La 4CV era un'autovettura di fascia bassa presentata nel 1946 e prodotta tra il 1947 ed il 1961 dalla Casa automobilistica francese Renault.

Storia Genesi e debutto

La 4CV fu concepita durante la Seconda guerra mondiale, in assoluta segretezza, dato il periodo estremamente difficile: per di più, gli stabilimenti Renault erano presidiati dai Tedeschi, che ne controllavano le attività, perciò ipotizzare un nuovo progetto su piena iniziativa della Casa francese era quantomeno rischioso. A maggior ragione se si pensa che le forze d'occupazione tedesche esigevano dalle maestranze di Billancourt che venissero prodotti automezzi destinati all'utilizzo in campo bellico da parte degli invasori, perciò non avrebbero mai accettato che una parte dei lavoratori dello stabilimento si dedicasse a progetti di altra natura, pena la deportazione dei campi di lavoro o di sterminio in Germania. Tale progetto fu quindi condotto in clandestinità. La vettura doveva rimpiazzare la Juvaquatre, che tanto successo aveva ottenuto nei due anni precedenti lo scoppio del conflitto, ma doveva anche essere più economica e di fascia leggermente più bassa della Juvaquatre stessa. Si prevedevano infatti tempi duri anche una volta concluso il conflitto, per via delle crisi economiche che avrebbero interessato i vari Paesi europei coinvolti nella guerra, primo fra tutti la Francia. Il progetto fu affidato al giovane ingegnere Fernand Picard, supervisionato da Charles-Edmond Serre, da sempre amico fidato e strettissimo collaboratore di Louis Renault. Quest'ultimo, stava distaccandosi sempre più dalle attività della sua azienda, non tanto per scelta personale, quanto per gravi motivi di salute che nel giro di pochi anni lo avevano portato addirittura a non riuscire neanche più a parlare fluentemente. Serre e Picard, visceralmente antinazisti, vissero con dolore e tormento l'occupazione della Francia e dello stabilimento in cui lavoravano, ma tali sentimenti finirono per rendere i due ancora più uniti e decisi ad affrontare progetti clandestini. Un altro dei tormenti di Serre derivava dal fatto che il progetto 4CV avrebbe dovuto rimanere nascosto anche agli occhi del suo amico Louis Renault, ormai trasformatosi da padre padrone risoluto ad anello debole di una catena in ogni caso molto fragile. Serre e Picard si circondarono di un'équipe, sempre segreta, di valenti e fidati collaboratori. Tornando al progetto relativo alla futura 4CV, le specifiche relative all'impostazione meccanica puntavano su uno schema del tipo "tutto dietro", ossia con motore posteriore e trazione sul retrotreno. La vettura doveva essere inoltre caratterizzata da un peso ridotto e dalla presenza di un cambio a 4 marce. Ma il 20 maggio 1941, poco dopo l'avvio del progetto, ecco che Louis Renault scoprì accidentalmente il lavoro in combutta tra Serre, Picard e gli altri collaboratori. Fortunatamente, ed anche inaspettatamente, l'irascibile patron della Renault diede invece il proprio consenso ed il proprio appoggio al progetto segreto.

Nel marzo del 1942 i bombardamenti dell'aviazione britannica causarono grossi danni allo stabilimento Renault, ma la zona in cui il progetto proseguì clandestinamente venne preso solo di striscio, ma in maniera sufficiente a convincere i progettisti a trasferire la sede operativa di tale progetto in un immobile poco distante, sempre di proprietà di Louis Renault, un albergo in avenue Foch.

