Le rovine di Resafa (Come tale lemmatizzata nella The Encyclopaedia of Islam da Clifford Edmund Bosworth, C.-P. Haase e Manuela Marín.), conosciuta anche come Sergiopoli, sorgono nel deserto siriano, a soli 35 km a sud dell'Eufrate, dove confluivano le vie carovaniere che portavano verso Dura Europos a sud-est e verso Aleppo ad ovest. Da Palmira e proveniente da Bosra, la famosa strada lastricata costruita da Diocleziano si dirigeva verso l'Eufratesia con stazione in questa città. Grandi traffici giungevano sotto le sue mura, e Resafa fungeva anche da centro di controllo, fornendo protezione al commercio minacciato dalle tribù locali. Per indicare la città si possono trovare anche il nome Rasappa (nell'antica lingua siriaca); più tardi Rhisapha; nella Vulgata troviamo Reseph (2Re 19,2; Isaia 37,12).
Storia Origini Si era supposto che la città fosse stata costruita prima del IX secolo a.C. e presto dominata dagli Assiri, la cui presenza sarebbe testimoniata da alcuni elenchi che nominano governatori di tale nazionalità nella regione tra l'839 e il 737 a.C. In questi elenchi Resafa sarebbe la capitale della provincia di Laqe; dalle menzioni bibliche ( e ) si apprende che la strada del deserto dall'Eufrate a Palmira esisteva già e passava per una città nota come Reseph. Tuttavia non abbiamo testimonianze archeologiche a supporto di un insediamento così precoce.
Dominazione romana Fonti sicure per la città le abbiamo soltanto per il periodo tardoantico: la Notita Dignitatum testimonia che Diocleziano (284-305 d.C.), fortificò, con uno squadrone di cavalieri autoctoni, gli equites promoti indigenae, il castrum di Resafa che divenne un importante avamposto militare oltre che un centro economico. Poco più tardi la città sarebbe divenuta meta di pellegrinaggio per i cristiani, perché vi aveva subito il martirio il soldato Sergio: secondo la Vita SS. Sergii et BacchiAnalecta Bollandiana, 1895, pp. 373-395, i due erano soldati, primicerius e secondocerius presso il palazzo di Massimino Daia, cui fu assegnata la parte orientale dell'Impero e che morì nel 313. I due furono accusati davanti all'imperatore di essere cristiani e, poiché rifiutarono di abiurare, furono torturati e uccisi: Bacco morì di fatica presso il castrum di Barbalisso, mentre Sergio fu decapitato e sepolto a Resafa. Nonostante la scarsa attendibilità storica di tali notizie, si sviluppò subito il culto del martire, che ebbe il suo centro proprio nella città di Resafa. La ricchezza della città era dovuta al commercio della lana e ai ricchi donativi per il santuario del santo.
Poco dopo il 431 Giovanni di Antiochia ordinò il primo vescovo di Resafa, Mariano o Mariniano. Successivamente la città divenne sede di un metropolita, nominato dall'imperatore Anastasio I. Lo stesso imperatore nel 491 la rinominò ufficialmente Sergiopoli.
Nel 524 il vescovo Sergio, cui sono attribuiti importanti interventi nella chiesa principale della città, fu inviato da Giustiniano come ambasciatore presso al-Mundhir, il capo della dinastia semi-indipendente dei Ghassanidi.
Nel VI secolo si rinnovò la minaccia persiana. Giustiniano potenziò la linea difensiva che includeva la città di Zenobia (Halabiya), Sergiopoli (Rusafa) e l'insediamento fortificato di Qasr ibn Wardan. Tuttavia, nonostante la pace stipulata con Giustiniano, nel 540 il sovrano sasanide Cosroe I irruppe in Siria. Procopio di Cesarea ci parla del vescovo di Resafa, Candido che, non avendo mantenuto gli accordi presi con i Persiani, fu imprigionato e torturatoProcopio di Cesarea, De Bello Pers.II, 5. e nel De aedificiis ancora Procopio ricorda gli edifici fatti costruire da Giustiniano nella città (anche se a volte si tratta di costruzioni di imperatori precedenti).
Dominazione araba La città fu persa dai romani nel VII secolo: gli arabi, inviati dal califfo ʿUmar, che regnò tra il 634 e il 644, ottennero la vittoria definitiva presso lo Yarmūk nel 636. Durante il periodo della dinastia califfale omayyade la città - chiamata in arabo Ruṣāfa () - fu residenza del califfo Hishām, che governò tra 724 e 743, e vi furono costruiti un sūq, un mercato coperto e un khān, vale a dire un caravanserraglio. Con l'avvento della nuova dinastia degli Abbasidi fu creata una nuova fortezza presso la vicina al-Raqqa. Nell'VIII la città subì alcuni danni a causa di un terremoto, ma un piccolo nucleo di abitanti continuò a risiedere a Resafa/Ruṣāfa: le case di pietra mostrano un utilizzo continuo dal VI al XIII secolo. Il medico arabo Ibn Butlān fu ospite in città presso il vescovo nel 1050, mentre il geografo Yāqūt, che vi sostò intorno al 1225, vi vide un convento pieno di bellezze ancora abitato dai monaci. La città era rimasta una meta di pellegrinaggio: vi si recavano i cavalieri che giungevano in Oriente per le crociate, come testimonia il ritrovamento di un recipiente d'argento con lo stemma del nobile francese Raul I di Couzy, che partecipò alla terza crociata. Il recipiente è stato trovato sepolto insieme ad altri piatti d'argento, forse per essere salvato dall'arrivo dei mongoli, che piombarono sulla Siria tra 1259 e 1260. L'arrivo dei mongoli prima e dei turchi poi portò all'abbandono della città che, periodicamente, continuò ad ospitare gruppi di pastori nomadi.
