Il convento di San Francesco è un convento francescano situato all'estremità occidentale del centro storico di Fiesole, in provincia di Firenze. Si trova in via San Francesco, non lontano dalla cattedrale di San Romolo e dalla ex-chiesa di Sant'Alessandro.
Storia Il complesso sorge presso il sito dell'acropoli etrusca, poi romana e infine del castello fiesolano distrutto dai fiorentini nel 1125. Il primo nucleo religioso fu costruito dalle monache agostiniane a partire dal 1225, mentre nel 1339 viene aggiunta accanto la cappella dedicata a Santa Maria del Fiore ad opera del devoto sarto Lapo di Guglielmo Pellini. Le monache abbandonarono il convento nel 1352, fondando sulla via Faentina un nuovo monastero.
Nel 1399 nel luogo subentrarono i francescani, che con il frate osservante Giovanni da Stroncone poterono fondare nel precedente monastero un nuovo convento grazie al sostegno finanziario del nobile fiorentino Guido del Palagio. Nel 1407 i frati vennero in pieno possesso degli immobili e dei terreni circostanti e conseguentemente iniziarono ad edificare il convento inglobando la vecchia piccola chiesa. A questo primo periodo risalgono anche il protiro affrescato nel sottarco, il dormitorio, poi detto di San Bernardino, e uno dei due chiostri. Il convento si sviluppò rapidamente e prese importanza, tanto che nel 1418 ne fu frate guardiano Bernardino da Siena. La chiesa, che aveva in origine un solo altare, fu dotata di due laterali nel corso del Quattrocento e di un trittico di Bicci di Lorenzo all'altare maggiore ancora in chiesa, mentre alla fine del secolo fu ingrandita nella parte absidale, costruendo il coro sopra la cappella sotterranea.
All'inizio del Cinquecento l'interno della chiesa venne arricchito di due altari laterali con le pale di Piero di Cosimo e di Filippino Lippi (poi terminata da Raffaellino del Garbo) e venne riconsacrato nel 1516. Nello stesso periodo si intrapresero i lavori di ampliamento del refettorio, completati intorno al 1540, dato che l'affresco che ancora lo decora venne terminato nel 1543.
Nel 1649 fu fondato lo Studio Generale di Teologia, che continuò la sua attività anche per tutto il secolo successivo. Testimonianza di ciò è l'importante Biblioteca, una delle più importanti in Italia per gli studi concernenti la Patristica e la Patrologia. Il convento fu soppresso in età napoleonica nel 1810 e fu riaperto solo nel 1870.
Nel 1902 la stanza del fuoco comune viene trasformata in sala capitolare. Tra il 1905 e il 1906 la chiesa fu sottoposta ad una completa ristrutturazione che, sotto la guida di Giuseppe Castellucci, voleva riportarla al supposto stile originario, ma di fatto la trasformò in una chiesa neogotica. L'intervento, in linea con il gusto e la concezione dell'epoca, causò però la dispersione di molti arredi pertinenti alla chiesa. Dopo il completamento dell'edificio, nel 1907, Giuseppe Catani Chiti si occupò di organizzare l'apparato decorativo e la sua iconografia, mentre il Castellucci ottenne in deposito dalle Gallerie fiorentine dipinti quattrocenteschi in linea con la nuova concezione della chiesa.
Il diciassettesimo presidente delle Filippine Bongbong Marcos e la first lady Liza Araneta Marcos si sono sposati in questa chiesa nel 1993.
Descrizione Il complesso è composto dalla chiesa, dedicata a San Francesco d'Assisi, e dall'annesso convento.
La chiesa
La chiesa esternamente si presenta in stile neogotico, esito delle trasformazioni operate dal Castellucci, con paramento murario in blocchi di pietra squadrati. Al centro della facciata, a capanna, si apre il portale, sormontato da un protiro pensile che presenta, all'interno, una lunetta con un affresco quattrocentesco raffigurante San Francesco e, nella volta, l'affresco con San Francesco fra due angeli. Al di sopra del protiro, si trova il rosone circolare leggermente strombato. Sulla parete esterna di sinistra si apre un portale laterale sormontato da una lunetta che presenta al centro una statua della Madonna del Bambino in terracotta di Primo Aglietti, del 1907, esemplata sui modelli di Giovanni Pisano. Nello sfondo è un affresco raffigurante due Angeli oranti.
