Il campo di Fossoli fu un grande campo di concentramento e di transito, allestito nella frazione Fossoli, a circa da Carpi, in provincia di Modena.
Il campo venne creato come campo di prigionia per i prigionieri di guerra alleati nel 1942. Dopo l'inizio della deportazione degli ebrei italiani, dal 5 dicembre 1943 il campo, conosciuto anche come Fossoli di Carpi, fu utilizzato prima dalla Repubblica Sociale Italiana e poi, dal 15 marzo 1944, dalle SS come campo di concentramento e transito (in tedesco: Polizei- und Durchgangslager), divenendo il principale punto di transito per la deportazione in Germania di ebrei e oppositori politici. In totale si calcola che vi siano stati trasferiti dai campi e dalle carceri del nord Italia e poi avviati nei lager tedeschi circa ebrei e deportati politici. Anche dopo il passaggio del campo sotto amministrazione tedesca le autorità della RSI continuarono a controllarne una parte, il cosiddetto "campo vecchio" o "campo italiano", adibito all'internamento di civili (cittadini di paesi nemici, familiari di renitenti alla leva e criminali comuni), di norma non destinati alla deportazione in Germania..
Il 2 agosto 1944 il campo di concentramento e transito per i deportati politici e razziali venne trasferito a Bolzano. I tedeschi continuarono quindi a usare la propria parte come campo di transito per i civili rastrellati da inviare in Germania come lavoratori coatti (in questa fase se ne stimano ). Il campo venne infine completamente abbandonato a seguito di un bombardamento alleato nel novembre 1944.
Dopo la guerra il campo ebbe vari usi. Nei mesi immediatamente successivi alla guerra una parte venne sfruttata per internare ex esponenti fascisti, un'altra per ospitare profughi stranieri. Dal 1947 al 1954 vi trovò sede l'Opera Piccoli Apostoli di Don Zeno Saltini. Infine, dal 1954 al 1970 il campo venne trasformato nel Villaggio San Marco, che ospitava i profughi giuliano-dalmati.
Seconda guerra mondiale Campo per prigionieri di guerra (PG 73)
Il campo di Fossoli fu costruito nella primavera 1942 dal Regio esercito italiano come campo di prigionia per raccogliere i soldati britannici, sudafricani, neozelandesi catturati nelle operazioni di guerra in Africa settentrionale. Tre mesi dopo l'avvio della costruzione del "Campo vecchio", affacciato su via Grilli, iniziò l'allestimento di una nuova sezione, il "Campo nuovo", che si affacciava su via Remesina, occupando un'area a sud-est del vecchio. I primi prigionieri arrivarono nel luglio dello stesso anno, a struttura non ancora ultimata, perciò nel primo periodo vennero collocati in un campo attendato lungo via Remesina..
Una volta conclusi, i due campi accolsero complessivamente un massimo di prigionieri. Il "Campo vecchio" occupava un'area di ed era costituito da 93 baracche, di cui 46 destinate ad ospitare ciascuna un massimo di 100 prigionieri, mentre le altre erano locali di servizio (locali per la direzione, i sorveglianti, cucine, bagni, ecc...).. Il "Campo nuovo" era costituito da 30 baracche. Secondo le testimonianze, le condizioni di vita erano accettabili, ma peggiorarono durante l'inverno a causa del freddo, del fango e dei parassiti.
Con l'8 settembre 1943 e l'occupazione tedesca dell'Italia, i militari germanici presero il campo e lo svuotarono. I militari italiani di guardia vennero disarmati e inviati subito in campi di lavoro in Germania come internati militari. I prigionieri alleati che non riuscirono a fuggire vennero trasferiti anch'essi nel Reich in campi di prigionia.
Campo di concentramento per ebrei della Repubblica Sociale Italiana Le deportazioni degli ebrei italiani iniziarono per autonoma iniziativa tedesca, con i rastrellamenti del 16 settembre a Merano, del 9 ottobre a Trieste e del 16 ottobre a Roma. Fu solo nel novembre 1943 che anche le autorità fasciste italiane iniziarono ad avere un ruolo attivo. Il 14 novembre 1943 la Repubblica Sociale Italiana approvò il Manifesto di Verona, in cui il settimo dei 18 punti programmatici classificava « [...] gli appartenenti alla razza ebraica in generale come stranieri e, durante la guerra, nemici». Vi fece seguito lOrdine di Polizia n. 5, che ordinava a tutte le questure di arrestare gli ebrei e prevedeva la costituzione di campi provinciali di raccolta in ogni provincia. Grazie alla sua posizione geografica favorevole, vicina alla linea ferroviaria per il Brennero, Fossoli venne scelto come campo "speciale" che avrebbe dovuto raccogliere i detenuti provenienti dai campi provinciali sparsi per l'Italia...
Il 2 dicembre la prefettura di Modena chiese quindi al Comune di Carpi di attrezzare il vecchio campo di prigionia come campo di raccolta degli ebrei, che venne aperto il 5 dicembre 1943. Lo stesso giorno giunsero i primi 70 deportati razziali. Al 29 dicembre 1943 vi erano rinchiusi 97 ebrei, ma il loro numero crebbe velocemente:. il 2 gennaio 1944 erano già divenuti 185. Inizialmente i prigionieri vennero rinchiusi nel "campo vecchio", ma a gennaio 1944 vennero tutti trasferiti nel "campo nuovo". Dal febbraio del 1944, oltre agli ebrei, cominciano ad essere internate anche altre categorie: i civili stranieri trasferiti da altri campi (dal 2 febbraio), gli accusati di attività sovversiva (da metà febbraio), i renitenti alla leva e i disertori (dal 26 febbraio), i borsaneristi (dal 28 febbraio) e gli ergastolani trasferiti dai carceri (tra cui anche comunisti e anarchici non liberati durante i quarantacinque giorni)..
