Ultimogenito di Matteo I Visconti e Bonacosa Borri,Vagliano G. G, Sommario delle vite ed azioni degli arcivescovi di Milano, p. 299. dopo aver ricevuto un'istruzione in studium generale,. Giovanni fu avviato alla carriera ecclesiastica e durante la seconda metà del Trecento detenne la Signoria di Milano, in precedenza guidata da Ottone Visconti. Amante delle arti, fu mecenate del Petrarca che soggiornò a Milano e ne elogiò le virtù.. Nel 1323-1324 fu scomunicato e accusato di eresia. ma trovò un alleato nell'Antipapa Niccolò V che, nel gennaio 1329, lo nominò cardinale, con il titolo di (pseudo) cardinale di Sant'Eusebio. Tuttavia il 15 settembre 1329 egli fece, per procura, atto di sottomissione al legittimo papa e di persona, il 26 novembre dello stesso anno. Giovanni non venne comunque mai promosso cardinale da un papa legittimo..
Nel 1332, invece, divenne vescovo e signore di NovaraAzario, Cronaca della Lombardia, p. 53. e, dopo aver risolto le controversie con l'arcivescovo legittimo Aicardo da Camodeia, rientrò a Milano (1341) in quanto signore, insieme al fratello Luchino Visconti. Venne eletto arcivescovo nel 1339 succedendo così ad Aicardo, ma il suo titolo arcivescovile fu confermato da Papa Clemente VI., per mezzo di una bolla, solo nel 1342. Nel 1352, Giovanni estese il potere dei Visconti fino a Genova e l'anno seguente a Bologna e Novara. Alla sua morte, il 5 ottobre 1354., lo Stato milanese fu diviso fra i tre nipoti, figli di Stefano Visconti: Matteo II, Galeazzo II e Bernabò, già stati associati alla Signoria di Giovanni e confermati come possessori della città di Milano..
Giovanni ebbe due figli illegittimi, Leonardo Visconti podestà di Novara e Margherita Visconti casata ad Ambrogio Visconti, condottiero e figlio naturale di Bernabò Visconti, governatore di Pavia e nipote del suo fratello Stefano Visconti.
I primi anni
Carriera ecclesiastica e civile La carriera ecclesiastica di Giovanni inizia con la rinuncia del fratello Stefano Visconti e con la conseguente elezione a presule nel 1317.. L'elezione gli consentì di occupare una posizione di prestigio all'interno della vasta casata viscontea e di iniziare a puntare sulla Chiesa ambrosiana e sul controllo delle istituzioni ecclesiastiche, con l'obiettivo di assumere un ruolo di potere. Nella prima metà del XIV secolo, Giovanni Visconti è signore e, dopo che la sua dinastia aveva ripreso il controllo sulla città di Milano, egli aveva iniziato ad acquisire sempre maggiori spazi nella Chiesa ambrosiana..
Con il diploma del 4 luglio 1327, venne nominato dall'imperatore Ludovico il Bavaro "iudex ordinarius" del clero cittadino e diocesano.. Questa nomina a giudice ordinario gli consentiva il controllo sul tribunale e sulla curia diocesani e gli assicurava la collaborazione del potere civile. In questo modo, grazie alla scelta imperiale, il Visconti trovava appoggio per i suoi disegni di egemonia sulla chiesa.
Egli fu poi nominato cardinale dall'antipapa Niccolò V, ma in seguito Papa Giovanni XXII lo accusò di infamia e ordinò ai vescovi di Como la pubblicazione delle sentenze (1322-23) contro di lui, per il fatto di aver accettato la nomina come cardinale.. La brevità della carica fu, però, determinata dal passaggio del Visconti, nel maggio-giugno 1329, a una politica anti imperiale. Infatti, questo nuovo orientamento politico veniva formalizzato ad Avignone con l'adesione dei signori di Milano alle direttive del Papa e con la conseguente rinuncia di Giovanni alla carica cardinalizia. Nel frattempo, nel luglio 1327, Giovanni venne accusato di cospirazione. Questo determinò il suo arresto, ma ben presto fu liberato, come dimostra la sua libera presenza a Milano nel settembre dello stesso anno. Nell'ottobre 1339, invece, venne eletto arcivescovo e prese il posto di Aicardo da Camodeia, nonostante egli fosse ancora il legittimo arcivescovo. Aicardo, infatti, era tenuto in esilio, ma Giovanni aveva «...avuto in locazione il patrimonio e i beni della mensa.». Proprio per questo motivo, iniziò ad abitare nel palazzo arcivescovile che, oltretutto, aveva provveduto a far restaurare.
