Noto anche con il soprannome Rubinho, ha avuto una delle carriere più longeve nella storia della Formula 1, in cui ha corso per ben 19 stagioni, ed è stato vicecampione del mondo nel 2002 e nel 2004. Pilota veloce e combattivo, si è distinto come uno dei migliori piloti della sua generazione, che lo ha reso per tanti anni un vero e proprio gregario di lusso, specialmente negli anni alla Ferrari. È il pilota di Formula 1 con più podi all'attivo a non aver mai vinto un mondiale (68).

Biografia È figlio di Rubens Senior e Idely e, come testimonia il cognome, discende da immigrati italiani; suo nonno Giovanni Barrichello, emigrato in Brasile nel 1885, era originario di Riese. Barrichello parla sia portoghese sia italiano.

Carriera Gli esordi Barrichello vinse 5 campionati kart in Brasile, prima di trasferirsi in Europa nel 1990: all'esordio vinse il campionato europeo di Formula Opel Lotus e nel 1991 si ripeté nel campionato britannico di Formula 3, battendo lo scozzese David Coulthard, più anziano di lui di un anno. L'anno successivo partecipò al campionato di Formula 3000, terminando al terzo posto.

Formula 1 1993-1996: Jordan

L'esordio in Formula 1 avviene nel , al volante della . Barrichello si dimostrò competitivo: al Gran Premio d'Europa, partito dalla dodicesima posizione, riuscì ad avvantaggiarsi delle condizioni di bagnato estremo e già al termine del primo giro si trovò in quarta posizione. Col passare dei giri riuscì a portarsi finanche al terzo posto, finché un calo di pressione del carburante non lo fece retrocedere in decima piazza. Lungo tutta la stagione fu sistematicamente più veloce dei propri compagni di squadra (gli esperti Ivan Capelli e Thierry Boutsen), ma vide più volte svanire dei buoni piazzamenti per noie meccaniche della monoposto 193. Il primo piazzamento a punti in F1 (l'unico della stagione) arrivò al Gran Premio del Giappone, dove chiuse al quinto posto, davanti al suo nuovo compagno di squadra Eddie Irvine.

Nel le cose migliorarono: la Jordan 194 si rivelò più affidabile e al Gran Premio del Pacifico Barrichello ottenne il suo primo podio in Formula 1. Di lì a poco tuttavia subì un grave incidente durante le prove libere del Gran Premio di San Marino: la sua vettura si sollevò da terra sui cordoli della Variante Bassa, sbatté sulle reti di protezione e si cappottò al suolo. Nell'urto, Barrichello sbatté più volte la testa sui bordi dell'abitacolo e subì una forte decelerazione; trovato esanime dai soccorritori, fu subito trasferito in ospedale, dove il suo quadro clinico si stabilizzò rapidamente: l'indomani poté tornare nel paddock con una lieve rottura del setto nasale, l'incrinatura di una costola e una contusione all'avambraccio destro, con necessaria applicazione di un gesso. In ospedale ricevette la visita del suo amico e mentore Ayrton Senna, che due giorni dopo trovò la morte in un altro incidente sulla stessa pista (nel mezzo, vi fu anche l'ulteriore schianto mortale di Roland Ratzenberger).

Il resto della stagione fu teso a un lento recupero, anche se riuscì comunque a conquistare la pole position a Spa-Francorchamps, all'epoca il pilota più giovane a riuscirci (il record verrà poi battuto da Fernando Alonso e, in seguito, da Sebastian Vettel). Il suo nome cominciò a circolare come uno dei più promettenti del circus, attirando anche l'attenzione dei top team; tuttavia il brasiliano rimarrà alla corte di Eddie Jordan fino al conseguendo vari piazzamenti a punti e ottenendo l'allora suo migliore risultato in carriera, il secondo posto nel Gran Premio del Canada 1995.

1997-1999: Stewart

Barrichello lasciò la Jordan nel per accasarsi alla neonata , dove ottenne come miglior risultato un secondo posto al Gran Premio di Monaco nella stagione di debutto e un settimo posto finale in classifica nel , anno in cui ottenne anche una pole position sul bagnato in Francia e tre terzi posti ai Gran Premi di San Marino, Francia e Europa.

