Il termine antisemitismo è stato coniato alla fine del XIX secolo dal giornalista Wilhelm Marr e consiste nell'avversione, su basi razziali, nei confronti delle persone di religione ebraica; col tempo è venuto in anche per indicare le avversioni motivate con ragioni di tipo politico; talvolta lo si confonde con la rivalità, l'ostilità o l'avversione di tipo religioso (antigiudaismo) all'ebraismo, anche se la maggior parte degli storici distingue accuratamente i due terminiM. Ghiretti, Storia dell'antigiudaismo e dell'antisemitismo, Milano, Mondadori, 2007, ISBN 978-88-61590-45-8..

Una tradizione di ostilità del cristianesimo nei confronti dell'ebraismo e del popolo ebraico si sviluppò fin dai primi anni della cristianitàGhiretti, M. op. cit., pp.29-30. ed è proseguita nelle epoche seguenti sulla spinta di numerosi fattori, tra cui differenze teologiche, la spinta cristiana al proselitismo e alla conversione, auspicata e forzata, degli ebrei decretata dall'incarico che Cristo risorto diede ai suoi discepoli, il fraintendimento delle credenze e delle pratiche religiose degli ebrei, e una percepita ostilità ebraica nei confronti dei cristiani. Questa avversione è culminata nell'Olocausto, che ha portato molti cristiani a riflettere sui rapporti tra teologia, pratiche religiose, e il genocidioSusannah Heschel, The Aryan Jesus: Christian theologians and the Bible in Nazi Germany, p. 20, Princeton University Press, 2008.

L'antisemitismo prima del Cristianesimo

La diaspora, tipica del mondo ebraico, è quel fenomeno sociale e culturale che vede gli ebrei disperdersi nel mondo ed insieme mantenere la propria identità culturale e religiosa. Generalmente si fa iniziare la diaspora con la distruzione di Gerusalemme nel 587 a.C. (VI secolo) da parte dei Babilonesi e la deportazione in Babilonia di una larga parte della popolazione della città. Forti comunità ebraiche si trovavano in Mesopotamia, in Grecia, a Roma, ad Alessandria d'Egitto (1/3 della popolazione).

Misure antisemite furono prese anche prima della nascita del Cristianesimo o prima ancora che questo diventasse religione ufficiale dell'impero. Il primo pogrom che la storia conosca avvenne ad Alessandria d'Egitto nell'anno 38 d.C.Clara Kraus Reggiani, Storia della letteratura giudaico-ellenistica, Milano-Udine, Mimesis Edizioni, 2008, p. 136.

L'avvento del Cristianesimo In verità prima dell'era patristica e del concilio di Efeso, l'idea dei cristiani nei confronti degli ebrei non fu sempre negativa. i primi apostoli di Gesù erano tutti ebrei incluso l'apostolo Paolo che si dichiara Ebreo discendente di Beniamino e fariseo in quanto alla legge.

In Romani 11,25 è scritto: «Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d'Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; e tutto Israele sarà salvato, così come è scritto: «Il liberatore verrà da Sion».

E ancora «Poiché non c'è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.»

Lettera ai Romani 10,12: «Ora io dico: sono forse inciampati perché cadessero? No di certo! Ma a causa della loro caduta la salvezza è giunta agli stranieri per provocare la loro gelosia. Ora, se la loro caduta è una ricchezza per il mondo e la loro diminuzione è una ricchezza per gli stranieri, quanto più lo sarà la loro piena partecipazione!»

Con la morte degli Apostoli tutto ciò venne accantonato e il cristianesimo andò a "grecizzarsi", conformandosi col mondo occidentale. Giustino martire scrisse un libro in cui ha una conversazione rispettosa e pacata con un rabbino ebreo di nome Trifone.

A partire dal III e IV secolo, inclusi alcuni tra i più importanti Padri e Dottori della Chiesa, si diffuse l'idea che gli ebrei si sarebbero resi indegni della vita eterna non solo non riconoscendo in Gesù il Messia, il Figlio di Dio, ma anche per averlo ucciso brutalmente in croce. Nel Nuovo Testamento si possono trovare molti riferimenti antiebraici che, secondo l'interpretazione cristiana moderna, riflettevano lo "sforzo generale dei Cristiani di diminuire il coinvolgimento dei Romani nella morte di Gesù e di accrescere quello dei Giudei"Come osservano gli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico". E il teologo e sacerdote cattolico Raymond Brown precisa anche che "indubbiamente il contesto nel quale ogni evangelista scrisse e la quantità di conflitti sperimentati con le sinagoghe da lui o dalla sua comunità Cristiana hanno influenzato la sua presentazione [degli eventi evangelici]". (Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 817, ISBN 88-399-0054-3; Raymond E. Brown, The Death of the Messiah, Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, p. 387, ISBN 978-0-300-14009-5.)., come ad esempio "Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il Sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano"; in tale verso, come osservano gli studiosi del "Nuovo Grande Commentario Biblico", per aumentare la responsabilità ebraica rispetto a quella di Pilato, "Marco sta presentando l'udienza come un vero e proprio processo davanti a tutto il Sinedrio". (Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 817, ISBN 88-399-0054-3.)., Nel Vangelo secondo Luca - in merito al verso : "Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà" - gli studiosi dell'interconfessionale "Parola del Signore Commentata" rilevano che "in modo ancora più forte di Matteo, Luca giudica i Romani liberi dalla «colpa» della morte di Gesù. Luca tace addirittura il fatto che sia stato Pilato a pronunziare la sentenza di morte. L'unico fatto che egli ci riferisce è che il governatore lasciò che fossero gli abitanti di Gerusalemme a decidere sulla sorte di Gesù". (Parola del Signore Commentata, traduzione interconfessionale, Nuovo Testamento, LDC/ABU, 1981, p. 267.)., oppure negli Atti degli ApostoliOsserva Raymond Brown che "non ci possono essere dubbi che una serie di passaggi degli Atti degli Apostoli inaspriscono la visione del coinvolgimento giudaico nella morte di Gesù [e] andando oltre all'idea della condanna di Gesù, alcuni di questi brani presentano gli stessi Ebrei come coloro che lo uccisero", come ad esempio i passi ; ; ; ; ; ; ; ; . (Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, p. 390, ISBN 978-0-300-14009-5.)., o nelle lettere di PaoloDove, ad esempio, si sottolinea come "Cristo crocifisso fu considerato essere un ostacolo per gli Ebrei (), il rifiuto di Cristo un più grande ostacolo per Israele ()". (Raymond E. Brown, The Death of the Messiah, Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, p. 391, ISBN 978-0-300-14009-5.). Inoltre, nella Prima lettera ai Tessalonicesi - che, scritta attorno al 50 d.C., è il più antico documento neotestamentario esistente - con "forte tono antisemitico [...] Paolo enumera una serie di accuse contro i Giudei: l'uccisione di Gesù e dei profeti, la persecuzione contro Paolo e i suoi collaboratori, la disubbidienza verso Dio, l'inimicizia nei confronti degli uomini, il porre impedimenti al vangelo perché non raggiunga i pagani laddove possa servire alla loro salvezza", come osservato dagli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico" in merito al verso , precisando anche come "questo è l'unico passo negli scritti di Paolo dove la responsabilità della morte di Gesù è addossata ai Giudei"; pur essendo la Prima lettera ai Tessalonicesi tra le sette lettere di Paolo ritenute genuine, questo verso, che oggi "molti studiosi giudicano inautentico", è considerato un'interpolazione cristiana successiva in chiave antiebraica. (Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 1010-1014, ISBN 88-399-0054-3.)..