Borgo San Jacopo è una strada del quartiere Oltrarno nel centro storico di Firenze, che corre da via de' Guicciardini (all'altezza del Ponte Vecchio) alla piazza de' Frescobaldi (via dello Sprone e via Maggio). Lungo il tracciato si innestano, tutte sul lato sinistro, via dei Belfredelli, via de' Ramaglianti, via Toscanella e via de' Sapiti. Sul lato destro le case costeggiano e affacciano direttamente il fiume Arno formando una schiera compatta ad eccezione dell'apertura determinata dalla volta dei Barbadori verso la piazzetta degli Angiolieri: per questo è l'unico tratto del fiume in centro che non abbia un lungarno.
Storia
La denominazione è in riferimento all'antica chiesa di San Jacopo Soprarno che sorge lungo l'arteria, già parrocchia di uno dei tre primitivi "borghi" dell'Oltrarno, cioè degli insediamenti sorti al di fuori delle mura altomedievali della città, in corrispondenza delle porte. Gli altri due erano il borgo di Piazza (via Guicciardini) e il borgo Pitiglioso (via de' Bardi, lungo la via Cassia).
Inglobata nelle mura del XII secolo, borgo San Jacopo aveva quindi già conosciuto una notevole attività edilizia, tanto da risultare nel corso del Duecento praticamente saturata con case e torri legate ad alcune delle più importanti famiglie fiorentine del tempo, quali gli Angiolieri, i Belfredelli, i Barbadori, i Marsili, i Ramaglianti e i Rossi d'Oltrarno. Le torri delle varie consorterie, in parte distrutte dai ghibellini dopo la battaglia di Montaperti del settembre 1260 quale rappresaglia nei confronti della fazione guelfa (e quindi danneggiate dai guelfi nella successiva fase di riconquista del territorio), furono ricostruite e continuarono a contrassegnare e ancora oggi in parte caratterizzano l'intero tracciato che mantiene un aspetto decisamente antico, vantando il primato di essere la via fiorentina con la maggior concentrazione di torri medioevali superstiti, ben cinque più una sesta in una via traversaSchede Paolini..
In realtà gravi danni al patrimonio architettonico furono inferti durante la seconda guerra mondiale quando, nell'agosto del 1944, le truppe tedesche in ritirata minarono e atterrarono buona parte delle fabbriche del primo tratto in prossimità del Ponte Vecchio, con l'intento di fare con le macerie sbarramento al ponte e impedirne l'utilizzo da parte degli eserciti alleati provenienti da sud. Durante la lunga fase di ricostruzione degli edifici si optò per architetture moderne, conservando tuttavia nell'articolazione dei volumi memoria dell'antico tessuto urbano e ottenendo, in buona sostanza, una adeguata armonizzazione del nuovo con l'antico. I prospetti più "modernizzati" si affacciano infatti verso l'Arno, con edifici ad altezze irregolari appoggiati ai beccatelli oltre la sponda. Tra i progettisti che furono chiamati a collaborare alla stesura dei piani urbanistici di ricostruzione vi furono Lando Bartoli, Edoardo Detti, Italo Gamberini, Leonardo Savioli, anche se nelle fasi finali l'opera fu effettuata dagli uffici tecnici municipaliMaria Grazia Ercolino, La ricostruzione post-bellica i Firenze - Il dibattito, le proposte, le realizzazioni, in L'architettura nelle città italiane del XX secolo: dagli anni Venti agli Ottanta, a cura di Vittorio Franchetti Pardo, Jaca Book 2003..
Sempre in questa fase fu modificato in modo significativo anche il tracciato viario dalla piazzetta degli Angiolieri verso il Ponte Vecchio. Originariamente, infatti, l'arteria proseguiva dritta inquadrando la torre di Parte Guelfa, che si trovava a circa la metà dell'attuale arco del corridoio Vasariano su via de' Bardi. Con la distruzione della torre e con la decisione di ampliare la carreggiata di via de' Bardi, borgo San Jacopo fu tracciato nuovamente in questo suo tratto con un andamento decisamente più prossimo al corso dell'Arno, in modo da inquadrare la torre de' Mannelli e l'imbocco del Ponte Vecchio, così da reinventare uno scorcio tra i più famosi della Firenze del tempo.
Le preesistenze del tratto antico, peraltro, erano state a loro volta oggetto di interventi di restauro ottocenteschi, che ne avevano esaltato il carattere medievale, con demolizione degli intonaci e valorizzazione delle superfici in pietra, con inserimento di ferri da bandiera e da cavallo, costruzione di archi e inserimento di colonnine con capitelli a foglia d'acqua, e via dicendo. Pur rimanendo sempre il dubbio sulla natura e l'effettiva datazione di ciò oggi osserviamo, nell'insieme la via (almeno nel secondo tratto da via de' Ramaglianti alla piazza de' Frescobaldi) appare assolutamente verosimile nel suo carattere medievale, anche laddove questo è frutto della rivisitazione ottocentesca e dei primi decenni del Novecento, quando si intervenne - in particolare tra il 1924 e il 1926 con cantieri diretti da Alfredo Lenzi e Luigi Zumkeller - su varie case e torri per enfatizzarne il carattere antico e 'ferrigno'.
A questo si aggiunga il pregio dato dal fatto che il borgo mantiene carattere residenziale e commerciale, con attività che, se in parte assecondano gli interessi dei turisti, dall'altra mantengono carattere tradizionale e funzionale alle esigenze del quartiere. Per tali motivi, per ciò che ancora conserva di antico, per le molte memorie storiche, per gli scorci che offre sul fiume e sul tessuto della città medioevale, la strada è da considerarsi di eccezionale valore storico e artistico.
Descrizione Venendo dal Ponte Vecchio subito a destra si incontra la Torre dei Rossi-Cerchi, che di profilo presenta il tradizionale filaretto in pietra, ma girato l'angolo mostra un'inconfondibile facciata moderna. Vi si apre in una nicchia la fontana del Bacco di Giambologna: durante la guerra la vasca di marmo venne irrimediabilmente distrutta, ma la statua fu ripescata tra le macerie e restaurata; oggi è stato posto ai piedi della statua un sarcofago di epoca romana. La statua in bronzo originale è stata portata al Museo nazionale del Bargello, ed è stata sostituita nel 2006 da una replica eseguita dalla Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Firenze su calco fatto sull'originale.
Al 54 si incontra la torre dei Barbadori, affiancata da una piazzetta panoramica sull'Arno e sul Ponte Vecchio. Vi sorge davanti la pittoresca torre dei Belfredelli, alla quale si appoggia sul retro la torre dei Ramaglianti. Una seconda Torre dei Barbadori si trova al 22, dall'aspetto più di palagio, mentre al 17 si innalza la torre forse più bella, quella dei Marsili, decorata da un bassorilievo robbiano sul portale aggiunto nell'Ottocento dall'orafo Giuseppe Sorbi che qui ebbe il suo laboratorio.
Poco oltre si incontra la chiesa di San Jacopo Soprarno, di antica fondazione ma dall'aspetto settecentesco. Il porticato proviene dalla chiesa di San Donato in Scopeto e fu qui riassemblato nel 1575 dopo che l'altra chiesa venne distrutta durante l'assedio di Firenze. Accanto alla chiesa si erge la torre degli Angiolieri.
In fondo a borgo San Jacopo, all'angolo con via dello Sprone, si trova la celebre fontana dello Sprone, realizzata da Francesco Generini nel 1638-1639.
Edifici