerre e pestilenze, in questo luogo si sarebbero trovati molti sepolcri contenenti solamente i teschi, che vennero chiamati calvi; quando le persone sane vennero in questo territorio per abitarvi, dall'unione dei Calvi ai sani, sarebbe nato il nome Calvisano, dal volgo, in seguito, tradotto in Carvizzano e poi in Calvizzano.
Storia
Non esistono dati certi sulla sua fondazione. Il territorio conserva testimonianze archeologiche di epoca romana, come i resti di antiche ville romane, e osco-sannita, con diverse tombe dell'epoca.
Raffaele Galiero, storico locale, in un libro del 1936, ritiene che il primo nucleo di Calvizzano si sia formato nei pressi di una deviazione dell'antica via Consolare Campana che arrivava alla città di Napoli.
A causa della sua collocazione nell'agro napoletano, il paese subì in epoca altomedievale il riflesso delle travagliate vicende del Ducato di Napoli. Divenne casale solo nel 1269. Fu feudo dei Caracciolo di Napoli per quasi tutto il Quattrocento.Fu Giosuè Caracciolo, nobile cavaliere, signore di Montecalvo, di Buonalbergo e di altre terre, il primo della famiglia ad entrare in possesso del feudo calvizzanese. Nel 1495 passò a Francesco D'Allegro, gran siniscalco del Regno di Sicilia. Dal 1497 al 1504 fu governato da Antonio de Raho, uditore e consigliere di Ferrante d'Aragona il quale lo nominò signore a vita di Calvizzano. Il 1º ottobre 1669 Francesco Carnero, consigliere collaterale dello stato di guerra e maestro di campo della fanteria, acquistò il casale divenendone barone. Nel 1681 la baronessa Margherita Carnero, quartogenita di don Francesco Carnero, sposò, con dispensa papale, suo cugino il duca Diego di Pescara e portò in dote il casale di Calvizzano, facendo divenire il marito duca di Calvizzano.Nel 1799 Francesco Caracciolo, ammiraglio della Real Marina del Regno di Napoli che combatté contro la flotta reale e la restaurazione del potere dei Borbone a Napoli durante la Rivoluzione napoletana, a seguito della repressione della Repubblica si rifugiò a Calvizzano, un tempo feudo della famiglia; dove però fu scoperto a causa del tradimento da parte di un servo e, il 29 giugno 1799, fu arrestato e condotto sulla nave dell'ammiraglio Nelson, il Foudroyant, per essere sottoposto ad un processo sommario e venire poi condannato a morte per impiccagione.
Nel 1806 il duca Giuseppe Maria Pescara perse il feudo a seguito della riforma amministrativa antifeudale operata sotto il regno napoletano di Giuseppe Bonaparte; lUniversitas Calvizzani, antico retaggio del governo feudale, fu abolita per far spazio alla nascente amministrazione comunale."Leggi eversive della feudalità" 1806-1808. In seguito Calvizzano seguirà le sorti dapprima del Regno delle Due Sicilie e poi dell'Italia.
Il 19 ottobre 1865, per regio decreto del re Vittorio Emanuele II, a causa del numero esiguo degli aventi diritto al voto per la legge elettorale del tempo, viene accorpata la sezione elettorale di Calvizzano a quella di Marano. Il 16 marzo 1884, per regio decreto del re Umberto I, il comune di Calvizzano è stato reistituito come sezione elettorale autonoma.
Simboli
Stemma Lo stemma comunale è ritenuto anteriore al 1596, poiché lo si trova scolpito nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, la cui costruzione fu iniziata nel 1580.
Come da decreto di riconoscimento del capo del governo del 9 maggio 1930 trascritto nei registri della Consulta araldica del 10 maggio 1930, ha le seguenti caratteristiche:
Gonfalone Il gonfalone del comune è un drappo a tre bande verticali, due di colore verde ai lati e quella centrale bianca su cui insiste uno scudo barocco intessuto d'azzurro e fili d'oro, al centro del quale, è raffigurata una testa calva al naturale, rivolta di profilo e sotto la scritta in oro Comune di Calvizzano.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa Madre di Santa Maria delle Grazie
La chiesa sorse nello stesso luogo dove sorgeva l'antica chiesetta di Santa Maria Annunziata. Essendo questo edificio piccolo e non rispondendo più alle esigenze dei fedeli, nel 1550 l'arcivescovo autorizzò ad abbatterla e a costruire nello stesso luogo una nuova chiesa.
L'edificio fu benedetto nel 1596 e terminato nel 1608 (anche se per il completamento della sagrestia fu necessario aspettare fino al 1746).
Dal 1809 è sede della parrocchia di San Giacomo Apostolo Maggiore, trasferitasi qui definitivamente in seguito all'abbandono e alla rovina della chiesa di San Giacomo.
Il 15 febbraio 2015 è stato inaugurato il museo parrocchiale intitolato a Cristofaro Agliata, politico e storico locale.
Chiesa di San Pietro
La chiesa sorge a poco più di un km dal centro di Calvizzano e fu eretta prima del 1336, come ci testimonia un documento custodito nella Biblioteca apostolica vaticana. L'attuale chiesa risale al 1656, anno della peste che colpì anche Calvizzano: i fedeli avevano infatti lasciato l'abitato e si erano spostati in aperta campagna, dove chiesero al santo protezione dal morbo. Scampato il pericolo, con le loro offerte, i devoti ampliarono e abbellirono la vecchia chiesetta.
Chiesa dell'Assunta e di San Ciro Martire
La chiesa è posta di fronte la chiesa di Santa Maria delle Grazie, a costeggiare l'attuale Piazza Umberto I, ed è stata fatta erigere dalla Congrega dell'Assunta nel 1701, per dotarsi di un luogo di culto personale dove svolgere i propri riti religiosi. È costituita da una sola navata, con l'abside in fondo al lungo locale.
