I Capponi sono un'antica famiglia fra le più illustri e numerose di Firenze, strettamente legata alla sua storia avendo dato 57 priori e 10 gonfalonieri.

Storia Provenienti forse dal contado senese, furono presenti a Firenze almeno dalla prima metà del XIII secolo: una tradizione riporta la menzione di un certo Cappone Capponi, immatricolato nell'Arte della Seta nel 1210. Più verosimile, la citazione in una pergamena dell'Abbazia di Passignano del 1056, conservata presso l'Archivio di Stato di Firenze, di Ugutius filius Gini qui Cappone vocatur, il che confermerebbe la provenienza dei Capponi dalla Toscana centro-meridionale.

A partire dal Duecento si trovano già inurbati a Firenze, dove nel 1216 introdussero, secondo la tradizione, la lavorazione della seta.C. Gargiolli, Vite di uomini d’arme e d’affari del secolo 16. narrate da contemporanei Pier Capponi, Giovanni De’ Medici, Niccolò Capponi, Francesco Ferrucci, Piero Strozzi, Firenze 1866, p. 67. Più realisticamente apportarono migliorie e innovazioni nella manifattura serica. Meglio documentata l'introduzione, nel secondo decennio del XV secolo da parte di Gino Capponi appresa a Lucca, dell'arte del battiloro, la creazione cioè di stoffe di fili seta e oro intrecciati. L'utilizzo di questa tecnica fu una caratteristica dello stile di casa Capponi fino all’800. In ogni modo, nel 1244 Compagno di Uguccione fu il primo iscritto documentato della famiglia all’Arte della Seta. Furono proprio Compagno e suo padre i primi ad avere casa a Firenze, nei quartieri dell’Oltrarno. Nei loro primi 80 anni in città i membri della famiglia aumentarono così il giro di affari fino a permettersi di iscriversi anche alle Arti dei Lanaioli, del Cambio, dei Mercatanti.

Non tardò ad arrivare, al pari delle altre famiglie maggiorenti fiorentine, anche un banco, una compagnia d'affari. In questo campo emerse la figura di Buonamico detto Mico (-1310) figlio di Compagno che istituirà il banco di prestito a Firenze con una filiale in Friuli. Sarà suo socio il fratello minore Filippo che aveva iniziato la carriera di banchiere prima a Milano e poi come socio della famiglia Torriani ad Aquileia (Udine). Nel 1299 il banco Capponi era talmente solido che ebbe a garanzia di un prestito di 1.400 lire veronesi fatto a Martino Della Torre, la Corona di Ferro dei re d’Italia. Il banco avrà poi filiali in Italia, Milano, Bologna, Sicilia e Calabria, in tutta Europa: Francia (Lione) e Inghilterra; ed anche in Medio Oriente, stringendo accordi commerciali con l’impero ottomano.

Presto la famiglia si divise in cinque rami dai cinque figli di Buonamico Capponi (?-1310), che vissero uniti dalla cooperazione, oltre che dalla parentela. I diversi rami arriveranno all’epoca moderna e contemporanea: dal figlio Cappone discenderanno i Marchesi Capponi di Altopascio, ramo che si estinguerà nel 1933; dal figlio Neri, che avrà tra i suoi discendenti Pier Capponi, troviamo il ramo marchionale di Gino Capponi e quello degli attuali conti Capponi alle Rovinate.

Per tutto il ‘200 e il ‘300 la famiglia Capponi fu coinvolta nella politica di Firenze ma solo in minima parte nelle lotte interne, sebbene i suoi membri abbracciassero in maggioranza la fede guelfa (ed in particolare la parte nera). Come conseguenza del prestigio sociale e della ricchezza ottenuti, occuperanno varie cariche in seno alle Arti (consoli), membri della Signoria (priorato, gonfalonierato) e politiche (camerlenghi, ambasciatori, maestri della Zecca, membri dei XII Buononimi, podestà di varie città conquistate da Firenze, ufficiali delle gabelle, ufficiali dell’abbondanza). Mostreranno ottime capacità imprenditoriali (il Banco Capponi sarà uno dei più ricchi di Firenze), e una forte fede nell’indipendenza della Repubblica fiorentina, appoggiando quasi sempre le rivendicazioni popolari rispetto a quelle magnatizie e spingendo per appianare le divisioni intestine. M. Franci, Un trinciato di nero e d'argento, Firenze 2024, p. 9.

