L'omosessualità nel cinema è stata ritratta in molti modi diversi a seconda del periodo storico, del paese in cui i film sono stati realizzati e anche della visione personale che il regista ne ha voluto dare; viene mostrata in commedie, nel cinema sperimentale e in quello d'orrore, storico, poliziesco, di denuncia e biografico.

Nel corso della storia del cinema si è verificata una significativa evoluzione nel modo in cui ci si è accostati a questo argomento; da un punto di vista semplicistico, con la raffigurazione sarcastica del personaggio gay che spesso cade in manierismi stereotipati o che viene visto come spietato assassino o disturbato psicologicamente, si è arrivati ad un approccio decisamente meno superficiale per molte delle pellicole prodotte negli ultimi decenni.

A lungo un tema controverso, al punto che a Hollywood ne è stata per lungo tempo proibita la rappresentazione esplicita, o comunque positiva, dal cosiddetto "Codice Hays", oggi esistono numerosi festival in tutto il mondo dedicati a premiare i migliori film a tema LGBT e una corrente cinematografica detta New Queer Cinema è sorta per indicare una ricca serie di opere proposte e presenti a partire dagli anni novanta del Novecento.

Gran parte di questi ultimi film si sofferma maggiormente su questioni riguardanti il coming out o l'omosessualità adolescenziale e cercano di proiettare sullo spettatore la realtà in cui gli omosessuali dei nostri giorni si possono ritrovare. Questi cambiamenti e correzioni di rotta sono in realtà avvenuti prima nel cinema europeo che in quello statunitense.

È possibile inoltre distinguere film esplicitamente a tema LGBT, in cui cioè la trama principale ruota attorno a protagonisti omosessuali e alle loro relazioni con gli altri e con l'ambiente, da film in cui qualcuno dei personaggi secondari è LGBT e poca o nessuna influenza sulla trama è data dalla loro sessualità, e da quelle pellicole che pur non essendo a tema LGBT contengono al loro interno componenti - le quali possono o meno essere volute - di omoerotismo.

La maggior parte di questi film si concentra sull'omosessualità o sulla bisessualità maschile, mentre il lesbismo e la transessualità sono stati presi in considerazione meno frequentemente.

A Hollywood

A partire dal mediometraggio muto Lot in Sodom (1933), che indicava gli omosessuali come pericolosi individui depravati e ossessionati dal sesso, Hollywood ha compiuto un lungo percorso per arrivare a I segreti di Brokeback Mountain (2005), in cui vengono invece presentate al grande pubblico due persone dello stesso sesso che hanno una relazione d'amore tra loro, in una maniera del tutto normale, con aspetto tradizionalmente maschile e senza alcuna patologia tale da poter giustificare la presenza del personaggio all'interno del film.

Cinema muto L'omosessualità è presente nella cinematografia fin dall'inizio della sua storia: due uomini che ballano un valzer con un altro che suona assorto il violino, in un film sperimentale della Edison Studios datato 1895 (Dickson Experimental Sound Film), rappresentano la prima suggestione omoerotica reperibile in pellicola.In realtà una scena del genere era allora comune sui palcoscenici teatrali, dove le donne erano escluse per il codice morale dell'era vittoriana che impediva loro il mestiere di attrice..

Il cinema muto è ricco, poi, di fugaci apparizioni d'individui omosessuali genericamente rappresentati, se uomini, con una gestualità affettata ed esagerata effeminatezza, o truccati o con all'occhiello un garofano verde (simbolo distintivo dello scrittore omosessuale Oscar Wilde); una tale raffigurazione garantiva l'immediato riconoscimento da parte del pubblico ed era tesa a suscitare la risata. È il caso di A Florida Enchantment, (1914), nel quale una coppia di uomini propone a due donne di ballare; le due si guardano e subito dopo cominciano a danzare tra di loro. Gli uomini rimasti così senza compagna fanno lo stesso.

