Il Santa Maria della Scala è un complesso museale di Siena, situato in piazza del Duomo 2, proprio davanti alla cattedrale. Già uno dei più antichi e grandi ospedali europei, fu uno dei primi xenodochi ed oggi, esaurite le proprie funzioni sanitarie, è uno dei più importanti centri museali e culturali della città, in seguito a un'importante operazione di recupero basata sul progetto dell'architetto Guido Canali, vincitore nel 1992 di un Concorso Internazionale ad inviti.

Ospita una serie di collezioni che vanno dall'antichità (Museo archeologico nazionale nei sotterranei) all'epoca moderna, alternando ambienti monumentali e corridoi angusti, intrecci di gallerie scavate nel tufo e grandi spazi voltati a mattoni. Nei suoi 350.000 metri cubi d'estensione (di cui 13.000 metri quadrati in pianta aperti al pubblico) si trovano quindi svariate testimonianze storico-artistiche, che possono essere lette come una sintesi della città e della sua storia, coprente un arco di circa mille anni. Vi spicca il celebre Pellegrinaio, il più importante ciclo del Quattrocento senese.

L'appellativo "della Scala" è testimoniato dal XII secolo e ricorda la particolare collocazione davanti alla gradinata della chiesa principale.. Più tardi si sviluppò la leggenda secondo la quale l'ospedale era stato fondato in seguito alla visione della madre del Beato Sorore, in cui una scala miracolosa accoglieva i fanciulli abbandonati in paradiso.

Da gennaio 2024 la Fondazione Santa Maria della Scala è presieduta dal manager culturale Cristiano Leone.

Storia

Per la sua edificazione venne prescelta l'estremità meridionale della sommità della collina sui cui sorge il Duomo di Siena, lungo il tratto urbano della via Francigena, sfruttando un terrazzamento artificiale in tre gradoni di età romana, funzionale alla costruzione di un abitato: resti di un probabile impianto termale di IV-V sec. d.C. sono stati rinvenuti nel secondo di tali gradoni, spoliato poi tra la seconda metà del VI sec. e gli inizi del secolo successivo per effetto della crisi causata, in Italia, dalla guerra greco-gotica e parzialmente occupato da sepolture dopo il suo abbandono. Quando, nel IX sec., si mise mano alla costruzione dello Spedale, l'area era occupata da un abitato fatto di capanne di legno, due piccoli edifici in muratura e molti ambienti ipogei, forse ricordati nei documenti, dall'XI sec. in poi, col nome di cellae. L'Ospedale venne istituito dai canonici del Duomo, anche se una leggenda medievale senese parla di un mitico fondatore, tale Sorore, calzolaio, morto nell'898. Il primo documento sicuro che menzioni l'ospedale è un atto di donazione del 29 marzo 1090.

Incaricato di svolgere di più funzioni, dall'assistenza ai malati al ricovero dei poveri fino alla cura dei bambini abbandonati come brefotrofio, fu soprattutto importante come luogo di accoglienza dei pellegrini, ai quali era legata tanta della ricchezza che transitava in città durante il Medioevo. In tali funzioni venne sostenuto dal governo cittadino fin dalle origini, acquisendo nel tempo, grazie anche agli ingenti lasciti ed elemosine, un peso rilevantissimo nell'economia e nella politica dello Stato: dotato di una propria organizzazione autonoma e articolata, era a capo, tra l'altro, di un enorme complesso di possedimenti agrari, che ebbe il suo culmine nei secoli XIV e XV e del quale restano ancora frequenti tracce negli stemmi con la scala e la croce che spesso si trovano nelle fattorie fortificate del territorio senese (le "grance"). La gestione dell'ospedale fu inizialmente affidata ai canonici del Duomo, seguiti dai frati. Intorno al 1300 ebbe il suo primo statuto giuridico, compilato dal beato Agostino Novello, allora frate agostiniano. L'ospedale progressivamente si laicizzò e, nel Quattrocento, passò sotto il controllo diretto del Comune. L'ospedale ha mantenuto la sua attività fino al 1995, quando si è deciso di recuperarne i locali per costituire il nuovo polo museale tuttora visitabile. Il recupero dell'edificio può dirsi ancora in corso, con il progetto di implementare le funzioni museali, pur mantenendo quella particolare polifunzionalità che ha caratterizzato l'edificio fin dalle origini.

