Il tempio della Beata Vergine della Ghiara, detto anche basilica della Madonna della Ghiara, è un edificio di culto cattolico di Reggio Emilia. Sorge lungo l'antico corso della Ghiara, oggi corso Garibaldi.

Il tempio, Basilica minore, è di proprietà del Comune di Reggio, ed è officiato dall'ordine religioso dei servi di Maria. All'interno, oltre a pregevoli dipinti, è custodito un prezioso organo, realizzato nel XVIII secolo.

Storia Origini

In questo luogo scorreva il fiume Crostolo che, essendo stato deviato il suo corso all'esterno delle mura nel 1226, lasciò un terreno ghiaioso e la zona prese così il nome di Ghiara o Giarra. Nel 1313 la Comunità di Reggio diede questa zona ai Servi di Maria, che vi costruirono un convento e una chiesa dedicata alla Santissima Annunziata. Nel 1517 si eresse una chiesa maggiore, disposta lungo l'asse del vecchio fiume, e i Serviti fecero dipingere sul muro dell'orto, dietro l'abside, un'immagine della Madonna col Bambino. Col passar del tempo l'immagine si deteriorò e nel 1569 si incaricò il pittore Lelio Orsi di ricavarne un disegno. L'Orsi la reinterpretò in modo personale, tanto che ne risultò una nuova opera. Il disegno venne sottoposto nel 1573 a Giovanni Bianchi, detto il Bertone, perché ne ricavasse un nuovo dipinto sul muro del convento. Questa nuova immagine attirò sempre più gente, tanto che fu costruita una piccola cappella per custodirla.

Il miracolo La mattina del 29 aprile 1596, ventitré giorni dopo l'inaugurazione della cappella, un orfano di circa 15 anni di nome Marchino, sordomuto e privo di lingua dalla nascita, si raccolse in preghiera davanti all'immagine della Madonna col Bambino. Durante la preghiera avrebbe esclamato tre volte "Gesù-Maria", riacquistando anche l'udito, mentre gli sarebbe ricresciuta la lingua. Marchino era conosciuto come garzone presso il signor Sebastiano, macellaio della Vicinia di San Prospero, e la notizia si diffuse in tutta la città.

Sei giorni dopo, il 5 maggio 1596, sarebbe avvenuto un altro miracolo a Fivizzano, con l'improvvisa guarigione di una donna, Margherita, detta Caugliana dal paese d'origine del marito, inferma a letto da diciotto anni. Il miracolo si sarebbe verificato dopo l'improvvisa apparizione nella stanza della donna di un'immagine della Madonna col Bambino come quella della Ghiara di Reggio Emilia, cui l'inferma era devota..

Allora il vescovo, mons. Claudio Rangone, istituì una commissione per esaminare i fatti composta da teologi, medici e giuristi, inviando le conclusioni al papa Clemente VIII che, il 22 luglio 1596, riconobbe il miracolo consentendo la venerazione pubblica dell'immagine.

Il Santuario manierista

In breve tempo il luogo divenne meta di pellegrinaggi e, grazie alle offerte dei fedeli, si decise di edificare un nuovo tempio che potesse custodire il dipinto legato ai miracoli. Fu fatta richiesta al duca Alfonso II d'Este di far progettare ai suoi architetti un modello per il nuovo edificio. Ne furono realizzati tre: uno da Giovan Battista Aleotti di Argenta, uno da Cosimo Pagliani di Siena e un terzo da Alessandro Balbi di Ferrara"Emilia Romagna", Guida TCI, 1996, pag. 72: il progetto di quest'ultimo fu approvato dal duca.

La prima pietra dell'edificio venne collocata il 6 giugno del 1597 dal vescovo Claudio Rangoni alla presenza del duca e della duchessa Margherita Gonzaga, demolendo la chiesa dei Servi e parte del precedente convento. La direzione dei lavori venne affidata all’architetto reggiano Francesco Pacchioni (1560-1634), affiancato per la costruzione della cupola dal senese Cosimo Pugliani (1599-1618). Nel 1619 la chiesa era già a buon termine e il 12 maggio venne solennemente consacrata.

