Attivo a partire dagli anni cinquanta, è stato uno dei principali protagonisti dell'alta moda italiana del Novecento. La sua attività ha contribuito in modo rilevante all'affermazione internazionale della moda italiana nel secondo dopoguerra. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo contributo al mondo della moda.
Biografia Secondogenito di Mauro Garavani e Teresa de Biaggi, dopo la sorella maggiore Wanda (1925-1997), fin da giovane manifestò interesse per la moda e lo stilismo, frequentando una scuola di figurino a Milano e studiando francese alla Berlitz School of Languages. Trascorse un lungo periodo a Parigi, dove studiò stilismo presso l'École de la chambre syndicale de la couture parisienne.
Carriera Anni 1950: i primi riconoscimenti, formazione a Parigi e primi atelier a Roma Valentino ottenne un primo riconoscimento vincendo un concorso internazionale di moda promosso dall'International Wool Secretariat, finalizzato alla valorizzazione della lana e al sostegno di giovani stilisti. Ciò gli consentì di avviare la propria attività professionale, entrando a lavorare presso gli atelier dei couturiers Balenciaga, Jean Dessès e Guy Laroche. Laroche, all'epoca illustratore presso l'atelier di Dessès, decise di fondare la propria maison e Garavani gli si unì nel 1957, lavorando con lui per circa due anni. In quel periodo subì fortemente l'influenza dell'alta moda d'Oltralpe e rimase affascinato dall'eleganza e dallo stile di vita raffinato delle donne di Parigi, elementi che contribuirono in modo decisivo alla formazione della sua estetica e della sua idea di lusso.
Tornato in Italia, si stabilì a Roma, dove completò la propria formazione lavorando come allievo presso l’atelier di Emilio Schuberth; successivamente collaborò con Vincenzo Ferdinandi, uno dei principali esponenti dell’alta moda italiana del periodo. Dopo queste esperienze, nel 1959 aprì un proprio atelier nella capitale in via dei Condotti con l’aiuto economico del padre e di altri finanziatori, dando avvio alla sua attività indipendente.
Anni 1960: gli esordi internazionali e il consolidamento della maison Nei primi anni di attività la maison affrontò difficoltà economiche legate agli alti costi operativi e a un approccio concentrato su un lusso estremo. Nonostante l’impegno nella moda, per Garavani la vita a Roma da giovane era anche fatta di divertimento e svago. «A quel tempo volevo solo divertirmi, guidare una macchina sportiva, prendere il sole in spiaggia, indossare pantaloni di pelle e ballare», ricordava lo stilista. Fu durante una di queste serate mondane che conobbe Giancarlo Giammetti, allora studente di architettura, destinato a diventare non solo il suo compagno di vita, ma anche il partner fondamentale nella sua carriera. Giammetti decise di dedicarsi alla gestione commerciale e finanziaria dell'azienda, permettendo a Garavani di concentrarsi esclusivamente sull'aspetto creativo. Fu lui a spingere lo stilista a presentare le proprie collezioni a Firenze, un mercato strategico, e da lì la maison decollò grazie all’interesse dei buyer dei grandi magazzini statunitensi Bloomingdale’s, Saks, Macy’s e Neiman Marcus. Questa combinazione di visione artistica e gestione pragmatica salvò la maison dalla crisi finanziaria iniziale e gettò le basi per il successo internazionale del marchio.
Nel 1961 Valentino vide per la prima volta una sua creazione apparire sul grande schermo: si trattava di un abito da cocktail nero, realizzato su misura nel suo atelier di via dei Condotti a Roma, indossato dall’attrice Monica Vitti nel film La notte (1961) di Michelangelo Antonioni. L’abito – un modello midi in tessuto leggero con "volant" asimmetrici e spalline sottili – fu concepito per dialogare visivamente con l’estetica del bianco e nero e con la figura del personaggio interpretato da Vitti, incarnando una femminilità intensa e malinconica. Questa apparizione è considerata la prima volta in cui un capo firmato Valentino venne indossato in un film, segnando l’inizio di un lungo rapporto tra la maison e il cinema, che avrebbe visto successivamente molte altre collaborazioni con star internazionali e presenze nei costumi di scena e sui red carpet.
Nel 1962 presentò la sua prima collezione haute couture alla Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze, ottenendo una forte accoglienza da parte del pubblico e della critica, con l'attenzione dei media internazionali, tra cui la rivista Vogue. Questo evento segnò il debutto internazionale della sua casa di moda e contribuì alla rapida affermazione del suo nome nel panorama dell’alta moda.
Nel 1967 ricevette il prestigioso Neiman Marcus Award per la sua celebre "collezione senza colore", in cui si discostava dalle tendenze dell'epoca caratterizzate da palette ricche e decadenti, privilegiando invece tonalità beige, bianche e avorio. Fu proprio questa collezione a segnare il debutto della celebre "V", destinata a diventare il suo marchio distintivo. Nello stesso anno, firmò l'abito che Jacqueline Bouvier, vedova del presidente americano Kennedy ucciso a Dallas, indossò per il suo matrimonio con l'armatore greco Aristotle Onassis, un evento che catturò l'attenzione del mondo intero. Da quel momento, Jackie O – come sarebbe diventata famosa – rimase non solo una cliente affezionata, ma anche un’amica personale dello stilista, consolidando un legame destinato a durare nel tempo.
La transizione dal nome completo "Valentino Garavani" a solo "Valentino" come etichetta riconosciuta a livello mondiale non è legata a un singolo anno, ma è il risultato di una progressiva crescita di fama internazionale che si compì soprattutto tra la metà e la fine di questo decennio, consolidandosi poi in quello successivo come uso comune nella moda e nella stampa internazionale.