Tra il 1342 e il 1343 furono tra le famiglie che si mobilitarono per cacciare il tiranno Gualtieri VI di Brienne, duca di Atene.

Con la salita alla ribalta di Cosimo de' Medici i Capponi tennero una posizione di equilibrata distanza tra le parti in causa. Anzi, Neri Capponi fu tra coloro che cercarono di quietare gli animi tra Medici e Albizi. Dopo il rientro di Cosimo dall'esilio e la presa de facto del potere cittadino, Neri divenne un suo alleato, prendendo l'incarico di Commissario dello Stato di Firenze in occasione della battaglia di Anghiari, che lo vide vittorioso riuscendo a bloccare i piani espansionistici dei Visconti, signori di Milano, aumentando il potere politico di Firenze nelle successive sorti dell’Italia (salvando così il Rinascimento).N. Capponi, La battaglia di Anghiari, Milano 2011. Neri garantì una sorta di equilibrio tra le varie forze in gioco a Firenze, frenando sia le ambizioni di Cosimo che dei suoi avversari. Dopo la sua morte (1457) prese il suo posto quel Luca Pitti che sarà congiurato alla morte di Cosimo contro i Medici stessi, cercando di eliminare senza successo Piero il Gottoso figlio di Cosimo.

Celeberrima figura fu quella di Pier Capponi, ambasciatore e condottiero, che nel 1494 tenne testa al re Carlo VIII di Francia disceso in Italia con un esercito alla conquista di Napoli. Alle minacce di attacco dei francesi a fronte di pesanti richieste finanziarie è rimasta celebre la sua risposta:

Sottintendeva al fatto di essere pronto a chiamare il popolo fiorentino a combattere nelle strette vie cittadine nel caso l'esercito francese avesse messo mano alle armi. L'inadeguatezza di Piero di Lorenzo de' Medici detto il Fatuo si era rivelata nella viltà con cui aveva concesso al re di Francia libero il passo consegnandogli le fortezze di Sarzana, Pietrasanta, Motrone e Ripafratta senza alcuna autorizzazione da parte della Signoria: una leggerezza che gli costò l'esilio dalla città. Ora l'esercito francese era all'interno della città e Carlo VIII sosteneva di averne preso legittimamente possesso come di città conquistata pretendendo di dettare gravosissime condizioni. L'eroico gesto del Capponi che strappò di mano all'araldo del re il foglio da cui stava leggendo le odiose richieste, la sua risposta minacciosa, la paura dei Francesi di essere costretti ad un combattimento non in campo aperto spinsero Carlo VIII a più miti consigli.

Nel 1513 Agostino Capponi fu uno dei pochi membri familiari a schierarsi apertamente contro i Medici, ordendo una congiura contro il cardinale Giovanni de' Medici, scoperta e punita con la condanna a morte per lui e il suo complice Pietro Paolo Boscoli.

Nel 1527, durante l'ultima cacciata dei Medici, Niccolò Capponi fu gonfaloniere di giustizia: stretto tra la morsa di papa Clemente VII e Carlo V deliberò, come ai tempi di Savonarola, di mettere la città nelle mani di Cristo Re, cosa che però non servì ad evitare l'assedio di Firenze e la sua riconquista da parte dei Medici.

Con l'instaurazione del ducato di Alessandro de' Medici ecco però che molte ricche e nobili famiglie fiorentine, sebbene avessero difeso a spada tratta la Repubblica e le sue istituzioni, per convenienza mutarono rapidamente faccia (siamo negli anni 1530-1537) ed entrarono a far parte del senato che doveva ratificare le decisioni del nuovo padrone di Firenze. I Capponi furono in buona compagnia con gli Antinori, i Corsini, i Salviati, i Guicciardini, i Rucellai, gli Strozzi, i Tornabuoni, ecc. Tutte famiglie che si assicurarono così ricchezza e gloria nei secoli a venire, mentre altre, come i Soderini, gli Altoviti, vennero costrette all'esilio permanente. Visse in quel periodo il cardinale Luigi Capponi.

