Calabrisella o Calavrisella è una canzone popolare calabrese, probabilmente la più famosa del panorama musicale tradizionale della Calabria.
Tema La canzone racconta dell'incontro tra due giovani, uno innamorato dell'altra.
Versioni
Il testo è attribuito a un compositore siciliano innamorato di una giovane calabrese.
Nel tempo la canzone ha subito varie modifiche, al punto che ormai ne esistono diverse versioni più o meno riconosciute come "ufficiali".
Esistono anche sostanziali differenze di pronuncia, legate alla diversità dei vari dialetti calabresi: dal cosentino (più vicino ai dialetti italiani meridionali) al reggino (più vicino al siciliano).
Alcuni esempi notevoli: il "ti vitti" ("ti ho vista") reggino delle versioni sottostanti diventa "t'haiu vistu" o "t'e vistu" nella provincia di Cosenza; il vocabolo "panni" risulta ambiguo a seconda della zona, perché nei dialetti calabresi il "pannu" è spesso il pannolino che si usa per i bambini o quello che usavano le donne per il mestruo, mentre più genericamente i panni che si lavavano alla "sciumara" si dicono "robbi". A seconda del luogo invece si usa "pannizzi" o "pannu" per gli indumenti mentre il termine pannolino era la "fasciatura" e non pannolino, perché si usava "affasciare" i bimbi, e sarebbe quindi errato dire "pannu" per pannolino. Ancora, nel catanzarese il termine "panni" o "rrobbi" sta ad indicare genericamente indumenti e biancheria. Es. "panni (o rrobbi) lordi" sta per "bucato".Il termine "pannolino" nel dialetto calabrese antico non esisteva: si usava spesso il "pannizzu" che era un tessuto bianco quadrato, preferibilmente di lino, che veniva usato dalla donne come l'attuale assorbente igienico, o appunto per i neonati. In questo caso lo si piegava a triangolo e lo si metteva al bambino a mo' di mutandina fermando gli angoli sul davanti con la famosa spilla da balia. A questo si aggiungeva "u mpasciaturu" che era un tessuto più grande, morbido e consistente nel quale si avvolgeva il bambino dalle ascelle in giù e l'eccedenza in lunghezza veniva ripiegata in avanti per i maschietti e indietro per le femminucce per aumentarne la capacità assorbente specifica. A fermare il tutto provvedeva la fasciatura che doveva essere eseguita in modo tale da non bloccare il movimento delle gambe. Il termine "pannizzu" si usa ancora oggi in vari dialetti calabresi per indicare i fiocchi di neve particolarmente grandi.
Versione antica
Pubblicata da Domenico Caruso su Calabria Sconosciuta - Reggio Calabria - Anno VIII n. 31-32 (Luglio-Dicembre 1985).
Versione attuale Questa versione di Calabrisella è in assoluto la più eseguita ai nostri giorni nonché la più conosciuta.
Versione 1
Versione 2
Versione 3
Versione 4
Versione 5
Note
Bibliografia Calabria Sconosciuta - Reggio Calabria - Anno VIII n. 31-32 (Luglio-dicembre 1985).
Collegamenti esterni
Calabrisella (Restyle Ad3mix)
Categoria:Musica in Calabria