La chiesa di Maria Santissima Annunziata è il principale luogo di culto cattolico di Modugno, nella città metropolitana di Bari. È la chiesa matrice della città, situata in piazza del Popolo.
L'attuale struttura risale al XVII secolo ed è un ampliamento dell'originale costruzione medioevale. La facciata e l'interno hanno caratteristiche tardo-rinascimentali, l'interno accoglie gli elementi romanici, barocchi e gotici di alcune cappelle e altari laterali. Il caratteristico campanile riprende le forme classiche dello stile romanico-pugliese.
Fra le diverse opere d'arte che la chiesa custodisce è da ricordare lAnnunciazione di Bartolomeo Vivarini.
Storia della Chiesa Origini della chiesa e di Modugno
Il primo nucleo abitato di Modugno sorgeva lungo la via Minincia Traiana, a circa metà strada tra Bitonto e Bari, e si sviluppò, con molta probabilità, a circa un chilometro dall'attuale centro cittadino, intorno alla chiesa di Santa Maria di Modugno che fu la prima chiesa madre della città. Questa chiesa, nonostante vari restauri effettuati nel tempo da diversi arcipreti, è attualmente un rudere del quale si possono osservare solo le pareti esterne ed alcuni antichi affreschi.
Fino ai primi anni del XX secolo, il clero modugnese, si recava in processione nella chiesa di Santa Maria di Modugno (originariamente dedicata all'Assunta) due volte l'anno, il 15 agosto e il 25 aprile, per onorare la prima chiesa di ModugnoNei registri del Capitolo di Modugno si trovano le seguenti annotazioni in latino: «Die XXV aprilis - Dicta Nona fit Processio usque ad antiquam Ecclesiam Parochialem S. Mariae de Meduneo, ubi ex immemorabili consuetudine cantatur Missa de Rogationibus» (trad.: «25 aprile - Recitata in coro l'Ora di Nona si svolge la processione all'antica Chiesa Parrocchiale S. Maria di Modugno, dove per immemorabile consuetudine viene cantata la Messa Conventuale») e «Die XV Augusti - Festum Assumptionis B.M.V. Titularis Antiquae Ecclesiae Parochialis S. Mariae de Meduneo - In hac die Capitulum processionaliter accedit ad dictam Ecclesiam, ubi more solito cantat Missam Conventualem; propterea archipresbyter pro tempore eidem Capitulo solvit L. 6,37» (trad.: «15 agosto - Festa dell'Assunzione della Beata Vergine, Titolare dell'antica chiesa Parrocchiale S. Maria di Modugno - In questo giorno il Capitolo si reca in processione alla detta chiesa, dove secondo il solito canta la Messa Conventuale; pertanto l'Arciprete del tempo versa al capitolo L. 6,37»)..
PresumibilmenteN. Milano, Modugno. Memorie storiche, 1984, p. 45 nel IX secolo il borgo che sorgeva intorno a tale chiesa venne distrutto durante le frequenti incursioni che i Saraceni compivano in Terra di Bari. La popolazione, per sfuggire agli eccidi e ai saccheggi, si rifugiò nella Motta, un piccolo castello, presidiato dalle truppe bizantine, che sorgeva su un'altura. L'attuale città di Modugno si sviluppò nei pressi di quel castello e, intorno all'anno Mille, le esigenze della crescente popolazione erano divenute tali per cui non era più sufficiente la chiesa di Santa Maria di Modugno che risultava anche essere distante dalle abitazioni. Pertanto, venne edificata la nuova chiesa, nel sito dove sorge l'attuale chiesa Matrice, e venne dedicata all'Annunziata. La prima struttura della chiesa era in stile basilicale, a tre navate.
Sede vescovile suffraganea Nell'XI secolo, Modugno era sotto la dominazione bizantina e gli imperatori d'Oriente affidavano il controllo delle chiese dei territori conquistati al controllo dei Patriarchi di Costantinopoli con il duplice scopo di accrescere l'influenza di questi ultimi e di contrastare i Papi di Roma. Questo atteggiamento fu una concausa dello Scisma d'Oriente che si verificò nel 1054.