Lodovico Capponi seniore fu committente del capolavoro di Jacopo Pontormo, la Cappella Capponi in Santa Felicita, mentre suo figlio Lodovico Capponi juniore fu il soggetto di un famoso ritratto di Agnolo Bronzino. Egli fu in quegli anni anche protagonista di una famosa storia d'amore a lieto fine con Maddalena Vettori, già promessa sposa a un altro e poi rinchiusa in un convento, prima di poter sposare il suo amato per intercessione della granduchessa Eleonora di Toledo.

Gli anni del Granducato per i Capponi furono un periodo di rinnovata solidità patrimoniale, politica e familiare, con gli interessi economici ormai votati ai terreni, come tante altre famiglie fiorentine, piuttosto che ai commerci ormai ristagnanti nella tranquilla Toscana tra Sei e Settecento. Con gli acquisti fondiari non tardò ad arrivare un titolo nobiliare, quello di conte.

Risalgono soprattutto a questo periodo i vari palazzi Capponi sparsi in vari punti di Firenze, ad ospitare i tanti rami familiari: Palazzo Capponi alle Rovinate, Palazzo Capponi-Covoni e il cosiddetto Palazzo di Gino Capponi, solo per elencare i principali. Il palazzo in via Gino Capponi precede di circa un secolo lo statista al quale è dedicata la strada, e fu eretto per Alessandro Capponi su progetto di Carlo Fontana.

Gino Capponi viene talvolta indicato come l'ultimo discendente della famiglia: in realtà con lui si estinse solo uno dei rami, ma i conti Capponi esistono tutt'oggi ed abitano sempre in uno dei loro antichi palazzi, Palazzo Capponi alle Rovinate, in via de'Bardi, non lontano da Ponte Vecchio. Se il grande statista e letterato fu una delle figure chiave del Risorgimento italiano, tanto da venire sepolto nella basilica di Santa Croce accanto ai grandi italiani di tutti i tempi, la casata ha ancora la propria cappella e le proprietà fondiarie a Greve in Chianti (ad esempio Villa La Calcinaia).

Il ramo dei Conti Capponi alle Rovinate

La famiglia Capponi poco dopo il suo arrivo a Firenze, si suddivise nel corso del tempo in cinque rami principali, derivanti dai figli di Recco (1289-1331 circa). Il ramo dei conti Capponi alle Rovinate discende da Neri (-1357), il più giovane dei figli di Recco, sposato con Francesca Magli. Questo è l'unico ramo arrivato fino ai giorni nostri.Franci 2024, p. 8

Gli sviluppi del ramo Neri fu membro dell'Arte dei Mercatanti o di Calimala, la corporazione fiorentina che si occupava del commercio internazionale dei panni di lana provenienti da territori come le Fiandre e l'Inghilterra. L'Arte comprava i tessuti alle fiere internazionali e, dopo averli trattati a Firenze, li rivendeva in vari mercati del mondo occidentale e orientale. Neri faceva anche parte dell'Arte della Lana, una delle corporazioni più potenti della città, che rappresentava circa un terzo della popolazione fiorentina. Partecipò attivamente alla cacciata del Duca d'Atene e guidò i fiorentini in numerosi scontri, ottenendo importanti vittorie come quella della battaglia del Ponte alla Carraia. Neri ricoprì diverse cariche pubbliche, tra cui quella di gonfaloniere e membro dei XII Buonomini.Litta - Passerini 1819-1883, Tav. X

Suo figlio Gino (1350-1421), sposato con Francesca Serragli, si schierò con gli Albizzi e per questa scelta, dopo il Tumulto dei Ciompi, venne escluso dalle cariche pubbliche. Quando il governo popolare cadde, poté tornare in carica. Fu vicario delle Alpi, capitano di numerose città come Anghiari e Prato, e ambasciatore. Si distinse nella guerra contro Pisa, contribuendo alla vittoria fiorentina. Governò con abilità e umanità, meritandosi stima anche durante il suo mandato ad Arezzo. Fu anche guida per il viaggio papale in Toscana del papa Giovanni XXIII (antipapa).Litta - Passerini 1819-1883, Tav. X, vedi anche Nell'Enciclopedia Treccani troverai tutto quello che devi sapere su CAPPONI, Gino. Entra subito su Treccani.it, il portale del sapere.