Governò assieme alla moglie Teodora fino a quando rimase vedovo (548). Giustiniano, ultimo imperatore romano educato nel seno di una famiglia di lingua e cultura latina, è considerato uno dei più grandi sovrani di età tardo-antica e altomedievale. Il suo governo coincise con un periodo d'oro per l'Impero romano orientale, dal punto di vista civile, economico e militare, ma di grande decadenza per la parte italica, a causa della lunga guerra civile contro la Diocesi d'Italia, governata dall'élite gota. Nell'ambito della Restauratio Imperii, le vittoriose campagne dei generali Belisario e Narsete permisero il ricongiungimento sotto il diretto controllo imperiale di parte dei territori dell'Occidente romano. Venne portato a compimento un progetto di edilizia civile che ha lasciato opere architettoniche di eccezionale importanza come la chiesa di Hagia Sophia a Costantinopoli. Il patronato imperiale diede inoltre nuova linfa alla cultura, con la fioritura di celebri storici e letterati, fra cui Procopio di Cesarea, Agazia, Giovanni Lido e Paolo Silenziario.

Ha contribuito in modo significativo alla storia del diritto, infatti la sua morte (565) viene fatta convenzionalmente coincidere con la fine del diritto romano. Inoltre, i suoi contributi segneranno notevolmente il diritto medievale, in particolare quello del Basso Medioevo, e sono alla base del diritto contemporaneo. La maggiore eredità lasciata da Giustiniano è la raccolta normativa del 535, poi conosciuta come Corpus iuris civilis, una compilazione omogenea della legge romana che è tutt'oggi alla base del diritto civile, l'ordinamento giuridico più diffuso al mondo. In Occidente, il Corpus iuris civilis venne preso come testo di riferimento solo a partire dal Basso Medioevo per merito della Scuola bolognese dei glossatori, dato che nell'Alto Medioevo sia sul diritto germanico sia sul diritto in uso presso le genti di espressione e cultura latine, ebbe maggiore influenza il Codex Theodosianus, emanato nel periodo di costituzione dei regni romano-barbarici entro un Impero d'Occidente in pieno smembramento. La peste che, durante il regno di Giustiniano, colpì lo Stato romano e l'intero bacino mediterraneo segnò la fine di un'epoca di splendore.

Biografia Giovinezza e ascesa al potere (482-527)

Giustiniano I nacque a Tauresio (l'odierna Taor, nella Macedonia del Nord), un villaggio della provincia romano-orientale della Dardania, intorno al 482 in una famiglia di lingua e cultura latine, molto probabilmente di stirpe illirica o trace. Sua madre, Vigilanza, era la sorella dello stimato generale Giustino il quale, facendo carriera tra i gradi dell'esercito, riuscì a divenire imperatore nel 518; venne in seguito adottato dallo zio, che lo portò con sé a Costantinopoli, dove poté ricevere una buona istruzione, seguendo il classico corso di studi che comprendeva, tra le materie, la giurisprudenza e la filosofia.

Seguì le orme dello zio, arruolandosi nelle file dell'esercito bizantino, nel quale fece avanzamenti di carriera rapidissimi, soprattutto grazie alla proclamazione di Giustino a imperatore. Nel 518 era già un membro scelto delle Scholae Palatinae, mentre nel 520 divenne magister militum praesentalis in seguito all'assassinio del suo predecessore Vitaliano, forse ordito dallo stesso Giustiniano.. Nel 521 assunse il consolato, che celebrò con giochi fastosi e dispendiosi senza precedenti che lo portarono a spendere ben libbre d'oro pur di accattivarsi il favore del popolo.. Giustiniano, per il suo forte ascendente sullo zio, divenne l'effettivo detentore del potere molto prima che Giustino, proclamandolo Augusto, lo associasse a sé come imperatore il 1º aprile del 527., con un riferimento a Procopio, Storia segreta 8.3. Già tra il 518 e il 520, nonostante la sua posizione all'epoca non elevata, assunse un ruolo importante nella risoluzione dello scisma acaciano prendendo parte attiva ai negoziati.. Giustiniano, inoltre, approfittò della sua influenza politica per far sì che i crimini della fazione dell'ippodromo degli Azzurri fossero lasciati impuniti all'insaputa dello zio; tuttavia, tra il 524 e il 525, Giustiniano, essendosi ammalato gravemente, non riuscì a impedire che gli Azzurri responsabili di gravi delitti venissero condannati dal prefetto urbano su ordini di Giustino I, informato della situazione da alcuni funzionari; in ogni caso Giustiniano, una volta guarito, non tardò a vendicarsi del prefetto condannandolo all'esilio. Questo episodio, narrato dall'ostile Storia Segreta di Procopio, mostra l'enorme influenza rivestita da Giustiniano già all'epoca del regno dello zio..