I Patriarchi decisero di suddividere il territorio pugliese in tante piccole sedi vescovili senza territorio diocesano, dette suffraganee. I vescovi di queste diocesi erano sottoposti all'autorità di un vescovo metropolita.
Anche Modugno era una di queste sedi vescovili e nel 1025 venne nominata in una bolla pontificia di Giovanni XIX. Nella bolla si riconosceva al neoeletto arcivescovo di Bari Bisanzio il diritto metropolitico su alcune sedi vescovili suffraganee, fra cui "Meduneo". Successivamente si trova nominata anche nella bolla di Alessandro II (1062).
Il normanno Roberto il Guiscardo conquistò Bari nel 1071 estendendo i propri territori nel Sud Italia negli anni seguenti, fino al 1078. I Normanni, nominati vassalli del Papa, più per interesse politico che per convinzione religiosa favorirono il ritorno delle sedi vescovili sotto il controllo della Chiesa di Roma. Tuttavia, per non turbare le popolazioni abituate all'organizzazione ecclesiastica patriarcale, venne inizialmente conservata la suddivisione in sedi vescovili suffraganee. Per questa ragione in una bolla pontificia di Urbano II, datata 1089 (in quell'epoca i Bizantini avevano definitivamente lasciato i territori del Sud Italia saldamente nelle mani dei Normanni) è possibile leggere il nome di Modugno fra le sedi vescovili suffraganee che rientrano sotto il controllo dell'abate Elia, arcivescovo di Bari.
In seguito, però, tale impostazione venne smantellata; in una bolla di papa Eugenio III del 1152 non è più menzionata tra le diocesi suffraganee di Bari, realtà confermata da una successiva bolla di papa Alessandro III del 1172; da questo momento Modugno è un territorio appartenente alla giurisdizione religiosa di Bari.Paul Fridolin Kehr, Italia pontificia, IX, Berlino 1962, pp. 316, 321 (nº 13) e 322 (nº 15).
A ricordo dell'antica dignità vescovile, Modugno conserva il privilegio di poter celebrare messa solenne con un rito chiamato messa a nove preti e che prevede, secondo il pontificale greco, la presenza di sei sacerdoti, del celebrante e di due ministri.
La consapevolezza dell'antica dignità di capitolo cattedrale è sempre rimasta viva nel clero modugnese che ne fece l'argomento principale per far ottenere alla Chiesa Matrice dalla Santa Sede, nel 1854, il titolo di Collegiata.
I restauri nei secoli successivi alla costruzione della chiesa Nel 1347, Bartolomeo Carafa, arcivescovo di Bari e feudatario di Modugno, temendo la discesa in Italia dell'esercito ungherese, fece fortificare la città di Modugno. Nello stesso anno fece restaurare la chiesa dedicata all'Annunziata, in quanto cadente.
Un secolo e mezzo dopo, la chiesa aveva necessità di nuovi ed urgenti restauri. Nel 1518, per far fronte alle spese necessarie, il Capitolo di Modugno chiese l'aiuto della regina Bona Sforza la quale intervenne concedendo 100 ducati. Il testo della petizione inviata dal Capitolo modugnese è di seguito riportato.
Nonostante il restauro cinquecentesco, all'inizio del XVII secolo si rivelò necessario, a causa della crescita demografica, un notevole lavoro di ampliamento che porterà la chiesa maggiore di Modugno alla sua struttura attuale.
Ampliamenti del Seicento
La vecchia chiesa non venne abbattuta, ma se ne conservò la struttura trasformandola nel presbiterio. Non è possibile conoscere quanto effettivamente si sia salvato della costruzione dell'XI secolo e quanto sia frutto di opere successive. La vecchia chiesa aveva un'estensione pari all'attuale presbiterio e alla prima parte della navata. I lavori per la costruzione della nuova parte attuarono un allungamento dell'edificio. È possibile distinguere le due parti se si nota che la seconda è disassata rispetto alla prima, con una leggera inclinazione verso nord-ovest.
Con lo scopo dare il via ai lavori, già dagli ultimi decenni del XVI secolo la popolazione modugnese iniziò a fare lasciti in favore dell'opera. I lavori, però, poterono essere avviati solo quando l'Università (l'amministrazione cittadina, l'equivalente dell'attuale Comune) si fece carico della maggior parte delle spese. Venne chiamato come architetto, Bartolomeo Amendola (o Amendolara) di Monopoli, il quale si occupò di fondere la preesistente costruzione con la nuova e di realizzare il campanile.
