Keftiu (ma anche Keftiw o Kftw, Keft, Keftu, Kaftu, Kafta.) è un etnonimo egizio, riferito ad una popolazione storicamente contemporanea, identificabile secondo alcuni nelle genti egee, e più precisamente nella civiltà minoica. Tra le due civiltà sono attestati scambi sin dal 2900 a.C., successivamente proseguiti e giunti al massimo nel periodo del Nuovo Regno egizio, corrispondente al Neopalaziale minoico, intorno al 1400 a.C. Nomi analoghi, e che farebbero riferimento alle stesse genti, sono attestati anche nell'Antico Testamento: CaphtorLibro di Amos, 9.7.; in accadico: kaptaritum; in Lingua ugaritica: kptwr, kptr; e in testi in Lineare B dell'isola di Creta., su cui, tuttavia, non esiste unanimità di interpretazione: kapte (?).

Keftiw: Creta e cretesi Il termine Kftw, vocalizzato in K(e)ft(i)w, di cui sono state censite 28 attestazioni epigrafiche, tra cui la c.d. "lista egea" del tempio funerario di Amenhotep III a Kom el-Hetan/Malqata, pur essendo di certo più antico Il termine si riscontra in uno dei Papiri di Leida, e nel Papiro Medico di Londra; pur risalendo il primo alla XIX dinastia ed il secondo alla XVIII (sotto Tutankhamon), si ritiene tuttavia trattarsi di testi molto più antichi risalenti, secondo Spiegel e Vercoutter, alla V o VI dinastia.., fa la sua comparsa con la XVIII dinastia e viene nei moderni dizionari normalmente tradotto “Creta” seguita però da un punto interrogativo... Tale termine, tuttavia, viene usato non solo per la toponomastica, ma anche per genti rappresentate nelle tombe dei nobili della XVIII dinastia in cui, a oggetti palesemente di provenienza egea, si sommano caratteri somatici e abbigliamenti del tutto simili a quelli noti da altri dipinti cretesi. Al British Museum è inoltre conservata una tavoletta in legno ricoperta di gesso, con testo in ieratico; risale al Nuovo Regno, è catalogata come E5647 ed è meglio nota come "tavoletta egea" giacché propone un elenco di "nomi di K(e)ft(i)w" La tavoletta (cm. 14x25), che presenta 3 linee scritte su un lato e 9 sull’altro, contiene tuttavia anche nomi tipicamente egizi, come S(en)n(e)f(e)r..

Che il termine indichi comunque genti egee, e cretesi in particolare, lo si desumerebbe quasi definitivamente dalla tomba di Rekhmira (TT100), Visir sotto Thutmosi III, ove sono presenti rappresentazioni parietali di tributari stranieri: nel novero dei "tributari" sono presenti esplicitamente i K(e)ft(i)w che per foggia degli abbigliamenti, nonché per i "tributi" offerti, sarebbero decisamente minoici..

Recenti valutazioni. hanno posto in dubbio tale affermazione. Si fa infatti notare come l’assegnazione a Creta dei K(e)ft(i)w derivi, sostanzialmente, dalla interpretazione del "Grande Verde" nel mare Mediterraneo. e, conseguentemente, delle "isole" in esso esistenti come quelle (tra le altre) dell’Egeo. Se tale individuazione venisse tuttavia meno, decadrebbe di conseguenza la certezza su cui si basa l’equazione stessa. In tal senso, un primo dubbio. è stato evidenziato nei rilievi del tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari; qui con il termine "wadj wer" (ovvero "Grande Verde") si indica palesemente "quello che bagna la terra di Punt" individuata nell'area somala e, quindi, il mar Rosso.