Il primo prototipo della vetturetta francese fu realizzato il 23 dicembre 1942, e fu caratterizzato da una linea arrotondata che nell'impostazione stilistica ricordava molto da vicino il Käfer, ossia il neonato Maggiolino tedesco. È pur vero che al Salone di Berlino del 1939 Serre e Renault avevano avuto modo di osservare uno dei primi esemplari di Maggiolino (all'epoca chiamato ancora KdF-Wagen), ancora non prodotto in serie in quanto i lavori per la costruzione dello stabilimento di Fallersleben (Wolfsburg, Germania) dovevano ancora essere ultimati. È plausibile, quindi, che Serre si sia ispirato al progetto di Ferdinand Porsche per dettare le specifiche relative alla carrozzeria. Questo primo prototipo era anche marciante e montava un motore da 737 cm³, simile a quello che poi diverrà il motore definitivo per la vettura di serie. Poco tempo dopo, nel gennaio del 1943, i progettisti decisero di rischiare il tutto per tutto e fecero uscire allo scoperto tale prototipo allo scopo di saggiarne le doti su strada, e soprattutto i difetti che la vettura e i suoi organi meccanici presentavano. Per apportare le numerose migliorie di cui la vettura si dimostrò subito bisognosa, vennero condotti altri test su strada. Ma alla fine, Serre, Picard e i loro collaboratori vennero scoperti: la punizione loro inflitta fu in realtà molto lieve e non pregiudicò, se non marginalmente, il prosieguo del progetto. Per questo motivo, nel marzo del 1944 venne realizzato un secondo prototipo, il quale prefigurava molto più da vicino la vettura definitiva, dalla quale si discostava fondamentalmente per la carrozzeria a due sole porte e per il diverso disegno della zona anteriore, priva di una vera propria calandra..

A questo punto il progetto relativo alla futura 4CV attraversò un periodo cruciale nella storia della Renault e più in generale della Francia. Dopo lo sbarco in Normandia avvenuto nel giugno del 1944, il 20 agosto Parigi fu liberata e altri due mesi dopo, Louis Renault fu incarcerato con l'accusa di aver collaborato con gli occupanti nazisti nella produzione di materiale bellico e morì di lì a poco. Si ebbe quindi l'ascesa di Pierre Lefaucheux al timone dell'azienda, la nazionalizzazione della stessa e la nascita della Régie Nationale des Usines Renault. Inoltre entrò in vigore il cosiddetto Piano Pons, che imponeva una razionalizzazione della produttività delle Case automobilistiche allo scopo di limitare il più possibile la concorrenza e di consentire quindi loro di rialzarsi con più facilità dopo i bui anni della guerra. Alla Renault fu concesso di dedicarsi alla 4CV, visto che il progetto era già in atto da anni ed era arrivato ormai ad una fase avanzata del proprio sviluppo. Il neo-presidente Lefaucheux ebbe modo di provare uno dei prototipi della vettura, che giudicò soddisfacente, tranne che per un aspetto. Essendo lui alto 1,87 metri, incontrò difficoltà ad accedere ai posti posteriori di un prototipo che era ancora ad una sola portiera per lato. Pertanto impose che la vettura avrebbe dovuto avere anche due portiere posteriori. Il 15 novembre 1945 nacque così il terzo prototipo, che ormai era quasi del tutto identico alla vettura definitiva.

Si arrivò così al 1946, anno in cui al trentatreesimo Salone di Parigi venne presentato un esemplare di preserie della 4CV per saggiare le reazioni del pubblico. Esso fu catturato da questa piccola vettura che presentava la pratica soluzione delle quattro porte, una rarità, all'epoca, per una vettura di questa fascia di mercato. La caratteristica tecnica più evidente fu invece il motore, sistemato in posizione posteriore. A dispetto del delicato periodo in cui la Francia e soprattutto il popolo francese provava a rimettersi in piedi, la kermesse parigina ebbe un buon successo e così pure la nuova piccola vettura della Casa della Losanga. La gente aveva di nuovo voglia di tornare a sognare, di guardare con fiducia verso il futuro e di lasciarsi alle spalle gli orrori vissuti. La 4CV fu uno dei vettori portanti di tale orientamento, per questo divenne uno dei modelli simbolo della rinascita francese. Tuttavia, per l'avvio vero e proprio della produzione si dovette attendere quasi un anno, a causa di motivi strettamente legati alla ricostruzione ed alla riorganizzazione degli impianti produttivi dell'Ile de Seguin, nonché alla penuria, ancora marcata, di materie prime. Il primo esemplare della 4CV uscì dalle linee di montaggio dello stabilimento Renault di Billancourt il 12 agosto 1947 e fece parte di un primo lotto di 300 esemplari destinati alla rete di vendita. Tale lotto fu preceduto da un'altra pre-produzione di 40 esemplari da affidare ad alcuni clienti selezionati affinché potessero dare responsi sulla vettura. La presentazione ufficiale del modello definitivo si ebbe però solo al Salone di Parigi dell'ottobre 1947.