Il primo comandante del campo fu il vicecommissario aggiunto Domenico Avitabile, sostituito nel febbraio 1944 dal commissario Mario Taglialatela, entrambi appartenenti alla Polizia.. In questa prima fase l'organizzazione interna era affidata agli stessi prigionieri, tra i quali venivano scelti il "capo campo" e i vari "capo baracca", che si occupavano del vitto e delle attività culturali. I carabinieri, la milizia e gli uomini della PS non maltrattavano i detenuti. Le famiglie potevano vivere assieme. Inoltre era permesso l'accesso a esterni, come la manodopera locale e il parroco di Fossoli, don Francesco Venturelli, che si prodigò per assistere i deportati.. "Nonostante la fame, la promiscuità, i parassiti e l'incertezza della sorte futura", le condizioni di vita, almeno fino al trasferimento di Avitabile, rimasero sopportabili. Ne parlano, per esempio, Nedo Fiano ("Non voglio esaltare il campo di Fossoli… [ma rispetto alle] Murate di Firenze ebbe un vissuto estremamente favorevole") e il medico Luciana Nissim Momigliano ("Non ricordo particolari malinconie o preoccupazioni…non c'erano sacrifici particolari… non era un lavoro coatto").
Il 26 gennaio 1944 iniziarono i trasporti di deportati per la Germania, con un treno carico di 83 ebrei anglo-libici diretto a Bergen-Belsen. Il primo treno in direzione Auschwitz-Birkenau partì il 22 febbraio, arrivando a destinazione quattro giorni più tardi. Tra i 650 deportati vi era anche Primo Levi, che rievocherà la sua breve esperienza a Fossoli nelle prime pagine del famoso libro Se questo è un uomo e nella poesia Tramonto a Fossoli.
Campo di polizia e transito delle SS
Il 28 febbraio 1944 il Comandante della Sicherheitspolizei in Italia, generale SS Wilhelm Harster, comunicò al Questore di Modena, Paolo Magrini, la volontà tedesca di creare a Fossoli un campo amministrato da loro.. Il 15 marzo 1944 le SS di stanza a Verona, già presenti da inizio febbraio 1944,Cfr. in Gaetano Vallini, Nessuno si chiedeva perché. La vacuità del mito degli "italiani brava gente" in un volume sul lager nazifascista di Fossoli. su L'Osservatore Romano del 27 gennaio 2010. assunsero ufficialmente la direzione del "Campo nuovo". Il comandante era il tenente delle SS Karl Titho, i suoi vice erano i marescialli Hans Haage e Josef König. Il campo di Fossoli divenne perciò a questo punto "Polizei- und Durchgangslager" (), inserito nel sistema concentrazionario nazista quale principale campo deputato alla deportazione dall'Italia verso i lager del Reich di prigionieri politici e razziali, che venivano qui trasferiti dai campi e dalle carceri del nord Italia. Fossoli assunse perciò per l'Italia la stessa funzione svolta dai campi di Drancy in Francia, di Malines in Belgio e di Westerbork nei Paesi Bassi.
Nei paesi occupati dell'Europa occidentale (Francia, Belgio, Olanda e dopo l'8 settembre 1943 anche l'Italia) la decisione delle autorità naziste fu infatti di non creare ghetti o campi di sterminio e di evitare il più possibile la visibilità degli atti di violenza antiebraica. L'antisemitismo era minore rispetto ad altri paesi europei, e si temeva di irritare l'opinione pubblica, già in larga parte ostile. Si istituirono così appositi campi di internamento o di transito lontani dai grandi centri, dove raccogliere la popolazione ebraica prima di trasferirla nei campi di concentramento o sterminio.
Il "campo nuovo", dove contestualmente al passaggio all'amministrazione tedesca vennero avviati lavori di allargamento, venne quindi utilizzato sia per gli ebrei che per i deportati politici, divisi in due sezioni differenti, separate da una recinzione.. La sezione per i deportati razziali era costituita da 10 baracche, mentre quella per i deportati politici da 7. Le stime sulla capienza variano da a detenuti per il settore ebraico e oltre per quello dei "politici".. L'intero campo era circondato da una doppia rete di filo spinato. Gli ebrei erano contrassegnati da un triangolo giallo, mentre i politici da uno rosso.
Durante la gestione nazista le condizioni di vita nel campo peggiorarono. Aumentarono le violenze nei confronti dei detenuti e venne impedita qualsiasi comunicazione con l'esterno. A tal fine, si cessò di ricorrere alla manodopera locale per i lavori di manutenzione, svolti da questo momento in poi dagli stessi deportati.
Nella sezione dei "politici" vi erano partigiani catturati, antifascisti, operai, ma anche ex militari e detenuti comuni, destinati alla deportazione in Germania. Il 2 maggio 1944 giunsero nel campo anche 707 civili romani rastrellati al Quadraro, il 12 giugno vi arrivarono circa 400-450 civili rastrellati a Castel Del Rio, e negli stessi giorni ne giunsero altri catturati a Soliera. A metà giugno venne chiesto ai rastrellati del Quadraro, ad altri ostaggi civili catturati a Frosinone e agli elementi ritenuti "meno pericolosi" di scegliere tra la deportazione assieme ai "politici" e l'impiego come "lavoratori liberi" (, ) in un campo di lavoro in Germania. I circa 500 di loro che accettarono uscirono dal campo il 24 giugno, partendo per il Reich poco dopo, destinati all'impiego in impianti chimici. Analoga sorte ebbero quasi tutti gli altri rastrellati civili, scelti dai tedeschi per l'invio nei campi di lavoro, sulla base del lavoro dichiarato e delle condizioni fisiche..