Un miniassegno è un tipo di assegno circolare al portatore di importo minimo e a taglio fisso, stampato in sostituzione delle monete di importo molto basso e dal formato ridotto, emesso da un istituto bancario. o da compagnie di vendita al dettaglio (in tal caso, sotto forma di buono acquisto).. Esso dunque assume la sostanza di un surrogato del contante, emesso da un soggetto la cui autorevolezza finanziaria era data dall’appartenenza al ceto bancario o della grande industria di distribuzione, con la connessa vigilata solvibilità..

Originati in Italia nel dicembre 1975,.. disponibili anche nella Repubblica di San Marino e Città del Vaticano,. e dal valore compreso tra le 50 e 350 lire, nella seconda metà degli anni settanta vennero utilizzati come notgeld in sostituzione delle monete metalliche.

La scarsità di queste era dovuta alla congiuntura economica molto difficile, con conseguente inflazione galoppante e crollo del valore della lira. L'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato aveva pertanto avviato la produzione di grandi quantità di banconote, trascurando la coniazione di moneta divisionale di minor valore.. A contribuire all'emergenza fu anche l'arretratezza delle tecniche di produzione della Zecca di Roma, oltre che all'enorme burocrazia per l'approvazione della stampa di nuova moneta e alla mancanza di necessarie e tempestive manovre politiche.

Antefatti

Cause Come era già successo alla fine del XIX secolo, tra il 1974 e il 1978 l'Italia fu alle prese con un'emergenza monetaria. A diventare sempre più difficili da recuperare, in particolare nel 1976, furono i pezzi da 20, 50 e 100 lire; fu soprattutto la mancanza degli ultimi due tagli a creare i maggiori problemi: con questi valori, infatti, si compivano numerose transazioni, specie nel piccolo commercio. Anche i caselli autostradali incontravano serie difficoltà nel dare il resto.

La penuria di monete spicciole non fu dovuto ad un evento di tesaurizzazione (come invece successo nel biennio 1965-1966 alle monete d'argento da 500 lire), anche se nel periodo critico dell'emergenza essa ebbe un certo rilievo. La ragione principale è da ritrovarsi nella scarsa efficienza della Zecca di Roma dell'epoca e la sua malagestione: la lenta e abbondante burocrazia rendeva quasi impossibile la produzione e la distribuzione delle monete in tempi brevi. Inoltre, i macchinari in possesso dell'organo statale erano troppo antiquati e non riuscivano a sfornare in tempo utile il quantitativo necessario di monete. La tiratura media dei pezzi da 50 e 100 lire tra il 1960 e il 1975 si mantenne rispettivamente, sui 31.800.000 e sui 35.800.000 pezzi annui: troppo poco per le accresciute esigenze di oltre 54 milioni di Italiani. Era continuamente rimandata poi, l'emissione della moneta da 200 lire che avrebbe notevolmente snellito il "lavoro" dei tagli da 100 e da 50 lire: si sentiva molto, infatti, la mancanza di questo valore intermedio, poiché le somme vicine alle 1.000 lire si potevano comporre solo con pezzi da 100 e da 50.

Per poter sopperire alla mancanza di spiccioli il Ministero del Tesoro stabilì quindi nuove elevate emissioni. Furono proprio gli anni corrispondenti all'emergenza monetaria quelli in cui si verificarono le tirature più elevate per le monete da 50 e 100 lire. Le tirature stabilite per Decreto del Ministero del Tesoro, danno l'idea del fabbisogno di moneta spicciola che aveva creato l'ultimo ventennio di scarse e lente emissioni da parte della Zecca. Nel momento dell'emergenza i fabbisogni accresciuti improvvisamente (così come dimostrano le tirature) mandarono letteralmente in tilt l'officina monetaria che non riuscì né a fabbricare né a distribuire le monete.

Alternative al denaro contante Per poter sopperire alla mancanza di tale moneta, iniziarono a circolare quotidianamente alcuni primi surrogati nati dalla necessità. Inizialmente, nel 1974, comparirono alcuni tondelli di plastica contenenti francobolli: la misura era resa necessaria dalla loro naturale fragilità e dalla facilità con cui potevano perdersi. Si ricorse quindi anche ai gettoni telefonici, tra i più accettati per via del loro alto utilizzo e facilità di scambio, oltre che al loro prezzo fisso. Seguirono poi piccoli beni di consumo, come caramelle, lecca lecca, cerotti e uova.

Il Piemonte fu la regione più colpita dalla mancanza di moneta, perché in essa si registrava la più elevata concentrazione industriale d'Italia. Ciò rendeva difficile soddisfare le richieste dei moltissimi operai presenti nella regione: il fabbisogno di spiccioli era sentito qui più che in altre zone della nazione a causa del gran numero di industrie, con le enormi esigenze del personale che usava i telefoni pubblici, compiva spostamenti in autostrade disponeva di macchine automatiche distributrici di vario genere e faceva acquisti presso supermercati e negozi. Da qui la rarefazione della moneta spicciola si spostò rapidamente verso la Lombardia, il Veneto e il resto d'Italia. Divenne così comune il fenomeno dell'aggiotaggio, che si aggirava attorno al 18-22%, e il mercato nero delle monete metalliche.

La situazione era diventata insostenibile già nell'estate del 1974 e spinse le locali associazioni dei commercianti e i semplici esercenti a depositare presso le banche grosse somme, in cambio di assegni circolari e assegni bancari nei tagli da 50, 100, 150 lire, con tendenza a crescere con scatti di 50 lire fino alle 450 lire. Vi furono anche casi di assegni da 500 e 1.000 lire, ma furono limitati, poiché le banconote da 500 e 1.000 lire erano ancora facilmente reperibili. I primi di questi assegni con cifre piccole furono emessi sul finire del 1974 dalla Banca Sella di Biella. Nel complesso, gli assegni emessi dalle filiali piemontesi della Banca Sella costituirono il più imponente caso di emissione del periodo: ad ottobre 1975 il numero degli "assegnini" emessi dall'istituto piemontese ammontava a circa 150 mila unità, per un importo complessivo di oltre 30 milioni di lire.