Da un punto di vista artistico, il nucleo più antico dell'edificio è al centro della facciata attuale, in corrispondenza del portale centrale: qui Pietro e Ambrogio Lorenzetti avevano dipinto un ciclo affrescato (Storie della Vergine, 1335) di cui non resta traccia. All'edificio originario si aggiunsero verso il 1257 la chiesa della Santissima Annunziata, edificata con pietre conce, nel 1290 il palazzo del Rettore (a destra) e nel 1298 la casa delle Balìe (a sinistra). La chiesa venne sopraelevata nel 1467-1471, con l'apertura dei dieci finestroni rinascimentali che si vedono in facciata, profilati in pietra. Le modifiche interne ed esterne si susseguirono nei secoli successivi. Nel 1643 venne aggiunto l'orologio sulla facciata, commissionato all'orologiaio senese Sallustio Barili. Il meccanismo aveva uno scappamento a verga (sostituito un secolo dopo con quello ad àncora) e una sola lancetta per indicare le ore; la suoneria batteva ogni sei ore.

Un cospicuo intervento di restauro nel XIX secolo, in cui da un lato si adeguarono gli ambienti alle mutate esigenze ospedaliere e dall'altro si ripristinò o ricreò lo stile tre-quattrocentesco, all'insegna del gusto neogotico allora in voga.

La straordinaria ricchezza dell'istituzione si manifestò spesso in imprese artistiche, coinvolgendo i più grandi pittori e scultori senesi, tanto da farne il terzo principale polo artistico cittadino, dopo il palazzo Pubblico e il Duomo. Di tutto lo straordinario corredo artistico oggi solo una piccola parte è esposta negli ambienti dell'ospedale: molti dipinti si trovano oggi nella Pinacoteca nazionale; molti altri, come i già citati affreschi della facciata, sono andati perduti.

Nell'ospedale prestarono la loro attività caritatevole sia santa Caterina da Siena (seconda metà del XIV secolo) che san Bernardino (XV secolo).

Descrizione Piano terreno Cappella delle Donne

La cappella delle Donne è la prima ad aprirsi alla vista del visitatore, trovandosi proprio all'entrata del complesso, prima della biglietteria, a livello del grande edificio d'angolo che chiudeva la facciata del complesso di Santa Maria della Scala sulla piazza del Duomo. La cappella venne edificata intorno alla metà del Trecento come nuovo pellegrinaio femminile, in aggiunta del più celebre pellegrinaio al centro del complesso.

Le due campate di cui si compone vennero affrescate agli inizi del Quattrocento. Sono rappresentati la Trinità tra i santi Filippo e Lorenzo con in basso una suora in preghiera, quasi a sottolineare la destinazione a uso esclusivamente femminile degli ambienti (opera di Martino di Bartolomeo), alcuni frammenti con le Pie donne al sepolcro e lOrazione nell'orto (da riferire ad un artista vicino a Bartolo di Fredi), la Crocifissione e la sottostante Madonna della Misericordia con gli angeli che le sorreggono il manto e due gruppi di fedeli che invocano la sua protezione (opere da attribuire ad Andrea di Bartolo). Infine una Resurrezione frammentaria è firmata da Pietro di Domenico da Siena e datata al 1487.

Sagrestia Vecchia

È il primo locale che si incontra alla destra del lungo corridoio di ingresso che attraversa l'ospedale e venne edificata sul fianco destro della chiesa della Santissima Annunziata dal rettore Giovanni Buzzichelli (morto nel 1444). La funzione di questo locale era quella di ospitare le preziose reliquie acquistate dall'ospedale a Venezia nel 1359, reliquie in cui spiccava il Sacro Chiodo della Croce e conservate prima di allora nella Cappella del Manto. Le reliquie furono pagate ben 3000 fiorini d'oro, una cifra con cui all'epoca si poteva realizzare un palazzo nel centro della città. Si tratta di un nucleo di opere in metalli pregiati, smalti e pietre preziose di straordinario valore storico-artistico e di interesse religioso che ancora oggi costituisce per il museo una collezione di grande rilievo: essi sono esposti oggi nel primo livello al di sotto di quello della piazza.

