Tenore lirico-leggero, dotato di una raffinata tecnica vocale unita a grande eleganza del fraseggio, è stato uno dei cantanti lirici più apprezzati del novecento, modello raramente eguagliato in ruoli quali Werther, Alfredo Germont, il Duca di Mantova.Voce Alfredo Kraus da "Le Garzantine - Musica". Garzanti, Milano, 2005

Biografia

Gli anni giovanili Secondogenito del giornalista austriaco Otto Kraus e di Josefa Trujillo, Alfredo Kraus nasce a Las Palmas il 24 novembre 1927, trascorrendo l'infanzia nella città canarina. Inizia a cantare come voce bianca nel coro della scuola (la sua voce all'epoca è definita scura e un po' raucaGIOVANNI VITALI, Alfredo Kraus. Bongiovanni Editore. Bologna, 1992). L'interesse verso la musica cresce rapidamente in lui, che inizia a prendere lezioni private di canto. Terminato il liceo, si iscrive, su consiglio del padre, alla facoltà di ingegneria di Las Palmas, pur continuando a studiare canto. I rapidi progressi in questo campo spingono Alfredo a considerare seriamente la carriera di musicista. Mentre continua gli studi universitari (cantando inoltre nel Coro dell'Università), iniziano le esibizioni come solista, tanto nei salotti di Las Palmas, quanto in veri e propri concerti. Nel '54 si fidanza con la giovane Rosa Blanca Lej Bird, che diventerà sua moglie due anni dopo.

L'ascesa Dal 1948 al 1955 Kraus studia con diversi insegnanti, lavorando tuttavia soprattutto da autodidatta, per recarsi infine a Milano, dove diviene allievo di Mercedes Llopart, sviluppando una particolare e personale tecnica canora, che lo porta, nell'arco di pochi mesi, a raggiungere un perfetto controllo del proprio mezzo vocale, tale da permettergli di debuttare nel gennaio dell'anno successivo come protagonista di Rigoletto (come Duca di Mantova) e Tosca (come Cavaradossi) al Teatro del Cairo. Segue la sua seconda e ultima prova come Cavaradossi (ruolo che il tenore ha sempre ritenuto inadatto alla sua voce). Segue il debutto, al Gran Teatro La Fenice di Venezia, come Alfredo ne La traviata (destinato a diventare tra i suoi ruoli più congeniali), affiancando la giovane Renata Scotto. Seguono nuovi debutti in numerosi teatri italiani ed europei. Nel marzo 1958 affianca per la prima e unica volta Maria Callas ne La traviata al Teatro San Carlo di Lisbona (del solo incontro tra i due massimi artisti dell'epoca esiste una fortuita registrazione pirata e alcuni spezzoni video). Il suo debutto al Covent Garden di Londra avviene nel 1959, con il ruolo di Edgardo in Lucia di Lammermoor, mentre l'anno successivo canta per la prima volta nel Teatro alla Scala di Milano, incarnando il personaggio di Elvino nella Sonnambula, e sei anni più tardi debutta al Metropolitan Opera House di New York con Rigoletto.

Salito rapidamente alla ribalta, il giovane tenore vede accrescere la propria fama soprattutto in Spagna, dove interpreta le pellicole Gayarre (la cui colonna sonora, di cui Kraus detiene i diritti, costituisce la sua prima incisione discografica pubblicata) e El Vagabundo y la estrella, e, in parte, in Italia (dove comunque il gusto del pubblico è all'epoca più orientato verso il canto di forza di Del Monaco o Di Stefano), mentre, nonostante l'interesse da parte di critici e melofili, nel resto del mondo resta un divo sostanzialmente d'élite poco noto alle masse.

