Arcivescovo di Zagabria dal 1937 al 1960 e cardinale (tra i più giovani del tempo), la sua figura è controversa. Da una parte è accusato di collusione con il regime ustascia di Ante Pavelić, dall'altra viene considerato un martire perseguitato dal regime comunista jugoslavo.

Biografia

La giovinezza Nato a Krašić, centro non distante da Zagabria, come cittadino austro-ungarico, durante la prima guerra mondiale fu chiamato al servizio militare e dopo sei mesi di servizio divenne tenente e combatté sul fronte italiano. Alla fine della guerra i territori già appartenenti all'Impero austro-ungarico, Slovenia, Bosnia e Croazia, in aggiunta a quelli già tolti nel 1912 all'Impero ottomano dopo la Prima guerra balcanica, furono federati sotto la corona del re di Serbia a formare il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, poi divenuto Regno di Jugoslavia. Questa unione fu oggetto di frustrazione per molte etnie, tra cui in particolare quella croata, cui Stepinac apparteneva, per la politica di centralizzazione avviata da Belgrado, che mirava alla realizzazione di una Grande SerbiaMarcello Flores, Il secolo mondo. Storia del Novecento, Il Mulino, Bologna, 2002..

Alla fine del 1924 Stepinac decide di diventare sacerdote e per questo parte per il famoso Collegio Germanicum di Roma. Nel 1930 viene ordinato sacerdote a Roma. Papa Pio XI lo elegge arcivescovo coadiutore di Zagabria il 28 maggio 1934 e viene consacrato vescovo il 24 giugno dello stesso anno dall'arcivescovo Anton Bauer. Il 7 dicembre 1937 Stepinac succede all'arcivescovo Bauer come arcivescovo di Zagabria in momenti religiosi, sociali, politici molto difficili per la Croazia come per tutte le altre nazioni, in primo luogo Italia e Germania, nelle quali le Chiese nazionali dovettero confrontarsi e prendere posizione rispetto ai totalitarismi di quegli anni.

Stepinac di fronte agli ustascia

Inizialmente Stepinac accolse benevolmente la creazione dello Stato indipendente di Croazia e il regime ustascia al governo. Dopo l'arrivo di Ante Pavelić a Zagabria il 13 aprile 1941 si recò da lui per un brindisi in suo onore. Il 15 aprile Stepinac comunicò nella cattedrale di Zagabria l'indipendenza della Croazia, formulando i migliori auguri per il suo avvenire. Egli si prodigò affinché il nuovo Stato, a lungo desiderato da molti croati, venisse riconosciuto dal Vaticano e, il 28 aprile 1941, rinnovò in una predica l'invito ai fedeli a sostenere la nuova Nazione. Tuttavia, già nel 1937 a Zagabria, Stepinac era a capo di un'associazione che assicurava assistenza agli esiliati del nazionalsocialismo. A partire dal 1942 pronunciò energiche omelie, in cui attaccava senza mezzi termini il razzismoLe citazioni delle omelie sono tratte da Aleksa Benigar, Stepinac, traduzione di Guido Villa, pp. 409-416., giungendo ad affermare: «Il moderno razzismo nutre rancore contro la Chiesa poiché essa non vuole cadere in ginocchio dinanzi al suo idolo, la nazione, e adorarlo».

Stepinac apprezzava e sosteneva, in Vaticano, e prodigandosi in suo favore, la Croazia, uno Stato nel quale il cattolicesimo veniva considerato come parte essenziale dell'identità nazionale croata. Lo Stato indipendente di Croazia, governato dagli ùstascia, fu però anche uno dei più terribili per quanto riguarda odi e persecuzioni contro le altre nazionalità jugoslave, tanto che Pavelić venne addirittura richiamato dai governi di Berlino e Roma per l'eccessiva violenza e brutalità del regime. L'atteggiamento dell'arcivescovo era prevalente fra i cattolici croati, tra i quali però non mancarono né coloro che ebbero responsabilità di primo piano nei massacri, né coloro che si opposero al regime.

