Fu il primo pontefice appartenente all'Ordine francescano.

Sull'urna sepolcrale che contiene i suoi resti mortali è scritto Hic /Nicolaus PP Quartus/Filius Beati Francisci (Qui riposa papa Nicolò IV, figlio di San Francesco).

Biografia Girolamo apparteneva alla famiglia de Maxio, o anche di Mascio, Massi, Massei, che avrebbe i suoi capostipiti nella stirpe de Lixiano, i cui domini loci, Berardo e Guglielmo, furono fideles della casa di Svevia.

Frate francescano Figlio di un chierico, nacque il giorno della festa di San Girolamo a Lisciano, viculus o villa a tre chilometri da Ascoli Piceno e feudo abruzzese del Regno di Napoli a sud del fiume Tronto. Non si hanno notizie circa la prima formazione di Girolamo Masci, che tuttavia potrebbe essere legata ai maestri della cattedrale di Ascoli, come sembrerebbero indicare le parole con cui lo stesso Niccolò IV accompagnò il dono del prezioso piviale (oggi esposto nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno) alla chiesa della cattedra vescovile.

Girolamo aderì al progetto di vita proposto da san Francesco, che aveva predicato nella città di Ascoli nel 1215, entrando nel convento Sancti Laurentii de Carpeneta e assumendo il nome di Girolamo d'Ascoli. La sua ascesa in seno all'Ordine francescano fu rapida, grazie alle sue doti morali e alla preparazione dottrinale, anche se il suo cammino di servizio fu arduo e faticoso. Dapprima predicatore di chiara fama, divenne lettore, per poi conseguire il titolo di Magister theologiae nello studio di Perugia insieme a Corrado d'Ascoli.

Nel 1272 fu inviato da Bonaventura da Bagnoregio in Dalmazia quale Ministro Provinciale di Sclavonia (una regione comprendente Dalmazia e parte dei Balcani), per poi essere, nell'autunno del medesimo anno, investito da papa Gregorio X di una delicata missione presso l'imperatore bizantino. Accanto alla questione di ripristinare l'unità con la Chiesa di Costantinopoli, molto sentita anche da Michele VIII Paleologo, il pontefice intendeva, infatti, risolvere le divergenze tra la Chiesa greca e quella latina in vista dell'apertura del Concilio di Lione, indetto per il maggio del 1274. Nel 1274 Girolamo succedette a Bonaventura da Bagnoregio nella carica di Ministro generale dell'Ordine, che tenne fino al 1279.

Il neoeletto papa Innocenzo V, nel 1276, conferì a Girolamo un nuovo incarico per rafforzare i risultati già raggiunti con l'imperatore Michele VIII e per definire le questioni liturgiche e dottrinali con il patriarca Giovanni XI Bekkos. In seguito alla precoce morte del pontefice, la missione venne invece riaffidata a due vescovi e a due domenicani. Girolamo fu inviato a Parigi (con Giovanni da Vercelli, Ministro generale dei Domenicani) per la questione della successione al trono di Castiglia e León, retto da Alfonso X. La pace risultava basilare in vista dell'auspicata crociata, secondo le indicazioni del Concilio di Lione del 1274. L'abilità diplomatica dei due inviati papali portò alla stipula di una tregua fino all'autunno del 1277.

Cardinale Girolamo fu inviato nuovamente a Parigi su incarico del pontefice Niccolò III, dato che la tregua non era stata rispettata, quando gli giunse la notizia della sua elezione, in data 12 marzo 1278, a cardinale presbitero di Santa Pudenziana e Patriarca latino di Costantinopoli da parte di papa Niccolò III. Papa Martino IV lo nominò nel 1281 cardinale vescovo di PalestrinaSecondo lo storico dell'arte Julian Gardner, la sua elezione potrebbe essere frutto della sua alleanza con la potente famiglia romana dei Colonna. .

