La chiesa di Sant'Agnello Maggiore, detta anche di Sant'Aniello a Caponapoli,. Santa Maria Intercede o Santa Maria dei Sette Cieli, è una chiesa sconsacrata ubicata a Napoli, nel quartiere San Lorenzo.

Storia Secondo la tradizione cattolica, sul punto più alto dell'antica acropoli di Neapolis, veniva venerata l'immagine di Maria ritenuta miracolosa; i genitori di sant'Agnello giunsero a Napoli da Siracusa per pregare presso la sacra immagine per avere il dono di un erede: ottenuta la grazia, all'inizio del VI secolo, venne eretta una chiesa dedicata a Santa Maria Intercede, in cui lo stesso Agnello si ritirò in preghiera. Dopo la morte del santo, la chiesa assunse la denominazione di Santa Maria dei Sette Cieli; tuttavia la prima menzione documentaria certa della struttura risale al 1058.

Dalla fine del XIII secolo, la gestione del complesso fu affidata alla congregazione della Santa Croce. Il prestigio della chiesa crebbe parallelamente a quello del santo, designato anche come compatrono di Napoli: nel 1517, quando era governata anche dai canonici regolari della Congregazione del Santissimo Salvatore lateranense, per volontà dell'arcivescovo Giovanni Maria Poderico, ebbero inizio i lavori di ampliamento. In questa fase, l'antica struttura di Santa Maria Intercede fu inglobata nel nuovo edificio, andando a costituirne il transetto; al termine della fabbrica, la chiesa fu riconsacrata a Sant'Aniello. Gli interventi di abbellimento e l'aggiunta di nuove cappelle proseguirono fino al XVIII secolo.

Eretta a parrocchia nel 1808, titolo che mantenne fino alla prima metà del XX secolo, la chiesa subì gravi danni durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. nel 1944, evento che ne determinò la chiusura per circa un ventennio. Nel corso degli anni 1950 fu oggetto di furti d'arte, seguiti negli anni 1960 da un primo restauro che previde la ricostruzione del tetto e del vestibolo, oltre a essere effettuati dei primi rilievi archeologici che portarono alla scoperta al di sotto del pavimento di mura di epoca greca e romana.. Nel 1979 divenne di proprietà demaniale e fu ulteriormente danneggiata dal terremoto del 1980: seguirono quindi lavori di ristrutturazione e ulteriori indagini archeologiche. Nel 2011 fu data in gestione all'arcidiocesi di Napoli, anno in cui, terminati i restauri, venne riaperta al pubblico.

Descrizione

La facciata della chiesa è preceduta da un vestibolo in ordine dorico, caratterizzato da una copertura con volta a crociera e due arcate a tutto sesto: una è protetta da una balaustra in piperno, l'altra si apre sulla scalinata anch'essa in piperno. Sulla parete sinistra sono visibili i resti di un portale in piperno, antico accesso alla cappella dell'Estaurita della Maddalena; nello stesso sito era collocato un affresco del XVI secolo, andato perduto a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Il pilastro angolare destro ospitava originariamente un crocifisso ligneo risalente al XIV secolo e, nella parte sottostante, un'epigrafe del XVII secolo commemorativa del miracolo del crocifisso; entrambi i manufatti furono rimossi dalla collocazione originaria: il crocifisso fu trasferito presso la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, mentre l'epigrafe è conservata nel Museo nazionale di San Martino. Il portale d'ingresso è sormontato da una lunetta, al cui interno è un affresco della fine del XVI secolo raffigurante Sant'Aniello, protettore di Napoli.

L'interno dell'edificio presenta un impianto a croce latina con navata unica, lungo la quale si aprono quattro cappelle sul lato sinistro e cinque su quello destro, tutte sormontate da coperture a cupola. La porzione centrale della navata è priva di pavimentazione, recintata da una balaustra in vetro, per consentire la visione dei resti archeologici sottostanti. Negli anni 1960, durante gli interventi di ripristino del pavimento, gravemente danneggiato dal crollo del tetto in seguito ai bombardamenti del secondo conflitto mondiale, una serie di saggi archeologici ha riportato alla luce resti murari: questi includono strutture di epoca greca, databili tra il IV e il III secolo a.C., e di età romana, risalenti al I e II secolo.

L'area della controfacciata conserva testimonianze della famiglia Poderico: sul lato sinistro si trovano i resti del monumento sepolcrale dell'abate Giulio Poderico, mentre su quello destro sono collocati quelli di Paolo Giovanni Poderico. Sulla medesima parete destra è esposta la tela del Calvario, opera di Michele Curia, originariamente custodita nella cappella del Santissimo Crocifisso.