Ad un primo sguardo è difficile notare il disassamento che caratterizza la parte seicentesca della costruzione rispetto alla parte antecedente, in quanto Amendola, per camuffare questo aspetto, è intervenuto sulla disposizione dei pilastri della Cappella dell'Addolorata e del Cappellone del Santissimo.
Alcuni arcipreti modugnesi hanno voluto interpretare questa caratteristica del fabbricato come un simbolo liturgico: il presbiterio inclinato rispetto alla navata starebbe ad indicare il capo chino del Crocifisso. In effetti, questo simbolismo è stato adottato anche nella costruzione di altre chiese, tuttavia in questo caso la distorsione dell'asse della costruzione è motivata essenzialmente dall'esigenza tecnica di non poter estendersi dove erano presenti altre costruzioniN. Milano, op. cit., pp. 156-157.
I lavori, iniziati nel 1604, furono portati a compimento nel 1626. Tuttavia, data l'esigenza della popolazione e del clero di usufruire di un luogo dove praticare il culto, vennero innanzi tutto svolti i lavori di rifacimento della parte più antica della costruzione che compresero anche la costruzione della sezione inferiore del campanile che forma un corpo unico con l'edificio. Questa prima parte dei lavori venne conclusa intorno al 1615, data riportata su un organo presente nella chiesa. Inoltre, è un dato di fatto che nel 1622, nella chiesa si svolgevano regolarmente funzioni religiose: il 13 novembre di quell'anno un fulmine colpì la chiesa mentre si compivano riti sacri provocando la morte di tre sacerdoti e di tre chierici; nella cronaca di quell'evento è riportata la presenza dell'organo al fianco dell'altare maggiore.
La consacrazione della nuova chiesa, dedicata anch'essa come la precedente alla santissima Annunziata, avvenne il 15 novembre 1626 il presenza dell'arcivescovo Ascanio Gesualdo, dell'arciprete Camillo Cerri e del sindaco Donato Olimpio. Nell'occasione venne apposta una lapide sulla facciata, a sinistra della porta d'ingresso. La lapide riporta la seguente iscrizione:
Gli interventi successivi Anche se la consacrazione della chiesa avvenne nel 1626, alcuni lavori furono completati oltre questa data. Il cappellone laterale è stato realizzato nel 1642. L'altare maggiore risale al 1666. La copertura del tetto venne ultimata solo nel 1698 come si evince dalla data incisa nel timpano della facciata. In quello stesso tempo venne realizzato anche il soffitto ligneo dipinto da Domenico Scura. Nel 1717 furono collocate sul portale d'ingresso le due statue dell'Annunciazione.
Nel 1907 venne edificato l'altare dedicato a san Rocco e nel 1911 l'arciprete Alberto Romita fece restaurare l'altare dell'Addolorata. Tra il 1936 e il 1939 l'arciprete Federico Alvigni provvide alla realizzazione di una serie di interventi come la sostituzione del pavimento preesistente con tavelloni di cemento realizzati dalla cementeria di Modugno, il consolidamento della tettoia, il restauro pittorico del soffitto ligneo, la creazione di nicchie con statue, la sostituzione degli altari in tufo con quelli in marmo, il restauro degli affreschi e dei quadri nel cappellone del Santissimo e il restauro del campanile.
Negli anni settanta furono iniziati degli interventi di consolidamento del campanile e della tettoia della navata, ma non furono portati a termine per mancanza di fondi.
Descrizione della chiesa Architettura Sia all'esterno che all'interno della chiesa si nota la coesistenza di diversi stili architettonici. Alla facciata tardo-rinascimentale si contrappone il campanile che, seppur della stessa epoca, ha le forme del romanico pugliese. Al romanico del presbiterio, con archi e colonne, si accompagna lo stile tardo-rinascimentale della navata, con lineamenti sobrî e severi che talora entrano in contrasto con il barocco di alcune cappelle e gli elementi multicolori inseriti nel XX secolo.