Il Partito Repubblicano Italiano (PRI) è un partito politico italiano.
Fondato nel 1895, il PRI è il più antico partito tuttora esistente in Italia ed ha mantenuto immutati il nome, il simbolo (una foglia di edera) e le basi ideologiche del mazzinianesimo e del radicalismo, riconducibili alle elaborazioni di Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi, Carlo Cattaneo, Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini.
Storia Presupposti nel Risorgimento e l'unità d'Italia
Il Partito Repubblicano Italiano affonda le proprie radici politiche nell'idea del repubblicanesimo (ideale presente da sempre in Italia e ravvivato nel periodo delle cosiddette repubbliche giacobine), con i suoi riferimenti ideali e culturali nel Risorgimento. Per la precisione esso trae origine nel filone democratico, mazziniano, radicale e rivoluzionario, i cui massimi rappresentanti sono stati Giuseppe Mazzini, Carlo Cattaneo, Carlo Pisacane, Aurelio Saffi e per un certo periodo anche Giuseppe Garibaldi.
La prima organizzazione politica con l'obiettivo di trasformare l'Italia in una repubblica democratica unitaria secondo i principi di libertà, indipendenza e unità, destituendo gli Stati preunitari, fu la Giovine Italia (o Giovane Italia), l'associazione politica insurrezionale fondata a Marsiglia nel luglio 1831 da Mazzini.
La Giovine Italia costituì uno dei momenti fondamentali nell'ambito del Risorgimento italiano ed ebbe anche un respiro europeo, entrando a far parte della più ampia associazione politica mazziniana, la Giovine Europa (1834), assieme ad altre associazioni simili come la Giovane Germania, la Giovine Polonia e la Giovine Svizzera. Nel 1833 a Taganrog, in Russia, anche Garibaldi aderì alle idee mazziniane.
Il 5 maggio 1848 la Giovine Italia fu sciolta da Mazzini che la trasformò nell'Associazione Nazionale Italiana. Nel marzo 1853 lo stesso Mazzini fondò il Partito d'Azione.
L'annuncio della fondazione del partito fu dato da Mazzini nel marzo 1853 con la pubblicazione dell'opuscolo Agli italiani, dove si sosteneva che nonostante il fallimento del moto milanese del 6 febbraio dello stesso anno ormai «il fremito d'emancipazione [era] sceso alle moltitudini», pertanto Mazzini esortava i connazionali a impegnarsi in un'azione ripetuta e continua per suscitare quella scintilla che avrebbe provocato l'incendio di tutta la penisola e tramite l'azione delle bande l'insurrezione popolare. Diversamente dalle previsioni del suo fondatore, le prime azioni poste in essere dal movimento democratico ebbero esito fallimentare, quali la spedizione di Sapri (1857) in cui perì Carlo Pisacane e il moto di Genova dello stesso anno.
In contrapposizione con i moderati raccolti attorno alla monarchia dei Savoia e Cavour, i repubblicani si opponevano alla guerra regia, ai plebisciti, alle annessioni e alla piemontesizzazione dell'Italia, sostenendo la necessità di una sollevazione del popolo per conseguire l'Unità, il diritto d'assemblea sindacale e il suffragio universale in luogo di quello ristretto e censitario.
Un momento significativo del processo di formazione del partito risale alla nascita dell'organo di stampa ufficiale dei repubblicani italiani, ovvero L'unità italiana diretto da Maurizio Quadrio (1861) e successivamente con il primo congresso della Federazione dei Movimenti Democratici Italiani, svoltosi a Parma nell'aprile 1866.
Il congresso rese evidenti le correnti fondamentali del movimento repubblicano in Italia: la destra parlamentaristica e radicale di Agostino Bertani;Alessandro Galante Garrone, I radicali in Italia (1849-1925), Garzanti, Milano, 1973, pagg. 47-48. la linea di Giuseppe Mazzini, disposto anche a stringere accordi e ad accettare soluzioni in modo da completare l'Unità d'Italia; e gli intransigenti, contrari a qualsiasi compromesso con la dinastia sabauda e sdegnati verso la politica economica e sociale del nuovo Stato unitario.
Fu la corrente massimalista e irriducibile a prevalere, eleggendo un triumvirato nelle persone di Maurizio Quadrio, Giuseppe Marcora e Vincenzo Brusco Onnis, determinando l'estraneazione dalla vita politica e l'astensionismo elettorale del movimento repubblicano nei decenni a venire.Giovanni Spadolini, cit., pagg. 5-8.
