Già ministro del commercio con l'estero e della giustizia nei governi presieduti da Massimo D'Alema, è stato segretario nazionale dei Democratici di Sinistra dal 16 novembre 2001 al 14 ottobre 2007. Il 6 novembre 2007 è stato nominato Inviato dell'Unione europea in Birmania da Javier Solana, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell'Unione europea. Dal maggio 2011 al giugno 2016 è stato sindaco di Torino, mandato durante il quale ha ricoperto in contemporanea, tra il 2013 e il 2016, la carica di presidente dell'ANCI e tra il 1º gennaio 2015 e il 30 giugno 2016 il ruolo di sindaco della Città Metropolitana di Torino.
Biografia Nato il 7 ottobre 1949 ad Avigliana, una cittadina in provincia di Torino, appartiene a una famiglia di tradizione socialista: il padre Eugenio è stato esponente del Partito Socialista Italiano e comandante della 41ª brigata Garibaldi nel corso della resistenza in Piemonte, il nonno materno, Cesare Grisa, fu uno dei fondatori del PSI mentre quello paterno venne ucciso dai fascisti nel 1944.
Poco dopo la nascita, la sua famiglia si trasferisce a Torino, dove Fassino è cresciuto e ha studiato dai Padri Gesuiti all'Istituto Sociale di Torino, per poi frequentare all’Università i corsi di Norberto Bobbio, Leopoldo Elia e Claudio Napoleoni.
Ha giocato nelle giovanili della , fino alla categoria Juniores. Nel 1998, all'età di quarantanove anni, si è laureato in Scienze politiche presso l'Università degli Studi di Torino.
A luglio del 2003 è uscito il suo libro Per passione, edito da Rizzoli. Quest'opera è principalmente un diario dove si ritrovano la sua vita e gli intrecci storico-politici degli ultimi trent'anni.
Nel 2010 gli è stato attribuito il Premio America dalla Fondazione Italia USA, di cui dal 2018 fa parte.
Vita privata È alto 192 cm e, nonostante la notevole statura, pesa soltanto 66 kg; in ragione della sua magrezza ha confidato: «Quando sono sotto stress perdo interesse per i sapori, sedermi a tavola diventa soltanto un atto che cerco di impormi, mi dimentico di mangiare». È amico del gastronomo Carlo Petrini. Dopo un primo matrimonio con la giornalista del quotidiano La Stampa Marina Cassi, si è sposato in seconde nozze nel 1993 con Anna Maria Serafini, deputata del suo stesso partito dal 1987 al 2001, e senatrice dal 2006 al 2013.
Ha una figlia, Arianna.
Carriera politica Gli inizi dalla FGCI al PDS
Fassino inizia a fare politica in "Nuova Resistenza", un’associazione giovanile nata sull’onda dei moti democratici di luglio del 1960 contro il governo Tambroni (come i fatti di Genova). Dopo avere partecipato alla nascita del movimento studentesco, a ottobre del 1968 si iscrisse nella Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI) di Torino, l'organizzazione giovanile del Partito Comunista Italiano (PCI) torinese, diventandone tre anni dopo segretario.
Alle elezioni amministrative del 1975 viene eletto nel consiglio comunale del capoluogo piemontese con il PCI, venendo rieletto consigliere comunale alle amministrative del 1980 (mantenendo il seggio per dieci anni). Dal 1985 al 1990 è stato consigliere provinciale. All'interno del partito Fassino ricoprì la carica di segretario della federazione torinese del PCI dal 1983 al 1987; sempre dal 1983 venne eletto nella Direzione nazionale del PCI.
Ai vertici nazionali del PCI/PDS Nel 1987 si trasferisce a Roma, chiamato da Achille Occhetto a far parte della Segreteria nazionale del PCI, prima come coordinatore della Segreteria, e poi come responsabile dell'organizzazione fino al 1991, dove ha vissuto la delicata fase di trasformazione del PCI in Partito Democratico della Sinistra (PDS) con la svolta della Bolognina di Occhetto (a cui aderì fin dal momento della sua fondazione).
