Con il termine precariato si intende l'insieme dei soggetti lavoratori che vivono una generale condizione lavorativa di incertezza che si protrae, involontariamente, per molto tempo. Viene da precario (colui che deve pregare qualcuno per ottenere qualcosa), un contratto agrario otto-novecentesco, «consistente nella concessione di un immobile a titolo provvisorio, col godimento dell'usufrutto»Nota a pié di pagina in Demetrio Pianelli di Emilio De Marchi, consulenza letteraria Geno Pampaloni nell'edizione Istituto Geografico De Agostini Novara, 1984, p.124.
Descrizione Il termine, nell'utilizzo comune, denota la presenza di due fattori principali:
mancanza di continuità del rapporto di lavoro e di certezza sul futuro; mancanza di un reddito e di condizioni di lavoro adeguate su cui poter contare per la pianificazione della propria vita presente e futura.
Il termine è utilizzato quando la flessibilità lavorativa assume tratti degenerativi, sistematici e impostiMolti scelgono volontariamente la flessibilità o comunque situazioni diverse dal "posto fisso" o del lavoro subordinato (basti pensare a chi sceglie di essere imprenditore o lavoratore autonomo). Il precariato, invece, è sostanzialmente imposto..
Nel mondo Italia Occorre rilevare che, sebbene flessibilità lavorativa e precariato siano due fenomeni di per sé concettualmente diversi e solo indirettamente correlati ma non sovrapponibili e assimilabili, si caratterizzano entrambi per l'espansione delle forme contrattuali atipiche.
Spesso la mobilità o flessibilità lavorativa è confusa col precariato: mentre la mobilità consente al lavoratore di investire su una professione o comunque costruire una propria carriera pur spostandosi da un settore all'altro sia all'interno di uno stesso ente, sia da azienda a azienda, e di accrescere il proprio valore professionale senza perdere i benefici maturati, il precariato, al contrario, è costituito da una serie di contratti a termine che non cumulano nel tempo vantaggi economici o professionali perché non consentono al lavoratore di progredire nel proprio cammino professionale. La loro funzione dunque non contribuisce alla facilità d'impiego ed alla professionalizzazione, bensì sgretola in una sequela di impieghi poco remunerati e poco professionalizzanti il percorso lavorativo.
In data 10 giugno 2011 è stata inoltrata formalmente all'Antitrust, e per conoscenza al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, una denuncia contro il "tacito cartello dei salari low-cost" adottato dalle aziende di servizi a danno della libera concorrenza nel mercato del lavoro e del sistema economico italiano.
Tipologie ricorrenti Il precariato investe una grande varietà di settori, dall'agricoltura all'industria e artigianato, al settore dei servizi e del commercio, passando anche per la pubblica amministrazione, attraverso uno spettro molto vario di fasce sociali. Le forme con cui il precariato si sostanzia sono diverse e, soprattutto, alcune solitamente sfuggono non solo al controllo da parte degli enti deputati ma anche ai commenti da part dei mass media in quanto particolarmente subdole (a cominciare dall'utilizzo improprio e illegittimo di addetti delle cooperative da parte delle aziende).
Gig economy
Negli anni 2015 e soprattutto 2016 hanno cominciato, anche in Italia, a manifestarsi i casi di precarietà associata alla cosiddetta gig economy ("economia dei lavoretti"). Trattasi di reclutamento di personale (soprattutto giovani, stranieri, ex disoccupati) da parte di multinazionali (con sedi di rappresentanza nazionale), utilizzate come fattorini nella distribuzione e consegna di vari prodotti (cibo, bevande, pacchi e documenti, ecc.). Questo servizio è supportato da app adoperate dal consumatore per le consegne a domicilio, mentre gli addetti (rider) sono organizzati dalla piattaforma digitale (con geolocalizzazione dei fattorini) associata all'e-commerce (in pratica è un algoritmo informatico che stabilisce le prese per fattorino). Solitamente questi lavoratori sono pagati a cottimo (per ordine ovvero per consegna) e spesso sono reclutati attraverso contratti di parasubordinazione, cooperative, partita iva o, più frequentemente, collaborazione occasionale. In alcuni casi i fattorini (detti rider) non sono neppure formalmente lavoratori in quanto sono reclutati attraverso un contratto di trasporto nell'ambito di attività logistiche. L'algoritmo della piattaforma digitale, sulla base di disponibilità, quantità di prese e velocità di consegna, calcola un punteggio per ciascun rider (fedeltà) che impatta su retribuzione e preferenza.
In pratica, è la riproposizione in chiave digitale e multinazionale dei vecchi pony express degli anni '80.
Esempio di precarietà associata alla gig economy è il servizio di consegna di cibo a domiciliohttp://sbilanciamoci.info/lalgoritmo-della-precarieta-caso-foodora/, erogato da multinazionali quali Foodora, Just Eat, Deliveroo.
Tempo determinato L'assunzione di un lavoratore subordinato a tempo determinato, con periodi assai lunghi (12-18 mesi), non rientra nel precariato in quanto si utilizza questa forma di inserimento in azienda conformemente ai suoi scopi (sostituzione maternità, introduzione di un ruolo a termine, commessa/progetto, startup, aumento o picco del carico lavorativo, necessità esecuzione attività a carattere straordinario-estemporaneo, figura particolarmente critica e quindi costosa, ecc.).
