La censura della musica in Italia è avvenuta per lo più per motivi politici durante il periodo fascista, e per motivi di contenuti considerati scabrosi secondo i codici morali del periodo negli anni cinquanta-settanta.
Storia Primi del Novecento Nel 1900 l'Ufficio di Censura dei Pubblici Spettacoli impone la modifica di un verso della romanza E lucevan le stelle dell'opera Tosca di Luigi Illica e Giacomo Puccini. Il verso originale diceva: "Le belle forme disciogliea dai veli" e la censura impose la sostituzione dell'allusiva parola "forme" con la più casta "chiome".
Periodo fascista Nel 1926 l'Ufficio di censura ordina di modificare alcuni versi de La leggenda del Piave, ritenuti inaccettabili per il buon nome della nuova Patria fascista. Sono eliminate espressioni come "tradimento" ed "onta consumata a Caporetto", riferite alla rotta dell'Esercito Italiano nell'ottobre 1917.
Nel 1928 l'EIAR riduce notevolmente la messa in onda di musica straniera in generale ed americana in particolare. Sul giornale Il Popolo d'Italia (fondato da Mussolini) il 30 marzo è pubblicato un articolo con il seguente tono:
Nel 1929 Il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri emana una serie di circolari riservate, contenenti l'elenco delle canzoni contrarie all'ordine nazionale o, comunque, lesive dell'autorità costituita. Sono compresi alcuni inni nazionali (tra cui La Marsigliese), i canti socialisti o anarchici e persino le ballate sulla sfortunata impresa di Umberto Nobile al Polo nord. A Milano sono arrestati due presunti anarchici sorpresi a cantare un motivo inneggiante a Gaetano Bresci.
Nel 1935 la prima versione di Faccetta nera (di Micheli - Ruccione), scritta in romanesco nel 1935, è accusata di "incoraggiamento alla commistione delle razze", in ordine ai troppi apprezzamenti verso la "bella abissina". Ad evitare "problemi", l'autore apportò pesanti modifiche e, nel tentativo di cancellarla, si tentò anche di contrapporle la canzone Faccetta bianca (di Grio - Macedonio), che sarà presto dimenticata. Il successo del motivetto Faccetta nera fu tale che il regime si vide costretto ad inserirla tra gli inni fascisti.
Nel 1936 viene diffusa una circolare del PNF che impone alla stampa di tradurre in italiano tutti i termini stranieri contenuti nelle canzoni, compresi i nomi degli artisti. Louis Armstrong diverrà, così, Luigi Braccioforte e Benny Goodman verrà presentato al pubblico italiano come Beniamino Buonomo.
Nel 1937 si assiste ad un improvviso allentamento delle restrizioni nei confronti della musica americana. Già il 3 novembre del 1936 (alle ore 17:30, ovvero nell'epocale "seconda serata") si erano notate alcune avvisaglie di "riconciliazione musicale", quando l'EIAR aveva trasmesso un programma composto interamente da brani di autori stranieri, eseguiti dall'Orchestra Piero Rizza. Dal gennaio 1937 la musica jazz dilaga; prima con l'Orchestra Ramponi, poi con i solisti di Gorni Kramer che propongono la famosissima Crapa pelada. Dal mese di aprile, l'EIAR si dota di un proprio quartetto jazz la cui musica sarà messa in onda tutte le sere alle 20:40, riscuotendo un notevole successo.
Nel 1938 la musica jazz è nuovamente bollata come "musica negroide" e scompare del tutto dai programmi EIAR. Al contempo comincia il periodo delle cosiddette "canzoni della fronda", ovvero quelle canzoni che per ambiguità del testo si prestano ad essere reinterpretate in chiave satirica, quelle che sotto testi apparentemente nonsense contengono, o le autorità credono contengano, ironiche e velate corbellature al regime. Un'ora sola ti vorrei è tra le più utilizzate e controllate. Si registrano parecchie denunce di persone che sono sorprese a cantare la strofa "Un'ora sola ti vorrei / per dirti quello che non sai/ io che non so scordarmi mai / che cosa sei per me..." rivolgendosi ironicamente all'onnipresente ritratto del Duce.
