Corinaldo è un comune italiano di abitanti della provincia di Ancona nelle Marche. Il borgo fa parte del circuito de I borghi più belli d'Italia.

Geografia fisica Corinaldo è situato nell'entroterra di Senigallia, dalla quale dista una ventina di km in direzione sud e sorge alla sommità di un colle sulla riva sinistra del fiume Nevola, a un'altitudine di

Dal capoluogo Ancona dista circa 50 km. Confina a nord-ovest con la provincia di Pesaro e Urbino.

Origini del nome Il nome di Corinaldo deriva verosimilmente da Curia Rinaldi ("curia di Rinaldo"), probabile antico nome longobardo che il primo nucleo abitato doveva avere in epoca altomedievale. Quest'ipotesi è stata avanzata solo recentemente: precedentemente si credeva invece che il nome Corinaldo derivasse da Collis in alto ("colle in alto"), in quanto il paese appare situato in posizione sopraelevata rispetto all'antica città romana di Suasa.

Storia

Origini A proposito delle origini di Corinaldo, così scriveva, nei primi anni del XVII secolo, il frate domenicano Vincenzo Maria Cimarelli, storico, umanista, inquisitore del Santo Uffizio:

Storia e leggenda si alternano e si fondono nella "cronaca" del Cimarelli, desideroso di nobilitare la nascita della sua città dalle rovine della romana Suasa Senonum. Con tutta probabilità, la città di Corinaldo sorse agli inizi del secondo millennio, in seguito al diffuso fenomeno dell'incastellamento.

Libertà e dominazioni Arroccata tra i fiumi Cesano e Misa, tra Marca di Ancona e Stato di Urbino, si costituì in Libero comune alla fine del XII secolo. Nel corso del Duecento visse alterne vicende nella lotta fra Guelfi e Ghibellini. Per la sua posizione strategica, divenne presto un ambito avamposto conteso dai comuni limitrofi. Nel 1219 combatté contro Cagli, ma nel 1248 fu costretta a sottomettersi alla potente vicina Città Regia di Jesi, entrando a far parte dei suoi Castelli.Mauro Tedeschini, Atlante Marchigiano, Ed. Il Resto del Carlino e Regione Marche, 1992.

Nel 1291 le venne di nuovo riconosciuta l'autonomia comunale da papa Nicolò IV. Dunque guelfa fino ai primi del '300, Corinaldo subì il fascino e poi la tirannia di un suo nobile concittadino di parte ghibellina, Nicolò Boscareto, vicario imperiale per nomina di Ludovico il Bavaro. La riconquista papale fu pesante: l'esercito pontificio di Innocenzo VI, guidato da Galeotto I Malatesta, la rase al suolo il 18 agosto 1360.

Nuove mura, nuovi assedi Corinaldo fu ricostruita letteralmente ex novo nel 1367, in seguito all'autorizzazione concessa da papa Urbano V, compresa l'attuale cinta muraria, Ai Malatesta succedettero gli Sforza, e agli Sforza i Della Rovere, il cui spodestato duca di Urbino, Francesco Maria, tentò nel 1517 di annettere Corinaldo e le terre limitrofe al suo diretto dominio. Fu in quel frangente fu scritta una delle pagine storiche più belle ed esaltanti della comunità civica. Dopo ventitré giorni di assedio, i cittadini costrinsero il duca alla ritirata e il papa dell'epoca, Leone X, per la fedeltà mostrata, elevò Corinaldo al rango di città, dignità confermata da papa Pio VI con breve del 20 giugno 1786.

Età moderna Nel corso dell’età moderna, il progressivo restringimento dell’accesso alle istituzioni comunali favorì l’affermazione di un’oligarchia cittadina, configuratasi come nobiltà civica.

