La Repubblica della Lituania Centrale o Lituania Centrale (; ; ), fu uno Stato cuscinetto creato nel 1920 a seguito della falsa insubordinazione dei soldati della 1ª Divisione di Fanteria lituana-bielorussa dell'Esercito polacco, ordinata segretamente da Józef Piłsudski. Concentrata attorno alla città storica di Vilnius, l'antica capitale del Granducato di Lituania, la nazione ebbe vita breve e non ottenne il riconoscimento internazionale. Per diciotto mesi l'entità funse da punto di separazione tra la Polonia, dalla quale dipendeva, e la Lituania, che reclamava il possesso dell'area. Alla fine, il 24 marzo 1922, a seguito delle elezioni politiche tenutesi localmente, lo Stato finì annesso alla Polonia; tuttavia, il risultato delle votazioni non ricevette mai il riconoscimento da parte della Repubblica lituana.

Nel 1931, un tribunale internazionale della corte dell'Aia si pronunciò a proposito del controllo polacco sulle città della Lituania centrale ritenendolo una violazione del diritto internazionale. A tale dichiarazione non seguì però alcuna concreta conseguenza. I confini tra Polonia e Lituania nel periodo interbellico, per quanto di fatto accettati dalla Conferenza degli Ambasciatori degli Alleati della prima guerra mondiale e dalla Società delle Nazioni, non videro mai il governo provvisorio baltico trasferitosi a Kaunas rinunciare a quelle terre se non dopo l'ultimatum polacco del 1938.

Storia Contesto storico

A seguito delle spartizioni della Polonia, molti dei territori che una volta appartenevano al Granducato di Lituania furono annessi all'Impero russo. Nel corso dell'Ottocento, il governo zarista mise in atto una politica di russificazione dell'area; non mancarono proteste dei locali, culminate (ma non sopite) con la rivolta di gennaio del 1864.. La discriminazione verso le comunità baltiche portò a restrizioni e divieti rigidi, quali ad esempio quello di esprimersi in lingua polacca, in lituano (bando della stampa lituana), in bielorusso e in ucraino.... Queste misure, tuttavia, ebbero effetti limitati sui tentativi di eliminare i gruppi polacchi rivoluzionari, in quanto finirono soltanto per accrescere sentimenti patriottici tra le file di molti locali, come accaduto anche a Vilnius... Nel Paese baltico, in particolare, si sviluppò nel corso del XIX secolo un movimento culturale passato alla storia con il nome di risveglio nazionale, il quale acuì le distanze dei lituani sia dalle influenze polacche che russe..

La composizione etnica di quella che sarebbe divenuta la Lituania Centrale è sempre stata oggetto di discussione, tenendo presente che in quel periodo storico non si eseguirono dei censimenti né si riportarono altri dati anagrafici attendibili. Stando al primo censimento dell'Impero russo del 1897, certamente non noto per la sua attendibilità a detta di molti storici, la popolazione del Governatorato di Vil'na era ripartita come segue:. bielorussi 56,1% (inclusi i cattolici), lituani 17,6%, ebrei 12,7%, polacchi 8,2%, russi 4,9%, tedeschi 0,2%, ucraini 0,1%, tatari 0,1%, e «altri» 0,1%.

Il censimento tedesco del 1916 della regione di Vilnius (pubblicato nel 1919) riporta numeri assai diversi: polacchi 58,0%, lituani 18,5%, ebrei 14,7%, bielorussi 6,4%, russi 1,2% e «altri» 1,2%.

Per entrambi i censimenti si riscontrarono molte difficoltà pratiche nel tentativo di raggruppare le varie etnie. Gli etnografi del 1890 si erano spesso confrontati con chi si riteneva sia lituano che polacco.. Uno studio relativo al censimento tedesco afferma che «determinare in maniera obiettiva le condizioni di appartenenza a una nazionalità piuttosto che a un'altra rappresenta la difficoltà maggiore di questa operazione».

