La chiesa Regina Paradisi (o chiesa Regina Paradisi ai Guantai) è una delle chiese ottocentesche di Napoli, sita nella zona dei Guantai, nel quartiere di Chiaiano, sulle pendici della collina dei Camaldoli.
Storia La storia dell'edificio è legata a quella del sacerdote Luigi Di Martino (1825-1885), che donò il tempio alla popolazione dei Guantai, fino ad allora stretta attorno al culto dell'Immacolata di Nazareth. Don Luigi edificò la chiesa di Regina Paradisi a proprie esclusive spese, su un fondo di sua proprietà, soprattutto grazie all'attiva partecipazione della popolazione locale, che dedicò devotamente alla realizzazione dell'opera il proprio tempo libero. La costruzione fu ultimata nel 1877 e la chiesa fu aperta al pubblico in quello stesso anno, dopo la benedizione impartita dallo stesso Di Martino per delega del cardinale Sisto Riario Sforza.
Alla morte del sacerdote il patrimonio passò al nipote, anch'egli sacerdote, Beniamino Di Martino, che morì l'11 novembre 1922 lasciando ogni suo bene al nipote Gennaro Di Martino, compreso "un fabbricato con annessa chiesetta sotto il titolo di Regina Paradisi". Volendo realizzare il desiderio dei propri ascendenti, Gennaro Di Martino si adoperò affinché la chiesa divenisse ente parrocchiale e a tale scopo la donò alla curia di Napoli il 6 aprile 1925, insieme al fabbricato adiacente e a un piccolo spiazzo retrostante. La chiesa fu eretta canonicamente a parrocchia il 16 luglio 1925, e in quell'occasione fu posta in trono la venerata immagine della Regina Paradisi.
Dopo un lungo periodo di abbandono, durante il quale l'edificio versò in un profondo stato di degrado a causa dell'azione del tempo, degli eventi bellici e soprattutto dell'incuria degli uomini, la chiesa fu oggetto di restauro: il 22 agosto 1987 furono ultimati i lavori e fu incoronata l'immagine della Vergine che dà il titolo alla chiesa; nel 1990 fu migliorato l'ambiente ipogeo sotto la navata; infine, il 1º novembre 1991, grazie alla generosità dei fedeli, la chiesa fu riaperta al culto e consacrata dall'arcivescovo Michele Giordano. Nel 2021 è stato protocollato un progetto di restauro e risanamento conservativo delle facciate esterne.
L'edificio, pur non potendo vantare dimensioni notevoli o interni raffinati come altre chiese della città, custodisce una notevole opera: l'immagine della Madonna, che riproduce un affresco venerato a Sieti, le cui prime notizie scritte risalgono al 1480. L'opera, di artista ignoto, ricorda una miracolosa lacrimazione di sangue.
Descrizione La chiesa sorge sulla collina dei Camaldoli, in un contesto trasformatosi nel tempo da agreste a urbano; prospetta su una piazza antistante, il cui marciapiede davanti alla scalinata d'ingresso funge da sagrato. Sul lato sinistro della navata si sviluppano gli ambienti a servizio della parrocchia (ufficio del parroco, segreteria e servizi igienici), mentre la sacrestia, sottoposta di cinque gradini rispetto all'aula, si trova sul lato destro.
La struttura, in tufo, ha un impianto piuttosto semplice: a navata unica con abside semicircolare, lo spazio è scandito in cinque moduli evidenziati da pilastrature sporgenti dal filo della parete; il modulo centrale, più profondo degli altri, presenta una nicchia per lato con statua votiva. Al di sotto dell'aula si trova un ambiente ipogeo, ricavato entro il perimetro della muratura portante e utilizzato come teatro parrocchiale.
La medesima partitura modulare si ritrova nella volta a botte che copre la navata, suddivisa da costolonature grigie: nelle unghie della volta si aprono due finestroni, in corrispondenza del modulo centrale e di quello che precede il presbiterio, mentre tra di essi la superficie è decorata da una fascia di ottagoni con cornice in stucco bianco. Il tetto ha struttura lignea e, all'esterno, la classica doppia falda con manto in tegole marsigliesi; l'abside è coperta da una semicupola cassettonata. Le pareti sono intonacate nei toni del grigio, del bianco e del giallo paglierino, con un rivestimento in marmo verde fino a circa 50 cm che prosegue anche nell'abside; sulla controfacciata, al di sopra di un tamburo in legno e vetro, si trova la cantoria, affiancata da due oculi con vetrate colorate che riprendono i motivi dei rosoni.
La pavimentazione è in lastre quadrate di marmo bianco disposte a 45 gradi, interrotte in corrispondenza delle lesene da fasce in marmo verde che corrono anche lungo il perimetro. La zona presbiteriale si eleva su due gradini curvi, con alzata in marmo verde e pedata in marmo bianco; l'altare, in marmo bianco e verde, riprende i colori della pavimentazione. Il battistero in marmo è collocato a destra, l'ambone a sinistra, mentre sul fondo si trovano il trono d'altare e, alle sue spalle, il tabernacolo.
Note
Voci correlate Chiese di Napoli
Collegamenti esterni
Regina Paradisi, Chiesa Regina Paradisi Categoria:Chiese dedicate a Maria