All'interno, la chiesa, di semplice stile anch'esso neogotico, ha una navata unica coperta con volta a botte ogivale e divisa in quattro campate da lesene dipinte. Alle pareti sono quattro altari laterali cuspidati ispirati ai modelli dell'Orcagna, anch'essi frutto della ristrutturazione del primo Novecento, realizzati dagli scalpellini Ettore Bichi e Alfredo Benvenuti nel 1907. La vetrata della bussola di ingresso, prodotta dalla ditta di Ulisse de Matteis in pieno gusto liberty, si discosta dalle altre decorazioni neogotiche o neorinascimentali.
Nella navata destra si trova, al primo altare, una pala tardo trecentesca con lo Sposalizio mistico di Santa Caterina di Cenni di Francesco, proveniente dal monastero benedettino delle Murate, seguito dal pulpito neogotico. Tra i due altari laterali è appesa una tavola rappresentante San Francesco che riceve le Stimmate, da assegnarsi probabilmente alla mano di Donnino di Domenico di Donnino del Mazziere ameno nelle figure, mentre il complesso paesaggio, con una veduta della Verna nel suo aspetto quattrocentesco, potrebbe spettare al fratello Agnolo (già Maestro di Santo Spirito), e risalente all'ultimo quinquennio del Quattrocento. Il secondo altare è corredato di una tavola con la Disputa sull'Immacolata Concezione (detta "Pala di Fiesole) di Piero di Cosimo, firmata e datata 1480 in un'iscrizione apocrifa, ma databile al 1510-1515 circa. L'importante dipinto, di committenza francescana poiché replica un'iconografia utilizzata per altre pale richieste per chiese dell'ordine, raffigura tutti i santi che hanno avuto un ruolo in tale "disputa".
Nella navata sinistra, al secondo altare si trova una pala con lAnnunciazione, iniziata da Filippino Lippi, morto nel 1504, ma terminata poi da Raffaellino del Garbo nel 1508 circa. Al pratese spetta sicuramente la parte alta con Dio Padre e i due tondi con i profeti Isaia e Geremia, mentre le figure dell'arcangelo Gabriele e della Vergine sono state eseguite da Raffaellino, come quella del committente in abisso. Tra i due altari è il trittico di Bicci di Lorenzo con la Madonna in trono col Bambino fra Angeli e i santi Ludovico di Tolosa e Francesco, Antonio da Padova e Nicola da Bari, in origine all'altare maggiore e ricollocato in chiesa nel 1998. Al primo altare, è un'altra pala proveniente dal monastero delle Murate, lAdorazione del Bambino con i Re Magi e i santi Paolo, Francesco e Giovanni Battista, opera eponima del Maestro dell'Epifania di Fiesole (fine XV secolo).
Una balaustra marmorea anch'essa opera del Bichi e del Benvenuti, questa di ispirazione donatelliana, introduce al presbiterio aperto sull'esterno con due trifore sulle pareti laterali. Il leggio oltre di essa è un pregevole lavoro in stile rinascimentale intagliato nel 1908 da Aristide Aloisi. Alle spalle dell'altare maggiore, si trova la tavola con la Crocifissione di Neri di Bicci, commissionata da Matteo Squarcialupi per la chiesa di San Salvatore al Monte. L'abside rinascimentale, coperta con volta a botte, è chiusa da una cancellata in ferro battuto fusa da Olinto Ceccarelli, spostata nel 1972 dalla balaustra del presbiterio, dove l'imitazione di Maso di Bartolomeo faceva riuscito pendant con il carattere donatelliano della balaustra. Nel coro due nicchie ospitano due affreschi di soggetto eucaristico, uno con Melchisedech che offre il pane e il vino ad Abramo e l'altro con il Sacrificio di Isacco, già attribuiti tradizionalmente a Nicodemo Ferrucci ma da assegnarsi ad Alessandro Fei del Barbiere e databili al 1590 circaAlessandro Grassi, La maturità di Alessandro Fei del Barbiere in bilico tra Maniera e Riforma, in "Nuovi Studi. Rivista d'arte antica e moderna", 22, 2016, pp. 43-58..
