Anche noto come Johann Amadeus Francis de Paula Freiherr von Thugut, fu cancelliere dell'imperatore d'Austria, (con il titolo di “Capo del Consiglio di Stato”) dal marzo 1793 al 1800.
Origini Nacque a Linz, figlio legittimo di Johann Thugut, un tesoriere dell'esercito, e di Eva Maria Mösbauer, figlia di un mugnaio di un borgo vicino a Vienna. Il bisnonno paterno era originario di České Budějovice nella Boemia meridionale. Negli anni del successo, egli soleva descriversi come il "figlio del mugnaio". Il padre morì dopo non molti anni e il figlio venne affidato all'istituzione pubblica, durante il regno dell'imperatrice Maria Teresa. Nel 1752 venne ammesso all'istituto viennese di lingue orientali.
Esordi La lunga ambasciata a Costantinopoli Nel 1754 venne ammesso al ministero degli esteri di Vienna, come interprete, ed inviato, come aiuto interprete, alla ambasciata di Costantinopoli presso la Sumblime Porta. Nel 1757 divenne interprete. Dal 1769 venne promosso incaricato d'affari, nel 1770 ‘Residente’ e trattò la cessione della Piccola valacchia, e una compensazione in denaro, nel quadro delle generali consultazioni diplomatiche che portarono alla prima spartizione della Polonia. Nel 1771 divenne 'nunzio', sempre a Costantinopoli. Nel corso della guerra russo-turca 1768 - 1774 quando, nel 1772 venne stipulata la Tregua di Fokschani, Thugut soddisfece pienamente le aspettative del cancelliere Kaunitz, tanto da meritarsi da Maria Teresa la nobilitazione a cavaliere. Il 7 maggio 1775 si assicurò un accordo particolare con l'Impero ottomano che garantì a Vienna l'acquisizione della Bucovina.
Inviato speciale a Napoli e Berlino e Varsavia Dopo il 1775 venne inviato a Napoli per una missione diplomatica. Nel 1778 venne inviato da Maria Teresa a Berlino per negoziare con Federico il Grande la fine della Guerra di successione bavarese. Nel 1780 venne inviato a Varsavia.
Un lungo soggiorno privato in Francia Nel 1783 fece richiesta di congedo e si trasferì, per quattro anni, a Parigi. Tale soggiorno inspessì le voci di un suo coinvolgimento in un episodio ambiguo: quando era delegato a Costantinopoli, certamente egli accettò una pensione di 13.000 lire, un brevetto di tenente-colonnello e la promessa di asilo in caso di necessità da Luigi XV, re di Francia. Alla morte di Luigi XV anzi, pare abbia richiesto di trasferirsi al servizio della Francia, sinché Luigi XVI preferì perpetuargli la pensione e lasciarlo al suo posto. Su tutto questo, negli anni successivi, si basò una delle più insistenti accuse al Thugut, negli anni in cui, dopo la grande rivoluzione, la Francia era passata da principale alleato a grande nemico degli Asburgo.
A quelle polemiche risaliva la relazione completa che Thugut dovette rendere all'imperatore Francesco II (sul trono dal marzo 1792). È impossibile accertare la consistenza di tali accuse, ma è certo che il cancelliere Kaunitz approvò sempre l'operato del suo inviato a Costantinopoli e, per otto lunghi anni, Francesco II non gli fece mancare la sua fiducia. Quel che è certo inoltre è che a Parigi investì gran parte della propria fortuna. Gli andò male, se è vero che, con lo scoppio della rivoluzione, perse l'intero investimento. Si è potuto affermare che tale episodio ebbe una certa influenza nel determinare il suo feroce anti-giacobinismo.
Ambasciatore a Napoli Nel 1787-89 fu ambasciatore a Napoli, mettendosi in luce presso la regina Maria Carolina, moglie di Ferdinando I di Borbone. Sicuramente seppe conquistarne la fiducia: ciò che gli giovò assai, in quanto la regina era figlia di Maria Teresa, sorella di Maria Antonietta e, soprattutto, zia del futuro imperatore Francesco II.