Tra il 524 e il 525, Giustiniano sposò Teodora, un'attrice teatrale con trascorsi da prostituta., afferma: «A una cena memorabile trenta schiavi servirono a tavola: dieci giovani si appagarono di Teodora. La sua carità era universale». Giustiniano, per sposarla, dovette aggirare parecchi impedimenti, tra cui le resistenze di sua zia, l'imperatrice Eufemia, che era contraria al matrimonio con Teodora a causa della sua precedente attività, oltre a una legge che proibiva agli uomini di alto rango di sposare serve o attrici.. Tuttavia, dopo la morte della zia, Giustiniano riuscì a persuadere lo zio imperatore a emanare un editto che permetteva alle ex attrici pentite di sposare i cittadini di alto rango, rendendo così possibile il matrimonio. Teodora sarebbe divenuta molto influente nelle politiche dell'impero, e gli imperatori successivi avrebbero seguito l'esempio di Giustiniano, sposandosi al di fuori della classe aristocratica.

Il 1º agosto dell'anno 527, per la morte di Giustino, Giustiniano restò l'unico imperatore.

Regno

Il suo regno ebbe un impatto mondiale, segnando un'epoca distinta nella storia dell'Impero bizantino e della Chiesa ortodossa. Giustiniano fu uomo di insolita abilità nel lavoro e dotato di un carattere moderato, affabile e vitale, ma all'occorrenza scaltro e privo di scrupoli. Fu l'ultimo imperatore a tentare di restaurare l'antico Impero romano, impadronendosi di gran parte dei territori che facevano parte dell'Impero romano d'Occidente; a questo scopo diresse le sue guerre e la sua colossale attività di costruzione. Partendo dalla premessa che l'esistenza del bene comune era affidata alle armi e alla legge, prestò particolare attenzione alla legislazione e fece redigere quello che sarebbe diventato un monumento a sua perenne memoria, codificando il diritto romano nel Corpus iuris civilis. Nel 535, Giustiniano fondò Giustiniana Prima, nei pressi della sua città natale. Teodora morì nel 548; Giustiniano le sopravvisse per quasi 20 anni e morì la notte tra il 14 e il 15 novembre 565.

Amministrazione interna e provinciale Protezione degli Azzurri

Varie fonti ostili al sovrano, come Procopio ed Evagrio Scolastico, sostengono che Giustiniano, nel corso del suo regno, garantì l'immunità alla fazione dell'ippodromo degli Azzurri (anche detti Veneti), permettendo loro ogni crimine ai danni dei loro avversari (i Verdi, anche detti Prasini) e punendo severamente i magistrati che osavano condannarli. Evagrio, in particolare, narra che gli Azzurri potevano impunemente assassinare di giorno per strada i loro avversari e depredarli dei beni, e che il praeses (governatore) della Cilicia, Callinico, fu giustiziato per aver osato condannare due di essi per i loro crimini; la conseguenza di tale politica fu che i Verdi erano costretti a fuggire dalle loro abitazioni e, venendo respinti dovunque andassero, per reazione si diedero ad assaltare i viandanti per derubarli o assassinarli; Evagrio comunque ammette che in alcune circostanze Giustiniano, mostrando una certa volubilità, non si oppose alla giusta punizione degli Azzurri per i crimini commessi.. La Storia Segreta di Procopio, fornendo sostanzialmente la stessa versione di Evagrio ma con maggiori dettagli, sostiene che gli Azzurri indossavano un caratteristico abbigliamento "alla unna" e che in un primo momento commettevano omicidi e furti di sera, ma, successivamente, a causa della loro mancata punizione da parte delle autorità pubbliche, cominciarono a commettere delitti anche in pieno giorno e a danni di persone qualunque (indipendentemente dalla loro appartenenza ai Verdi), talvolta su commissione.Procopio, Storia Segreta, 7.

