La ndranghetaCfr. il lemma con la lettera "n" minuscola dopo l'aferesi sul DOP.Cfr. il lemma con la lettera "n" minuscola dopo l'aferesi sul Dizionario De Mauro.Cfr. il lemma ’ndrangheta con la lettera "n" minuscola dopo l'aferesi a p. 751, vol. XIII, sulla Nuova Enciclopedia Universale Rizzoli Larousse, Milano, 1994.Cfr. il lemma con la lettera "n" minuscola dopo l'aferesi sull'enciclopedia Sapere.Cfr. il lemma con la lettera "n" minuscola dopo l'aferesi sull'enciclopedia Treccani. (probabilmente adattamento del dialettale ndrànghitaCfr. in Alberto Nocentini, , per "Accademia della Crusca", ., nota anche come picciotteria) è un'organizzazione criminale italiana di connotazione mafiosa originaria della Calabria, inserita esplicitamente dal 30 marzo 2010 nell'articolo 416-bis del codice penale e riconosciuta come organizzazione criminale unitaria e con un vertice collegiale nel processo Crimine dalla Corte di cassazione il 18 giugno 2016.
È l'unica mafia presente in tutti i cinque continenti del mondo e, secondo un'indagine della Direzione Investigativa Antimafia del 2022, ha a livello globale un giro d'affari di 150 miliardi di euro. Secondo alcune stime la 'ndrangheta sarebbe attiva in 42 nazioni con 400 cosche di cui la maggior parte in Calabria.
È l'organizzazione mafiosa col più basso numero di collaboratori di giustiziaIntervista di Nicola Gratteri a Porta a Porta, 30 novembre 2023.
Si è sviluppata a partire da organizzazioni criminali operanti nella provincia di Reggio Calabria, dove è fortemente radicata, anche se il potere mafioso è dominante anche nelle province di Crotone, Catanzaro, Vibo Valentia e Cosenza. La sua attività principale è il narcotraffico, seguita dalla partecipazione in appalti, condizionamento del voto elettorale, estorsione, usura, traffico di armi, gioco d'azzardo, e smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi.
In Calabria svolge un profondo condizionamento sociale fondato sia sulla forza delle armi che sul ruolo economico raggiunto attraverso il riciclaggio del denaro, quest'attività permette di controllare ampi settori dell'economia dall'impresa al commercio e all'agricoltura, spesso con la connivenza di aree della pubblica amministrazione a livello locale e regionale di tutti gli schieramenti politici. La relazione della commissione parlamentare antimafia del 20 febbraio 2008 afferma che la 'ndrangheta «ha una struttura tentacolare priva di direzione strategica ma caratterizzata da una sorta di intelligenza organica», e la paragona alla struttura del movimento terroristico islamico al-Qaida. Dal 2013, la 'ndrangheta è considerata tra le più pericolose organizzazioni criminali del mondo con un fatturato che si aggira intorno ai 53 miliardi di euro, con numerose ramificazioni all'estero (dal Canada all'Australia e nei paesi europei meta dell'emigrazione calabrese).
Secondo l'ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia nel 2023 la ndrangheta si conferma oggi l'assoluta dominatrice della scena criminale anche al di fuori dei tradizionali territori d'influenza con mire che interessano quasi tutte le regioni (Lazio, Piemonte e Valle D'Aosta, Liguria, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo e Sardegna). Sempre nella stessa relazione si parla di 46 'locali' censiti al nord. Inoltre le proiezioni della 'Ndrangheta si spingerebbero anche oltre confine e coinvolgerebbero molti paesi europei (Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Austria, Slovacchia, Romania, Bulgaria e Malta), il continente oceanico (Australia) e quello americano (Canada, Stati Uniti, Colombia, Perù e Argentina). Inoltre i clan calabresi continuerebbero a rappresentare gli interlocutori privilegiati per i cartelli sudamericani. Negli ultimi anni, anche l'Africa occidentale, in particolare la Costa d'Avorio, la Guinea-Bissau e il Ghana, è diventata per le cosche di 'ndrangheta uno snodo logistico sempre più importante per i traffici internazionali di droga. Centrali, in questa attività, i porti di Gioia Tauro (per la Calabria) e quelli di Genova, La Spezia, Vado Ligure e Livorno per l'alto Tirreno.
