A partire dal IV secolo, a seguito della traslazione delle sue spoglie da Terracina alla Domus Augustana sul colle Palatino, San Cesario è stato uno dei martiri più celebri e venerati a Roma (una celebrità confermata dal fatto che gli vennero dedicati molti santuari, oratori e monasteri); il suo nome è servito per soppiantare il culto pagano di Giulio Cesare, dell'imperatore Cesare Ottaviano Augusto e dei Divi Cesari (gli imperatori romani). In tal modo, San Cesario ha annunciato il nuovo carattere cristiano della potenza dei Cesari e il suo oratorio sul Palatino, nel cuore della Roma antica, è servito come punto di riferimento per la cristianizzazione dell'Impero. Il culto del santo è molto diffuso nel mondo, intensificato attraverso le varie traslazioni delle sue reliquie, donate da papi, imperatori, re, santi, Padri della Chiesa, vescovi, duchi e cavalieri.
Agiografia Le origini romane: la discendenza dalla Gens Iulia
Stando a quanto riportano i martirologi e gli studi agiografici, Cesario sarebbe nato nell'Africa settentrionale, precisamente a Cartagine, verso l'85 d.C. Figlio di un mercenario e di una nobildonna che, secondo la tradizione, discendevano dalla “Gens Julia”, la rinomata famiglia Giulia, sarebbe stato chiamato Cesario per dimostrare la loro devozione e appartenenza all'imperatore, denominato anche Cesare (secondo lo storico Francesco Lanzoni, l'africanità del martire può essere un'invenzione, o una pura ipotesi dell'autore, o una tradizione volgare da lui raccolta e consacrata nel suo lavoro. Oppure potrebbe congetturarsi che la passione di Cesario sia stata creata dalla penna di uno scrittore africano, profugo in Italia dalla persecuzione vandalicaLanzoni Francesco, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an.604), Biblioteca Apostolica Vaticana, 1927). I suoi avi si sarebbero stanziati a Cartagine durante la riorganizzazione dei territori africani da parte di Giulio Cesare, il quale proprio in quella città fondò una colonia romana in cui si erano trasferiti dei cittadini romani alleati con la madrepatria e quindi sotto il controllo di Roma. Questa colonia prosperava e traeva profitto dal collegamento e dall'alleanza con Roma imperiale e il bimbo, essendo figlio unico, si trovava nella condizione di poter ereditare una cospicua eredità. La sua famiglia si sarebbe convertita al cristianesimo per la fervente predicazione degli apostoli di Gesù. Il giovane Cesario, dopo aver compreso i contenuti della dottrina cristiana, prese il voto del diaconato. Nel cristianesimo primitivo il diacono (dal greco διάκονος - diákonos, ovvero servitore)La Civiltà cattolica, Edizioni 3661-3666, La Civiltà Cattolica, 2003 era colui che si poneva nella comunità al servizio del prossimo. Sorretto da questa fede, avrebbe rinunciato al suo patrimonio e si sarebbe dedicato all'evangelizzazione.
La Passio S. Caesarii: il racconto del martirio
L'imperatore romano Marco Ulpio Nerva Traiano, regnante dal 98 al 117 d.C., operò una persecuzione contro i cristiani: ordinò di punire chiunque si fosse rifiutato di sacrificare agli idoli.
Superata la fase dell'adolescenza, Cesario sarebbe partito, con i suoi compagni, alla volta di Roma, dove il cristianesimo era una religione illecita, punibile con le massime pene. La nave tuttavia sarebbe naufragata, a causa di una furiosa tempesta, sulle coste di Terracina (una città situata all'estremità meridionale dell'Agro Pontino), dove Cesario avrebbe deciso di fermarsi, di prendersi cura dei poveri, dei deboli e degli infermi, rimanendo nascosto in città, nella casa di un cristiano, il monaco Eusebio, servo di Dio: sarebbe stato accolto nella comunità cristiana formata da Epafrodito, uno schiavo di origine greca, discepolo di San Pietro apostolo e primo vescovo di Terracina nella metà del I secolo d.C.Giuseppe Cappelletti, Le chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, Volume 10, Antonelli, 1854
Un giorno Cesario si sarebbe imbattuto in Luciano, un giovane che la città aveva destinato al sacrificio in onore di Apollo per la festa del 1º gennaio.