Nel 1939 altra (presunta) "canzone della fronda" è il motivetto Maramao perché sei morto?, interpretata dal Trio Lescano con testo di Mario Panzeri. Il brano, uscito poco dopo la morte di Costanzo Ciano, è interpretato come uno sberleffo nei confronti del gerarca defunto. Alcuni studenti livornesi affissero le parole della canzone sull'erigendo monumento a Ciano: tanto bastò per bandire la canzone dalle trasmissioni EIAR per alcuni mesi e convocare presso l'ufficio di censura il paroliere. Panzeri se la cavò dichiarando che il testo era una libera traduzione di un canto popolare abruzzese (maramao è, infatti, la contrazione di mara maje = amara me) e che era stato scritto prima della morte di Ciano. Lo stesso anno avviene una nuova convocazione all'Ufficio Censura di Mario Panzeri, stavolta per la canzone Pippo non lo sa (di Kramer-Rastelli-Panzeri) nella quale è facile scorgere pesanti allusioni a Starace e a molti altri gerarchi che si atteggiano in sfavillanti uniformi.
Nel 1940, dopo l'entrata in guerra dell'Italia (10 giugno), è imposto il divieto di ballare in pubblico, i locali notturni sono chiusi e la musica americana (jazz compreso) assolutamente proibita oltre, naturalmente, alla messa al bando degli autori ebrei. Il brano Signora illusione, di Cherubini-Fragna e cantato da Luciana Dolliver e Meme Franchi, è censurato a causa del verso illusione, dolce chimera sei tu, che stride con il categorico imperativo pronunciato dal Duce: "Vincere e vinceremo!". La canzone Silenzioso slow (anche nota come Abbassa la tua radio), composta da Bracchi-D'Anzi e interpretata da Norma Bruni e da Alberto Rabagliati, è accusata di sottintendere l'invito ad ascoltare le trasmissioni di Radio Londra.
Nel 1942 si assiste all'immediata censura della canzone Il Tamburo della banda d'Affori, con testo del solito Panzeri, a causa dei versi "Il tamburo principal / della banda d'Affori / che comanda cinquecento cinquanta pifferi...". Al censore non sfugge la sospetta coincidenza numerica tra "550 pifferi" ed i 550 componenti la Camera dei fasci e delle corporazioni; effettivamente in Toscana circolava una variante in cui veniva sostituita la parola pifferi con bischeri. L'attenta censura fascista scova una nuova "canzone della fronda" nel brano di Bixio e Cherubini La mia canzone nel vento, a causa dei versi Vento, vento portami via con te che, da molti, venivano indirizzati al Duce con la variante "portalo via con te"; sempre in Toscana circolava una versione della canzone che, con riferimento alle continue requisizioni di metallo per scopi bellici, recitava "Vento, portalo via 'on te! Prima vorse l'oro e poi l'argento,, ora vole i'rame e unnè contento". La canzone Caro Papà, di Filippini-Manlio e cantata da Jone Caciagli e scritta sotto forma di accorata lettera di un bimbo a suo padre lontano al fronte, è censurata in quanto "eccessivamente disperata e scarsamente ispiratrice del sentimento di immancabile vittoria".
Nel 1943 il brano Lili Marleen, cantato dall'attrice Vivi Gioi, è dapprima censurato nelle ultime due strofe (nelle quali un soldato dice alla sua amata che avrebbe preferito essere a casa con lei piuttosto che in guerra) e, successivamente, bandita del tutto in quanto accusata di "deprimere il morale dei combattenti".
Repubblica Italiana Nel 1955 il brano La pansé di Pisano - Cioffi, interpretata da Renato Carosone, a causa dei suoi contenuti ammiccanti, viene bandito dalle trasmissioni radiofoniche e dalla neonata Tv. Ciò nonostante, la canzone si diffonde attraverso i dischi, i "jukebox" ed i numerosi locali pubblici dove si esegue musica dal vivo, provocando qualche controllo "a sorpresa" delle forze dell'ordine. Ad evitare problemi, in molte balere è esposto il cartello: "In questo locale non si eseguono brani come La pansé o simili trivialità". La canzone di Domenico Modugno Vecchio frac procura all'autore il primo problema con la censura: il verso Ad un attimo d'amore, che mai più ritornerà viene sostituito con Ad un abito da sposa, primo ed ultimo suo amor, in quanto non era possibile citare, in una canzone, un attimo d'amoreVecchio Frack Scheda da La Canzone d'Autore Italiana su italica.rai.it. Nelle incisioni della canzone realizzate anni dopo, il cantautore pugliese utilizzerà poi il testo originale senza problemi.
