La 24 Ore di Le Mans (nome ufficiale ) è una gara di durata di automobilismo che si svolge annualmente al Circuit des 24 Heures du Mans, nei pressi di Le Mans, in Francia. Viene organizzata dallAutomobile Club de l'Ouest (ACO), ed è la gara, tra quelle attualmente in corso, più antica del Campionato del mondo endurance FIA.

Presentazione

La prima gara si svolse il 26 e 27 maggio 1923 e da allora si è disputata annualmente in giugno, a eccezione del 1956 (in luglio), del 1968 (in settembre, a causa dei tumulti politici accaduti nel Maggio francese), del 2020 (il 19 e il 20 settembre) e del 2021 (il 21 e il 22 agosto; queste ultime due edizioni posticipate a causa della pandemia di COVID-19). Venne cancellata solo nel 1936, per ragioni economiche, e dal 1940 al 1948 per effetto della seconda guerra mondiale e immediato dopoguerra.

Tradizionalmente la gara inizia alle ore 16 di sabato per terminare alla stessa ora della domenica. Eccezioni alla regola furono l'edizione del 1968 che iniziò alle 14, quella del 1984 partita alle 15 a causa della concomitanza delle elezioni generali francesi e quella del 1998, nuovamente alle 14, per via della concomitanza con i mondiali di calcio che si disputavano proprio in Francia; infine per diverso tempo tra gli anni 2000 e 2010 è iniziata e finita alle 15

La gara si disputa su un tracciato semi-permanente della lunghezza di oltre 13 chilometri, utilizzando per buona parte strade aperte alla normale circolazione per tutto il resto dell'anno. Nel corso degli anni diverse sezioni appositamente costruite hanno sostituito le strade normali, in particolare le Curve Porsche che escludono la vecchia e pericolosa parte della Maison Blanche in cui il circuito sfiorava degli edifici. Il Circuito Bugatti è la parte permanente del tracciato, circonda la zona della partenza/arrivo e viene utilizzato durante tutto l'anno per diverse competizioni, tra cui il Motomondiale.

Storicamente gareggiano contemporaneamente vetture di vario tipo e attualmente sono suddivise in tre diverse classi: i prototipi della classe regina denominati HYPERCAR: in questa classe coesistono vetture a motore endotermico, ibride e non realizzate interamente dalle case costruttrici chiamate LMH (omologate FIA) e vetture LMdH realizzate con telai e motori ibridi comuni (realizzate per correre sotto regolamento FIA e IMSA); della classe prototipi LMP2 fanno parte vetture a motore endotermico e telaio comune progettati appositamente per questa corsa; la terza classe sono auto derivate dalla produzione di serie denominate LMGT3.

Nell'ultimo box, denominato "Garage 56", può venire ospitata e ammessa alla corsa una vettura innovativa che non concorre per la vittoria ma è ammessa a partecipare come vetrina tecnologica; nell'edizione del 2023 è stata ammessa una vettura NASCAR appositamente modificata per l'evento.

La vittoria complessiva va all'auto che ha coperto la maggior distanza alla fine del giro durante il quale è scaduto il periodo di 24 ore continuate di corsa. Questa regola sembrerebbe univoca per la determinazione del vincitore ma in realtà non è così; per esempio, la gara del 1966 ebbe un vincitore a sorpresa in quanto la Ford si aspettava un ex aequo con due sue GT40 Mark II che attraversarono il traguardo nello stesso istante, grazie a un arrivo orchestrato, mentre invece venne proclamata vincitrice la vettura tra le due che, avendo ottenuto il peggior tempo nelle prove, era partita più indietro sulla linea a spina di pesce di partenza e così aveva percorso una maggiore distanza a parità di tempo. Come regola aggiuntiva vi è quella che un'auto deve attraversare la linea d'arrivo dopo 24 ore per essere classificata, il che spesso porta a episodi di auto danneggiate che lasciano i box per trascinarsi lungo il circuito un'ultima volta e poter finire la gara.