Un altro esempio è dato da una scena di Charlot macchinista (1916) di Charlie Chaplin ove lo stesso Chaplin si trova a baciare una donna vestita da maschio, conoscendone il suo vero sesso; a quel punto un uomo manifestamente effeminato che li vede comincia ad avvicinarsi per attrarne l'attenzione fino a che Chaplin esasperato dalla sua invadenza non è costretto a farlo uscir di scena con un calcio ben assestato nel sedere.

Il personaggio gay è facilmente identificabile anche in film come Algie, the Miner (1912), The Soilers (1923) e Wandered of the West (1927). Anche se i riferimenti alle eventuali preferenze sessuali o emotive "diverse" di questi personaggi non venivano mai esplicitati il pubblico poteva facilmente riconoscerli dall'apparenza estremamente educata o dal carattere remissivo, dai baffi estremamente sottili o dal trucco alquanto grottesco.

Altri film che includono queste figure, a cavallo tra gli anni venti e trenta e col primo avvento del sonoro, sono La canzone di Broadway (1929), Our Betters (1932), Cerco il mio amore (1934) e Myrt and Marge.

Dagli anni '30 agli anni '60

Bisognerà aspettare il 1930 per vedere il primo celebre bacio omosessuale della storia del cinema: Marlene Dietrich, nel film Marocco, travestita da uomo durante uno spettacolo, dà un bacio a una donna del pubblico. Di poco successivo è Sangue ribelle (1932) che ritrae il primo bar gay che il cinema abbia mai immortalato.Cfr. Lo schermo velato (1996) di Robert Epstein e Jeffrey Friedman, tratto dal saggio omonimo di Vito Russo e in cui due ballerini, dalle sembianze femminili, cantano e ballano quasi travestiti fra i tavoli.

In questo periodo si può confrontare la parodia di uomini vestiti o che si atteggiano da donne, con la rappresentazione di donne che assumevano ruoli decisamente maschili; mentre la prima situazione come detto era oggetto di battute e situazioni comiche, la seconda era invece giudicata affascinante sia da parte degli uomini sia delle donne.

Una tal reazione può essere ben notata nel succitato Marocco, in cui una Dietrich in smoking in un night club applaudita da tutti i presenti bacia un'altra donna sulla bocca. Altro film con riferimenti al lesbismo e alle "donne mascoline" in genere è La regina Cristina (1933) dove, anche se la storia è stata modificata per non dover fare alcun riferimento diretto all'omosessualità di Cristina di Svezia, è comunque presente la stretta, affiatata e sodale amicizia tra lei e una delle proprie servitrici. E proprio Greta Garbo, qui protagonista assieme alla Dietrich, divenne presto una delle prime icone lesbiche per eccellenza del '900.

Per reazione alla libertà espressiva dei primi anni del cinema, nel corso degli anni trenta esso fu messo sotto processo sia da parte di cattolici sia di protestanti. Furono fondate delle commissioni di censura per tagliare i contenuti ritenuti osceni: la "Legione della decenza" e la "Lega delle donne" minacciavano di promuovere boicottaggi nei confronti di quei film considerati indecenti e poco esemplari per la società.

Per frenare queste pressioni, l'industria di Hollywood ha dato la sua approvazione al Codice Hays (dal nome del suo ideatore Bill Hays) il cui scopo era quello di censurare tutti i temi ritenuti indecenti. Tra questi vi erano tutte le scene di nudità, di baci troppo ardenti, di aborto, prostituzione o di perversioni sessuali in genere, tra le quali vi era ovviamente inclusa anche l'omosessualità in quanto considerata tale.

Per quasi tre decenni, la censura è stata autorizzata a cambiare tutti i dialoghi, le scene, i personaggi e le trame che non erano coerenti con i principi del codice: Così in Giorni perduti (1945) i dubbi riguardanti la sessualità del protagonista che sono presenti nel romanzo su cui si basa, sono messi totalmente in sordina. Odio implacabile (1947), tratto da un libro che si occupava di un omicidio di omosessuali, è diventato un film sull'assassinio degli ebrei.