La storiografia moderna ritiene che Giustiniano favorì gli Azzurri, che condividevano le sue idee politiche ed ecclesiastiche e godevano del favore di Teodora che detestava i Verdi,. soprattutto durante il regno di Giustino, mentre, una volta diventato imperatore, assunse una posizione più neutrale: lo testimonierebbe un editto promulgato da Giustiniano insieme a suo zio Giustino (il quale lo aveva appena associato al trono proclamandolo co-imperatore), con il quale veniva proclamata l'uguaglianza di tutti di fronte alla legge, indipendentemente dalla loro fazione.. Le repressioni, che colpirono ambedue le fazioni, suscitarono il malcontento di entrambe, e a ciò si unì l'aumento delle tasse, imposto da Giustiniano per ottenere il denaro necessario per portare avanti la propria politica restauratrice dell'Impero romano universale.

La conseguenza di ciò fu una seria rivolta scoppiata durante i giochi dell'ippodromo alle idi di gennaio del 532. Tre giorni prima il praefectus urbi aveva condannato a morte sette esponenti di entrambe le fazioni, presumibilmente per dimostrare ai Verdi, che si erano lamentati per il favore imperiale goduto dagli Azzurri,Le proteste dei Verdi sono riferite da Teofane, che riporta un dialogo tra i Prasini (o Verdi) e il banditore che parlava in nome dell'imperatore. Essi si lamentarono all'ippodromo per le iniquità commesse nei loro confronti e l'appoggio dato dell'imperatore alla fazione opposta. Quando videro che le loro lamentele non avevano effetto, iniziarono a offendere l'imperatore, affermando che sarebbe stato meglio che suo padre Sabbazio non fosse mai nato e dandogli dell'asino, tiranno spergiuro e omicida; poco dopo, indignati, abbandonarono l'ippodromo. Secondo J. B. Bury questo dialogo tra imperatore e sudditi potrebbe non aver nulla a che vedere con la rivolta di Nika e potrebbe riferirsi a un'altra rivolta. Cfr. . invece sostiene che il dialogo avvenne lo stesso giorno dell'esecuzione dei criminali e la stessa esecuzione sarebbe stata decretata per mostrare ai Verdi che anche gli Azzurri venivano puniti, versione confermata anche dal lemma "Giustiniano I" dell'enciclopedia Treccani. l'imparzialità del governo. Tuttavia due dei faziosi (uno appartenente agli Azzurri e l'altro ai Verdi) condannati all'impiccagione si salvarono perché il capestro si spezzò e riuscirono a fuggire trovando rifugio in una chiesa. Tre giorni dopo, ai giochi dell'ippodromo, le due fazioni chiesero la grazia dei due criminali scampati ma, non ricevendo risposta, si rivoltarono entrambe. Ebbe così inizio la rivolta di Nika, dal grido con cui le due fazioni diedero inizio alla rivolta ("Nika", cioè "Vinci")..

L'imperatore tentò di trattare coi rivoltosi, destituendo i ministri Triboniano e Giovanni di Cappadocia, invisi ai faziosi, ma ciò non bastò a spegnere la rivolta e le due fazioni proclamarono imperatore Ipazio, nipote di Anastasio I.. Giustiniano, disperato, aveva già pronte le navi per fuggire dalla capitale, ma Teodora riuscì a dissuaderlo, affermando che avrebbe preferito morire da imperatrice piuttosto che perdere il trono fuggendo.. Incoraggiato dalle parole di Teodora, Giustiniano diede a Narsete il compito di corrompere gli Azzurri col denaro, mentre Belisario e Mundo dovevano sedare la rivolta con le armi; la vicenda si concluse col massacro di oltre persone nell'ippodromo.. Il giorno successivo vennero giustiziati l'usurpatore Ipazio e il complice Pompeo.

Negli anni successivi alla rivolta sembra che le fazioni si siano comportate bene e occasionali disordini furono stroncati sul nascere.. L'imperatore riedificò Santa Sofia e le altre chiese ed edifici danneggiati durante la rivolta.