Mazzini proseguì comunque nell'appoggio al reclutamento dei volontari garibaldini in occasione della terza guerra d'indipendenza (giugno 1866) e della spedizione del 1867, conclusa tragicamente a Mentana. Deluso tuttavia dal fallimento delle sue iniziative, Mazzini sciolse il Partito d'Azione e si adeguò alla linea degli intransigenti.
Ciò non ne comportò l'inattività politica in quanto i repubblicani cominciarono a dar vita alle prime organizzazioni del movimento dei lavoratori (associazioni operaie, casse mutue, cooperative e scuole popolari) e nel 1871 a Roma per sua specifica iniziativa fu stretto il patto di fratellanza tra le Società operaie.
Nello stesso anno Garibaldi, reduce dalla guerra franco-prussiana in cui aveva vittoriosamente combattuto a Digione in difesa della Francia alla testa di volontari italiani e stranieri, ruppe definitivamente con Mazzini, prendendo posizione favorevole verso la Prima Internazionale dei lavoratori.
Peraltro la propaganda degli internazionalisti mise in difficoltà i repubblicani, che riuscirono comunque a mantenere un radicamento a livello locale e popolare, ma limitato alla Liguria, alla Romagna, alle Marche, all'Umbria, al litorale toscano, al Lazio e alla Sicilia occidentale, che sarebbero rimaste sempre le roccaforti repubblicane.Si noti come, evento non certo casuale, la maggior parte di queste roccaforti corrispondessero ai territori del defunto Stato Pontificio.
Alla morte del principale promotore del Risorgimento almeno quattro sono le correnti del repubblicanesimo: i cosiddetti mazziniani puri, ancora nostalgici del metodo insurrezionale e comprendenti gli intransigenti, su una linea di assoluto antiparlamentarismo; il gruppo di Alberto Mario, anch'egli astensionista, ma convinto dell'esistenza di spazi per la lotta politica pur in regime di monarchia; i seguaci di Garibaldi, indulgente alle idee socialiste e internazionaliste, a volte anche pacifiste e comunque caratterizzate da un profondo anticlericalismo; e la corrente radicale di Agostino Bertani, deciso a ottenere per via costituzionale le riforme democratiche e che nel 1877 avrebbe costituito assieme a Felice Cavallotti il gruppo dell'Estrema sinistra nel Parlamento italiano, separandosi dai repubblicani.
Figura di spicco in quest'epoca tumultuosa fu Aurelio Saffi, che costituì la guida morale del passaggio dall'astensionismo alla presenza politica nelle istituzioni.Giovanni Spadolini, cit., pagg. 23-24.
Fine dell'astensionismo e nascita del partito
Il 2 agosto 1874 a Villa Ruffi, presso Rimini, la polizia fece irruzione nel corso di una riunione repubblicana, arrestando ventotto partecipanti, tra cui il già triumviro della Repubblica Romana Aurelio Saffi e il futuro presidente del Consiglio Alessandro Fortis.Giovanni Spadolini, cit., pagg. 37-39. Tale episodio contribuì ad approfondire il solco tra i repubblicani e le istituzioni.
La scelta astensionistica fu ribadita al XIV Congresso generale delle Società Operaie Italiane affratellate, tenutosi a Genova tra il 24 e il 26 settembre 1876.Giovanni Spadolini, cit., pagg. 41-42.
L'astensionismo elettorale rischiava tuttavia di rendere sterile l'azione politica, così alcuni repubblicani meno intransigenti in occasione delle elezioni politiche del 1880 decisero di partecipare alle consultazioni elettorali. Furono quindi eletti i primi deputati, che si iscrissero al gruppo dell'Estrema sinistra insieme ai radicali di Bertani e Cavallotti. La loro composizione sociale era eterogenea, comprendendo sia piccoli borghesi, come Giovanni Bovio e Napoleone Colajanni, ma anche operai, come Valentino Armirotti e il geografo Arcangelo Ghisleri.