Design esterno ed interno

Caratterizzata da un design tipicamente anni '40, la 4CV proponeva forme tondeggianti visibili ovunque osservando il corpo vettura, e che contribuivano non poco ad un coefficiente di penetrazione aerodinamica piuttosto ridotto per gli standard dell'epoca: appena 0,38. Il frontale era caratterizzato dalla presenza di due proiettori tondi posti sulla sommità dei parafanghi anteriori, in mezzo ai quali trovava posto una calandra relativamente ampia e formata da sei barre cromate orizzontali di lunghezza via via sempre crescente passando da quella superiore a quella inferiore. La calandra era divisa in due da una barra cromata verticale che nella parte centrale incorporava lo stemma della Casa di Billancourt e che proseguiva verso il cofano anteriore. La vista laterale metteva in evidenza la prominenza dei parafanghi, sia anteriori che posteriori, ma anche la presenza delle due portiere per lato, una caratteristica assai poco frequente all'epoca nelle vetture della fascia di mercato della 4CV. Le superfici vetrate non erano molto ampie, ma questa era una caratteristica tipica un po' di tutte le auto prodotte in quegli anni. Ciò coincideva giocoforza con la presenza di montanti massicci, in particolare quello posteriore. I montanti anteriori, invece, incorporavano gli indicatori di direzione a bacchetta. Il padiglione aveva un andamento arcuato, fatto che comportava un'abitabilità più ridotta nella zona posteriore dell'abitacolo. La coda, molto sfuggente, era caratterizzata anch'essa da un lunotto piuttosto ridotto come dimensioni e da un'ampia zona dedicata al raffreddamento del motore, e quindi coperta da un'ampia griglia. La vettura era sprovvista di veri e propri faretti posteriori: l'unico dispositivo luminoso presente in coda era quella delle piccole lampadine per l'illuminazione della targa.

L'abitacolo era spoglio, come si conveniva ad un'auto che badava maggiormente alla sostanza in quegli anni in cui la sostanza era prioritaria. Tuttavia non mancarono alcuni contenuti interessanti, almeno per l'epoca: tra questi va menzionato un dispositivo denominato "commodo", che in pratica era una leva multifunzione situata sul lato sinistro del piantone del volante e che integrava le funzioni del devioluci, degli indicatori di direzione e del clacson. Una sorta di antesignano delle moderne leve multifunzione che hanno tra l'altro mantenuto la posizione originaria. Il cruscotto era ad un solo quadrante semicircolare che integrava, oltre al tachimetro, anche il contachilometri totale e quello parziale, oltre ad alcune spie. Il volante era invece a tre razze.

Struttura, meccanica e motore

La 4CV era caratterizzata da un'architettura meccanica che in quegli anni veniva utilizzata solo da pochi costruttori, e cioè con motore posizionato posteriormente e trazione anch'essa sulle ruote posteriori. Ciò causò inevitabilmente uno sbilanciamento evidente nella ripartizione delle masse fra avantreno e retrotreno, che però in genere non avrebbe mai generato grossi inconvenienti sul piano della sicurezza su strada a causa delle modeste prestazioni delle vetture strettamente di serie. La struttura della 4CV era del tipo a scocca portante e fu il secondo modello della Casa della Losanga ad annoverare tale soluzione tecnica fra i suoi contenuti (la prima fu la Juvaquatre). La 4CV montava sospensioni a ruote indipendenti sui due assi, anteriormente a quadrilateri deformabili e posteriormente a semiassi oscillanti. Gli ammortizzatori erano ancora del tipo a leva, quindi piuttosto superati anche all'epoca. L'impianto frenante era a quattro tamburi, mentre lo sterzo era del tipo a cremagliera.