Vacante la Sede Apostolica a seguito della morte di papa Onorio IV, nel 1287 il cardinal Masci accolse, in qualità di membro del Sacro Collegio, il monaco di etnia uigura Rabban Bar Sauma, ambasciatore un sovrano mongolo di Persia, Arghun, e del patriarca della Chiesa d'Oriente, per trattare un'alleanza strategica tra Mongoli e Crociati, volta a fermare i musulmani Mamelucchi. Nell'estate del 1287 il conclave, riunito per l'elezione del nuovo pontefice, mostrò tutte le divisioni generate dalla difficile situazione in cui la Santa Sede era chiamata a muoversi. Solo il 22 febbraio 1288 il Sacro Collegio, decimato da epidemie e febbri malariche, con la presenza di sette cardinali che avevano svolto compiti delicati quali ambasciatori, considerata l'esigenza di riaffermare la libertas ecclesiae, elevava al soglio di Pietro Girolamo d'Ascoli che, dopo un reiterato rifiuto, accettò, assumendo il nome di Niccolò IV.

I conclavi Il cardinale Girolamo Masci partecipò ai seguenti conclavi: Conclave del 1280-1281, che elesse papa Martino IV Conclave del 1285, che elesse papa Onorio IV Conclave del 1287-1288, nel quale fu eletto egli stesso.

Il pontificato

Eletto papa all'unanimità il 15 febbraio 1288, dopo una vacanza del soglio pontificio di undici mesi, dapprima rifiutò, ma, eletto una seconda volta il 22 dello stesso mese, finì con l'accettare.John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p.521. Egli fu il primo religioso francescano della storia a diventare papaJohn N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p.522.

Secondo l'agiografia cattolica fu «un frate pio e amante della pace, senza altre ambizioni se non il bene della Chiesa». Si dedicò con particolare zelo all'«estirpazione dell'eresia», organizzando crociate contro i «nemici della Chiesa». In politica interna intraprese una via equidistante dalle varie fazioni romane. In politica estera raggiunse importanti successi che accrebbero l'autorità e il prestigio del papato.

Governo della Chiesa All'inizio del suo pontificato Niccolò IV inviò una lettera a sovrani, vescovi e abati, indicando il programma della sua azione di governo con le parole: «provvedere alla Chiesa e a un mondo gravemente turbato dalla moltiplicazione delle guerre, non differire di porre rimedio ai pericoli che minacciavano la Terra Santa, priva di ogni sostegno».

All'amico Bernardo o Berardo Berardi da Cagli, già vescovo di Osimo, e da lui creato cardinale vescovo di Palestrina (sede già prima detenuta dallo stesso Niccolò IV ai tempi del suo cardinalato), conferì l'ufficio plenae legationis, con facoltà di «sradicare, distruggere, dissipare, disperdere, edificare e piantare e fare qualsiasi cosa ad honorem Dei et prosperum statum» nel Regno di Sicilia, subito dopo la risoluzione del contrasto e l'incoronazione di Carlo d'AngiòIl cardinal Berardi resse il vescovado di Palestrina dal 1288 al 1291 (anno della sua morte).. Al neoeletto cardinale Pietro Colonna fu assegnato il compito di paciere a Roma e ai cardinali Benedetto Caetani (futuro papa Bonifacio VIII) e Matteo Rosso Orsini nel maggio 1288 fu dato l'incarico di pacificare Perugia.

Il 18 luglio 1289 Niccolò IV emise un'importante costituzione, la bolla pontificia Coelestis altitudo del precedente 18 giugno, che garantiva ai cardinali la metà di tutte le entrate della sede di Roma, nonché una parte della gestione finanziaria, spianando la strada a quell'indipendenza del collegio dei cardinali che, nel secolo successivo, sarebbe tornata a sfavore del papato stesso.

Concistori per la creazione di nuovi cardinali

Durante il suo pontificato Niccolò IV creò sei cardinali in un solo concistoro.

Organizzazione delle crociate Nel 1288 Niccolò IV organizzò una crociata contro il re d'Ungheria Ladislao IV, allora intento a rinforzare lo Stato ungherese con l'aiuto dei Cumani (da poco giunti nel paese), verso i quali il monarca mostrava, dal punto di vista del pontefice, una eccessiva tolleranza, essendo loro musulmani e pagani, ovvero praticanti la loro religione tradizionale animista-sciamanica. La crociata si trasformò in una guerra civile interna all'Ungheria e alla fine Ladislao IV fu assassinato.

