Lanalisi costi-benefici (in inglese: cost-benefit analysis, CBA) è un approccio sistematico utilizzato in ambito economico e ingegneristico per eseguire valutazioni di progetti basate sulla misurazione e la comparazione di tutti i costi e i benefici direttamente e indirettamente ricollegabili agli stessi.Secondo la definizione recentemente fornita da Amartya Sen (2000), per analisi costi-benefici s'intende qualsiasi analisi che, a prescindere dalle tecniche di fatto adottate, sia basata sull'idea che sia utile intraprendere un'attività solo nel caso in cui i benefici siano superiori ai costi e che permetta di sommare costi e benefici, valutando tutte e solo le conseguenze dell'attività in esame senza il ricorso a norme o principi etici.

L'analisi viene condotta in genere riportando ogni unità di input in unità di costi elementari e ogni unità di output in unità di benefici elementari. Ad ognuna di queste unità si tenta poi di dare il valore più oggettivo possibile, rendendolo in tal modo misurabile e confrontabile. Il costo totale, di conseguenza, è la somma dei valori delle singole unità di costi elementari, mentre il beneficio totale è, analogamente, la somma dei valori delle singole unità di benefici elementari.

È possibile, con questo sistema, valutare benefici e costi diretti e indiretti. Per aver risultati affidabili, è importante circoscrivere in modo quanto più possibile realistico le unità dei benefici e dei costi elementari e valutare queste unità utilizzando prezzi il più possibile oggettivi.

Descrizione Genesi e scopi

Nonostante sia un metodo di valutazione che vive in gran parte delle proprie applicazioni, l'analisi costi-benefici risulta profondamente radicata nelle idee sviluppate dagli economisti nell'alveo della tradizione marginalista, ed in particolare in quella branca della corrente neoclassica marshalliana che, dopo la sistematizzazione fattane da Pigou (1920), divenne nota con il nome di economia del benessere (welfare economics)La base teorica è la seguente.

Sia la funzione di utilità sociale:

dove è la funzione di utilità dell'individuo e il numero di individui nella società.

Una variazione marginale dell'utilità sociale sarà:

dove è la quantità del bene consumata dall'individuo e è il numero di beni.

D'alta parte, la teoria del consumatore implica che all'equilibrio l'utilità marginale di un bene, divisa per il suo prezzo () ha il medesimo valore per tutti i beni e ciò corrisponde all'utilità marginale del reddito ():

dove è il reddito dell'individuo .

Si può quindi scrivere:

Se la distribuzione dei redditi è ottimale, allora l'espressione è la medesima per tutti gli individui. Se si designa per questa costante, si ottiene:

dove è la variazione del consumo globale.

Si può calcolare la somma in termini costanti di queste variazioni (con un segno positivo per gli aumenti e un segno negativo per le diminuzioni). Se la somma è positiva, il progetto è utile per la società. Si ottiene così un criterio per analizzare tutti i progetti, in particolare i progetti pubblici, dove il profitto non può e non deve essere utilizzato per giudicare l'utilità di un progetto.

L'idea alla base del metodo è quella di un'analisi comparata dei vantaggi, in termini di miglioramenti del benessere collettivo, e dei costi, in termini di prezzi ombra delle risorse, relativi ai diversi possibili interventi pubblici, siano essi progetti di investimento o generica attività di regolazione normativa.

Come recita la vulgata neoclassica, nel caso ideale il mercato riesce ad allocare in modo efficiente le risorse scarse disponibili ad usi alternativi; il prezzo che così viene a stabilirsi per ciascuna risorsa è un indice della sua scarsità relativa e sintetizza l'insieme delle informazioni economiche rilevanti; qualsiasi intervento pubblico, diverso da quello strettamente necessario a garantire il funzionamento dei mercati, non può che determinare una diminuzione del benessere sociale e andrebbe quindi evitato.

Tuttavia, la presenza di esternalità, asimmetrie informative e costi di transazione, il carattere pubblico di alcuni beni, l'esistenza di ostacoli all'operare della concorrenza perfetta, e in generale tutti i casi di cosiddetto fallimento di mercato, possono condurre ad un equilibrio sub-ottimale in termini paretiani e giustificare quindi l'intervento pubblico. In tali casi l'azione pubblica è legittimata sulla base del criterio paretiano, poiché migliora la situazione di qualcuno senza peggiorare quella degli altri.

L'analisi costi-benefici valuta i progetti alternativi di intervento in base al suddetto criterio. L'approccio paretiano al problema presuppone, però, la possibilità di identificare chiaramente gli effetti riconducibili, in via diretta e indiretta, all'intervento; di "sommare" i benefici e i costi; di determinare il saggio a cui scontare gli effetti futuri sulla base delle preferenze intertemporali individuali; di assegnare determinate probabilità a eventi aleatori.

I primi tentativi di risoluzione sul piano pratico di questi problemi, ponendo così le basi della moderna analisi costi-benefici, sono stati quelli compiuti dalla Federal Inter-Agency River Basin Committee negli Stati Uniti durante gli anni 30, nell'ambito delle ricerche condotte sulle risorse idriche.La regolamentazione e gli investimenti pubblici in materia di risorse idriche sono stati da sempre un ambito privilegiato di applicazione dell'analisi costi-benefici

Da allora l'analisi costi-benefici è stata progressivamente adottata anche dagli organismi internazionaliTappe fondamentali di tale processo sono state le pubblicazioni dei manuali di valutazione dell'OCSE (Little e Mirrlees, 1968) e dell'UNIDO (1972). e ha trovato applicazione in campi disparati, dalla valutazione dei progetti di salvaguardia dell'ambiente e di assistenza sanitaria ai progetti di sviluppo economico nei Paesi sottosviluppati, incontrando sostenitori e detrattori.