A ridosso della parete di fondo dell'abside si trova l'organo a canne Mascioni opus 514, costruito nel 1938. Lo strumento è a trasmissione integralmente elettrica e dispone di 34 registri; la consolle dispone di tre tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note. La mostra è costituita da canne di principale disposte in cuspide unica con ali laterali.
La sagrestia e la cappella di Sant'Antonio Nella sagrestia, alla quale si accede dalla navata sinistra, sono alcune lunette raffiguranti le Opere di Misericordia intervallate da altre con nature morte composte da oggetti chiesastici e liturgici, "da sagrestia", dipinte ad olio su tavola da Baccio Maria Bacci tra il 1934 ed il 1935. In una vetrina entro gli armadi lignei è una tavola con il Trigramma del nome di Gesù, in lettere gotiche minuscole entro un sole raggiato. Tradizionalmente considerata una di quelle utilizzate da san Bernardino da Siena nelle sue predicazioni e donata al convento, la tavola è databile alla metà degli anni venti del Quattrocento.
La seguente cappella di Sant'Antonio fu commissionata da padre Odorico Caramelli a Giuseppe Castellucci ed edificata tra 1930 e 1934. L'ambiente, realizzato in stile neorinascimentale seguendo i modelli brunelleschiani, specie quello della Sagrestia Vecchia, è composto di due ambienti. Nel primo del quale si conserva un bancone intarsiato ed intagliato del primo Cinquecento ed un rilievo in terracotta invetriata con lAdorazione dei pastori, frammento di una composizione più ampia realizzato da Benedetto Buglioni, con la collaborazione di Santi, tra 1515 e 1520 circa. Sulla parete di ingresso è un affresco, anch'esso del primo Cinquecento, di un pittore seguace di Fra Bartolomeo e rappresentante l'Incontro di san Francesco con san Domenico. Il secondo ambiente è coperto da una cupola adorna nei pennacchi da tondi in terracotta ispirati a quelli di Donatello nella sagrestia brunelleschiana di San Lorenzo, e nella calotta da un affresco imitativo della cupola della stessa sagrestia. Le vetrate sono opera di Amos Barbieri.
Il convento
L'edificio del convento è situato alla destra della chiesa. Il suo ingresso principale dà sul sagrato ed è costituito da una porta con arco ribassato sormontato da un'edicola affrescata. Sul sagrato, alla destra del convento, si trova un portico sorretto da quattro colonne e coperto con una semplice tettoia.
Il convento si sviluppa intorno a tre chiostri: adiacente alla sagrestia è un piccolo chiostro quattrocentesco con portico solo su due lati. Su una parete si trova un altro affresco sentimentalmente jugendstil con San Francesco che parla agli uccelli eseguito dal pittore tedesco Karl Plückebaum fra 1906 e 1907, quando l'artista soggiornò nel convento. Su un'altra parete sotto il portico è uno dei lavori di Baccio Maria Bacci per il convento, l'affresco con lAbbraccio tra san Francesco e san Domenico, eseguito nel 1929.
Negli ambienti conventuali non destinati alla clausura sono custoditi alcuni dipinti di varia provenienza: una tavola raffigurante San Sebastiano e un angelo, di ignota provenienza e donata al convento da Alice Koch (cugina di Albert Einstein) e dal marito Ogden Steinhardt, è stata attribuita a Zacchia il vecchio e a Baccio Bandinelli e potrebbe datarsi intorno alla metà del Cinquecento. Uno dei capolavori di Vittorio Corcos, lAnnunciazione firmata e datata 1904, fu donata al convento dalla figlia del pittore, nel 1935. Una tela proveniente dal convento di San Ludovico a Colleviti, presso Pescia, rappresenta una rara ma quasi puntuale derivazione dalla Pietà vaticana di Michelangelo. Il gruppo, ambientato in questo caso in un paesaggio arricchito da rovine classiche come nelle stampe antiche derivate dal modello del Buonarroti, è stato attribuito tradizionalmente a Santi di Tito e datato agli anni sessanta del Cinquecento.