2000-2005: Ferrari

Con queste credenziali fu ingaggiato nel dalla come pilota titolare, designato a scudiero di Michael Schumacher; prese il posto di Eddie Irvine, che aveva lasciato il team di Maranello per contrasti riguardanti il ruolo di prima guida. La presenza di Barrichello contribuì al vittorioso ciclo della squadra italiana in Formula 1 nella prima metà degli anni 2000: nel corso della sua permanenza alla Scuderia, essa si è aggiudicata ininterrottamente il campionato costruttori nonché quello piloti con Schumacher, mentre il brasiliano si piazzò per due volte secondo nel mondiale ( e ), vincendo 9 Gran Premi.

Alla sua stagione d'esordio con il Cavallino riuscì a conquistare la sua prima vittoria, al suo centoventitreesimo gran premio, a Hockenheim, in una gara caratterizzata da numerosi cambiamenti meteorologici e anche da un'invasione di pista, fattori che Barrichello riuscì abilmente a sfruttare per poter rimontare dalla diciottesima posizione in griglia.

Nel Barrichello fu protagonista di due episodi controversi. Al Gran Premio d'Austria si stava involando verso il successo, ma dovette obbedire a un ordine di scuderia che gli chiedeva di lasciare la vittoria, in ottica mondiale, a Schumacher; il brasiliano eseguì seppure controvoglia, cedendo platealmente il primo posto solo pochi metri prima della bandiera a scacchi. La decisione del muretto Ferrari fu ampiamente criticata dalla stampa internazionale e dal pubblico presente all'autodromo. Nello stesso anno, all'arrivo del Gran Premio degli Stati Uniti d'America, Schumacher, in testa alla gara, rallentò all'ultima curva per far avvicinare Barrichello e ottenere un uno-due tra compagni di box "con il minor distacco possibile", ma alla fine Barrichello lo sorpassò proprio sulla linea del traguardo.

Nel ottenne la sua vittoria più bella, a Silverstone, compiendo una serie di sorpassi come raramente si vedevano nella Formula 1 di quegli anni. Nel arrivò al secondo posto, dietro il compagno di squadra Schumacher, in sette delle prime tredici gare, per poi vincere il Gran Premio d'Italia e l'edizione inaugurale del Gran Premio di Cina e terminare al secondo posto nel campionato, sempre dietro il tedesco.

Nel corso del campionato , a seguito di un sopraggiunto cambio di regolamenti, la competitività del Cavallino si ridusse molto, lasciando Barrichello all'asciutto di vittorie e con due secondi posti quali migliori risultati, nella gara inaugurale in Australia e negli Stati Uniti d'America, quest'ultimo Gran Premio peraltro corso da sole 6 vetture a causa della defezione delle vetture gommate Michelin. Proprio a Indianapolis il brasiliano fu superato in modo piuttosto energico dal compagno di squadra; questo e altri piccoli screzi contribuirono a incrinare il rapporto tra Barrichello e la Ferrari, che s'interruppe al termine della stagione per far posto a un altro pilota di San Paolo, Felipe Massa.

2006-2008: Honda

Terminata la lunga esperienza in Ferrari, nel Barrichello fu ingaggiato dalla , erede della scomparsa . Chiuse il campionato al settimo posto assoluto con 30 punti e con due quarti posti ottenuti a Monaco e in Ungheria come migliori risultati. Il campionato fu invece molto negativo per Barrichello e per la Honda: a causa dell'assoluta mancanza di competitività della vettura, il pilota brasiliano non ottenne neanche un punto iridato, per la prima volta nella sua lunga carriera, pur non ritirandosi mai nella prima parte di campionato.

In seguito ai risultati disastrosi della stagione precedente, nel la scuderia giapponese ingaggiò il tecnico britannico Ross Brawn, che Barrichello aveva conosciuto alla Ferrari, e rinnovò la fiducia ai piloti, ritenuti non responsabili degli scarsi risultati. Anche in questa stagione, tuttavia, le prestazioni della Honda furono ben al di sotto delle aspettative; Barrichello ottenne un fortunato terzo posto nel Gran Premio di Gran Bretagna, aiutato dalla decisione, presa in accordo con Brawn, di montare gomme da bagnato estremo quando l'intensità della pioggia aumentò, ma nel resto del campionato ottenne solo altri due piazzamenti a punti. L'evento più importante della stagione del brasiliano fu battere il record di presenze nei Gran Premi di Formula 1, che apparteneva a Riccardo Patrese.