Stepinac prese pubblicamente posizione contro le leggi razziali e chiese al governo croato di modificare le sue politicheAd esempio in una lettera a Pavelić del 24 febbraio 1942 scrisse: «Tutto il campo di Jasenovac è una macchia vergognosa e un delitto che grida vendetta al cielo, è una vergogna per la Croazia... Tutta l'opinione pubblica, e specialmente i parenti delle vittime, chiedono riparazione e che si conducano davanti al tribunale gli assassini, i quali sono la maggiore sventura della Croazia». Positio, vol. III, 1, p. 546.. In particolare, sermoni anti-razzisti di Stepinac vennero letti nel 1943 da sacerdoti in tutta la Croazia e vennero diffusi anche tramite radio partigianeNell'omelia pronunciata nel Duomo di Zagabria il 31 ottobre 1943 Stepinac disse: «Rispondiamo anche a coloro che ci accusano di essere stati d'accordo con il razzismo, perché, come vedete, nelle teste di alcuni la Chiesa è colpevole di tutto. Abbiamo preso posizione sul razzismo fin da quando esiste, e non certo solo oggi... E si ingannerebbe gravemente chi pensasse che non vi sono sanzioni per i trasgressori. Tutto questo terribile caos che il mondo sta vivendo non è altro che una punizione di Dio per l'infrazione dei suoi comandamenti, per il disprezzo del Vangelo di Cristo».: come risposta, le autorità di occupazione tedesche arrestarono 31 sacerdoti. Secondo lo storico Michael Phayer, «Nessun capo di una chiesa nazionale parlò del genocidio in modo così evidente come fece Stepinac. Le sue parole furono coraggiose e di principio»Sabrina P. Ramet, The three Yugoslavias: state-building and legitimation, 1918-2005, 2006, p. 127..

Il dopoguerra: l'arresto e il processo Dopo la seconda guerra mondiale prendono il potere i comunisti di Josip Broz Tito, che avevano combattuto contro gli ustascia attraverso la guerra partigiana. Secondo Stepinac furono uccisi dal movimento di liberazione nazionale tra i 260 e i 270 sacerdoti. Vennero inoltre chiuse le scuole cattoliche, espropriate le proprietà della Chiesa, requisite le tipografie e violata la libertà di stampa, aggrediti i vescovi ed eliminata la religione dall'insegnamento ufficiale delle scuole.

Nell'imminenza del processo il governo jugoslavo, intenzionato a migliorare i difficili rapporti con la Santa Sede, chiese al Vaticano di nominare un nuovo arcivescovo di Zagabria in sostituzione di Stepinac, il quale, richiamato a Roma, avrebbe così evitato il processo per i numerosi crimini imputati. Il Vaticano, tuttavia, confermò Stepinac, che nel 1952, dopo la sua scarcerazione, fu nominato cardinale da Pio XII.

Il processo contro di lui per presunta collaborazione con gli ustascia iniziò il 30 settembre 1946. Al processo il cardinale si difese, non rispondendo oppure negando le accuse che gli venivano rivolte: «Sono stati falsificati i documenti e le foto che mi mostrano con la mano alzata in saluto fascista e non è vero che ho preso parte alla benedizione delle flotte croate che partirono per il mar Nero; non presi parte né a quella cerimonia, né sollevai la mano in segno fascista»Contenuto in una nota del processo del 1946.. I capi d'accusa sono di fatto i seguenti: collaborazione con i nazisti, relazioni con il governo di Pavelić, nomina di cappellani dell'esercito croato, conversione forzata di serbi-ortodossi al cattolicesimo, opposizione al governo comunistaLa ricostruzione del processo di Marco Aurelio Rivelli, L'arcivescovo del genocidio, Milano, 1999 pone l'accento sulla presunta complicità di Stepinac nei massacri etnici, addossandogliene apertamente la responsabilità come «Vicario apostolico militare delle forze armate ustascia, cioè capo di tutti i cappellani che assistevano spiritualmente le milizie assassine» oppure più indirettamente «per non avere mai adottato alcun provvedimento a carico di quella nutrita schiera di religiosi che si sono macchiati di orrendi delitti, partecipando in prima persona ai massacri ustascia» o ancora per il presunto «sostegno di monsignor Stepinac all'attività eversiva dei "krizari" [confraternita dei Crociati, ndr]. Alla confraternita dei Crociati appartenne anche il tristemente noto Petar Brzica, già allievo del collegio francescano di Široki Brijeg: nella notte del 29 agosto 1942, nel campo di sterminio di Jasenovac, egli sarebbe riuscito a uccidere 1.300 persone.». Tuttavia, il processo non trattò di massacri etnici e condannò Stepinac per capi d'accusa politici..