Sul lato sinistro, dopo il crocifisso ligneo del XII secolo, proveniente dall'omonima cappella, e l'affresco Battesimo di Cristo del XIX secolo, sotto il quale era il fonte battesimale poi trasferito nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli,. è la cappella di Sant'Anna, caratterizzata da alcune lapidi commemorative e dal monumento funebre con statua giacente di Costantino Tipaldo, andato perduto. Segue quindi la cappella di San Giuseppe, con un apparato decorativo in marmi policromi, la cappella di San Michele che ospita due tele di Gaetano Martoriello, Decollazione di San Giovanni Battista a sinistra e Nascita di San Giovanni Battista a destra, e la cappella dell'Angelo Custode, in cui è conservata una lapide recante lo stemma araldico della famiglia Gualtieri. Sul lato destro, la successione delle cappelle inizia con quella della Maddalena penitente, che custodisce al suo interno due raffigurazioni della Madonna con Bambino risalenti rispettivamente al XVI e al XIX secolo; proseguendo, si incontra la cappella di San Carlo Borromeo, dove sono conservati i resti del sepolcro di Francesco Antonio Ametrano e lo stemma araldico del partito Ametrano, la cappella del Santissimo Crocifisso, ristrutturata nel XVII secolo con l'inserimento di marmi policromi, mentre sull'altare si denota la sagoma dov'era posto il crocifisso poi spostato vicino all'ingresso. Seguono la cappella della Santissima Concezione, con fregi e decorazioni marmoree e la cappella di Maria Santissima delle Grazie, che ospita un bassorilievo marmoreo della Madonna in trono con anime purganti, opera di Annibale Caccavello e Giovanni Domenico D'Auria: al di sotto si trova il paliotto con l'epitaffio di Antonia Capuana e ai lati sono collocati i monumenti funebri di Giovanni Battista Lottieri, a sinistra, e di Giacomo III Lottieri con Beatrice de Lama, a destra. Infine, attraverso apposite botole poste sotto le cappelle, si accede alle tombe a sedile, dove i corpi venivano fatti essiccare prima della sepoltura definitiva. Lungo la navata, al di sopra delle cappelle, su ogni lato, sono presenti due medaglioni: su quello sinistro due tele con lo stesso tema ossia Predicazione di Beato Arcangelo Canetoli da Gubbio canonico regolare, mentre sulla destra Sant'Agnello rompe la statua erettagli dai napoletani e Sant'Agnello evangelizza le turbe; tutta le tele sono opera di Gennaro Giordano del 1768.

L'altare maggiore si trova al centro del transetto, il quale si presenta privo di abside. Scolpito in marmo bianco di Carrara da Girolamo Santacroce tra il 1518 e il 1520, l'altare, danneggiato da furti, raffigura la Madonna delle Grazie con le anime del Purgatorio tra il committente Giovanni Maria Poderico, San Cataldo, Sant'Aniello e Federico Poderico che presenta il figlio Agnello neonato alla Vergine. Sul lato posteriore, alle estremità, si trovano dei rilievi marmorei del XVII secolo che illustrano i Miracoli di Sant'Aniello, mentre al centro è collocato un epitaffio originario della cappella d'Alessio, sovrastato da una cornice che ospitava unAssunta, andata perduta, opera attribuita alla bottega di Giovanni Battista Beinaschi. Sull'estremità sinistra del transetto è la cappella di Santa Maria Intercede o dei Setti Cieli: inagibile, sull'altare sono presenti resti di affreschi dove erano collocati due tempere su legno, Testa della Vergine e Testa del Bambino, custodite al Museo nazionale di Capodimonte. All'estremità opposta invece è l'accesso secondario alla chiesa, ossia il primitivo ingresso alla chiesa di Santa Maria Intercede, il quale esternamente, dove sono visibili resti archeologici nella piazza antistante, doveva avere un bassorilievo di Giovanni da Nola, Eterno, andato perduto: sulla parete interna era esposto un trittico della bottega di Giovanni da Nola San Giovanni Battista, Cristo Redentore e Sant'Andrea, successivamente smembrato e custodito al museo di Capodimonte. Sulla parete di fondo, da sinistra, è la cappella di Sant'Aniello, che ospita lapidi sepolcrali della famiglia Crolla, mentre nella nicchia era la statua del santo, attribuita a Giuseppe di Nardo e trasferita nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. Segue la cappella di Santa Lucia con affreschi in finto marmo e al centro Madonna del Carmine tra i Santi Antonio e Lucia di Giovanni Bernardo Lama. La cappella di Santa Dorotea è in marmo bianco di Carrara: dello stesso materiale è la statua omonima posta nella nicchia, di Giovanni da Nola del 1534; è inoltre presente un paliotto del primo quarto del XVI secolo, Pietà, di Agostino Tesauro. Nella grotta o oratorio di Sant'Aniello è l'affresco Sant'Aniello adorante il crocifisso; completano la cappella Medaglione con l'effige di Sant'Aniello, in marmo, e una tavola in marmo con iscrizione inneggiante al santo. Sulla parete opposta, a sinistra, sono visibili dei resti archeologici sotto al pavimento, oltre a una porta, nei cui pressi era esposto un rilievo in marmo raffigurante San Girolamo, trasferito al museo di Capodimonte, che conduce ad ambienti di servizio e alla sacrestia; sulla destra è invece il lapidario. Il tetto sia della navata che del transetto e a doppia falda sostenuto da capriate, e la pavimentazione è in cocciopesto.

Note

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