Inviato speciale a Bucarest Nel 1790 venne inviato da Giuseppe II a Bucarest, formalmente quale consigliere dell'hospodar di Valacchia, in realtà come ambasciatore per negoziare con i Turchi la conclusione della guerra austro-russo-turca, iniziata nel 1787. Qui negoziò il Trattato di Sistova (cittadina bulgara, giusto al di là del Danubio) che pose fine al conflitto (seguito, alcuni mesi più tardi, dal Trattato di Iassy, tra Turchia e Russia).
La Rivoluzione francese Inviato speciale sul fronte del Reno Dal 1790 al 1792 fu tra Parigi e la provincia austriaca del Belgio. Qui ebbe un ruolo nel coordinare le relazioni di Maria Antonietta con Mirabeau, il principale difensore della casa reale, morto improvvisamente il 2 aprile 1791. Anche se, di fronte alla segretezza dell'incarico, taluni lo descrissero più che altro impegnato a cercare di recuperare gli investimenti perduti. Al suo ritorno, nel 1792, venne nominato addetto diplomatico presso il feldmaresciallo di Coburgo, comandante della armata alleata sul fronte del Belgio.
Egli raggiungeva la sua vecchia conoscenza, il conte di Mercy-Argenteau, già ambasciatore plenipotenziario austriaco a Parigi, dal 1766 alla rivoluzione (nel 1770 aveva combinato le nozze fra Luigi XVI e Maria Antonietta) ed ora governatore del Belgio austriaco. La pessima conduzione della tentata invasione della Francia lo spinse a presentare una durissima relazione a Francesco II a Vienna, il 27 dicembre 1792. L'imperatore dovette esserne soddisfatto, dal momento che lo nominò, il 19 gennaio 1793, suo inviato speciale presso lo stesso quartier generale. Si disse che l'ordine di ripartenza fosse legato al desiderio del ministro degli esteri, conte Cobenzl di allontanare un potenziale concorrente.
Ministro degli esteri Thugut, tuttavia, non partì mai. Dal momento che in quei giorni, profittando dell'impegno dell'Austria sul fronte francese, Russia e Prussia completarono da sole la seconda spartizione della Polonia. Ciò spiacque moltissimo a Francesco II che a marzo fece dimettere il Cobenzl e il 25 marzo 1793 nominò Thugut nuovo ministro degli esteri. Vienna tentò addirittura di approfittare delle difficoltà incontrate dalle due potenze ad ottenere il consenso della dieta polacca alle mutilazioni territoriali subite, sinché Thugut si trovò alle soglie di una nuova guerra contro la Prussia. Essa venne impedita unicamente dall'urgenza della guerra con la Francia. Quando il successivo anno morì il vecchio cancelliere Kaunitz (già superiore del Thugut e cancelliere ininterrottamente dal 1753) Thugut lo sostituì. Si disse che gli avesse molto giovato la protezione della sua antica ospite, Maria Carolina di Napoli.
La generale ostilità dell'aristocrazia La sua nomina venne accolta con generale freddezza dall'alta aristocrazia austriaca, che percepiva sé stessa, a ragione, come il miglior sostegno della corona e si aspettava in cambio un'adeguata influenza sulle maggiori decisioni di Stato. Thugut d'altra parte non faceva nulla per compiacerli: di fronte ai suoi altolocati collaboratori, ogni volta che poteva, ricordava di essere ‘figlio del mugnaio’. Gli avversari ricambiavano sostenendo che il patronimico derivasse da Thunichtgut, o Thenitguet ("non molto buona"), e fosse stato trasformato in Thugut ("fa il bene") da Maria Teresa. Un'alterazione alternativa era l'italianizzazione Tunicotta. Celibe, estraneo alla vita di società, Thugut contava esclusivamente sulla fiducia dell'imperatore. Sono probabilmente vere le voci che affermavano come egli non si consigliasse con nessuno, che trattasse personalmente tutte le pratiche confidenziali, riferendone direttamente all'imperatore.
La fiducia dell'Imperatore I tempi d'altra parte erano assai agitati: Francesco II, succeduto solo il 1º marzo 1792 al padre Leopoldo II, aveva maturato convinzioni profondamente anti-francesi e reazionarie, ulteriormente inaspritesi, il 16 ottobre 1793, quando venne ghigliottinata a Parigi sua zia Maria Antonietta ed abbandonato ad un impietoso destino il di lei figlio Luigi Carlo. Il monarca dovette fortemente apprezzare il Thugut, che gli storici socialisti austriaci descrivono come un uomo brutale, che conosceva un unico obiettivo: l'estirpazione della ‘ribellione’ all'ordine costituito, in Francia come in Austria.