Le Isole del "Grande Verde" Si è a lungo ritenuto che con il termine "Grande Verde", o "Verdissimo", gli egizi volessero far esclusivo riferimento al mar Mediterraneo. e che, perciò, le "isole del Grande Verde" comprendessero certamente quelle egee e, conseguentemente, Creta. Recenti teorie, però, hanno messo in discussione tale identificazione tanto che si giunge ormai a ritenere che con "isole del Grande Verde" (traslitterazione dal geroglifico: "iww hryw ib nu w3d wr" tradotto con "Iles de la Mer") si possano indicare non solo isole nel senso stretto del termine, ovvero terre circondate dal mare, ma anche le stesse "isole" costituite dalla penetrazione del fiume nel delta del Nilo. o, addirittura, le isole che si creavano annualmente a seguito delle inondazioni del fiume. La frase, peraltro, è attestata con riferimento sicuro al mare Mediterraneo solo in due occasioni relativamente recenti: il decreto di CanopoIl nome della località deriva dal toponimo egizio Kha-Nub (luogo dell’oro, con riferimento alla ricchezza dei commerci che vi si svolgevano). La stele, scolpita con un decreto dei sacerdoti egizi in onore di Tolomeo III Evergete, risale al 238 a.C.; l’iscrizione è riportata in geroglifico, demotico e greco, e cita encomiasticamente, i meriti del Faraone., in cui si tratta dell’isola di Nabinaitt (ovvero Cipro), che "[…] giace nel mezzo del Grande Verde […]", e la Stele di Rosetta.

La Lista Egea Particolare attenzione viene posta, per identificare la provenienza dei Keftiw, in cinque manufatti rinvenuti nell'area di Kom el-Hettan ove sorgeva il tempio funerario di Amenhotep III. Qui, infatti, nell'area anticamente occupata dalla cosiddetta Corte Solare sono stati rinvenuti cinque piedistalli di statue verosimilmente del re, di cui restano solo i piedi, catalogati. con sigle da "An" ad "En"H. Sourouzian e R. Stadelmann, attuali scavatori del sito, hanno di recente rinominato le stele con la sigla "PWN" seguita dai numeri romani da I a V (nello stesso ordine delle lettere e, perciò, la “lista egea” è la PWN-V). e proprio quest’ultima base è meglio nota come "lista egea". Le basi. recano ovali merlati (simili a cartigli) sovrapposti a prigionieri con le braccia legate, e sono evidentemente liste di toponimi, di terre, o località, o città, o popoli, sotto la giurisdizione dell’Egitto: An: toponimi di stati del nord della Siria ed altri piccoli stati compresa Babilonia (Sangar), Mitanni (Naharina), Karkemiš, Hatti, Arzawa ed Assur; Bn: città-stato minori dell’area siro-palestinese, molte delle quali non ancora identificate, tra cui Damasco; Cn: (molto danneggiata) toponimi che, in apparenza, coprono l’area siro-palestinese e la Fenicia; Dn: una serie di nomi non meglio identificati tra cui, forse, Aram, con riferimento agli aramei, Ashur e Babilonia

La quinta stele En costituisce, invece, la "lista egea". Mentre, tuttavia, le altre liste prevedono da 28 a 34 toponimi distribuiti sui lati delle basi, la lista egea ne prevedeva, verosimilmente, solo 17, di cui 15 (ancora leggibili) sono iscritti sul lato sinistro della base e sulla fronte mentre ulteriori due sono andati persi (il lato destro della base è anepigrafe, il posteriore è perso). Una prima particolarità riguarda le iscrizioni che, sulle altre basi, non occupano mai la fronte; nel caso della lista En, sulla fronte si trovano solo due toponimi alla destra del cartiglio del re: K(e)ft(i)w e T(a)n(a)y(u) che sono stati interpretati. rispettivamente come toponimi della Grecia. Keftiw sarebbe, infatti, l'isola di Creta mentre Tanayu indicherebbe i Danai, ovvero i greci continentali. Gli altri geroglifici della base indicano, invece, nomi di località.: Amnisos (Creta, in lineare B: A-mini-so); Festo (Creta, in lineare B: Pa-i-to); Kydonia (Creta); Micene (Grecia); Tebe (forse); Messenia (Grecia, in lineare B: Me-za-ne); Nauplia (Grecia); Cerigo (isola greca, in lineare B: Ku-te-ra); Eleia (Creta, essendo ormai quasi certamente scartata l’ipotesi che si tratti di Ilio); Cnosso (Creta, in lineare B: Ko-no-so); Amnisos (Creta, nuovamente); Lyktos (Creta); toponimo non leggibile. Basandosi sull'apparente sequenza geografica, peraltro riassunta proprio nei due toponimi K(e)ft(i)w e T(a)n(a)y(u), alcuni autoriTra cui Cline 1987 e Albright 1934. hanno ipotizzato che la lista En conservasse il ricordo di una spedizione egizia verso il mondo egeo partendo da Creta, da est verso ovest, alla Grecia continentale e poi, attraverso l’isola di Kythera (n.ro 8), ritornando a Creta (il che giustificherebbe, peraltro, la ripetizione del toponimo cretese Amnisos, n.ri 1 e 11)Secondo una ipotesi molto accreditata, si sarebbe trattato di una missione diplomatica egiziana destinata a portare "il soffio della vita" alle popolazioni collegate al Sovrano regnante Amenhotep III. Tale menzione, peraltro, sembra essere confermata nelle righe che sovrastano la serie di "prigionieri" là ove si legge, tra l’altro (Edel e Görg 2005, traslitterazione e traduzione confermata da Stannish): "[…] le grandi potenze straniere (del nord e del sud)[…] convergono sulle ginocchia in un sol posto, così che il soffio della vita possa loro essere dato, portando tributi sulle loro spalle […]".