Nel '600 Corinaldo si ingentilì nelle forme architettoniche e nel costume, arricchendosi dell'opera e dell'ingegno di pregevoli artisti. Le famiglie nobili eressero nuove ed eleganti dimore, segno di un accresciuto e diffuso benessere. Si svilupparono le arti e i mestieri, si strinsero nuovi rapporti economici, politici e culturali. Ma non furono solamente i palazzi gentilizi a contrassegnare l'ordito architettonico della città e in particolare del centro storico: videro progressivamente la luce anche monumentali edifici civili e religiosi, ancora oggi visibili e perfettamente conservati, quali fra gli altri la chiesa del Suffragio dalla caratteristica pianta ottagonale, eretta sul vecchio mastio, la chiesa dell'Addolorata, quella di Sant'Anna (patrona di Corinaldo) e il santuario ora intestato a santa Maria Goretti, che in questa città nacque il 16 ottobre 1890.

Palazzi e chiese, splendidi esempi di architettura civile e religiosa, costituiscono preziosi custodi di apprezzabili opere d'arte. Il Seicento e il Settecento, in particolare, furono secoli di intenso sviluppo artistico della città, grazie alla presenza e all'opera di figure di ingegno, tra le quali il pittore Claudio Ridolfi, che a Corinaldo visse a lungo e morì, l'organaro Gaetano Callido, che alla cittadina lasciò due strumenti musicali di eccezionale fattura, uno dei quali funzionante e , dono del Callido alla figlia monaca di clausura proprio a Corinaldo, in quegli stessi ambienti che oggi accolgono la civica pinacoteca.

La tragedia della discoteca

Nel 2018 Corinaldo fu teatro di un tragica vicenda di cronaca nera, la strage avvenuta della discoteca Lanterna Azzurra: all'una di notte dell'8 dicembre, una moltitudine di gente presente nel locale si diede a una precipitosa fuga per sfuggire agli effetti di uno spray urticante spruzzato dolosamente all'interno del locale e si accalcò all'uscita sul retro del locale; molte persone precipitarono per il cedimento della balaustra posta sulla rampa d’emergenza: il bilancio fu di 6 morti e 59 feriti.

Simboli

Gli smalti principali dello stemma rosso e argento, sono gli stessi di Jesi, poiché dal 1248 Corinaldo fu dominato da quella città. Le chiavi pontificie ricordano come nel XV secolo i corinaldesi riscattarono la loro autonomia versando un pesante tributo ai Malatesta, che erano stati insigniti del feudo di Corinaldo nel 1399 da papa Bonifacio IX, e mettendosi sotto il dominio diretto della Chiesa.

Il gonfalone è un drappo di porpora.

Onorificenze Il Comune venne insignito del titolo di città da papa Leone X nel 1517 confermato da Pio VI il 20 giugno 1786.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa di Santa Maria del Suffragio Edificata sul sito di un antico torrione difensivo del Cassero, fortificazione appartenente alla cinta muraria della città di Corinaldo; il nucleo originario risale al 1640, costruito per volontà della confraternita di Santa Maria del Suffragio e del capitano Pier Agostino Orlandi che, allo scopo, donò parte del terreno sul quale sorgeva la propria abitazione. Dopo la ristrutturazione, attribuita a Francesco Maria Ciaraffoni, venne riaperta al culto nel 1779. La facciata, realizzata interamente in cotto, è ispirata alla romana chiesa dei Santi Luca e Martina: ne richiama decisamente il motivo d’ispirazione michelangiolesca delle colonne incassate e affiancate da solide paraste. L’ordine dorico descrive la parte inferiore del prospetto; al centro, chiuso entro due alte paraste si apre il portale, semplice e immediato, la cui cornice – secondo un tipico schema tardo settecentesco – è sostenuta da tre mensole lisce. L’ordine superiore è piuttosto scarno e privo di una definizione ben definita, distaccandosi nettamente dalla facciata di Pietro da Cortona: è composto unicamente da paraste, specchiature variamente sagomate e da una cornice architravata d’impostazione ionica che ne segue l’andamento. Elementi di nota sono le tre gocce poste in corrispondenza di ogni parasta ad ornamento della cornice architravata e un’ampia finestra, successivamente tamponata, che nell'assemblaggio – architrave liscio e targa sostenuta da gocce – rammenta, ma con un atteggiamento più elementare, le stesse del palazzo comunale, ricostruito dal medesimo architetto nello stesso periodo di ristrutturazione della chiesa. Il timpano a coronamento, di forma triangolare, è fratto in maniera non dissimile da quello di Santa Susanna a Roma di Carlo Maderno. A pianta ellissoidale, il sobrio interno della chiesa, ornato da lesene corinzie e nicchie custodite entro coppie di colonne con scanalature e capitelli indorati, si sviluppa in modo tale che l’asse maggiore appaia trasversale rispetto alla facciata. Sopra un breve tamburo, con pilastrini e mensole sostenute da teste di puttini alati, la volta della cupola è a cassettoni decorati da rosette e inframmezzata da quattro unghie in cui si aprono oculi contornati da ghirlande e cornici dalle estremità arricciate; assente la lanterna. La pavimentazione in cotto, dalla bicromia, ne ripropone il disegno.