Nel 1991 diventa segretario internazionale del neonato PDS, incarico che mantiene fino al 1996, dove inizia a dedicarsi alla politica estera e guida il partito nel suo ingresso all'Internazionale Socialista e nel Partito del Socialismo Europeo, oltre a occuparsi di integrazione europea, di Balcani, di Medio Oriente e America Latina.
Elezione a deputato Alle elezioni politiche del 1994 viene candidato alla Camera dei deputati, ed eletto deputato nella circoscrizione Liguria tra le liste del PDS. Nella XII legislatura, dove aderisce al gruppo parlamentare Progressisti-Federativo, è componente della 3ª Commissione Affari esteri e comunitari e fa parte delle delegazioni parlamentare italiane presso le assemblee del Consiglio d'Europa e della UEO, oltre che quella presso la conferenza parlamentare dell'iniziativa centro europea.
In seguito alla sconfitta elettorale del PDS alle politiche del 1994, Achille Occhetto si dimette da segretario nazionale del PDS e, nella successione apertasi per eleggere il nuovo segretario, sostiene Walter Veltroni, promuovendo la sua candidatura a segretario. Ma alla fine fu eletto segretario nazionale l'ex capogruppo PDS alla Camera Massimo D'Alema, già segretario della FGCI nella seconda metà degli anni settanta.
Sottosegretario di Stato agli affari esteri
Alle elezioni politiche del 1996 si è ricandidato alla Camera nel collegio uninominale di Venaria Reale, sostenuto dalla coalizione di centro-sinistra L'Ulivo in quota PDS, dove viene rieletto deputato con il 46,68% dei voti contro i candidati del Polo per le Libertà Marina Mazzeo (31,79%), della Lega Nord Ezio Genisio (19,33%) e della lista "Nuove Energie" Eraldo Mario Enrietti (2,2%).
Dopo la vittoria de L'Ulivo di Romano Prodi alle politiche del 1996, e con la nascita del suo primo governo, viene nominato dal Consiglio dei ministri sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri con delega alle politiche comunitarie, affiancando il ministro Lamberto Dini. Durante questo periodo si è scontrato con il capo di gabinetto di Dini Umberto Vattani, accusandolo di influenzare nomine e promozioni dei diplomatici, accusa che rifarà nel 2001, quando il fratello di Vattani, Alessandro, viene proposto da Dini come ispettore generale della Farnesina, affermando di una «ossessiva pressione» oltreché in riferimento del Polo delle Libertà alla Farnesina «perché è chiara a tutti la sua linea politica».
Nel 1998 aderisce alla svolta in chiave moderna di Massimo D'Alema dal PDS ai Democratici di Sinistra (DS), per unificare il PDS con altre forze della sinistra italiana e "ammainare" definitivamente il simbolo falce e martello del comunismo, in favore alla rosa della socialdemocrazia.
Ministro de L'Ulivo
A ottobre del 1998, con la caduta dell'esecutivo di Prodi e la nascita del primo governo presieduto da Massimo D'Alema, viene nominato ministro del commercio con l'estero, incarico che mantiene nel secondo governo D'Alema fino alla sua fine il 26 aprile 2000, con le dimissioni di D'Alema per la sconfitta del centro-sinistra alle elezioni regionali di quell'anno.
Con l'incarico di formare un governo affidato nuovamente a Giuliano Amato, Fassino viene proposto da Amato come ministro di grazia e giustizia. Il giorno successivo giura nelle mani del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi come Ministro nel secondo esecutivo presieduto da Giuliano Amato, incarico che mantiene fino alla fine dell'esecutivo l'11 giugno 2001.
Durante la campagna elettorale delle elezioni politiche del 2001, è stato indicato dal suo partito quale vice del candidato premier per Il Nuovo Ulivo di Francesco Rutelli, dove si ricandida nel collegio di Venaria Reale per la Camera, sostenuto dal centro-sinistra in quota DS, dove viene rieletto con il 52,47% dei voti e staccando Giuseppe Mastroeni della Casa delle Libertà (41,79%) e Alessandro Alemanno della Lista Di Pietro (5,74%).
