Noto con il diminutivo di Trap, è generalmente considerato il tecnico più rappresentativo del calcio italiano del secondo dopoguerra: è infatti l'allenatore italiano più vittorioso a livello di club nonché uno dei più titolati al mondo, avendo conquistato campionati in Italia (un record di sette), Germania, Portogallo e Austria (uno a testa), per un totale di dieci trofei nazionali, facendone uno dei sei allenatori – assieme allo jugoslavo Tomislav Ivić, all'austriaco Ernst Happel, al portoghese José Mourinho, al belga Eric Gerets e al suo connazionale Carlo Ancelotti – capaci di vincere almeno un torneo nazionale di prima divisione in quattro paesi diversi; a questi si sommano sette titoli ufficiali a livello internazionale, che ne fanno il sesto allenatore al mondo e quarto in Europa per numero di trofei conquistati in tale categoria.Dietro solo a Carlo Ancelotti e Manuel José (nove trofei vinti), e a Carlos Bianchi, Alex Ferguson e Josep Guardiola (tutti e quattro con otto trofei); inoltre, Trapattoni è l'allenatore che vanta il primato per titoli vinti nelle competizioni UEFA per club ex aequo con il citato Ferguson e Carlo Ancelotti (7), cfr.
I suoi anni da calciatore trascorrono per la gran parte al , dove rimane una colonna portante della squadra per quasi un quindicennio e, agli ordini di Nereo Rocco, vince due scudetti, una Coppa Italia, due Coppe dei Campioni, una Coppa delle Coppe UEFA e una Coppa intercontinentale; chiude poi la carriera agonistica nel .
Diviene subito allenatore, emergendo precocemente e ottenendo la maggior parte dei successi sulla panchina della , squadra che guida ininterrottamente dal 1976 al 1986 – il ciclo più duraturo nella storia del calcio professionistico italiano. – e nuovamente dal 1991 al 1994; riesce inoltre a inanellare sei campionati di Serie A e due Coppe Italia, diventando al contempo il primo allenatore nella storia ad aver vinto le tre principali competizioni per club organizzate dall'UEFA con la stessa squadra e, in seguito, tutte le manifestazioni gestite dalla confederazione – un grande slam mai riuscito prima nel calcio europeo –, facendo assurgere la squadra bianconera tra le migliori nella storia della disciplina anche in virtù dell'innovativa zona mista...
È inoltre uno dei pochi sportivi ad aver vinto la Coppa dei Campioni, la Coppa delle Coppe e la Coppa Intercontinentale sia da giocatore che da allenatore; è infine tra i tecnici plurivittoriosi in Coppa UEFA con 3 affermazioni.
Commissario tecnico della nazionale italiana dal 2000 al 2004, successivamente ricopre il medesimo incarico per la nazionale irlandese dal 2008 al 2013, dapprima sfiorando la qualificazione al al termine di una polemica sfida di spareggio contro la , e riuscendo poi a qualificarla al , traguardo raggiunto per la prima volta dai Boys in Green dal 1988.
Nel 2007 viene inserito dal quotidiano britannico The Times in una lista dei cinquanta migliori allenatori della storia del calcio e, sei anni più tardi, dall'emittente televisiva statunitense ESPN nella speciale classifica dei venti più grandi allenatori. Infine, viene introdotto nella Hall of Fame del calcio italiano nella categoria allenatore italiano nel 2012.
Biografia
È il quinto figlio di Francesco, operaio, emigrato nellhinterland milanese da Barbata, piccolo paese della Bassa Bergamasca, e di Romilde Bassani, contadina. È cresciuto durante il secondo conflitto mondiale e nelle difficoltà dell'immediato dopoguerra; a Cusano Milanino la sua famiglia abita in una porzione della Cascina Guarnazzola (in dialetto chiamata anche "Bernasciola") insieme ad altre undici famiglie.. Nel 1945 comincia a frequentare le scuole elementari a Milanino, lavorando come garzone nelle vacanze estive e, intanto, iniziando a giocare a calcio all'oratorio San Martino di Cusano.