Conseguenze della Grande Guerra Tra le conseguenze della prima guerra mondiale, sia la Polonia che la Lituania riguadagnarono l'indipendenza. Il conflitto tra questi due Stati scoppiò subito quando iniziarono le rivendicazioni territoriali sull'area di Vilnius da parte dei polacchi (in polacco Wilno)..

A livello demografico, le principali comunità che popolavano Vilnius erano polacche ed ebree, mentre i lituani costituivano una piccola parte della popolazione totale (2,0%–2,6%, secondo il censimento russo del 1897 e secondo il censimento tedesco del 1916). Ciononostante, i baltici rivendicavano territorialmente la regione per motivazioni storiche, specie perché capitale dell'ex Granducato di Lituania, e rifiutarono di ritenere legittima qualsiasi pretesa dei polacchi sulla città e sul circondariato.

Mentre la Polonia, guidata da Józef Piłsudski, tentò di costituire una federazione polacco-lituana che avrebbe incluso anche diversi territori non etnicamente collegabili alla Polonia (Międzymorze), la Lituania si mosse per costituire uno Stato indipendente e slegato da russi, tedeschi e polacchi con capitale Vilnius.. I due censimenti dell'inizio del XX secolo lasciavano desumere come i madrelingua baltici costituissero una minoranza, ma le autorità lituane sostennero comunque che la maggioranza degli abitanti lì concentrati, malgrado non si esprimesse in lituano e si considerasse polacca, aveva dovuto convivere dapprima con le politiche di polonizzazione e poi con quelle di russificazione..

A complicare ulteriormente la situazione vi erano due fazioni polacche che avevano una visione differente sulla costituzione del moderno Stato di Polonia. Un filone, guidato da Roman Dmowski, asseriva che la Polonia moderna fosse da riconoscere sulla base di un'identità nazionale; un altro, capeggiato da Józef Piłsudski, faceva più leva sulle rivendicazioni territoriali e desiderava ricostituire la Confederazione polacco-lituana.. Entrambe le fazioni erano determinate a far leva sulla presenza polacca a Vilnius, da far necessariamente rientrare nel nuovo Stato. Ancora una volta emergevano delle differenze nelle modalità di acquisizione della regione: Dmowski spronava i gruppi polacchi a chiedere a gran voce un referendum finalizzato a decidere sul proprio destino, mentre Piłsudski si dimostrava disponibile a effettuare, qualora ve ne fosse stato bisogno, delle operazioni militari per acquisire quanto apparteneva al Granducato di Lituania. Nello specifico, il progetto prevedeva di assoggettare l'area di Kaunas (a maggioranza lituana), quella di Vilnius (a maggioranza polacca) e quella di Minsk (a maggioranza bielorussa).

Alla fine, il piano di Piłsudski fallì, essendo stato ostacolato sia dal governo lituano che dalla fazione di Dmowski in patria. Stanisław Grabski, rappresentante del filone di Dmowski, fu invitato alle negoziazioni della pace di Riga con la RSFS Russa e rifiutò l'offerta sovietica di ricevere alcuni territori presso Minsk (Dmowski preferiva una nazione meno ampia in termini di superficie, ma con un'alta percentuale di comunità polacche).. Si temeva che la presenza di non-polacchi avrebbe indebolito la posizione politica di Dmowski.

Guerra polacco-lituana

Terminata la prima guerra mondiale, l'area che costituiva in passato il Granducato di Lituania finì divisa tra la Repubblica lituana, la Seconda Repubblica di Polonia e la Repubblica Popolare Bielorussa. A seguito dello scoppio della guerra sovietico-polacca, per due anni di fila il controllo di Vilnius passò frequentemente da uno schieramento militare all'altro. Nel 1919 i territori furono brevemente occupati dall'Armata rossa, la quale sconfisse la fragile resistenza locale composta da bielorussi e lituani, ma qualche mese dopo l'offensiva di Vilna, i sovietici furono sconfitti nella battaglia di Varsavia. Il 1920 vide ritornare i sovietici nella regione di Vilnius per una seconda volta. Ad ogni modo, dopo la sconfitta riportata a Varsavia, Mosca decise di restituire la città al controllo dei lituani, senza che però ciò ponesse fine alle ostilità tra Varsavia e Vilnius.