Nel luglio 1339, Aicardo era ritornato dall'esilio nella città di Milano e, solo dopo la sua morte (avvenuta nello stesso anno), Giovanni si insediò sulla cattedra ambrosiana. Riuscì a insediarsi grazie all'appoggio del pontefice Giovanni XXII che lo elesse arcivescovo di Milano con la formula «sacrosante Mediolanensis ecclesie ellectus in archiepiscopum [...]». Poi, nel 1342, Papa Clemente VI (successore di Benedetto XII) concesse a Giovanni Visconti la carica di metropolita e tale conferimento stabiliva il ritrovato accordo tra il Visconti e la sede papale. Fu, dunque, nominato signore e arcivescovo con bolla papale di nomina in data 17 luglio 1342.Mainoni, Un bilancio di Giovanni Visconti, p. 6. Giovanni si trovò, così, insediato sulla cattedra di Ambrogio per designazione di Clemente VI che lo aveva confermato arcivescovo, ma ora questa posizione risultava più concreta e ufficiale perché derivava da una nomina pontificia. Il suo incarico di arcivescovo ebbe un ruolo determinante nel consolidamento della signoria viscontea e tale importanza consiste soprattutto nell'aver «...saputo e potuto appoggiare al pastorale la spada.».
La personalità di Giovanni, infatti, era tale da riuscire a cogliere le occasioni favorevoli. e gestire con impegno le due funzioni: temporale e spirituale, tanto da essere ricordata nell'epitaffio funebre che sottolinea come «il pastorale -fosse-a servizio della spada.». Dai versi di questo epitaffio si percepisce come il suo ruolo di signore fu, però, prevalente rispetto a quello religioso, tanto da essere sottolineato dai cronisti a lui contemporanei. L'iscrizione sulla tomba di Giovanni è di fondamentale importanza per inquadrarne il carattere, i ruoli e le azioni, ma in particolare delinea una figura di principe temporale che va fiero delle sue conquiste... La sua presenza nella sede della cattedra ambrosiana fu costante nell'esercizio delle sue funzioni politiche, ma mancano attestazioni sulle mansioni liturgico-sacramentali connesse al proprio ruolo e per le quali veniva sostituito (i documenti non lo mostrano mai nell'esercizio delle mansioni liturgiche).
Arcivescovo e signore di Milano Giovanni divenne arcivescovo grazie al prestigio della sua casata e fu signore di Milano in base a una legittimazione venuta dal basso, compiuta da parte del consiglio generale di Milano nel 1339, subito dopo la morte di Azzone Visconti.. In assenza di eredi diretti Giovanni e Luchino ebbero la signoria in condominio. Nell'agosto del 1342, Giovanni era arcivescovo di Milano ed era pacificato con il papa Clemente VI che riconfermava i suoi possedimenti. L'elezione di Giovanni e Luchino fu unanime e fatta in breve tempo, poiché era necessario evitare vuoti di potere. Così nei giorni successivi all'elezione i fratelli firmarono i loro atti con la formula: «Giovanni vescovo di Novara e Luchino, fratello del Visconti, signori di Milano», formula che, dopo la conferma di Giovanni ad arcivescovo diventò «Giovanni arcivescovo di Milano e Luchino, fratello del Visconti, signori di Milano.». Dopo la morte di Luchino, avvenuta nel 1349, Giovanni divenne generalis dominus Mediolani. Quando Giovanni prese il potere come arcivescovo, la città di Milano era politicamente instabile, quindi prima Ottone e in seguito Giovanni offrirono soluzioni alla crisi e favorirono le istituzioni ecclesiastiche ambrosiane.