Nel 1957 la canzone Resta cu'mme di Domenico Modugno è censurata dalla RAI per il verso "Nun me 'mporta d'o passato, nun me 'mporta 'e chi t'avuto..."Resta cu'mme Scheda da La Canzone d'Autore Italiana su italica.rai.it per l'evidente contrasto con la corrente morale di stampo cattolico che attribuiva grande valore e importanza alla verginità della donna. Sospetta di pubblicità occulta è la trasmissione del brano Tu vuò fà l'americano di Nisa-Carosone: il verso "ma i soldi pe' Camel chi te li dà?" deve essere modificato con "ma i soldi pe' campa', chi te li dà?" per poter essere riammesso nella scaletta delle canzoni trasmesse dalla radio nazionale.
Nel 1959 è sollevato il clamoroso caso di Jula de Palma, che al Festival di Sanremo propone Tua di Pallesi-Malgoni, classificandosi al quarto posto. Più che il testo è l'interpretazione della de Palma a dare scandalo: la sua esibizione al festival non sarà trasmessa dalla RAI in quanto giudicata troppo lasciva. A sollevare il caso sembra sia stata la fantomatica Associazione Madri Italiane, tuttavia da accurate indagini sembra che tale associazione non abbia mai mosso accuse nei confronti della canzone e si insinua il sospetto che il caso possa essere stato montato ad arte per far parlare del disco..
Nel 1963 la canzone Cristina, cantata da Jaime de Mora y Aragón (fratello della regina belga Fabiola) e dedicata a Christine Keeler, allora famosissima e chiacchierata protagonista dello "scandalo Profumo", è immediatamente censurata, sia per il tema scabroso che per scongiurare ripercussioni diplomatiche. Il pezzo La carità di Don Backy, parte della colonna sonora scritta per il film Il monaco di Monza con Totò, non sarà trasmessa dalla RAI in video in quanto la scena dei frati ballerini che chiedono la questua è considerata offensiva per la sacralità dell'abito talare. Inspiegabilmente, il veto fu posto anche per la trasmissione in radio.
Nel 1964 altro caso "diplomatico" è sollevato da Addio a Lugano di Pietro Gori e cantata da Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Otello Profazio, Silverio Pisu e Lino Toffolo durante una trasmissione televisiva. A seguito di alcuni articoli di protesta della stampa elvetica, la canzone è bandita dalla TV italiana (molto seguita nel Canton Ticino), per evitare proteste dalle autorità svizzere. La marcia della pace, improvvisata nel 1961 durante la prima marcia della pace Perugia-Assisi, nel 1964 fu incisa da Maria Monti nell'EP intitolato Le canzoni del no. Il disco fu sequestrato in tutta Italia proprio a causa di questa canzone perché parte dei versi furono giudicati "sovversivi", in quanto contenevano un esplicito invito all'obiezione di coscienza. Lu primmo ammore di Toni Santagata fu bloccata dalla censura in quanto contenente la parola "corna". Sarà trasmessa dalla RAI solo dieci anni dopo. Al Festival dei Due Mondi di Spoleto dello stesso anno, in occasione di una replica dello spettacolo Bella ciao del Nuovo Canzoniere Italiano, Michele Straniero, Roberto Leydi, Gianni Bosio e Filippo Crivelli furono denunciati da un ufficiale dei carabinieri presente in sala per vilipendio delle forze armate italiane a causa dell'esecuzione in pubblico di O Gorizia tu sei maledettaCesare Bermani, Per una storia del Nuovo Canzoniere Italiano. Alcune date su Inoltre anno 10°, n° 11L. Colombati (a cura di), La canzone italiana. 1861-2011, Mondadori, 2011.
Nel 1966 i Pooh partecipano al Festival delle rose con il brano Brennero '66, ispirato agli attentati terroristici in Alto Adige avvenuti proprio quell'anno. La commissione impone una modifica nel testo (è eliminata la frase T'hanno ammazzato quasi per gioco) e nel titolo, che da Brennero '66 è mutato in Le campane del silenzio.