Desideroso di costruirsi un futuro solido, in questi anni alterna gli allenamenti – prima alla polisportiva Frassati di Niguarda e poi alla rinnovata società dell'U.S. Cusano MilaninoFu l'allenatore-accompagnatore della Juniores, Antonio Crippa, a portare al Milan Trapattoni e Noletti, così come altri giovani quali Paolo Benetti, Fulvio Collovati, Giuseppe Corbellini, Stefano Fontana, Salvatore Giunta, Massimo Gobbi, Gino e Attilio Maldera, Alberto Minoia, Pierino Prati e molti altri, cfr. . – con il lavoro da apprendista tipografo. Il presidente del Cusano Milanino, l'ingegnere Romano Augusti, cede al Milan alla fine della stagione 1955-1956 i suoi due migliori giocatori della squadra Juniores regionale, lo stesso Trapattoni e Gilberto Noletti.
Durante il torneo olimpico di incontra Paola Miceli, che poi continua a frequentare grazie al servizio militare che gli dà la possibilità di trasferirsi proprio nella Capitale. La coppia convola a nozze nel 1964 a Grottaferrata e testimone dello sposo è l'ex ministro Alberto Folchi.. La coppia ha due figli, Alberto e Alessandra.
Nel settembre 2015 è uscito il suo libro autobiografico Non dire gatto, scritto in collaborazione con Bruno Longhi. Nell'estate del 2018 è stato nominato presidente onorario del San Venanzo, formazione dilettantistica dell'eponimo comune umbro.
Caratteristiche tecniche Giocatore
Impiegato prettamente nel ruolo di centrocampista difensivo, Trapattoni ha giocato sia come mediano sia come difensore, all'occorrenza come terzino. Abile marcatore, da calciatore lo si ricorda per efficaci tenute a uomo su alcuni dei maggiori fuoriclasse dell'epoca: su tutte quella che annulla Eusébio durante la finale di Coppa dei Campioni 1962-1963 a Wembley, che vale al – e al calcio italiano – la sua prima Coppa dei Campioni. È inoltre dotato di ottimo tempismo negli interventi difensivi, anche nel gioco aereo, nonché abile nel far ripartire la squadra in contropiede una volta recuperata palla.
Allenatore Una volta intrapresa la carriera di allenatore, diventa uno dei teorici e massimi interpreti della zona mista, schema tattico che coniuga al meglio le caratteristiche di due filosofie calcistiche agli antipodi, il catenaccio italiano e il calcio totale olandese. Con questo gioco "all'italiana" i difensori, durante la fase di copertura, preservano una stretta marcatura a uomo, mantenendo la presenza del libero a impostare l'azione, mentre nei reparti avanzati i giocatori sono disposti a zona, riuscendo così a muoversi e interscambiarsi: è così che le squadre allenate da Trapattoni tra gli anni 1970 e 1990 mostrano come fiore all'occhiello il proprio centrocampo, di difficile lettura da parte degli avversari, in cui viene esaltato il ruolo del regista, libero di spaziare dalla zona difensiva per impostare il gioco a quella offensiva per finalizzare l'azione; prova di ciò è l'elevato numero di gol messi a segno da fantasisti quali Michel Platini e Roberto Baggio, per quanto riguarda il primo e il secondo periodo del Trap alla , o da elementi box-to-box come Lothar Matthäus durante il quinquennio sulla panchina dell'.
Ispirato in primis da Nereo Rocco, il quale lo ha allenato in tre periodi diversi durante la sua quasi quindicennale esperienza milanista, in panchina Trapattoni si distingue inoltre sia per la sua conoscenza strategica superiore sia per la meticolosità nei dettagli, per l'abilità nella lettura delle partite e nell'utilizzo dei cambi nonché per le notevoli abilità motivazionali verso i suoi giocatori.
Memore dei suoi trascorsi da centrocampista, ha affermato come ciò lo abbia facilitato nel diventare un bravo allenatore, sostenendo che «giocando in mezzo capisci meglio le dinamiche di tutti i reparti».