Storia I primi miniassegni fecero la loro comparsa nel dicembre del 1975 (il 10 dicembre 1975 da parte dell'Istituto Bancario San Paolo, del valore di 100 lire) e successivamente vennero emessi da molte banche; avevano il valore nominale di 50, 100, 150, 200, 250, 300 e 350 lire. Furono chiamati così perché erano assegni circolari, ma di dimensioni più piccole rispetto alla norma per tale articolo.

Nel caso degli assegni dell'Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane e, in alcuni casi, di quelli emessi dall'Istituto Centrale di Banche e Banchieri, gli assegni venivano emessi dalle banche affiliate "per concessione" dell'istituto predetto.

Per superare il divieto di emettere moneta (prerogativa esclusiva delle banche centrali), le banche emisero dei veri e propri assegni circolari di piccolo taglio intestati a enti e società già muniti della girata; in pratica, essendo così dei titoli al portatore, venivano scambiati di mano in mano come se fossero vera e propria moneta corrente. Non sempre tuttavia si trattò di assegni circolari: in molti casi si trattò di veri e propri assegni bancari tratti sulle banche (spesso Casse di Risparmio o Casse Rurali) al portatore o a favore di associazioni commerciali o organismi similari.

La diffusione fu rapida: complessivamente ne circolarono 835 tipi diversi, emessi da una sessantina di banche (con l'aggiunta dei grandi magazzini che emisero "buoni merce" con caratteristiche analoghe), per un ammontare stimato in oltre 200 miliardi di lire. Moltissimi di questi titoli andarono distrutti, anche a causa della pessima qualità della carta (sulla quale non veniva esercitato alcun controllo), o finirono in mano ai collezionisti (presso il cui mercato raggiungono valori anche elevati) o dimenticati in qualche cassetto. Molte furono altresì le contraffazioni, agevolate dalla pressoché totale assenza di adeguate caratteristiche di sicurezza (filigrana o similari).Enrico Deaglio con Valentina Redaelli, Patria 1967-1977, Milano, Feltrinelli, 2018.

I miniassegni sparirono sul finire del 1978, quando l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato fu finalmente in grado di sopperire alla mancanza di monete metalliche.

Il motivo della scarsità di monete non fu mai chiarito, anche se furono date varie spiegazioni, per lo più false (es. che il valore delle monete era inferiore a quello del metallo che contenevano, o che le monete italiane venivano utilizzate come casse per orologi dagli orologiai svizzeri). Hans Magnus Enzensberger, in un saggio di qualche anno dopo, elenca diverse spiegazioni date al tempo, e fa risalire una delle probabili cause a una temporanea inadeguatezza tecnica della Zecca italiana, dovuta a complicazioni burocratiche..

Vennero emesse persino serie figurate, chiamate serie turistiche, chiamate così poiché vi erano stampate immagini o fotografie. Le serie figurate vennero emesse in quantità limitate ed a prezzi di vendita molto alti, rendendo così la collezione di questi miniassegni solo per pochi collezionisti. Istituti di credito interessati

Emisero miniassegni:

(c) Circolari; (b) Bancari

Banca Agricola Commerciale di Reggio Emilia Banca Agricola Popolare di Matino e Lecce Banca (Nazionale) dell'Agricoltura (NON EMESSI) Banca Antoniana Banca Belinzaghi Banca Calderari e Moggioli Banca Cattolica del Veneto Banca Commerciale Italiana (NON EMESSI) Banca Credito Agrario Bresciano Banca (di) Credito Agrario di Ferrara Banca del Friuli Banca del Salento Banca di Trento e Bolzano Banca Industriale Gallaratese Banca Popolare del Montefeltro e del Metauro Banca Popolare di Bergamo Banca Popolare di Crema Banca Popolare di Lecco Banca Popolare di Milano Banca Popolare di Novara Banca Popolare Udinese Banca Provinciale Lombarda Banca San Paolo di Brescia Banca Sella Banco Ambrosiano Banco di Chiavari e della Riviera Ligure Banco di Napoli Banco di Santo Spirito Banco di Sicilia Banco Lariano Cassa di Risparmio di Biella Cassa di Risparmio di Cuneo Cassa di Risparmio di Jesi Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto Cassa di Risparmio di Venezia (b) Cassa Rurale di Aldeno (b) Cassa Rurale e Artigiana di Barlassina (b) Cassa Rurale di Caldes (b) Cassa Rurale ed Artigiana di Cantù (b) Cassa Rurale di Castello (b) Cassa Rurale di Castello di Fiemme (b) Cassa Rurale di Cavalese (b) Cassa Rurale di Cogolo - Pejo (b) Cassa Rurale di Denno (b) Cassa Rurale di Levico (b) Cassa Rurale di Moena (b) Cassa Rurale di Mori (b) Cassa Rurale di Panchià (b) Cassa Rurale di Pergine (b) Cassa Rurale di Predazzo (b) Cassa Rurale di Taio (b) Cassa Rurale di Tesero (b) Cassa Rurale di Vermiglio (b) Cassa Rurale di Ziano di Fiemme (b) Credito Artigiano Credito Italiano Credito Varesino Istituto Bancario Italiano Istituto Bancario San Paolo di Torino Istituto Centrale di Banche e Banchieri Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane Istituto di Credito delle Casse Rurali e Artigiane

Note

Bibliografia

Voci correlate Lagergeld Moneta ossidionale Notgeld

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