Etimologia del termine Il primo tentativo di una spiegazione etimologica di 'ndrangheta si deve a Ernesto Ferrero nel saggio I gerghi della malavita dal '500 a oggi spiegandola come "una voce scherzosa e imitativa che riproduce la perentorietà dell'azione criminale". Nello stesso anno di uscita del saggio, nel 1972, Tullio De Mauro propone una connessione con le voci "ndragarsi, ndragato" derivanti da "ndragari": "diventar cattivo, infuriare".
L'etimologia che ha riscosso più consenso è quella formulata da Paolo Martino nel saggio Per la storia della 'ndranghita che ndrangheta o talvolta anche ndranghita deriverebbe dal greco classico, da cui i dialetti calabresi sono fortemente influenzati, andragathía (ἀνδραγαθία) traducibile con "valore, prodezza, carattere del galantuomo".La parola Andragathía (ανδραγαθια) è composta da agathia ("valore") e andròs (genitivo di anér con il significato di "uomo nobile").
La parola sarebbe sopravvissuta nel toponimo Andragathia Regio, ritrovata in età moderna, nel Thesaurus Geographicus (1587) e designava un'ampia zona situata a cavallo tra le odierne Calabria e Basilicata, mentre in un documento del geografo fiammingo Abraham Ortelius, pubblicato ad Anversa nel 1596 designava una regione del Cilento. Anche la parola 'ndrina usata per indicare la famiglia di appartenenza è formata dalla stessa radice, e deriverebbe dal greco e significa uomo valoroso, da cui anche ndrinu usato in alcuni dialetti calabresi come sinonimo del corrispettivo napoletano guappo.
Secondo l'Accademia della Crusca la spiegazione di Martino è debole: la giustificazione della sopravvivenza della parola greca classica all'età moderna facendo riferimento al lavoro del cartografo belga; poiché l'area cilentana era priva di riferimenti geografici e facendo riferimento alla sua cultura classica e molto probabilmente denomina l'area come Andragathia regio associando i lucani cilentani alla loro "fama di combattenti fieri e valorosi". Invece tralasciando le scarse fonti lessicografiche calabresi e cercando nel secondo volume del vocabolario siciliano curato da Giovanni Tropea (Messina-Palermo, 1985) sotto la voce 'ndrànghiti "associazione mafiosa" è registrata con le varianti 'ntràgniti e 'ntrànchiti. Quest'ultima variante coincide con il significato di: "interiora di capretto o di pecora" anch'esso con le sue varianti ('ntragni, 'ntràgnisi, 'ntrànghisi). La parola deriverebbe dal latino interanĕa "interiora", in modo analogo ai corrispondenti francese entraignes, catalano entranyes, spagnolo entrañas e il portoghese entranhas. L'unico dubbio è che sia stato il siciliano ad acquisire la parola dallo spagnolo o dal catalano e si sia andato a sovrapporre a un già esistente 'ntrànchiti locale. Il significato di "interiora, intestini" assume un significato nuovo e metaforico per "membri uniti da un legame interno, profondo, esclusivo e riservato". Il passaggio fonetico da 'ntranchiti a 'ndranghiti e viceversa si spiega con l'adattamento dei locutori della sonorità e della sordità consonantica. La terminazione "-ti" è un suffisso dialettale calabrese di origine greca (-ta) per indicare un nome collettivo.