Il primo congresso ufficiale del PRI che sancì la costituzione ufficiale del partito come forza politica organizzata con strutture permanenti si svolse a Bologna il 21 aprile del 1895.Giovanni Spadolini, cit., pag. 74. Fra i fondatori va citato il forlivese Giuseppe Gaudenzi, che ne divenne il primo segretario. Gaudenzi aveva promosso l'anno prima la fondazione a Forlì de Il Pensiero Romagnolo, organo ufficiale del partito.
Alle elezioni politiche del 1897 il cartello elettorale dell'Estrema, composto anche da radicali e socialisti, riuscì a eleggere ottantuno deputati alla Camera e all'indomani ventidue di essi formarono il gruppo parlamentare repubblicano. Tra di loro Giovanni Bovio, Napoleone Colajanni, Matteo Renato Imbriani, Salvatore Barzilai e Edoardo Pantano.Francesco Atzeni, I repubblicani in Sardegna, Edizioni Archivio Trimestrale, Roma, 1988, pag. 27.
Nello stesso anno periva a Domokos il deputato Antonio Fratti, accorso al fianco dei greci contro l'Impero ottomano, al seguito del contingente garibaldino guidato da Ricciotti Garibaldi. Quest'ultimo avrebbe combattuto contro i turchi alla testa di volontari in difesa di Grecia, Serbia e Montenegro anche nel 1912 a Drisko.
La fine del secolo vide il PRI stipulare alleanze politico-amministrative con i socialisti e con i radicali, grazie alle quali esso riuscì a partecipare al governo di grandi città come Milano, Firenze e Roma (per esempio nella giunta guidata da Ernesto Nathan).
Tradizionalmente associati al colore rosso, i repubblicani, soprattutto in Romagna, in contrasto con i socialisti che vollero prendere per sé tale colore (costituendo così i cosiddetti nuovi rossi), diedero vita a un insieme di leghe a questo punto denominate gialle.
Tuttavia il rifiuto di partecipare ai governi liberal-democratici dell'età giolittiana impedì al PRI di dar seguito alle sue enunciazioni programmatiche, in particolare la lotta ai monopoli e il riscatto del Mezzogiorno.
Prima guerra mondiale e avvento del Fascismo
Gli anni che precedettero la prima guerra mondiale videro come protagonista della scena politica il giovane Pietro Nenni.
Contrario alla guerra libica e per questo imprigionato nel 1911, Nenni fu segretario della Camera del lavoro di Forlì. II 7 giugno 1914 ad Ancona nel corso di un suo comizio antimilitarista, insieme all'anarchico Errico Malatesta, la polizia aprì il fuoco sui partecipanti, uccidendo due militanti repubblicani e un anarchico. Ne seguì una settimana di scioperi e di agitazioni in gran parte dell'Italia (cosiddetta settimana rossa).
Allo scoppio della prima guerra mondiale il PRI si schierò dalla parte degli interventisti, collocandosi nel filone democratico-irredentista. Obiettivo dei repubblicani era correre in aiuto della Francia (considerata la patria dei diritti dell'uomo)Peppino Garibaldi, figlio di Ricciotti e nipote di Giuseppe Garibaldi, formò una legione italiana di volontari garibaldini, ed accorse in difesa della Francia nel 1914. contro gli Imperi centrali tedesco e austriaco, visti come gli emblemi dell'autoritarismo e della reazione, nonché riunire all'Italia le "terre irredente" di Trento e Trieste.
Tra il 1915 e il 1917 i primi esponenti repubblicani (Salvatore Barzilai e Ubaldo Comandini) parteciparono ai governi di Unione Nazionale di Salandra e di Boselli.
Dopo la guerra il PRI ritentò un accordo con le altre forze di sinistra al Convegno di Firenze del 1918, ma fallì perché il Partito Socialista Italiano era ormai sotto il controllo dei massimalisti. Nel 1921 Pietro Nenni uscì dal PRI per entrare nel PSI. I repubblicani, come fece ad esempio Giovanni Querzoli, tornarono a fondare associazioni e consorzi.
L'avvento del fascismo vide il PRI saldamente all'opposizione, sebbene alcuni repubblicani avessero aderito ai fasci di combattimento (ad esempio Italo Balbo). Nel 1922 a Roma un gruppo di repubblicani, tra i quali Giovanni Conti, Raffaele Rossetti, Fernando Schiavetti, Mario Angeloni e Cino Macrelli, fondò il movimento antifascista l'Italia libera, nominandone segretario il giovane Randolfo Pacciardi.