La volta e le pareti furono affrescate dal dicembre 1446 al settembre 1449 da Lorenzo Vecchietta, su incarico dello stesso rettore trasmesso prima della sua morte sopraggiunta nel 1444. Le volte mostrano il Cristo al centro e le figure dei quattro evangelisti e di profeti. Il programma iconografico delle pareti è di grande complessità e suggestione e raffigura il ciclo cristologico con gli Articoli del Credo, con riferimenti a Nuovo e Antico Testamento.

La sagrestia vecchia accoglie anche il celebre affresco di Domenico di Bartolo del 1444 e raffigurante la Madonna della Misericordia o Madonna del Manto. Realizzato inizialmente per la Cappella delle reliquie, fu da lì staccato e trasferito qui nel 1610.

Nel 1445 trovò posto nella Sagrestia anche un armadio per le reliquie, "l'Arliquiera", dipinta anch'essa dal Vecchietta e attualmente in deposito nella Pinacoteca Nazionale di Siena.

Cappella della Madonna Vi si accede dalla Sagrestia vecchia e si trova, come la sagrestia vecchia stessa, a ridosso del fianco destro della chiesa. Fu edificata intorno al 1680 per la volontà di suor Elisabetta Biagini, nello stesso luogo dove si trovava una più antica cappella dedicata ai santi Gioacchino e Anna.

Conserva un ciclo settecentesco dedicato alla Madonna, opera del pittore Giuseppe Nicola Nasini, realizzato in collaborazione con il figlio Apollonio. La decorazione è costituita da due grandi tele poste sulla parete destra, entro cornici a stucco, raffiguranti la Natività della Vergine e la Presentazione al Tempio; nella parte opposta un altro dipinto, sempre su tela, con la Fuga in Egitto. Una serie di affreschi, raffiguranti lIncoronazione della Madonna, la Vergine incoronata dalla Trinità e alcuni Angeli con gli strumenti della Passione caratterizzano invece le volte, i peducci e il soffitto. Si tratta probabilmente di una delle ultime realizzazioni di Giuseppe Nicola Nasini, il più autorevole esponente della pittura senese di questo periodo.

Sull'altare è posta un'interessante tavola cuspidata dei primi del Quattrocento, opera del pittore senese Paolo di Giovanni Fei, raffigurante la Madonna col Bambino circondata da sette angeli. Il dipinto, che era custodito da suor Elisabetta, fu collocato nella cappella al momento della sua ristrutturazione.

Qui si trova anche la pala con la Strage degli Innocenti di Matteo di Giovanni (1482), in deposito dalla chiesa di Sant'Agostino: nel concitato e drammatico svolgersi degli avvenimenti, alcuni fanciulli guardano divertiti da un affaccio, come se fossero a teatro, un motivo presente anche nell'analoga rappresentazione nel pavimento del Duomo di Siena.

Chiesa della Santissima Annunziata

Nata come cappella dello "spedale", si trova nel suo nucleo più antico, documentato già in un atto di donazione del 29 marzo 1090. Oggi vi si accede dalla Cappella della Madonna. La chiesa dovette essere edificata nel 1257, ma completamente trasformata nella seconda metà del XV secolo, ad opera di Guidoccio di Andrea, con l'aiuto, tra gli altri, del celebre Francesco di Giorgio Martini, a cui spettano le decorazioni (perdute) della "nobil tribuna", cioè la zona absidale stessa, e quella del "palcho a scatole", cioè dei cassettoni nel soffitto.

Alla fine del Seicento le disposizioni testamentarie di Agostino Chigi (1560-1626), già rettore dell'ospedale, permisero la ricostruzione dell'altare maggiore, che fu rifatto in marmo da Giuseppe Mazzuoli e sulla cui sommità venne posto il bellissimo Cristo bronzeo di Lorenzo Vecchietta (1476), di ispirazione donatelliana. In quell'occasione vennero anche creati due altari laterali, cui si aggiunsero altri due nel primo Settecento.

Al 1730 risale la decisione di ridecorare il catino absidale, cui contribuì entro i due anni successivi Sebastiano Conca, dipingendovi la Piscina Probatica narrata nel Vangelo di Giovanni.