Invece, la reiterazione infinita di rinnovi a tempo determinato e/o brevissimi periodi (mesi, addirittura settimane o giorni) è autentico precariato, oggetto di condanne europee quando attuato dalle pubbliche amministrazioni. La sentenza del 26 novembre 2014 (cause riunite C-22/13, C-61/13, C-62/13, C-63/13, C-418/13): con essa la Corte di giustizia dell'Unione europea ha ritenuto che il diritto dell'Unione osta a una normativa nazionale, che, fatte salve le necessarie verifiche da parte dei giudici del rinvio, autorizzi, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza indicare tempi certi per l’espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo qualsiasi possibilità, per tali docenti e detto personale, di ottenere il risarcimento del danno eventualmente subito a causa di un siffatto rinnovo.
Somministrazione
La somministrazione di lavoro (ex lavoro interinale) è una modalità tipica, quando abusata, per favorire forme di precariato. Essendo un contratto di fornitura di lavoro temporaneo, quando rinnovato più di una volta potrebbe fornire ad un'azienda un valido pretesto per mascherare una posizione lavorativa subordinata e legata ad un fabbisogno non di carattere temporaneo ma stabile, creando altre situazioni di precarietà. Molti corsi di formazione rivolti all'inserimento (o al reinserimento) di fasce professionali a rischio (in Italia, laureati in facoltà umanistiche, operai non specializzati, donne, immigrati, portatori di handicap) prevedono un tirocinio formativo presso un'azienda. Ma non sempre il contratto è rinnovato alla fine del corso di formazione, o si trasforma spesso in lavoro somministrato di durata limitata.
L'addetto, comunque, è un lavoratore subordinato dell'agenzia di lavoro, con tutti i diritti dei lavoratori dipendenti. Ad ogni modo esistono regole (che, come tutte le regole possono essere facilmente aggirate) per impedire la reiterazione continua di missioni di somministrazione di una risorsa presso il medesimo committente dell'agenzia.
Cooperative Un'altra modalità di precarizzazione, di risparmio economico e di aggiramento delle tutele valide per il lavoro dipendente diretto, è quello di affidare falsi appalti a cooperative (di servizi, di manodopera, ecc.). In questo modo non solo si risparmiano parecchi soldi ma soprattutto si può da un giorno all'altro dismettere questi lavoratori dato che essi sono soci della cooperativa, quindi ad essi non si applica la legislazione dei subordinati. Falsi appalti in quanto gli addetti della cooperativa sono mescolati ai dipendenti o gli sono affidate mansioni diverse dal facchinaggio, pulizie, etc., svolgendo invece ruoli (soprattutto in fabbrica, cantiere o campagna) di produzione o, addirittura, di controllo. Tutto questo è vietato dalle norme del lavoro perché appalto non genuino e soprattutto perché la fornitura di lavoro è regolamentata attraverso la somministrazione che ha delle regole ben precise. Tanto è vero che molti imprenditori confondono cooperativa di servizi con agenzia per il lavoro che sono due cose molto diverse.
In alcuni casi, è la proprietà dell'azienda principale che crea ad hoc una cooperativa a cui girare intere squadre di ex dipendenti oppure reclutando nuovo personale. Ad ogni modo si verificano spesso casi per cui un'azienda utilizza squadre di personale fisso (da tantissimi anni) che formalmente appartiene ad una cooperativa: in alcuni casi questo personale copre persino ruoli, in produzione, estremamente qualificati. Per poter usufruire di massiccia manodopera da cooperative, si è diffusa la pratica fraudolenta di sottoscrivere falsi contratti di appalto (la risorsa viene impiegata come fosse un dipendente dell'azienda); gli altri vantaggi per l'azienda utilizzatrice sono che il personale delle cooperative costa molto poco e, essendo l'addetto un socio, può essere licenziato (dalla cooperativa ovvero dall'utilizzatore) quando si vuole.
Questa forma di precarizzazione è sicuramente la più subdola dato che si utilizza la forma cooperativa, di per se nobile e ricca di storia, per ingannare lavoratori, la pubblica opinione nonché gli organi statali. Ad ogni modo le false cooperative o l'abuso dell'outosourcing a cooperative è una modalità sempre più diffusa, perché non solo consente di evitare assunzioni dirette a tempo determinato, apprendistati, false partite iva, somministrazione, collaborazioni a progetto, ma permette di ridurre enormemente i costi, lasciare a casa il personale da un giorno all'altro pur rimanendo nella legalità (formale), evitare il contenzioso.
In altri casi, l'impresa cui il committente affida un falso appalto (si riveste la fornitura a ore di manodopera specializzata come fosse un'"opera") non è formalmente una cooperativa ma un'impresa di servizi (operazioni e attività varie in ambito industriale, agricolo, edile, commerciale) ma il concetto di apporto di manodopera in interposizione non cambia.
Partite iva
L'abuso di dipendenti di fatto ma formalmente lavoratori autonomi è una pratica assai datata. Il mondo del terziario avanzato (società di consulenza, studi professionali, imprese di servizi in genere) è stato quello che ha sempre fatto largo impiego di personale stabile ma a partita iva che, quindi, con i veri freelance (a carattere volontario) non ha nulla a che fare. Tale situazione è talmente diffusa che alcune aziende tengono a sottolineare, nella loro comunicazione, che utilizzano come personale fisso solo dipendenti, volendo distinguersi dai concorrenti più sleali.
Negli ultimi anni, complice anche la crisi, anche altri settori hanno cominciato ad assumere personale a partita iva (operai edili o impiantisti trasformati in artigiani, progettisti o venditori nell'industria, ecc.).
Lavori socialmente utili
I lavori socialmente utili sono l'unica tipologia di lavoro che una consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato qualifica come lavoro sicuramente precario.
Lavoro parasubordinato
La collaborazione coordinata e continuativa e il contratto a progetto sono due tipologie di lavoro molto diffuse quando si vuole abusarne perché permettono flessibilità e, sostanzialmente, lavoro subordinato ma trattato formalmente come autonomo.
Contratto voucher