Alcuni studiosi ritengono che, qualora la Polonia non avesse prevalso nella guerra polacco-sovietica, la Lituania sarebbe stata invasa dall'Armata Rossa e non avrebbe mai goduto dei venti anni circa d'indipendenza successivi.. Infatti, benché la Lituania appariva a un passo dall'occupazione straniera ad opera del vicino orientale nell'estate del 1920, tale prospettiva non si avverrò mai per via della controffensiva eseguita dall'esercito polacco.. La guerra polacco-lituana che ne derivò scoppiò quando le due potenze si scontrarono nella regione di Suwałki il 26 agosto 1920; la Società delle Nazioni intervenne e cercò di inaugurare delle trattative di pace a Suwałki, insediamento in cui si negoziò un cessate il fuoco il 7 ottobre, ai sensi del quale il controllo di Vilnius rimaneva ai lituani.. Il trattato di Suwałki che ne conseguì entrò in vigore a mezzogiorno del 10 ottobre.

Le autorità lituane entrarono nell'odierna capitale baltica verso la fine di agosto del 1920. Il governo di Grinius rifiutò la proposta di chi voleva indire un referendum per carpire la volontà dei cittadini e confermare se questi volessero essere effettivamente parte della Lituania. Il suo diniego fu poi prontamente sostenuto anche dal Seimas, poiché si temeva un risultato negativo per via della popolazione lituana che era una minoranza. L'8 ottobre 1920, il generale Lucjan Żeligowski e la 1ª Divisione di Fanteria lituano-bielorussa composta da circa 14.000 uomini e affiancata da alcuni ribelli locali, diedero il via a un finto ammutinamento e ingaggiarono uno scontro a fuoco con il 4º Reggimento di Fanteria dell'esercito lituano, costretto a ritirarsi dopo poche ore.. Dopo l'avanzata polacca, il governo lituano spostò la capitale a Kaunas l'8 ottobre: durante il trasferimento, furono meticolosamente distrutte linee telefoniche e ferroviarie che collegavano gli insediamenti, che rimasero così separate per circa 20-25 anni. Żeligowski fece il suo ingresso a Vilna il 9 ottobre, accolto dal fragoroso entusiasmo della comunità polacca locale. La delegazione francese e quella inglese decisero di lasciare eventuali prese di posizione alla Società delle Nazioni. Il 27 ottobre, mentre la campagna di Żeligowski era ancora in corso a ridosso dell'attuale regione di Utena, la Società delle Nazioni invocò l'indizione di un referendum popolare nell'area, ipotesi rigettata nuovamente dai lituani.. Ciononostante, fu comunque intrapresa la scelta di procedere a un referendum destinato alla popolazione di Vilnius, con un quesito che governo polacco negò il proprio coinvolgimento, ritenendo che Żeligowski avesse operato interamente di sua iniziativa. La storiografia moderna ritiene invece che Piłsudski fosse ben consapevole delle operazioni eseguite dal generale... Originario della Lituania, Żeligowski, proclamò l'esistenza di un nuovo Stato bilingue, la Repubblica della Lituania Centrale (Litwa Środkowa). Nella sostanza, si trattò nella sostanza di uno stato fantoccio che la Repubblica lituana si rifiutò di riconoscere..

La scelta dei baltici di trasferirsi a Kaunas era avvenuta perché seconda città più popolosa del Paese e poiché situata in una posizione centrale della Lituania odierna.. L'esecutivo fu giudicato dal dittatore politico «un burattino in mano tedesca».. Le schermaglie militari tra Kaunas e la Lituania Centrale proseguirono per diverse settimane, senza che nessuna delle parti riuscisse effettivamente a sopraffare l'altra. La Società delle Nazioni si attivò nuovamente per ottenere un cessate il fuoco, firmato il 21 novembre e una tregua un po' più lunga, ratificata il 27 novembre..

Costituzione della Repubblica della Lituania Centrale