Edifici civili Si conserva molto bene la cinta murariaUn'analisi dettagliata della cinta muraria incentrata sia sulle peculiarità della costruzione sia sulle motivazioni storiche che hanno influito sulla costruzione, si trova in Masonry Techniques of the Early Sixth Century City Wall of Resafa, Siria. di Catharine Hof, a pianta quadrilatera, con torri circolari agli angoli; il lato che ha subito meno danni è quello nord I lavori di costruzione iniziarono intorno al VI secolo circa, per rimpiazzare la cerchia più antica, forse di mattoni crudi, in previsioni di assalti da parte dei persiani, e in particolare, probabilmente prima del 542, data dell'assedio della città, ricordato da Procopio di Cesarea, da parte di Cosroe I, che però non riuscì ad espugnarla.
La cinta è rimasta per un'altezza di m 10-12, ed è stata costruita con un triplice sistema di difesa: un peribolo con alte torri circolari e torri più grandi agli angoli, circolari o rettangolari, una cortina più bassa (l'antimurale) intervallata da bastioni, ed un fossato. Il peribolo raggiunge i tre piani di altezza, di cui quello intermedio, molto largo, risulta aperto verso l'interno da una serie di grandi arcate.
Ogni parete delle mura conserva una porta di accesso: quelle meglio conservate sono quelle est e nord e quest'ultima presenta anche una ricca ornamentazione, che ci testimonia l'attività delle botteghe locali, con una semplificazione dell'apparato decorativo che ne dimostra l'allontanamento dalle tradizioni metropolitane. Tale ornamentazione è dovuta forse al fatto che proprio la Porta Nord rappresentava il principale accesso alla città: qui giungevano le più importanti vie carovaniere.
La città sorgeva lontano da corsi d'acqua che potessero soddisfare i bisogni della popolazione, così l'approvvigionamento idrico avveniva tramite alcune grandi cisterne posizionate all'esterno delle mura cittadine e, con un sistema di canalizzazioni, filtri e vasche, l'acqua potabile giungeva in città presso altre cisterne, di cui però rimangono pochi resti.
All'interno delle mura sono rimasti resti di costruzioni riconducibili ad epoche e scopi diversi, indicati per comodità con le lettere dell'alfabeto. Ledificio G, di probabile epoca araba, potrebbe essere stato un edificio termale; ledificio K è invece una cisterna di età bizantina; ledificio L risale all'epoca bizantina ed è formato da due absidi collegate da una serie di arcate, di uso non definito; ledificio P è costituito da un cortile rettangolare con sezioni rettangolari nelle pareti nord e sud. Le fondazioni sono del periodo romano, ma le volte in mattoni risalgono ad un'epoca più tarda; la sua utilizzazione più probabile è quella di deposito di merci. ledificio F che fu considerato anche una Basilica e indicato con il nome di Basilica C, databile intorno al V-VI secolo, di cui rimangono la navata centrale, che termina con un'abside sormontato da una semicupola, ed un ambiente quadrangolare, che affianca l'abside.
L'edificio civile più interessante si trova però appena fuori dalle mura della città: inizialmente fu scambiato per una chiesa, mentre grazie ad un'iscrizione si è riusciti a capire che si trattava di una Sala delle udienze, utilizzata dal re ghassanide al-Mundhir. La pianta è a croce greca iscritta in un quadrato. Pilastri cruciformi piuttosto tozzi e archi dividono l'interno in nove campate: quella centrale, più grande, doveva avere una copertura piramidale, in legno, le quattro campate sugli assi maggiori sono di forma rettangolare e presentano una copertura a botte in blocchi di pietra, mentre le quattro piccole campate d'angolo presentano cupole a vela. Un'esedra semicircolare, in asse con l'ingresso, dove prendeva posto il pubblico ufficiale o l'amministratore, è affiancata da due vani rettangolari.
Edifici religiosi La città presenta numerosi edifici religiosi, edificati grazie alla diffusione del culto per il martire Sergio, che la tradizione voleva sepolto a Resafa. Non si sa esattamente quale edificio abbia ospitato le reliquie di questo martire, che viene festeggiato il 7 ottobre ed è diventato il santo nazionale siriaco.
Basilica A