Sin dai primi anni sessanta Kraus procede ad una rigorosa selezione dei ruoli, evitando quelli ritenuti vocalmente inadatti (come Cavaradossi) o teatralmente poco congeniali (Pinkerton, Rodolfo), sino a limitare il proprio repertorio ad una ristretta rosa di personaggi (Alfredo, Il Duca di Mantova, Faust, Nadir ne I pescatori di perle, Edgardo in Lucia di Lammermoor, Elvino ne La sonnambula, Arturo ne I puritani e pochi altri). Limita inoltre le proprie apparizioni sulla scena (non più di 40-50 recite all'anno), dedicandosi così più attentamente al perfezionamento della sua tecnica canora e allo studio dei personaggi. Lungi dal concedersi al repertorio e allo stile canoro verista e tardottocentesco di moda in quegli anni (che fece la fortuna di colleghi quali Del Monaco, Di Stefano e Corelli), Kraus si adopera per la riscoperta del belcanto, imponendo, grazie ad una fama in rapida ascesa, una nuova visibilità ad un genere all'epoca un po' marginale (anche a rischio di non incontrare i gusti del pubblico, abituato ad ascoltare una diversa tipologia di cantante e di repertorio). Tipica di Kraus è inoltre l'assidua frequentazione di teatri "minori" anche durante la fase matura della sua carriera, evitando generalmente i debutti in nuovi personaggi (peraltro assai rari) nei grandi templi della lirica, ai quali preferisce offrire interpretazioni saldamente collaudate.

Il successo Gli anni settanta segnano la definitiva affermazione di Kraus sulla scena musicale internazionale, non solo tra la critica, ma anche tra un pubblico ormai ben disposto verso il suo stile canoro. In questo periodo il tenore lavora con alcuni tra i più importanti direttori della scena internazionale (inclusi Karajan, Giulini e Solti), frequentando i più importanti teatri internazionali (pur prediligendo le scene italiane e spagnole). Contribuiscono a consacrare la sua fama una serie di nuove incisioni discografiche (dopo quelle sporadiche del decennio precedente) distribuite sul mercato a partire dalla seconda metà del decennio.

Abbandonati alcuni ruoli giovanili (i personaggi belliniani e rossiniani in particolare), il tenore sperimenta alcuni nuovi personaggi (interessandosi in particolare al repertorio ottocentesco francese), includendo nel suo repertorio tre ruoli destinati a diventare punti cardine nella sua carriera: Werther nell'opera omonima (debuttando al Teatro Comunale di Piacenza nel 1966), Tonio ne La figlia del reggimento (Chicago, 1974) e Hoffmann ne I racconti di Hoffmann (Dallas, 1975). L'evoluzione vocale del cantante, orientata nei primi anni soprattutto all'elemento tecnico e fonoiatrico, lo porta ora ad un maggior interesse per la componente interpretativa, con un affinarsi del fraseggio e delle sfumature vocali, mentre l'aumento dei ruoli francofoni in repertorio lo porta a variare alcune modalità di emissione della voce.

Gli anni ottanta vedono il tenore continuare con il suo tradizionale repertorio, con sporadici nuovi ingressi (Romeo e Giulietta), dedicandosi soprattutto al perfezionamento dei suoi personaggi tradizionali (sono gli anni dei trionfi di Hoffmann, La Fille du Regiment e soprattutto Werther). Mentre le apparizioni in teatro si diradano (anche in virtù di un'età ormai avanzata), si fanno sempre più frequenti i recitals e i concerti (praticamente abbandonati sin dagli anni sessanta).

Gli ultimi anni Nel 1991 gli viene concesso il premio Principe delle Asturie. Nel nuovo decennio, malgrado l'avanzare dell'età, continua ad esibirsi nei consueti ruoli lirico leggeri, sfoggiando uno smagliante registro acuto che manterrà intatto sino a fine carriera. Nell'estate del 1992 viene chiamato a Firenze per sostituire Carreras, ammalatosi all'ultimo momento, nella registrazione della Traviata per l'etichetta Philips, che sarà la sua ultima registrazione di un'opera completa. Con il diradarsi degli impegni a teatro, Kraus si dedica con particolare interesse all'insegnamento (tra i suoi allievi, Lucia Aliberti, Giuseppe Filianoti ed il cantante pop Mario Frangoulis). La sua città natale gli ha intitolato l'Auditorio Alfredo Kraus, inaugurato il 5 dicembre 1997. Nello stesso anno, la morte della moglie lo porta ad un periodo di profonda crisi, spingendolo ad abbandonare temporaneamente le scene. Tuttavia vi ritorna nuovamente l'anno successivo, continuando nel frattempo l'attività di insegnante. Nella primavera del 1999, si esibisce a Madrid in un'ultima performance live in cui, malgrado gli oltre settant'anni, dimostra ancora un pieno controllo della voce (sfoggiando ancora intatti i suoi lunghi fiati e i celebri acuti). Una grave forma di cancro al pancreas lo costringe però al definitivo ritiro, portandolo alla morte il 10 settembre dello stesso anno. Oggi riposa nel cimitero di Las Palmas a Gran Canaria.