Carriera Giocatore Club Gli inizi, gli anni al Milan
Muove i primi passi nel vivaio del Cusano Milanino, squadra del paese natale. Nel 1956, durante un incontro con i giovani del Milan, balza all'occhio del tecnico ed ex calciatore rossonero Mario Malatesta, il quale gli dà subito la possibilità di mettersi in luce con un provino, superato il quale, Giuanìn intraprende il suo primo viaggio all'estero per un torneo a Strasburgo, vestito di rossonero. La formazione di Malatesta, potendo contare su altri futuri campioni come Trebbi, Noletti e Salvadore, vince il Torneo di Viareggio nel 1959, per poi ripetersi nel 1960.
Con l'attività agonistica divenuta sempre più pressante, lascia il posto in tipografia al fratello Antonio.. Aggregato dalle giovanili inizialmente per le sole gare di Coppa Italia, Trapattoni viene lanciato da Luigi Bonizzoni, debuttando in prima squadra il 29 giugno 1958, all'età di diciannove anni, in un Milan- finito 4-1. Qualche giorno più tardi muore il padre per infarto: Giovanni è intenzionato a smettere con il calcio per prendersi cura della madre, ma Malatesta gli assicura uno stipendio sufficiente a mantenere la famiglia. Per l'esordio in Serie A deve attendere il 24 gennaio 1960, in occasione della vittoria rossonera 3-0 sul campo della , in cui viene schierato come terzino destro. Il primo gol con la maglia del Diavolo arriva il 16 aprile 1961, durante il match vinto a San Siro contro la Roma per 2-1.
Lo stesso anno ritrova come allenatore Nereo Rocco, con cui collabora già per il torneo olimpico di ; il paròn lo fa diventare una colonna portante del suo Milan, con cui il tecnico e il centrocampista vincono in due periodi differenti due scudetti (1961-62, 1967-68), altrettante Coppe dei Campioni (1962-63, 1968-69), una Coppa delle Coppe UEFA (1967-68) e una Coppa intercontinentale (1969). A questi trofei si aggiunge, con Arturo Silvestri in panchina, la Coppa Italia 1966-67, a completamento di un palmarès che include tutti i maggiori trofei per club dell'epoca.
La sua avventura da giocatore milanista termina nel 1971, dopo avere collezionato 14 stagioni, 274 partite di campionato e 351 presenze totali che lo posizionano al diciassettesimo posto nella classifica all-time del club rossonero; segna in totale 6 gol, uno dei quali nella partita valida per l'andata della Coppa Intercontinentale 1963 contro il , che si aggiudica però infine il trofeo.
Varese Lasciati i rossoneri, nell'estate 1971 si accasa al . Con i Bosini riesce a collezionare altre 10 presenze in Serie A, arrivando a 284 totali, e 3 presenze in Coppa Italia. Terminata la stagione 1971-1972, all'età di 33 anni, decide di appendere gli scarpini al chiodo.
Nazionale
Prende parte con la nazionale ai Giochi di .
Con gli azzurri ha disputato 17 partite (l'ultima contro la nel 1964) segnando un gol in amichevole contro l'. Prende parte anche alla spedizione del in Cile, indossando la maglia numero sei; molto atteso a questa competizione in cui è il mediano titolare, deve invece fare da spettatore a causa di un grave infortunio al legamento tibiale.
L'episodio più rappresentativo della sua carriera azzurra è probabilmente quello relativo a un'amichevole tra Italia e Brasile giocata allo stadio San Siro a Milano il 12 maggio 1963, occasione in cui Trapattoni riesce ad annullare il gioco di Pelé; il fuoriclasse brasiliano chiede il cambio al 26' e al suo posto entra Quarentinha, al quale Trapattoni si attacca con ancor più foga. L'Italia alla fine vince la partita 3-0 e Trapattoni si consacra ancora di più come difensore. In realtà, ritornando su questo fatto, Pelé nel 2000 afferma che a impedirgli di giocare bene è un forte mal di pancia e che quel giorno è sceso in campo solo per questioni di contratto. Lo stesso Trapattoni non ha mai voluto vantarsi di quell'episodio e anzi, prima ancora delle dichiarazioni di Pelé, afferma: «La verità di quel giorno è che lui è mezzo infortunato. Stanco. Io sono stato un buon calciatore, ma lasciamo stare Pelé. Quello è un marziano».
Allenatore Milan