Oggigiorno, ogni auto dispone di una squadra di tre piloti. Prima del 1970 erano permessi solo due piloti per auto, e nei primi tempi era permessa anche la partecipazione a piloti solitari. Fino ai primi anni ottanta la maggior parte delle auto era condotta da due piloti. Nel 1950, Louis Rosier vinse la gara assieme al figlio Jean-Louis che guidò l'auto solo per due giri. Nel 1952, il francese Pierre Levegh gareggiò da solo e stava per aggiudicarsi la gara quando commise un grave errore nell'ultima ora di corsa, cedendo la vittoria a una Mercedes-Benz 300 SL.

La "partenza Le Mans"

Dal 1925 al 1970 la gara iniziava tipicamente con quella che è diventata nota come la "partenza Le Mans": le auto erano allineate su un lato della pista, i piloti sull'altro. Quando la bandiera francese segnalava il via alle 16:00, i piloti attraversavano di corsa la pista, entravano nelle auto e partivano. Questa procedura divenne rischiosa dopo l'introduzione delle cinture di sicurezza, che richiedevano di essere allacciate correttamente dai meccanici. Perciò i piloti gareggiavano nel primo turno, circa un'ora, senza le cinture allacciate.

Un giovane talento e campione di Formula 1, Jacky Ickx, diede una plateale dimostrazione dei rischi di questa partenza nel 1969, quando invece di correre attraverso la pista, camminò lentamente, e quindi entrò nella sua auto e si allacciò correttamente le cinture di sicurezza. Nonostante questo ritardo, riuscì a vincere la gara, anche se per soli 120 metri. Tristemente, nel primo giro di gara, un pilota privato, il britannico John Woolfe, rimase ucciso anche per non aver allacciato le cinture di sicurezza. Perciò la tradizionale pratica venne interrotta nel 1970, quando i piloti partirono già seduti nelle auto, con le cinture saldamente allacciate. Successivamente, la partenza dal lato della pista venne sostituita da una partenza in corsa, come a Indianapolis.

La "partenza Le Mans" è anche il motivo per cui le Porsche da strada continuano ad avere l'accensione a sinistra della colonna dello sterzo, invece del più tradizionale alloggiamento a destra; ciò permetteva al pilota di avviare il motore con la mano sinistra mentre al tempo stesso la destra inseriva la prima, consentendo così alle Porsche di uscire dalla linea di partenza più rapidamente.

Storia 1924-1939: le edizioni prima della seconda guerra mondiale

Nei primi anni della competizione la marca più vittoriosa fu la Bentley con le varie 3 Litre, 4½ Litre e 6½ L che tra il 1924 e il 1930 conquistarono cinque vittorie, intervallate da due successi della Lorraine-Dietrich nel 1925 e nel 1926.

L'inizio degli anni trenta vide una sequenza di quattro vittorie consecutive conquistate dall'Alfa Romeo con versioni diverse del modello 8C; tra i piloti che le condussero anche Tazio Nuvolari, che vinse nel 1933 e Luigi Chinetti che legò per anni il suo nome a quello di questa corsa, dapprima come pilota e in seguito come team manager.

Gli anni successivi, con l'eccezione del 1936 in cui la competizione non ebbe luogo a causa di scioperi operai, vide iscrivere nell'albo d'oro della corsa il nome di altre squadre storiche come Lagonda, Bugatti e Delahaye.

1949-1954: le prime edizioni del dopoguerra La prima edizione dopo il termine della seconda guerra mondiale, avvenne nel 1949 e vide affacciarsi tra i vincitori il nome della Scuderia Ferrari, con la 166 MM che conquistò la vittoria assoluta, un'auto della categoria Sport (sotto i 2 litri di cilindrata). La 166 MM che vinse era guidata dallo statunitense di origini italiane, Luigi Chinetti che vinse guidando per 23 ore e mezza su 24, e per la restante mezz'ora guidò il compagno di squadra e proprietario della vettura, Peter Mitchell-Thomson. In quegli anni Chinetti iniziò un lungo periodo di collaborazione con la casa di Maranello.