Restauri I restauri vennero compiuti dal 1887 al 1890 sotto la guida di Nicolò Barabino, Luigi Samoggia, Gaetano Chierici. I restauri recenti sono avvenuti negli anni novanta del XX secoloIl Santuario della Madonna della Ghiara a Reggio Emilia, a cura di A. Bacchi e M. Mussini, ed. Umberto Allemandi, Torino, per Cassa di Risparmio di Reggio Emilia, 1996.

Descrizione Esterno Il tempio, di grandi dimensioni, si presenta come un edificio quadrangolare. La facciata si apre sul lato est e dominano la struttura una slanciata cupola centrale con lanternaUn'analisi approfondita del progetto si trova in: Franca Manenti Valli, L'architettura della Ghiara a Reggio Emilia. Il 'modello quadro' , ed. Consultalibrieprogetti, Reggio Emilia, 2019 e una torre campanaria, rimasta incompiuta.

Facciata

La facciata, con timpano, è strutturata su due livelli e presenta paraste di ordine dorico nella parte inferiore e ionico nella superiore. È realizzata in laterizio, con inserti in marmo bianco nelle basi e nei capitelli delle lesene, nei cornicioni, nelle finestre e nei portali. Longitudinalmente è divisa in tre parti, ciascuna aperta da portali sovrastati da finestre a serliana. Sul portale centrale è un bassorilievo in marmo con la Vergine della Ghiara scolpito da Salvatore da Verona, dono del Comune di Reggio del 1642. Le due porte laterali furono invece eseguite nel 1631.

Campanile

La torre campanaria si erge sul lato destro dell'edificio, di fianco all'abside e presenta un'altezza di 52 metri su una base quadrata di 8 metri per lato. Interamente in laterizi, fu iniziata dall’architetto Francesco Pacchioni nel 1623. Si sviluppa come torre quadrata sulla quale si innesta la cella campanaria ottagonale, costruita dal 1630, chiusa da una copertura rotonda e tetti. Il progetto originario prevedeva una cupola e una lanterna che non furono mai ultimati.

Nel primo documento noto, risalente al 18 agosto 1612, si legge dell’approvvigionamento di 54 pezzi di marmo per la torre, ma, nel giugno del 1624, a torre quasi ultimata, si accerta che è inadatta a sopportare il peso dei marmi e si abbandona il progetto originario, destinando il materiale al pavimento della Basilica.

L'orologio venne aggiunto nel 1661 su progetto del Padre Servita Cherubino Ranzani.

Nel settembre del 1842 gli architetti Luigi Croppi e Pietro Marchelli intervennero sulla stabilità del campanile ed eressero la copertura a tetti concentrici.

La torre è dotata di un concerto di cinque campane, il migliore della Diocesi:

La Fornara, cosiddetta in quanto donata dai fornai di Reggio, diametro 141 cm, peso 1624 kg, prima metà del '600 Diametro 113 cm, peso 850 kg, prima metà del '600 Diametro 93 cm, peso 530 kg, prima metà del '600 Diametro 77 cm, peso 325 kg, fusa nel 1785

Interno

Impostato su una pianta a croce greca iscritta in un quadrato e abside aggettante verso il lato occidentale, appare diviso in tre navate da possenti pilastri che sorreggono la cupola. Nei quattro angoli rientranti della croce sono ricavati altrettanti spazi quadrati, di dimensioni minori, sormontati da altre quattro cupole emisferiche, non visibili all'esterno.

L'interno è fastosamente decorato secondo il gusto manierista del tempo, tipicamente di transizione fra il Rinascimento e Barocco. Se la parte inferiore risulta assai sobria, le volte colpiscono per la profusione di dorature, stucchi e il ciclo di affreschi della Scuola dei Carracci che propongono Storie dell'Antico Testamento, volto a valorizzare soprattutto le donne dell'Antico Testamento. Dapprima il tema pittorico aveva altro carattere e fu solo nel 1615 (21 febbraio) che la congregazione della fabbrica votò il progetto degli affreschi che poi furono eseguiti. Non è noto chi fu il teologo che ideò il tema della glorificazione delle eroine della Bibbia, le cui virtù sono viste in analogia con le virtù della vergine Maria.