Il fronte interno Sul fronte interno, nel gennaio 1793, venne richiamato un vecchio capo di polizia Pergen con poteri rafforzati. Gli era stato affiancato un alto aristocratico, il conte Saurau, che era disposto a servire da efficiente e fedele esecutore. Essi instaurarono quello che venne poi definito un vero e proprio ‘regime di polizia’: inasprita la censura, istituito un separato ministero di polizia dotato di poteri assai più ampi del recente passato, formata un'organizzazione di agenti segreti e ‘provocatori’. La repressione culminò nella scoperta di una supposta congiura anti-governativa che avrebbe coinvolto non figure di secondo piano, bensì notabili di spicco dell'esercito, della cultura o della nobiltà (ad esempio lo Hebenstreit ed il Riedel), già conosciute per non essere perfettamente allineate alla politica governativa. Nacquero così quelli che vengono ricordati come i ‘Processi Giacobini' (Jakobinerprozess), che servirono allo scopo di intimidire i sudditi austriaci e, soprattutto, ungheresi.
Le priorità di politica estera Sul fronte esterno Thugut perseguì con tenacia lo sforzo bellico contro la Francia rivoluzionaria, anche di fronte allo scemare del consenso popolare, quando la guerra cominciò ad andare per le lunghe, né si registravano memorabili successi. In tali circostanze Thugut meritò il soprannome di ‘barone della guerra’ (Kriegsbaron). La seconda priorità del suo cancellierato fu la costante ostilità nei confronti della pur alleata Prussia. Vienna non poteva certo dimenticare le lunghe guerre di Maria Teresa con Federico il Grande, né il più recente sgarbo subito con la seconda spartizione della Polonia. A tali elementi oggettivi si sommava, probabilmente, un radicato sentimento di rivincita, ereditato dal vecchio cancelliere Kaunitz.
La terza priorità era anch'essa ‘tradizionale’ e prevedeva che il primo dovere di un cancelliere fosse accrescere i confini dell'Impero, anche a spese degli alleati, ed anche in assenza di accettabili pretese. In particolare, Thugut immaginava che il premio per la guerra alla Francia fosse il predominio austriaco sulla Germania e sull'Italia. Le circostanze gli permisero di esercitare tali ambizioni unicamente sull'alleata Repubblica di Venezia.
Le vicende belliche La terza spartizione della Polonia Il sopravvissuto regno di Polonia tentò il riscatto a partire dal marzo 1794, sotto la guida del generale Kosciusko, reduce, fra l'altro, dalla guerra d'indipendenza americana. Egli ricevette qualche appoggio francese e cacciò i russi da Varsavia. La situazione gli fu momentaneamente favorevole, in quanto: (i) Caterina di Russia aveva spostato grandi truppe al confine turco, in vista di una nuova guerra, (ii) Federico Guglielmo di Prussia si era impegnato con il primo ministro britannico Pitt (primo trattato dell'Aia del 19 aprile 1794), in cambio di un forte sussidio, ad inviare oltre 60.000 uomini alla liberazione del Belgio, (iii) Thugut, da parte sua, riconobbe i passati ingrandimenti della Prussia in Polonia, in cambio della promessa di restituzione del Belgio conquistato dai francesi. (iv) tutto sembrava pronto, tanto che Francesco II in persona si era portato sul Reno.
Francesco II era appena giunto, che la notizia della sollevazione polacca scombussolò ogni piano. Non certo per l'entità della minaccia militare, quanto semmai per la debolezza della ribellione: Berlino desiderava non concedere a San Pietroburgo l'occasione di agire sola su un teatro assai più facile del Belgio ove, d'altronde, avrebbe potuto ottenere terre piuttosto che sussidi; mentre Thugut non poteva certo ripetere la politica che era costata il posto al Cobenzl. L'offensiva sul Belgio venne naturalmente rimandata. Al feldmaresciallo Federico di Sassonia-Coburgo venne dato ordine di risparmiare il suo esercito, mentre Thugut comunicava al Pitt che l'onere di difendere la provincia austriaca toccava alle potenze marittime.