Profilo artistico

Kraus è stato considerato il migliore tenore lirico leggero della sua generazione ed un modello assoluto di tecnica canora, distinguendosi per la perfezione dell'emissione, la chiarezza di dizione ed il dominio delle note acute (sino al mi bemolle), oltre che per la non comune longevità vocale. Nel corso degli anni sviluppò una tecnica canora tra le più perfette dell'intero panorama musicale internazionale. Timbro chiaro e squillante, dalla sonorità cristallina, nobilitato da una grande eleganza nel fraseggio, attento e sfumato, con una cura quasi maniacale verso chiaroscuri, filature e mezzevoci e con un controllo della voce spesso al limite del virtuosismo.G. VITALI, Op. cit..

Tecnica vocale Punto di contatto tra la tradizione spagnola (che trova uno dei suoi massimi esponenti in Fleta) e la scuola belcantistica italiana (Schipa), Kraus ha costruito la sua celebre e personale tecnica vocale sviluppando e perfezionando i principi esposti nell'Ottocento da Francesco Lamperti e seguiti anche da Mercedes Llopar, basati sull'assoluta padronanza della voce in maschera (mediante l'utilizzo rigoroso e perfettamente controllato delle casse di risonanza ossee del cranio, zigomi e seni nasali in particolare), sull'appoggio sulla membrana diaframmatica e sulla compressione del fiato tra il diaframma e la maschera. In Kraus l'applicazione di questi principi raggiunge il massimo livello di perfezionamento, grazie ad una estrema disciplina e ad un controllo totale delle cavità di risonanza e della respirazione, ottenendo così una minima sollecitazione delle corde vocali ed un limitato uso di aria, in grado di garantire fiati estremamente lunghi (sino a 20") e al contempo un controllo delle mezzevoci rimasto insuperato, ed un minimo sforzo della gola nell'emissione dei suoni (permettendo di raggiungere note quali re o mi bemolli senza alcuna tensione vocale). L'uso estremamente attento e accorto della voce in maschera ha anche portato il cantante ad un massimo utilizzo dello squillo (twang), in grado di aumentare l'udibilità effettiva dei suoni anche partendo da un volume limitato, con l'acquisizione di un caratteristico timbro argentino e penetrante . La tecnica canora di Kraus, adottata sin da giovane (sembra, in modo empirico, prima ancora dell'incontro con la Llopart), è rimasta sostanzialmente la stessa durante tutto l'arco della carriera del cantante, che vi ha introdotto successivi perfezionamenti e adattamenti. In particolare, nella seconda fase della sua esperienza canora, il frequente uso della lingua francese ha portato ad un immascheramento più pronunciato, sfruttando soprattutto i risuonatori della parte superiore del volto. L'ultima parte della carriera di Kraus corrisponde a un sempre maggior controllo dell'emissione, con una minima sollecitazione delle corde vocali che ha permesso al tenore di cantare con una voce ancora integra, sino agli acuti più estremi, sino alla morte. Gli ultimi anni sono anzi stati caratterizzati (al contrario del normale progresso della voce) dal mantenimento del registro acuto pressoché integro. Del tutto estranea a Kraus, per sua stessa ammissione, è invece la tecnica del falsettone, che non ha mai saputo, né voluto, padroneggiare (a detta del cantante in virtù dell'innaturale e insalubre uso delle corde vocali che essa prevede), preferendo al contrario perfezionare l'utilizzo della piena voce anche negli acuti più estremi. Allo stesso modo, assai raro, e mai approfondito, è l'utilizzo della voce di petto pura, del resto raramente compatibile con il suo registro vocale abituale.ALFREDO KRAUS, Una lezione di canto. Bongiovanni. Bologna, 1991ENRICO STINCHELLI, Le grandi voci della lirica. Gremese ed. Roma, 1980

Repertorio