Che una spedizione nel senso, peraltro, possa realmente essere avvenuta e nel periodo corrispondente alle liste, sarebbe avvalorato dai ritrovamenti nell'area egea di oggetti iscritti con il cartiglio di Amenhotep III e/o della sposa reale Tye..Nell’area egea sono molto rari i ritrovamenti di oggetti iscritti con cartigli reali prima della XVIII dinastia; dei 21 rinvenuti, ben 12 recano i cartigli di Amehotep III e della sposa reale Tye.Elenco riassuntivo dei ritrovamenti in E. Cline 1987, Tabella 1, p. 24: 6 a Micene; 1 ad Aetolia; 1 a Knosso; 1 Hagia Triada; 1 Kydonia; 1 Cipro.Rinvenimenti di oggettistica intestata ad Amenhotep III e/o alla Sposa Reale Tye a Creta: Scarabeo in faience con cartiglio di Amenhotep III (tomba n.ro 4 a Knossos); scarabeo in steatite della Sposa Reale (tomba n.ro 5 ad Aya Triada); scarabeo in faience (a Kydonia)..

Riferimenti testuali Un ulteriore, singolare, riferimento ai legami tra l’Egeo e l’Egitto si ricava da alcuni trattati medici che, sebbene in copie risalenti alla XVIII e XX dinastia, di fatto sono trascrizione di documenti più antichi, come il papiro EbersPapiro medico, scritto in ieratico, risalente al ~1550 a.C., oggi conservato presso l’Università di Lipsia in Germania. Verosimilmente si tratta di un testo notevolmente più antico, forse della X dinastia, che contiene oltre 800 rimedi e formule magiche., in cui si cita una "[…] fava del paese dei Keftiw […]"., o il papiro di LondraBritish Museum, cat. BM10059. in cui si fa riferimento ad un "[…]incantesimo per la malattia CananeaPotrebbe verosimilmente trattarsi della "lebbra lepromatosa", o la "malattia di Hansen", di cui si tratta nel Levitico e che (Bardinet 1988, pp. 3 e sgg.) avrebbe colpito sporadicamente anche il delta. secondo quanto dicono […] gli abitanti di Keftiw[…]".

Sempre in campo medico, si rileva la presenza, nella tomba di Thutmosi IV (KV43), di una giara (ancora sigillata) che un'etichetta dichiara contenere "droga Keftiw"..

Un altro papiro in ieraticoQuindici linee di testo in inchiostro nero e rosso, oggi al British Museum, cat. BM 10056) cita la presenza nel porto di Avaris di "navi Keftiw" in costruzione., ma la generica notazione non lascia intendere se si tratti di navi per commerciare con le terre dei K(e)ft(i)w, o di navi provenienti da quei lidi e momentaneamente in bacino di carenaggio, o di navi costruite da maestranze, e quindi con le tecniche, K(e)ft(i)w.

Le tombe dei nobili tebane