In questo periodo presentò la prima collezione Valentino Uomo.
Anni 1970: espansione e collaborazioni Negli anni settanta Valentino era già una firma consolidata della haute couture internazionale, grazie all'espansione della sua maison fondata a Roma nel 1960 con Giammetti. In questo decennio, la casa di moda iniziò a consolidare la propria influenza internazionale, introducendo linee prêt-à-porter e ampliando mercati con boutique in città chiave come Londra, Parigi, New York e Tokyo. Non si limitò alla sola haute couture: lanciò e sviluppò linee ready-to-wear per raggiungere un pubblico più ampio, pur mantenendo gli standard sartoriali di lusso, con sfilate di collezioni invernali e primaverili che mostravano silhouette più accessibili ma sempre sofisticate.
In questi anni sviluppò anche un’immagine legata al jet set internazionale e alla cultura dell’epoca: celebrità, personalità della moda e figure del jet set frequentavano le sue presentazioni e capi. Il rapporto con la stampa della moda dell’epoca contribuì ad affermare lo stilista anche come rappresentante di un’estetica raffinata che combinava tradizione e modernità.
Tra il 1971 e il 1975, fu responsabile della progettazione delle uniformi per le assistenti di volo della compagnia aerea Trans World Airlines (TWA): le divise create vennero apprezzate anche per la praticità, essendo adatte al lavaggio in lavatrice e all’asciugatura a goccia, facilitando così la cura quotidiana dei capi da parte del personale di bordo.
A partire dal 1974 la maison iniziò a collaborare con aziende come Mendes per produrre ready-to-wear più ampio, ampliando così l'offerta oltre la sola haute couture. Questo portò a un linguaggio estetico più riconoscibile: silhouette più strutturate, spalle delineate e un estetismo Valentino definito, che equilibra eleganza classica e modernità. In pratica era anche un marchio strutturato con collezioni complete e presenza stagionale di prêt-à-porter, haute couture e accessori.
La maison Valentino estese la propria attività anche al settore delle fragranze: il primo profumo omonimo fu lanciato nel 1978, dando avvio a una lunga serie di eau de parfum e eau de toilette create nel corso dei decenni successivi.
Anni 1980 e 1990
Negli anni ottanta la maison di Valentino consolidò ulteriormente la propria posizione nel panorama internazionale del lusso, riuscendo a coniugare il prestigio della haute couture con una presenza significativa nel prêt-à-porter globale. Questo decennio fu caratterizzato da uno sviluppo commerciale su scala mondiale e da un dialogo costante con le principali testate di moda, mentre lo stilista mantenne la sua estetica di eleganza classica in un contesto stilistico dominato da silhouette più audaci e dalla crescente importanza del mercato ready-to-wear. Presentò le sue collezioni prêt-à-porter primavera/estate 1980 a Parigi, un segnale dell’intenzione della maison di rafforzare la propria presenza nel segmento commerciale del lusso internazionale. Queste collezioni combinavano un linguaggio sartoriale raffinato con dettagli femminili distintivi, confermando la capacità dello stilista di mantenere una visione coerente tra haute couture e prêt-à-porter.
Parallelamente alle collezioni ready-to-wear, la maison rafforzò la sua rete di boutique e l’offerta di prodotti: Valentino era presente con boutique nelle capitali della moda come Parigi, New York e Tokyo, dove la clientela internazionale poteva accedere alle linee di abbigliamento firmato. Questa espansione commerciale fu accompagnata da iniziative di licensing e diffusione del marchio attraverso profumi e accessori, strategie che resero Valentino uno dei maggiori esportatori italiani di moda nella prima metà degli anni ottanta.
Sul fronte dell'haute couture, mantenne una presenza regolare nelle capitali della moda, presentando collezioni che privilegiavano la qualità sartoriale e un'estetica raffinata. La couture degli anni ottanta si ispirava spesso a forme classiche, impiegando tessuti pregiati, dettagli ricamati e tagli che enfatizzavano la femminilità, pur confrontandosi con la forte influenza di silhouette strutturate e spalle ampie che caratterizzavano il decennio.
Le riviste di moda internazionali, come Vogue, seguirono con attenzione la produzione di Valentino in questo periodo. Nel 1985 l’autrice Joan Juliet Buck descrisse il couturier come un maestro nel creare look che “attraggono, seducono e affascinano”, sottolineando la coerenza estetica e la riconoscibilità delle sue collezioni, presenti in diverse categorie merceologiche dai prêt-à-porter all’abbigliamento serale. Sebbene lo stile di Valentino fosse spesso percepito come al di fuori delle tendenze più radicali dell’epoca — dominate da forme estreme e volumi accentuati — la critica lo riconobbe come un punto di riferimento per un lusso senza tempo, capace di mantenere la propria identità pur dialogando con l’evoluzione del sistema moda globale.
In questo periodo Valentino avviò anche una collaborazione industriale con la Italiana Manifatture dei fratelli Castelletti, con sede a San Benedetto del Tronto, affidando all'azienda marchigiana la produzione e la distribuzione internazionale di alcune linee commerciali del marchio. In particolare, la società curò lo sviluppo di collezioni come Valentino Jeans, Oliver, Valentino Junior e 18:18, contribuendo all’ingresso del nome Valentino nel segmento del denim e dell’abbigliamento casual.
Nel 1985 fu insignito della decorazione di Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, nel 1986 ricevette il titolo di Cavaliere di Gran Croce, mentre nel 1996 gli fu conferito il riconoscimento di Cavaliere del Lavoro per i meriti nella moda e nell'industria italiana.