La chiesa arcipresbiterale plebana di San Giovanni Battista e San Sebastiano è la parrocchiale di Casnigo, in provincia e diocesi di Bergamo; è matrice di tutte le chiese della Val Gandino. Storia La chiesa dovrebbe risalire alla fine dell'XI secolo o all'inizio del XII, come testimoniato dall'incisione, ricavata sui gradini dell'altare, recante i numeri romani MC (1100 appunto), che la rendono la più antica chiesa battesimale della Valgandino. La chiesa fu citata nella lista delle chiese presenti sul territorio bergamasco del 1260 e dipendente dalla pieve di Nembro, risultante intitolata ai santi Giorgio e Giovanni. Fu poi indicata nella Nota ecclesiarum civitati et episcopatus Bergomi del 1360 voluta da Bernabò Visconti che elenca le chiese e i monasteri per averne una conoscenza delle rendite e quindi delle tasse da imporre.
Originariamente intitolata a san Giovanni Battista e san Giorgio, l'edificio religioso possedeva una struttura dalle dimensioni molto limitate. Questa venne quindi abbattuta verso la metà del XV secolo per far spazio a un complesso più spazioso che potesse fronteggiare le mutate esigenze della popolazione. La chiesa, dichiarata chiesa arcipresbiteriale dal vescovo Giovanni Barozzi il 10 giugno 1460, venne consacratao nel 1471 ed era in stile gotico-lombardo, con numerosi affreschi eseguiti nel 1484 dalla bottega dei Marinoni.
Gli atti della visita pastorale del vescovo Pietro Lippomano del 1535, descrivono l'aula della chiesa in un'unica navata, con quattro altari, il presbiterio e il catino absidale, completamente affrescati di un certo valore, facendo riferimento alle pitture eseguite da Giovanni Marinoni nel decennio dal 1483 al 1493. Nella visita pastorale di san Carlo Borromeo del 9 ottobre 1575, si descrive la chiesa ancora ricca di affreschi ed una ancona lignea sull'altare di San Sebastiano che potrebbe far riferimento ad una commissione sempre del Marinoni risalente al 1513 forse terminata dal figlio Bernardino.Originariamente da forma rotonda, la sempre crescente importanza della chiesa costrinse le autorità religiose locali a riedificarla con una struttura più spaziosa tra il 1617 e il 1640, mantenendo della precedente soltanto alcuni paramenti e dipinti. Da allora l'architettura è rimasta inalterata.
Descrizione Esterno Si tratta di una costruzione piuttosto singolare, proporzionata con un impianto a tetragono con tipici speroni in ceppo ai fianchi.
La facciata presenta un inconsueto prospetto a coronamento orizzontale, in cui si collocano con pulitezza rinascimentale gli elementi in pietra arenaria: il portale, le nicchie con le statue di san Pietro e san Paolo, la finestra serliana ed il ritmato fatigio.
Il campanile, risalente al XII secolo, in pietra ospita un concerto di 8 campane in Reb3 fuso dalla ditta Angelo Ottolina nel 1950.
Interno L'interno ad aula unica, è aperto ai lati in cappelle con altari: l'altare della Pentecoste (o del Battistero) presenta in controfacciata il quadro con la Incoronazione di Maria e Santi di Gian Paolo Cavagna.
Il primo laterale è quello del Suffragio (o dei Morti), eseguito dalla Bottega di Bartolomeo Manni in marmo nero, con un dipinto di scuola veneziana del XVII secolo; vi è poi l'altare di san Giuseppe, anch'esso opera dei Manni, con un paliotto in marmo di Carrara eseguito da Andrea Fantoni e rappresentante la Fuga in Egitto. L'altare di san Sebastiano, presenta la pala del santo con sant'Orsola, eseguito da Carlo Ceresa; l'altare della Madonna del Rosario in marmi policromi conserva la statua lignea della Madonna con Gesù, opera di Giovanni Avogadri e infine l'altare dell'Immacolata, anch'esso in marmo policromo opera dei Manni, con medaglione in marmo di scuola fantoniana reca la tela raffigurante l'Immacolata Concezione con Adamo, Eva e quattro profeti, già attribuita a Domenico Carpinoni ma in realtà dipinta dal fiorentino Jacopo Chimenti, detto l'Empoli. La pala, una delle derivazioni dall'Allegoria dell'Immacolata Concezione di Giorgio Vasari, è databile intorno all'anno 1600Alessandro Nesi, Su tre dipinti fiorentini nella bergamasca: Francesco Curradi a Verdello, Jacopo da Empoli a Casnigo e Alessandro Davanzati a Gorno. E con un inedito di Simone Ferri, Quaderni di Maniera, Siena, 2025, pagg. 4 - 6..
Di grande importanza è anche l'altare maggiore, eseguito nel 1625 in marmo nero di Gazzaniga, e ornato da un ciborio ligneo intagliato e dorato di forme architettoniche, inizialmente attribuito a Grazioso Fantoni, venne riconosciuto poi come opera di Antonio Montanino da Brescia. Altre opere sono la pala, posta nell'abside, della Vergine Incoronata con santi opera di Gian Paolo Cavagna, la volta affrescata da Enrico Albrici con sette medaglioni raffiguranti la vita di san Giovanni Battista e la Pietà di Palma il Giovane.
Numerosi e pregevoli sono infatti i dipinti che vi sono conservati: una Madonna bizantina su tavola del XV secolo, l'Incoronazione di Maria di Gian Paolo Cavagna, prima sua opera conosciuta, una pala di Carlo Ceresa e la Madonna di Loreto tra i santi Rocco, Sebastian, vescovo Narno e Giovanni Battista, opera del Quattrocento.
La sagrestia è corredata di una serie di armadi intagliati dal tirolese Ignazio Hillipront, che ricoprono le quattro pareti della sagrestia e presentano un continuo susseguirsi di intagli ad arabesco, di statue di santi e angeli. Nell'armadio posto di fronte all'ingresso vi è una nicchia in cui è collocato un Crocifisso tra due angeli, opera di Andrea Fantoni. In essa si conserva anche lo stendardo d'ottima fattura, della Madonna d'Erbia con i santi martiri patroni.
Inoltre la chiesa è molto dotata in quanto ad arredi e paramenti sacri.Tra i paramenti si annoverano tra i più preziosi il parato funebre di I classe composto da un piviale, una pianeta e due tunicelle, stole, manipoli, borsa del corporale e velo del calice; il piviale di san Sebastiano, risalente al XV secolo, in broccato veneziano porpora con ricami raffiguranti scudo e galloni dorati e la raffigurazione di santi; il parato "in terzo" composto da una pianeta, un piviale, due tunicelle, stole, manipoli, borsa del corporale e velo del calice in ganzo secentesco; una pianeta violacea del XVI secolo; il parato del Corpus Domini con pianeta, due tunicelle, tre piviali, stole, manipoli, borsa del corporale e velo del calice in broccato dorato settecentesco; una pianeta in seta con ricami in filo d'oro a sbalzo ed applique di pietre preziose. Sono inoltre presenti molti paramenti meno preziosi ma antichi tuttora utilizzati. Da notare anche il baldacchino del “Corpus Christi” in filo d'oro e di seta risalente al XIX secolo.
Note
Bibliografia Doneda, Bonandrini, Rota Nodari, e Perani, Monumenti e tradizioni di Casnigo, Comune di Casnigo, 2012.
Collegamenti esterni
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