Chiesa dell'Addolorata

A ridosso delle mura, venne eretta su edifici precedenti fra il 1740 e il 1755. La facciata fu rifatta nel 1925, conserva arredi rococò e la sottostante cripta dedicata alla nativa santa Maria Goretti;

Chiesa già di Sant'Agostino Attualmente Santuario di Santa Maria Goretti è accompagnata da un ex convento. È un complesso del XVII-XVIII secolo dominante il nucleo cittadino; l'alto campanile ha la cuspide ispirata al campanile della chiesa del Santissimo Sacramento di Ancona, a loro volta mutuate dalla borrominiana lanterna di Sant'Ivo alla Sapienza di Roma;

Campanile della chiesa di San Pietro La chiesa è stata demolita negli anni 1870-1872, ne rimane solamente il campanile rimaneggiato nel XVIII secolo. Le campane ivi installate svolgono attualmente la loro funzione per la Chiesa di San Francesco.

Chiesa parrocchiale di San Francesco d'Assisi

Del XVIII secolo, architetto Andrea Vici. Si trova fuori dal nucleo murato, la facciata è incompiuta. L'interno è strutturato con cappelle laterali e cupola e conserva due dipinti del veronese Claudio Ridolfi.

Chiesa della Madonna del Piano Si trova nella località omonima, è l'antico monastero di Santa Maria in Portuno.

Casa natale di santa Maria Goretti.

Architetture civili La piaggia e il Pozzo della Polenta

Posto al centro di via La Piaggia, il Pozzo della Polenta fu fatto costruire nella seconda metà del '400 dal tiranno di Corinaldo Antonello Accattabriga per approvvigionare le abitazioni limitrofe e successivamente interrato con la ristrutturazione della scalinata nei primi anni del ‘900. Venne ricostruito nel 1980 a scenografia della Contesa del Pozzo della Polenta che ogni anno rievoca la caduta del sacco di farina nel pozzo. È un’antica diceria che i corinaldesi usassero fare la “polenta nel pozzo”. La verità è che in tempi oramai lontani un uomo salì la bellissima, quanto lunga, scalinata del paese (via La Piaggia) con un sacco di farina di granoturco sulle spalle; giunto nei pressi del pozzo, sfinito, appoggiò il sacco sul bordo per riprendere fiato. Per colmo di sfortuna, il sacco cadde all’interno del pozzo. Il pover’uomo, nel tentativo di recuperarlo, si calò nel pozzo e ciò non passò inosservato alle pettegole di paese che, non vedendolo riaffiorare, incominciarono a dire che si stava mangiando la polenta nel pozzo. Alcune giurarono di aver visto buttare anche delle salsicce di maiale nel pozzo.

La diceria che voleva far passare i corinaldesi come “picchiatelli” e “polentari” superò in breve i confini dell’intera regione. Da “picchiatelli” a geniali il passo è breve. La storiella è presto diventata lo spunto per l’annuale rievocazione storica, in costumi del Cinquecento, “La Contesa del Pozzo della Polenta” che, iniziata alla fine degli anni ’70, si svolge la terza domenica di luglio ed è la più antica rievocazione storica della provincia di Ancona.

Palazzo comunale