Anche negli anni successivi si videro nuove case iscriversi nell'albo dei vincitori, la Talbot-Lago nel 1950 con la T26, la Jaguar nel 1951 e 1953, con la C-Type e la Mercedes-Benz nel 1952, con la W194 (meglio nota come 300 SL). Nel 1954 tornò alla vittoria la Ferrari con la 375 Plus che montava un V12 da 5 litri.

1955: il più grave incidente della storia dell'automobilismo

Nel 1955, Pierre Levegh ottenne di guidare una Mercedes-Benz 300 SLR, dopo le sue eccellenti prove precedenti. Era all'inseguimento di Mike Hawthorn, quando la Jaguar D-Type di quest'ultimo sorpassò una Austin-Healey (guidata da Lance Macklin) più lenta, prima di rientrare all'improvviso nei box sulla destra. Questa manovra costrinse la Austin-Healey a spostarsi a sinistra, dove sopraggiungeva con una velocità molto superiore la Mercedes. Questa urtò il retro della Austin-Healey, venne catapultata in alto e si schiantò nella folla, disintegrandosi e uccidendo sia il pilota che 83 spettatori, oltre a ferirne 120.

Stando alle dichiarazioni ufficiali dell'organizzazione, la gara fu fatta proseguire per impedire che gli spettatori abbandonassero il circuito intasando le strade e ostacolando così le ambulanze.

Mike Hawthorn e la scuderia Jaguar proseguirono e vinsero la gara, mentre le Mercedes rimanenti (guidate da Juan Manuel Fangio, Stirling Moss e altri) vennero ritirate dalla corsa in segno di rispetto per le vittime.

A causa dello shock provocato dal disastro, molte gare più o meno importanti vennero cancellate nel 1955, come il Gran Premio di Germania e di Svizzera; quest'ultima nazione bandì addirittura per legge le gare automobilistiche dal suo territorio (e tale divieto è ancora oggi in vigore sul territorio svizzero a eccezione della Formula E, che gode di un permesso provvisorio speciale, e il primo GP su circuito in Svizzera dopo 63 anni si è tenuto a Zurigo il 10 giugno 2018).

Alla fine della stagione, avendo vinto il campionato di Formula Uno e quello delle vetture sportive, la Mercedes si ritirò dalle corse e non vi fece ritorno fino al 1987.

1956-1959 Nel 1956 in conseguenza della tragedia dell'anno prima, la pista venne completamente rivista, la sede stradale nella zona del traguardo venne abbassata di alcuni metri, venne costruita una tribuna e nuovi box, allo scopo di garantire sicurezza e protezione per il pubblico, elementi che mancando erano stati causa della morte di decine di persone. Venne anche modificata la curva Dunlop e il circuito vide la sua lunghezza ridotta di 31 metri.

L'edizione del 1956, non valida per il mondiale marche, venne spostata a luglio, proprio per garantire il completamento dei lavori.

Gli anni che seguirono videro nuovamente le vittorie della Jaguar con le sue D-Type, seguite da una vittoria della Ferrari e una dell'Aston Martin.

Gli anni sessanta Il decennio successivo vide alternarsi nell'albo d'oro dei vincitori due soli nomi, quello della Ferrari e quello della Ford che si aggiudicarono rispettivamente 6 e 4 edizioni della 24 Ore.

Questo duopolio non impedì che si realizzassero anche delle novità interessanti sotto il punto di vista tecnico, come quella del 1963 in cui la Rover e la scuderia BRM di Formula 1 unirono le forze per produrre una coupé spinta da una turbina a gas, guidata da Graham Hill e Richie Ginther. Terminò la maratona all'ottavo posto a una media di 173 km/h, toccando una velocità massima di 229 km/h. Quell'anno vinsero Ludovico Scarfiotti e Lorenzo Bandini a bordo di una Ferrari 250 P.