La figura dell'omosessuale non sparì comunque del tutto dalle pellicole, divenendo però molto più difficile da identificare: i registi fecero ricorso ad allusioni, codici, piccoli stereotipi (ad esempio: l'attaccamento alla madre, la sensibilità artistica, l'amicizia virile...) che erano relativamente espliciti per la loro epoca, ma che lo spettatore di oggi può avere difficoltà a decodificare. La difficoltà d'identificazione caratterizzò in effetti tutto il cinema successivo fino ai primi anni settanta.

La principale differenza con il periodo precedente è che gli omosessuali smettono di costituire un elemento comico, per assumere invece sempre più il ruolo di personaggi depravati e perversi, essendo ciò più in linea con il concetto di omosessualità che il Codice Hays intendeva trasmettere alla società. Film come La figlia di Dracula (1933), Rebecca - La prima moglie di Alfred Hitchcock (1940) con la signora Danvers (Judith Anderson) morbosamente attaccata alla sua defunta padrona Rebecca, o più tardi, Prima colpa (1950) con figure femminili decisamente mascoline in grado di perseguire i loro obiettivi senza alcuno scrupolo, e Chimere (1950) con Lauren Bacall che interpreta la parte di una donna bisessuale che vive una vita autodistruttiva e disordinata, sono solo alcuni esempi di questa nuova visione dell'omosessuale nella storia cinematografica.

Anche in Nodo alla gola (1948), due giovani uomini uniti da una storia d'amore, appena suggerita e allusa, uccidono un loro compagno di studi in nome di una contorta interpretazione del Superuomo/Oltreuomo di Nietzsche. Si pensi infine alla violenza del personaggio velatamente omosessuale di Plato (nome in inglese di Platone con allusione all'antica Grecia) in Gioventù bruciata (1955). Tutte figure accomunate dal fatto che di solito scontavano con la morte le loro colpe.

Essendo impossibile fare riferimento diretto all'omosessualità, essa veniva insinuata per mezzo di allusioni rivolte soprattutto a quel pubblico che poteva facilmente identificarvisi. Così, in Il mistero del falco (1941) il personaggio interpretato da Peter Lorre, che nel romanzo originale è gay, è rappresentato in una scena evidenziandone la profumata gardenia durante l'esecuzione di un brano musicale molto sensuale.

Si prenda come altro esempio il film La gatta sul tetto che scotta (1958), nel quale l'attrazione tra il protagonista e un amico è solo accennata, nonostante l'opera teatrale da cui fu tratta la sceneggiatura fosse più generosa d'indizi sulla natura omoerotica dell'attaccamento del protagonista per l'amico.

Addirittura, in Improvvisamente, l'estate scorsa (1960) non viene mai mostrato per tutto il film il volto (se ne scopre solo l'ombra) del personaggio attorno al quale ruota tutta la vicenda, un omosessuale dal nome evocativo di "Sebastian" che si serve della madre (appassionata di piante carnivore) e della cugina per attirare le sue "prede": poveri adolescenti che finiscono per linciarlo..

Dopo questi due film, la spinta al moralismo imperante si attenua, e il cinema diventa progressivamente più esplicito nel rappresentare l'omosessualità. Nel 1962 uscì Sapore di miele, un film nel quale la protagonista, una scandalosa madre sola, incontra un omosessuale dolce e sensibile che si offrirà di sposarla. Dopo una parentesi di tenerezza, i due torneranno alla loro dura vita di single.

All'inizio degli anni sessanta la censura cominciò un po' alla volta ad allargare le proprie maglie e il Codice Hays smise gradualmente di essere applicato alla maggior parte delle situazioni in esso contemplate; c'era però ancora da abbattere un ultimo tabù, quello costituito dal mostrare apertamente dei personaggi omosessuali.

Cominciarono così a uscire film che affrontavano chiaramente la questione della realtà di persone gay e lesbiche, sempre però attraverso uno stereotipo che doveva accompagnare questi personaggi: essi dovevano condurre un'esistenza quantomai travagliata che si doveva concludere con una tragica fine, o attraverso una morte violenta o tramite il suicidio.