L'intensa e spesso proficua attività diplomatica e bellica si spostò poi dall'Europa all'Asia: Niccolò IV era fermamente convinto che per difendere efficacemente la Terra Santa, su cui gravava la minaccia islamica dei Mamelucchi, fosse propedeutica la composizione dei contrasti tra le maggiori potenze cristiane. Per tale motivo il suo primo anno di pontificato fu incentrato a sanare le divergenze, quando non anche gli accesi contrasti, fra i maggiori monarchi cristiani. Alcuni errori dei pontefici precedenti, dovuti a scarso realismo (come quello di Martino IV, che aveva scomunicato l'imperatore bizantino), non si dovevano ripetere.

Nel maggio 1289 Niccolò IV incoronò Carlo II re di Napoli e Sicilia, dopo che questi aveva riconosciuto espressamente la sovranità papale, e, nel febbraio del 1291, concluse un trattato con Alfonso III d'Aragona e Filippo IV di Francia che puntava all'espulsione di Giacomo II d'Aragona dalla Sicilia. La perdita di Tripoli di Libano nel 1289 confermò agli occhi del papa l'urgenza di un intervento militare in Terra Santa.

Per la crociata occorreva motivare le persone e reperire i mezzi necessari. Per tale motivo, instancabilmente, si rivolse ai monarchi, ai patriarchi e ai responsabili degli ordini cavallereschi templari, gerosolomitani e teutonici. Il 1290 reca il segno della propaganda per la crociata in Terra Santa attraverso l'esortazione rivolta a tutti i fedeli ad suscipiendum Crucis signum. Per la predicazione il pontefice si affidò ai Francescani e ai Domenicani di Lombardia e della provincia romana, nonché agli Agostiniani, mentre al patriarca di Gerusalemme fu domandato di predicare la Croce nelle terre a lui soggette. Nella Marca anconitana la predicazione ebbe notevole successo, tanto che la sola Camerino (al cui vescovo il pontefice inviò poi una lettera di encomio) arruolò ben 400 crocesignati.

Di fronte però alla scarsezza dei mezzi finanziari, Niccolò IV si attivò con forza, cercando di coinvolgere le città di San Giovanni d'Acri, capitale del Regno di Gerusalemme, Tiro e Ciro, del Gran Maestro dei Templari, dei Cavalieri Ospitalieri e dell'Ordine teutonico, dei Consoli di Pisa e del Baiuolo di Venezia. Rimaneva ferma, invece, la posizione contraria del re di Francia Filippo IV, ma il pontefice trovò comunque l'adesione di Edoardo I d'Inghilterra, che promise di partire il 24 giugno, giorno di San Giovanni.

Il 5 aprile 1291, però, San Giovanni d'Acri fu cinta d'assedio dai Mamelucchi. Il 15 maggio fu assalita e tre giorni dopo giunse la notizia della sua capitolazione. Dopo il forte sconforto iniziale del fallimento di un progetto accarezzato per anni, Niccolò IV tornò a rielaborare l'idea della crociata, traendo insegnamento dagli errori. Insieme ai rinnovati contatti con Filippo il Bello, cui sottopose l'idea di unificare gli ordini cavallereschi, egli avviò una febbrile attività per coinvolgere Balcani, Armenia, Marocco, Africa, Tartari e persino la Cina. A tale scopo furono mandati predicatori, tra i quali il famoso francescano Giovanni da Montecorvino, a operare fra i bulgari, i tartari e i cinesi.

Il piano per il recupero della Terra Santa

Nell'agosto del 1291, il pontefice emanò tre bolle in rapida successione, la Dirum amaritudinis calicem (13 agosto), la Dura nimis (18 agosto) e la Olim tam in generali (23 agosto 1291), allo scopo di favorire una coalizione tra le potenze cristiane per una pronta recuperatio: La Dirum amaritudinis calicem ordinava la convocazione di un certo numero di concilii provinciali dedicati all'elaborazione di pareri riguardanti la riconquista dei luoghi santi. Niccolò inoltre si rivolgeva al mondo laico (regni, principi e autorità comunali) allo scopo di sollecitare la loro partecipazione a uno sforzo comune di tutta la cristianità. A questo proposito la proposta che il pontefice considerò con maggiore attenzione fu quella inviatagli da Carlo II d'Angiò. Nel suo Conseil du Roi Charles il re di Sicilia e di Napoli elaborò il progetto di una vera e propria organizzazione internazionale della crociata, con un suo esercito e le proprie finanze;