Giovanni, per certi versi, continua quella tradizione dinastica avviata dal prozio Ottone, caratterizzata non solo da una tendenza egemonica cittadina e regionale, ma anche da una tendenza a dare visibilità alla tradizione signorile, con l'obiettivo di migliorarne la struttura. A tal fine: (i) acquisì i territori di Bologna nel 1350 e di Genova nel 1353; (ii) modificò leggi cittadine; (iii) operò riforme che consentirono un buon funzionamento della burocrazia periferica; e (iv) non trascurò di modificare le istituzioni ecclesiastiche e signorili.
Il consolidamento delle strutture della diocesi è certamente dovuto al fatto che il Visconti era nel contempo signore e arcivescovo di Milano. Questo evitava la conflittualità tra i due ruoli e gli consentiva, di conseguenza, di essere né prevaricato, né influenzato da un dominus che interferisse nelle sue scelte politiche o religiose riguardo alla città di Milano. Il potere di Giovanni, però, non si estendeva solo sulla città di Milano, ma anche su numerose diocesi del Piemonte e della Lombardia, infatti, per un decennio fu anche presule nella città di Novara. L'arcivescovo-signore si poneva, così, come riferimento per il clero locale, oltre che promotore di iniziative che riguardavano la vita religiosa milanese.
La forte presenza di Giovanni era basata sulla capacità di entrare a far parte, con decisione, degli enti ecclesiastici dei quali occupava fisicamente le sedi e i beni, tanto da meritarsi rimproveri papali. Il potere acquisito da Giovanni era concorrenziale con l'autorità dell'arcivescovo legittimo (Aicardo da Camodeia) e fu ottenuto dopo continui contrasti con il Papa e i conseguenti accordi con Avignone. Grazie alla legittimazione papale e alla sua politica di pressione in sede locale, Giovanni (forte del potere che gli derivava dall'essere signore di Milano) cercava di intromettersi nelle istituzioni ecclesiastiche e di impossessarsi dei beni. Tutto ciò ci presenta le strategie che il Visconti utilizzò per assicurarsi il controllo sulla Chiesa ambrosiana, sulle istituzioni, sul clero e sul popolo. A dimostrazione dell'intromissione nella Chiesa ambrosiana da parte del Visconti, c'è un episodio avvenuto a Monza, in cui l'arcivescovo allontanò dalla carica l'arciprete Lombardino della Torre, imponendosi come «...generalis vicarius ac protector et defensor...» come risulta da un documento del 1325.. Nonostante le ripetute scomuniche, Giovanni puntò alla creazione di un'egemonia personale all'interno della Chiesa ambrosiana e all'autonomia di gestione. Intanto, le sue qualità politiche portarono a un rilancio territoriale della signoria e gli consentirono un facile inserimento nelle strutture ecclesiastiche milanesi, con l'obiettivo di sfruttarle per fini espansionistici. La storiografia milanese. evidenzia la politica ecclesiastica viscontea intenta a impadronirsi di rendite della chiesa e a sottoporre a tassazione i religiosi e le loro proprietà, tanto da violarne la libertas ecclesiastica, per privilegiare la propria casata. Giovanni, infatti, sfruttò la Chiesa ambrosiana per consolidare il potere pubblico, poiché prendere il potere pubblico significava intervenire in campo ecclesiastico e controllarne le istituzioni..
Giovanni, che nel contempo era signore e arcivescovo, si preoccupava: (i) del buon funzionamento delle istituzioni ecclesiastiche; (ii) delle città soggette a Milano; (iii) di intervenire nei casi di crisi o decadenza di enti; (iv) rispondere alle esigenze della Chiesa ambrosiana e delle altre chiese soggette al suo dominio; e (v) di promuovere attività riformatrici. Tutto questo contribuisce a definire Giovanni un "buon vescovo". perché durante il suo episcopato le istituzioni diocesane rimangono efficienti e si consolidano, nonostante avesse dato l'impressione di strumentalizzare e sfruttare l'episcopato.
Programma religioso ed edilizio Giovanni ebbe interesse particolare per la costruzione di edifici, poiché uno dei tratti distintivi del "buon presule" era costituito dalla cura del patrimonio edilizio della chiesa a lui affidata: questo era necessario affinché il vescovo venisse ricordato. È, infatti, dimostrato che più veniva accresciuto il patrimonio edilizio maggiore era il prestigio del signore. Nell'immaginario collettivo dei suoi contemporanei, infatti, la costruzione di palazzi aveva una grande importanza perché assimilato al concetto di forza.