2009: Brawn

Alla fine del campionato la Honda decise di interrompere il suo impegno in Formula 1, spinta dagli alti costi e dai risultati deludenti ottenuti dalla scuderia. Dopo un inverno di incertezze, il 6 marzo 2009 l'ex direttore tecnico Brawn rilevò la squadra, dando vita ad una nuova scuderia di Formula 1, la . Barrichello ottenne la riconferma nel team insieme a Jenson Button, battendo la concorrenza di Bruno Senna, al quale fu preferito per la maggiore esperienza. La Brawn si mostrò subito la vettura più competitiva e il brasiliano terminò il Gran Premio d'Australia in seconda posizione alle spalle del compagno di squadra, recuperando dopo essere stato coinvolto in un incidente alla partenza.

Nelle successive quattro gare andò sempre a punti, a Montmeló e a Monaco finì di nuovo secondo dietro al pilota inglese. Dopo il ritiro in Turchia, il brasiliano tornò a punti (3º a Silverstone e 6º al Nurburgring). Nel Gran Premio d'Europa, a Valencia, Barrichello tornò alla vittoria dopo ben 85 gare, vincendo di nuovo nel Gran Premio d'Italia. In corsa per la vittoria del titolo mondiale, il pilota brasiliano dovette rinunciarvi definitivamente dopo la penultima gara stagionale, disputatasi in Brasile, il suo paese natale: in quest'occasione Barrichello, partito dalla pole position, fu rallentato da una foratura chiudendo all'ottavo posto. A fine stagione Barrichello si classificò in terza posizione, con 77 punti.

2010-2011: Williams

Il 2 novembre 2009 la ufficializzò l'ingaggio del brasiliano come pilota per il campionato , al fianco del debuttante Nico Hülkenberg. La stagione iniziò in modo piuttosto negativo e, a causa della scarsa competitività della monoposto, il brasiliano riuscì solo raramente a qualificarsi tra i primi dieci, conquistando solo otto punti nelle prime otto gare, con un ottavo posto nel Gran Premio d'Australia come miglior piazzamento. I risultati migliorarono a partire dal Gran Premio d'Europa, nel quale il pilota giunse quarto dopo essere scattato dalla nona posizione. La scuderia inglese, anche grazie alle indicazioni dello stesso Barrichello, continuò a sviluppare la vettura e nella seconda parte di stagione il pilota migliorò nettamente il proprio rendimento, giungendo in zona punti sette volte in undici corse e chiudendo la stagione in decima posizione, con 47 punti.

Dopo il Gran Premio di Abu Dhabi la Williams confermò Barrichello anche per il campionato . La stagione del team di Frank Williams fu tuttavia disastrosa, con una vettura poco competitiva e, nelle prime gare, inaffidabile; il brasiliano non riuscì mai a qualificarsi tra i primi dieci, pur battendo spesso comunque il compagno di scuderia, e giunse in zona punti solamente in due occasioni, conquistando due noni posti nel Gran Premio di Monaco e nel Gran Premio del Canada. Il 17 gennaio 2012, dopo che la Williams aveva annunciato l'arrivo di Bruno Senna al posto del brasiliano e con tutti i volanti migliori occupati per il campionato , Barrichello decise di ritirarsi dalla Formula 1.

In seguito "Rubinho" avrebbe dovuto prendere parte alle ultime tre gare della stagione al volante della di Kamui Kobayashi. A causa della crisi finanziaria della scuderia anglo-malese, però, l'operazione non si concretizzò e il brasiliano non poté tornare in pista.

Barrichello ha detenuto per dodici anni il record di Gran Premi disputati in Formula 1 (322), superato da Kimi Räikkönen nel Gran Premio dell'Eifel 2020.

Dopo la Formula 1 IndyCar