Secondo la Passio, ossia il racconto del martirio del santo, ogni anno era consuetudine immolare al dio Apollo il ragazzo più bello della città, il quale - dopo essere stato esaudito in tutti i suoi desideri e nutrito con prelibati cibi per circa otto mesi - doveva indossare magnifiche armi, montare su un cavallo riccamente bardato, salire fino alla sommità del Monte Sant'AngeloDe la Blanchère M.-R., Terracine. Essai d’histoire locale, E. Thorin, Paris 1884. e gettarsi nel vuoto con il recalcitrante cavallo per schiantarsi contro le rocce e perire tra le onde insieme con la sua cavalcatura; il suo sacrificio avrebbe assicurato al suo nome fama e gloria immortale e ottenuto la salvezza dei suoi concittadini. Il sacerdote pagano incaricato al sacrificio umano si chiamava Firminio, il quale avrebbe approfittato dello stato di ignoranza dei suoi cittadini per convincerli a compiere questa sanguinaria azione.
Quando il diacono Cesario vide per la prima volta Luciano (il nome deriva dal latino Lucianus e significa "nato dalla luce", una chiara allusione ad Apollo, divinità della luce), chiese alla folla cosa significasse tutto questo splendore di cui questi era circondato, e riuscito a sapere la storia di questa antica usanza, si indignò per questa barbarie e aspettò il giorno stabilito per la cerimonia facendo veglie, digiuni e preghiere.
Arrivato il 1º gennaio, Luciano avrebbe sacrificato una scrofa per la salvezza dei suoi cittadini nel Templum ApollinisSurio Lorenzo, De probatis sanctorum historiis, Tomus sextus, Coloniae, Agrippinae 1575. Tomus sextus, Coloniae, dal quale sarebbe partita la solenne processione che lo avrebbe condotto verso il monte.
Nonostante i vari tentativi di Cesario al fine di interrompere il barbaro rito, il giovane Luciano si sarebbe gettato dall'alto del monte e il diacono, dopo questa visione sconvolgente, avrebbe rivolto dure parole ai terracinesi: "Sventura allo Stato e ai principi che si rallegrano delle sofferenze e si pascono di sangue! Perché dovete perdere le vostre anime per le vostre imposture ed essere sedotti dagli artifici del demonio?", e avendo protestato contro questa folle tradizione presso il falso sacerdote Firminio, venne arrestato con l'accusa di lesa maestà e condotto da un consolare (Consularis Campaniae) di nome Leonzio.
Il racconto è inattendibile da un punto di vista storico. L'ultimo sacrificio umano a Roma risale alla fine del III secolo a.C., durante la II guerra punica e dopo il disastro di Canne. Il presunto sacrificio di Luciano ricorda la devotioDufourcq Albert, Etude sur les Gesta martyrum romains, vol.1, Paris, Fontemoing, 1900, pratica religiosa dell'antica Roma secondo la quale il comandante dell'esercito romano si immolava agli Dei Mani, per ottenere, in cambio della propria vita, la salvezza e la vittoria dei suoi uominiJacqueline Champeaux, La religione dei romani, Il Mulino, 2002. Inoltre, sotto l'imperatore Traiano non esisteva il Consolare della Campania; questa carica è della metà del II secolo d.C.Eliodoro Savino, Campania tardoantica (284-604 d.C.), Parte 3, Edipuglia srl, 2005 Bisogna, però, tener presente che la Passione di San Cesario è stata scritta nell'epoca bizantina e il narratore ha preso personaggi e circostanze appartenenti a tradizioni posteriori in quanto non intendeva raccontare vicende verosimili. Pertanto, l'opera non ha un carattere realistico ma fortemente simbolico.
Il consolare Leonzio avrebbe deciso di condurre Cesario davanti al tempio di Apollo: se il diacono avesse rinnegato la sua fede in Cristo e offerto incenso e preghiere alla loro divinità pagana, sarebbe stato lasciato in libertà e perdonato sulla base del suo pentimento (è probabile che l'ignoto redattore della Passio S. Caesarii abbia letto la lettera inviata a Plinio il Giovane da Marco Ulpio Nerva Traiano, nella quale l'imperatore asseriva che non vi doveva essere nessuna ricerca attiva dei cristiani, ma, in caso di denuncia, essi avrebbero dovuto sacrificare agli dei per non essere condannati a morteLepelley cit. p. 235-6. - Frend, 2006 cit., pp. 506-508).