Al ciclo pittorico furono coinvolti molti artisti emiliani della prima metà del Seicento (1614-1648): Ludovico Carracci, Gian Francesco Barbieri detto il Guercino, Lionello Spada, Alessandro Tiarini, Luca Ferrari, Camillo Gavasetti, Carlo Bononi, Pietro Desani, Lorenzo Franchi, Jacopo Palma il Giovane, Carlo Caliari (figlio del Veronese), Tommaso Sandrino, Sebastiano Vercellesi, Pietro Armani, Giovanni Savi, Francesco Burani, Giulio Cesare e Michele Mattei e Orazio Talami.

Le Corporazioni delle arti contribuirono con preziose donazioni: l'Acquasantiera venne fatta realizzare dalla Corporazione della Lana e da quella della Seta; il Comune commissionò al Guercino un'opera che è ritenuta il capolavoro: la Crocefissione di Cristo, nell'Altare di città.

Gli affreschi

Particolarmente interessante è la lettura iconologica degli affreschi e la loro disposizione: i quattro spazi quadrati e cupolati a fianco dei bracci della croce greca presentano una sintesi cronologica del Tempo del Mondo: nella prima è rappresentato il Tempo del Paganesimo, simboleggiato dalle Sibille. Segue il Tempo dell'Antico Testamento, con i Profeti biblici, poi il Tempo del Vangelo con i Quattro Evangelisti, e infine il Tempo della Chiesa, con i Dottori della Chiesa; le quattro volte a botte che formano i bracci della croce greca presentano negli scomparti maggiori soggetti dellAntico Testamento che hanno come protagoniste delle figure femminili: Adamo ed Eva nel paradiso Abramo in atto di servire gli angeli, a destra Rebecca che porge da bere al servo di Abramo Rachele al pozzo Giaele e Sisara Abigail che presenta a Davide adirato molte vettovaglie Giuditta e Oloferne Ester ai piedi del trono di Assuero Debora e Barac Samuele, offerto al sacerdote dalla madre Abisag, bella fanciulla di Sunem, che serve l'anziano Davide in trono circondato dalla corte. La cupola presenta il soggetto dellApoteosi di Maria.

Spazio delle Sibille

Il soffitto fu dipinto nel 1619 da Alessandro Tiarini, uno dei maggiori talenti della scuola carraccesca. I freschi bellissimi valsero all'artista che a Reggio lasciò molte opere ed ebbe lunga e fortunata dimora, il gran lavoro della tribuna maggiore (Ruggeri-Brawt).

Nei pennacchi, di grande potenza espressiva, sono le Sibille "tanto spiritose che vive rassembrano" (Vidriani); negli otto scomparti inferiori del bacino sono dipinte le Virtù, negli otto superiori altrettanti Angeli con gli strumenti della passione di Cristo, nella medaglia di centro due angeli uno dei quali reca la croce e invita una figura semivelata ad adorarla.

Nell'altare a sinistra, disegnato da Giovanni Battista Magnani di Parma, la Vergine col Bambino fra i Santi Francesco d'Assisi, Lucia, Apollonia e Agata, è opera del 1854 di Alfonso Chierici. Lionello Spada in gara col Tiarini vi aveva dipinto un pregevolissimo quadro (rubato nel 1783) rappresentante San Francesco d'Assisi in estasi, ospitato nella Galleria Estense di Modena.

Braccio orientale

(dalla porta maggiore alla cupola)

Le pitture della volta furono eseguite da Luca Ferrari, discepolo di Guido Reni, al quale furono commessionate nel 1644. E poiché tornarono di straordinaria soddisfazione a tutta la città, la congregazione della fabbrica affidò allo stesso (1646) gli affreschi del braccio a mezzogiorno. Nei cinque sfondi o fasce del primo intercolonnio è figurata la Mansuetudine, poi un angelo che regge diversi scudi, una torre con baluardi, un angelo recante un'armatura, la Fede. Nel vòlto corrispondente agli archi delle cappelle, a sinistra sono Adamo ed Eva scacciati dal Paradiso, nel centro Abramo in atto di servire gli angeli, a destra Rebecca che porge da bere al servo di Abramo.

Nei quadri in tela dell'intercolunnio (in questi come negli altri) sono rappresentati i Miracoli della Madonna; quello a sinistra è di Pietro Desani, l'altro di Pietro Armani.

Spazio dei Profeti maggiori