La Congrega dell'Assunta è stata dichiarata sciolta il 3 maggio 2004 e la chiesa è passata nelle mani della parrocchia di San Giacomo Apostolo.
Attualmente è in fase di abbandono: è stata utilizzata per riti religiosi solo in qualche occasione particolare; risultando in condizioni carenti. È tutelata dalla Soprintendenza ai Beni Culturali dal 1997.
Chiesa di San Giacomo Apostolo maggiore La chiesa, già citata in un documento del 911, era sorta presso una monumentale tomba di epoca romana, relativa ad abitato forse situato poco lontano dall'attuale centro del paese. Fu la prima chiesa a Napoli e nel napoletano, dedicata al santo, scelto come patrono.
La "ecclesia Sancti Jacobi" fu elevata nel 1337 dall'arcivescovo di Napoli Giovanni III Orsini ad arcipretura, con giurisdizione su dieci parrocchie dei casali vicini ad montes (da Piscinola a Panicocoli, odierna Villaricca); il suo clero, inoltre, interveniva incoronato di rose alla messa pontificale della prima domenica di maggio in onore di san Gennaro. La chiesa perse il titolo nel Cinquecento, per trasferirlo alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Capodimonte.
Nel 1809 la chiesa di San Giacomo fu abbandonata e andò in rovina, così la cura parrocchiale fu definitivamente trasferita nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Il Cardinale Fulco Luigi Ruffo-Scilla, in una visita pastorale del 1819, descrisse la chiesa in questo modo:
Chiesa di Santa Margherita La chiesa sorge nei pressi del corso principale, all'interno dell'edificio di "Villa Fiorillo" (cioè il Palazzo Ducale). Secondo lo storico locale Raffaele Galiero, la sua costruzione risale a prima del 1534. Secondo gli studi dello storico locale Luigi Trinchillo, era dotata di un solo altare, posto di fronte alla porta d'accesso, e di un coretto di legno, per i patroni dell'edificio. Presentava sull'altare un quadro devozionale, che ritraeva Santa Margherita. Risulta in uso come luogo di culto fino almeno al 1850, anno in cui vi fece visita il cardinale Riario Sforza. Attualmente è abbandonata.
Istituto del Sacro Cuore di Gesù Tra le opere architettoniche religiose presenti nel territorio, vi è anche un edificio ex-IPAB in zona Rione Case Cavallo (oggi Via Ritiro), nato il 5 ottobre 1788 come orfanotrofio grazie all'interesse del duca Giovanni Battista Pescara e del reverendo don Paolo Sambuca di Atella. A partire dal XIX secolo l'orfanotrofio prese il nome di Ritiro (da cui poi ha preso nome la toponomastica successivamente). Tra il 1818 e il 1826 fu costruita, di fianco all'edificio, la chiesa dell'Addolorata e di San Francesco Saverio.
Dal 1922 al 2019 l'istituto è stato gestito dalle benemerite suore Catechiste del Sacro Cuore, la cui casa generalizia è a Casoria.
Dal 2020 l'edificio è in ristrutturazione; abolito l'istituto religioso, l'amministrazione straordinaria decise di indirizzare l'uso della struttura come "Polo della socialità e della Cultura", destinazione poi modificata dalla successiva amministrazione comunale, che ha aveva pianificato di insediarvi la sede della caserma dell'Arma dei Carabinieri locale, presente dal 2006 sul territorio in un locale provvisorio.
Altre Chiese Nel paese sono presenti anche delle chiese minori, interne a palazzi signorili, un tempo al servizio delle famiglie borghesi e nobiliari proprietarie dei palazzi, e che sono ormai chiuse e abbandonate: Chiesetta di Palazzo Carandante Chiesetta di Palazzo Mirabelli
Architetture civili Calvizzano, prima della moderna urbanizzazione, presentava diverse masserie, sia in aree vicine al Centro Storico (Rione Case Cavallo e Via Commone), che in periferia (zona San Pietro - Case Sparse). Sono un esempio la Masseria Fiorillo (oggi inglobata nel tessuto cittadino, nell'attuale viale Pietro Nenni,Prima si chiamava proprio "Via Masseria Fiorillo". In rete è ancora possibile trovare attività indicate in Via Masseria Fiorillo anziché Viale Pietro Nenni. e di cui rimane solo l'arco d'ingresso), la Masseria Arcangelo-Petrusciano (dove furono trovati i resti di una necropoli romana), la Masseria Corigliano (da cui prende nome l'omonima via che delimita il confine del paese con Qualiano). La quasi totalità delle masserie è andata perduta a seguito della massiccia cementificazione; tuttavia qualche masseria ancora è presente ed è tutelata dai Beni Culturali.
Numerosa è la presenza, lungo la via storica del paese, di numerosi palazzi signorili, che presentano cortili interni e giardini; anche se la condizione di diversi di questi è carente. Si citano ad esempio Palazzo Revenaz (appartenente alla famiglia omonima, che ha dato anche un sindaco al paese), Palazzo Mirabelli (di proprietà della famiglia del Conte Mirabelli, a cui è dedicata la via del paese), Palazzo Carandante (che fu voluto dal primo sindaco post-unitario di Marano, Vincenzo Merolla, per darlo in dote alla figlia), Palazzo Ruggiero (della famiglia del pilota di Formula 2 Giuseppe Ruggiero).
Il palazzo municipale venne costruito negli anni 60', e ultimato nel 1972.Prima di allora, il consiglio comunale si riuniva nella scuola elementare comunale; prima ancora in un palazzo in piazza Umberto I e ancor prima in un palazzo in via Ritiro.
Monumento ai caduti