Secondo i due etnolinguisti John B. Trumper e Marta Maddalon invece la tesi proposta da Martino non è da rigettare ma piuttosto da rielaborare. In greco antico esiste la parola andragathìa derivata da andreìa che significa "coraggio" dovuto ad azioni militari e àndragàthema derivato di andragatho, "fare prodezze", termini ancora presenti nel mondo bizantino medievale e moderno e valide anche per il mondo calabrese. Sebbene il termine andragathìa sia ancora diffuso come afferma Martino, è anche vero che è diffuso col significato di "fare prodezze" e non di "coraggio". Mancano ancora oggi però dei riscontri su altri periodi storici per poter caratterizzare al meglio la storia linguistica della parola.
Nei dizionari calabresi il termine viene sempre tradotto genericamente come associazione malavitosa. Nel dizionario dialettale di Giovanni Malara (1909) le voci ndranali e ndranghiti fanno riferimento alla voce tracandali ovvero: "uomo balordo e stupido". I dizionari dello stesso periodo danno un significato simile. Rohlfs nel suo dizionario lo traduce come malavita.
La prima volta che si sente il termine ndrangheta è dallo scrittore Corrado Alvaro in un articolo del Corriere della Sera del settembre 1955.Tuttavia, in base ad alcuni studi svolti nel 2012 da professor Antonio Nicaso questa data va anticipata al 1931, anno in cui, tra gli atti giudiziari compare, un certo Domenico Dorta detto cucchiarone che confessa per la prima volta dell'esistenza della Drangheta. Nella confessione di un certo Doldo in un verbale di un certo Nicola Zema del 12 maggio 1932 ricompare il termine sotto forma di dranghita mentre il termine ndranghiti viene ritrovato per la prima volta in un rapporto dei reali carabinieri di Bianco il 4 dicembre 1923 in collegamenti a un'associazione basata sull'onore dei soci e dedite a crimini contro la proprietà.
Nel 1948 compare per la prima volta ndranghita nella rivista CrimenIV, 2, 13-30 gennaio 1948 in riferimento a un'associazione della Locride a sua volta ripresa da un numero della Gazzetta delle Calabrie del 1932 che scriveva di ndrangata. All'interno dei codici ritrovati dalle forze dell'ordine con le varie formule di rito, ma anche in molte canzoni dell'organizzazione più volte ci si appella a essa come onorata società.
A cavallo tra il XIX e il XX secolo tra le carte giudiziarie erano presenti anche i termini Picciotteria e Camorra, l'ultimo in analogia ai fenomeni criminali del napoletano.. Picciotteria deriva da Picciotto che a sua volta viene fatto risalire alla forma dell'antico provenzale "pitxot variante francese di "petit".
Storia
Il XVIII secolo e le prime testimonianze La 'ndrangheta era già nota durante il governo dei Borbone delle Due Sicilie. Nella primavera del 1792, venne affidata a Giuseppe Maria Galanti una missione in qualità di "Visitatore Reale"; questi percorse in lungo e in largo gran parte della Calabria, spesso avvalendosi anche di relazioni (risposte scritte sulla base di una sorta di questionario a domande fisse, da lui stesso predisposto) di notabili locali ritenuti attendibili e fidati; ne scaturì un quadro desolante, oltre che sul versante della situazione economica della regione, soprattutto su quello dell'ordine pubblico. Lo definisce bene Luca Addante, nell'introduzione alla riedizione del resoconto di Galanti:
Galanti, in particolare, riporta nel Giornale le descrizioni di inquietanti fenomeni di criminalità annotando come l'amministrazione della giustizia inefficiente, la corruzione e il monopolio dei baroni, stesse iniziando a produrre casi, come a Maida, di "una picciola combriccola di giovinastri scapestrati che commettono violenze col fare uso di armi da fuoco. La giustizia è inoperosa perché senza forza e senza sistema. Le persone maligne si fanno miliziotti [una sorta di guardie urbane]". Nel distretto di Gerace, "le scorrerie de' malviventi nelle campagne sono generali. Quasi tutti i miliziotti sono i più facinorosi della provincia perché i delinquenti e i debitori adottano questa professione e vengono garantiti da' comandanti in disprezzo delle leggi. Con ciò restano impuniti i delitti, i quali crescono ogni giorno".