Dato il taglio pragmatico che da sempre contraddistingue tale tipo di approccio, il termine analisi costi-benefici ha assunto con il tempo significati e sfumature diverse. Così, ad esempio, l'approccio paretiano di diretta derivazione pigouviana, con la conseguente applicazione della nozione di efficienza Hicks-Kaldor e il correlato principio di compensazione, che lasciava fuori dall'analisi le questioni distributive ed era considerato il nucleo del metodo, ha lasciato il posto a forme più attente all'equità distributiva nella valutazione del benessere sociale.

Genere prossimo e differenze specifiche

Nelle decisioni sugli investimenti le imprese utilizzano l'analisi finanziaria per valutare e comparare la redditività dei progetti alternativi. Vengono fatte previsioni su benefici economici e costi direttamente e indirettamente collegati all'investimento, tutti valutati ai prezzi di mercato; calcolati i flussi di cassa netti attesi; e scontati tali flussi in qualche modo per rendere comparabili progetti multiperiodali. L'ottica adottata è quella privata, tesa alla massimizzazione del profitto della Proprietà dell'impresa. Questo tipo di analisi vuole rispondere alla domanda: è conveniente per l'impresa intraprendere l'investimento? O, nel caso di scelta tra progetti mutuamente esclusivi, qual è il progetto più redditizio per l'impresa tra le alternative disponibili?

È possibile adottare un'ottica diversa, sempre privata, ma che non guarda alla massimizzazione dei benefici netti di mercato dell'impresa, cioè del soggetto che materialmente intraprende il progetto, ma guarda alla redditività del progetto in quanto tale. Così, ad esempio, in tale ottica gli interessi passivi pagati per il finanziamento del progetto non sono più trattati come costi, ma perdono di rilevanza perché trasferimenti tra soggetti dei benefici netti del progetto. Qui la domanda a cui si vuole rispondere è: l'investimento è redditizio dal punto di vista del mercato?

Questa non è ancora un'ottica collettiva o "sociale". Vi sono molti benefici e costi che sono rilevanti per la collettività nel suo insieme, intesa anche in senso intergenerazionale, e che tuttavia il mercato non è in grado di registrare o non riesce a rilevare in modo fedele; e infine altri che, seppure rilevati, non vengono considerati importanti dai privati. È l'adozione del punto di vista della collettività nella valutazione dei progetti che vale a contraddistinguere l'analisi costi-benefici in senso stretto dall'analisi finanziaria, con cui condivide molte metodologie e l'approccio di fondo with-or-without della valutazione. In tale ottica i prezzi adottati per la monetizzazione dei benefici e dei costi possono differire sensibilmente da quelli di mercato prevalenti o attesi; e possono venire monetizzati anche beni per cui non vi sono transazioni di mercato.

Nella classificazione adottata da Campbell e Brown (2003) l'analisi finanziaria in senso stretto è chiamata private cost-benefit analysis (analisi costi benefici privata); l'analisi finanziaria del progetto è denominata project cost-benefit analysis (analisi costi benefici del progetto); l'analisi costi-benefici sociale denominata efficiency cost-benefit analysis (analisi costi benefici di efficienza); e l'ulteriore analisi che separa i benefici e i costi individuati nella precedente sulla base dei gruppi rilevanti secondo le direttive di politica economica è classificata come referent group cost-benefit analysis (analisi costi benefici del gruppo di riferimento).

Fasi e aspetti critici

Le diverse fasi logiche dell'analisi costi-benefici possono essere così individuate:

Delimitazione dell'ambito di analisi – vanno qui delimitati l'area e l'arco temporale degli effetti rilevanti del progetto da valutare. A questa fase pertiene la corretta delimitazione di: ambito geografico; gruppi di riferimento rilevanti per il policy maker, i soggetti in relazione ai quali il valutatore è chiamato a calcolare i benefici netti; arco temporale di riferimento – nei progetti i cui effetti si snodano in un arco temporale abbastanza lungo solitamente si distinguono due fasi: una fase di assestamento ed una di entrata a regime; Individuazione di benefici e costi netti dell'intervento – in tale fase vanno individuati tutti gli effetti che si prevede l'intervento produrrà in ogni periodo, sia in termini di risorse consumate nella sua realizzazione, sia in termini di effetti positivi e negativi derivanti dallo stesso, in maniera diretta e indiretta: fissazione delle unità fisiche di misura – per ciascuna tipologia di costo e beneficio individuata in termini fisici va fissata un'unità di misura; previsione quantitativa dei costi e dei benefici – vanno fatte previsioni quantitative di ogni voce in relazione ad ogni periodo; monetizzazione di costi e benefici – va determinato il valore unitario di ciascuna voce in ciascun periodo, attraverso il riferimento ai prezzi di mercato o ai prezzi-ombra laddove il mercato sia imperfetto o non vi sia mercato per il bene da valutare; successivamente vanno moltiplicati i prezzi per le quantità previste per ottenere i valori aggregati; sconto intertemporale – il valore dei benefici netti così calcolati per ogni periodo vanno attualizzati adottando un tasso di sconto; analisi di sensibilità – data l'incertezza di alcune previsioni, è possibile costruire scenari ipotetici alternativi per le diverse variabili in cui calcolare gli eventuali cambiamenti nei risultati della valutazione.

Ciascuna di queste fasi può comportare la risoluzione di problemi molto delicati e complessi, che possono necessitare di una grande quantità di informazioni e che a volte devono anche essere lasciati, oltre che alle direttive di politica economica, alla sensibilità del valutatore.

La monetizzazione di benefici e costi