Segretario dei Democratici di Sinistra
Il 18 novembre 2001, al secondo congresso dei DS "Il coraggio di cambiare il mondo" a Pesaro, viene eletto segretario nazionale con la maggioranza del 61,8% dei voti al grido di «O si cambia o si muore», contro le mozioni di Giovanni Berlinguer al 34,1%, sostenuto principalmente dal "Correntone", e il 4,1% di Enrico Morando, la corrente più liberale e a destra del partito. Al terzo congresso dei DS "Finisce l'illusione, comincia l'Italia" del 3-5 febbraio 2005 a Roma viene riconfermato segretario, con il 79% dei voti; in questa occasione, con la sua mozione viene anche votata l'adesione dei DS alla Federazione dell'Ulivo, che confluisce ne L'Unione.
Nel corso della sua segreteria Fassino guida l'opposizione DS al governo presieduto da Silvio Berlusconi, aprendosi e avvicinandosi ai movimenti in difesa dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che li accusava di troppa moderazione e timidezza nell'azione politica, di troppo "buonismo" nei confronti del centro-destra, oltre che guidare i DS ai successi della elezioni amministrative dal 2002 al 2005, della europee del 2004 e infine quelle regionali del 2005.
Al termine delle elezioni politiche del 2006, dove riceve un nuovo mandato parlamentare alla Camera nella circoscrizione Piemonte 1, non entra a far parte del secondo governo Prodi perché, di comune accordo con il partito, decide di occuparsi in prima persona dei DS e della costruzione del futuro Partito Democratico.
Nel 2007 si ricandida alla segreteria del partito, con la mozione «Per il partito democratico», in vista del congresso "Una forza grande come il futuro" che si tiene tra il 19 e il 21 aprile a Firenze. Alla sua mozione si contrappongono quelle presentate dal ministro dell'università e della ricerca Fabio Mussi e del vicepresidente vicario del Senato Gavino Angius. Il congresso si conclude con la vittoria della sua mozione con il 75,64% dei consensi, e indica il sì del partito alla proposta di confluire nel nuovo soggetto politico del Partito Democratico.
Nascita del Partito Democratico
Dal 23 maggio 2007 è uno dei 45 membri del "Comitato nazionale per il Partito Democratico (PD)", che riunisce i leader delle componenti del futuro partito. Il successivo 14 ottobre, con le prime elezioni primarie del PD, il partito dei DS si scioglie ufficialmente e confluisce nel nuovo soggetto politico. Nello stesso anno è nominato responsabile nazionale esteri nella segreteria nazionale del segretario Walter Veltroni. Dal mese di novembre è Inviato speciale dell'Unione europea per la Birmania.
Con la caduta del governo Prodi e la prematura fine della XV legislatura nel 2008, si indicono nuove elezioni politiche, dove viene rieletto alla Camera nella medesima circoscrizione tra le file del PD. Successivamente il 9 maggio viene nominato da Veltroni Ministro degli affari esteri e per gli Italiani nel mondo nel suo Governo ombra del Partito Democratico, ruolo che ricopre fino al 21 febbraio 2009.
Il 24 febbraio 2009 Dario Franceschini (già vicesegretario del PD), appena nominato segretario del PD dopo le dimissioni di Veltroni dalla segreteria nazionale, dopo l'esito negativo alle regionali sarde, nomina Fassino Presidente nazionale del Forum Esteri del partito.
Alle elezioni primarie del PD del 2009 sostiene la mozione di Franceschini, segretario uscente del PD e vicesegretario del PD sotto Veltroni, diventando il punto di riferimento dei socialdemocratici che sostenevano la candidatura di Franceschini, ma che risulterà perdente, arrivando secondo al 34,27% dei voti contro il 53,23% di Pier Luigi Bersani, ex ministro dello sviluppo economico nel governo Prodi bis. Successivamente Fassino viene confermato da Bersani, neo-eletto segretario del PD, nel ruolo di presidente del Forum Esteri del partito in rappresentanza della "mozione Franceschini". Dopo la sconfitta alle primarie che sanciscono la vittoria di Bersani, confluisce nella corrente interna del PD: "Area Democratica" o "AreaDem”, formata dai sostenitori della mozione Franceschini.
Sindaco di Torino