Il tempio al quale venne condotto il diacono tuttavia sarebbe crollato travolgendo il sacerdote Firminio (in pratica, la popolazione di Terracina aspettava dal diacono un segno tangibile della potenza del Dio cristiano; se tale prodigioso evento avveniva, si sarebbe convertita e avrebbe rinnegato le loro divinità pagane: in realtà, questo episodio tende a spiegare in modo simbolico la trasformazione, sostituzione e cristianizzazione del cosiddetto Templum Apollinis in basilica di S. Cesario, a partire dal V secolo).
Successivamente Lussurio, primo cittadino del luogo, avrebbe convocato tutto il popolo di Terracina nei pressi delle rovine del tempio di Apollo; nel momento in cui il diacono Cesario avrebbe contestato la loro falsa religione che imponeva di procurare la salvezza dello Stato attraverso l'effusione di sangue umano, tutte le persone avrebbero gridato: «È un uomo buono e ciò che ci propone è giusto». Immediatamente Lussurio lo fece riportare nella prigione (la prigione, secondo l'autore della Passio, era ubicata presso il foro stesso: nulla è ancora emerso dalle ricerche archeologiche, anche perché, se essa era veramente situata presso il Foro Emiliano, sarà stata sostituita o inglobata dalle costruzioni di epoca successiva). Trascorso un anno di dura prigionia, Cesario fu condotto nel luogo centrale della città, il Foro Emiliano, dove il console Leonzio si sarebbe improvvisamente convertito e sarebbe morto dopo aver ricevuto i sacramenti da un presbitero di nome Giuliano.
Il corpo di Leonzio sarebbe stato salvato dalla sua famiglia e sepolto in “Agro Varano”, nelle vicinanze della città, il giorno 30 ottobre (la Chiesa cattolica venera il console Leonzio di Terracina come santo e confessore)Contatore Domenico Antonio, De Historia Terracinensi Libri Quinque, Romae, 1706.
Il suo successore alla carica, il primo cittadino Lussurio, avrebbe quindi condannato Cesario e Giuliano a essere gettati nel mare di Terracina chiusi in un sacco (poena cullei). Era il 1º novembre (Kalendae Novembrīs) dell'anno 107 d.C.Questa data è stata proposta da molti agiografi e studiosi per collegare il martirio del diacono a quello di Nereo, Achilleo e Domitilla, anche se non è possibile stabilire gli elementi storici probanti.
Lussurio, in viaggio verso Roma, sarebbe morto con un morso di un serpente, come predetto da Cesario, poco prima di essere condannato: “L'acqua, nella quale sono stato rigenerato, mi riceverà come suo figlio che ha trovato in essa una seconda nascita: oggi mi renderà martire con Giuliano, mio Padre, che una volta mi fece cristiano. Quanto a te, Lussurio, oggi stesso morirai con un morso di un serpente, affinché tutti i paesi sappiano che Dio vendicherà il sangue dei suoi servi, e delle vergini che facesti perire tra le fiamme”Caesarius Diaconus, testi e illustrazioni di Giovanni Guida, 2015 (Lussurio sarebbe stato figlio di console romano e fratello di un certo Aureliano, che si ritrovano anche negli Atti dei Santi Nereo e Achilleo, ascrivibili al V-VI secolo. Lussurio avrebbe ordinato di incendiare la stanza dove si erano rifugiate le vergini Domitilla, Eufrosina e Teodora, facendole morire arse vive in quanto avevano rifiutato di sacrificare agli dei).
Secondo la tradizione, Cesario e Giuliano sarebbero stati gettati dall'alto della guglia del Pisco MontanoPadre Giovanni Frilli, Vita S. Cesarii, Sezze, 1698, uno sperone roccioso separato dal monte Sant'Angelo, sulla cui vetta domina il Tempio di Giove Anxur.