Il processo durò pochi giorni e dei 35 testimoni proposti dalla difesa, tra cui c'erano alcuni serbi ed ebrei, ne vennero ascoltati solo 8.Šimun Šito Čorić, Cardinale Alojzije Stepinac. Fatti principali sull'uomo e la sua opera , Centro informativo croato, Zagabria. L'11 ottobre 1946 l'arcivescovo Stepinac veniva condannato. La sentenza di colpevolezza lo condanna «alla pena di privazione dalla libertà con lavori forzati per la durata di 16 anni e alla privazione dei diritti politici e civili per la durata di cinque anni».

Cardinalato

Fu creato cardinale da papa Pio XII nel concistoro del 12 gennaio 1953, ma non gli fu mai permesso di recarsi a Roma e pertanto non ricevette mai un titolo cardinalizio. Non poté prendere parte nemmeno al conclave del 1958 in cui fu eletto papa Giovanni XXIII.

La morte Durante la prigionia, trasformata in seguito negli arresti domiciliari - in alternativa ai quali gli proposero l'esilio, che rifiutò -, Stepinac avrebbe sviluppato i sintomi di una malattia genetica e morì nel 1960, sempre durante gli arresti domiciliari. Tuttavia, esiste una testimonianza di un carceriere di Stepinac che riferisce di avergli somministrato del veleno. Trascrizione sul sito www.kattoliko.it. Dopo la sua morte, la sua figura ritornò all'attenzione dell'opinione pubblica nel 1998 dopo la sua beatificazione da parte di papa Giovanni Paolo II.

Controversie su Stepinac Accusa Le accuse a Stepinac riguardano la sua collaborazione con il governo di Pavelić.. Come la Chiesa cattolica in Italia, con i rapporti con Mussolini (a partire dai Patti Lateranensi tra il governo fascista e la Chiesa del 1929), anche la Chiesa cattolica croata ebbe infatti relazioni molto strette con il governo di Pavelić. Soprattutto la stampa croata fu uno strumento essenziale per appoggiare il governo di Pavelić e, per esempio, il Katolički tjednik, che si dichiara un giornale completamente apolitico, sostenne lo stato croato indipendente di Pavelić.

Secondo Rivelli tutta la capillare struttura della Chiesa cattolica croataIn particolare, l'Azione Cattolica (organizzata e sviluppata personalmente da monsignor Stepinac), la "Grande confraternita dei Crociati", la Società accademica "Domagoj", l'Associazione cattolica studentesca "Mahnic", la "Grande Unione delle sorelle crociate", le numerosissime parrocchie, i circoli ricreativi, le scuole e i convitti cattolici. si sarebbe mobilitata per sostenere e divulgare l'ideologia ustascia presso i fedeli.

L'arcivescovo Stepinac durante la Pasqua del 1941 nella cattedrale di Zagabria proclamò la nascita dell'NDH (Stato Indipendente di Croazia) e prese parte al parlamento croato secondo la relazione stenografica di tale parlamento. Nel 1944 Stepinac ricevette la più alta decorazione croata, la medaglia al merito. In occasione della partenza delle navi di Pavelić per il Mar Nero insieme agli alleati tedeschi contro l'armata rossa, l'arcivescovo Stepinac avrebbe inoltre tenuto una messa solenne insieme al delegato papale Ramiro Marcone.

Per quanto riguarda gli ebrei, l'accusa afferma che avendo la Chiesa cattolica rapporti strettissimi con Pavelić, non è possibile che Stepinac - essendo il capo della Chiesa croata - non abbia né visto, né saputo cosa Pavelić e il suo movimento stessero facendo grazie anche ad un'attiva collaborazione di settori della Chiesa stessa. Sempre secondo l'accusa le prese di posizione di Stepinac contro Pavelić non sarebbero chiare e, considerato l'evolversi delle vicende belliche, andrebbero imputate a considerazioni di opportunità. In generale, l'atteggiamento di Stepinac nei confronti degli ustascia sarebbe riconducibile a un fanatico anti-comunismo.

Anche Stella Alexander, che pur ha scritto un libro in difesa del cardinale, disse che «il cardinale Stepinac aveva difficoltà a capire qualsiasi cosa tranne la Croazia e il Vaticano».

Difesa