I Comanche (in italiano raramente comanci) sono una popolazione di nativi americani, stanziata in epoca storica nella Comancheria (territorio che comprende attualmente l'est del Nuovo Messico, sud-est del Colorado e Kansas, tutto l'Oklahoma e buona parte del Texas occidentale).
Si calcola che la popolazione totale Comanche abbia raggiunto nel passato le 20.000 unità, mentre oggi la Nazione Comanche conta circa 10.000 membri, di cui circa la metà abita in Oklahoma (principalmente a Lawton), mentre l'altra metà è sparsa tra Texas, California e Nuovo Messico.
Origine del nome Il nome Comanche (pronunciato cumànci) apparso per la prima volta nei documenti nel 1706, proviene presumibilmente dal komon'teia UTE o kohmaths che significa "chi vuole combattere contro di me" o dallo spagnolo che indica "strada principale". Il nome originale invece era Nermurnuh (Ne-me-ne, Nimenim, Nuumu) che sta per "Vero essere umano". I Comanche parlano una lingua Uto-Azteca., classificata anche come un dialetto Shoshone.
Storia Formazione
I Comanche emersero come gruppo distinto subito dopo il 1700, quando si staccarono dal popolo Shoshone insediandosi lungo l'alto corso del fiume Platte in Wyoming. Questo coincise con l'inizio da parte loro dell'utilizzo del cavallo, che consentì una grande mobilità nella ricerca di migliori territori di caccia. La loro prima migrazione li portò verso le pianure che si trovano a sud; da qui proseguirono verso i territori che si estendono dal fiume Arkansas al centro del Texas. Durante quel periodo la loro popolazione ebbe un grande incremento dovuto all'abbondanza di bisonti, all'affluenza di migrazioni dal popolo Shoshone e all'adozione di un numero significativo di donne e bambini presi prigionieri da gruppi rivali. Nonostante questo, i Comanche non formarono mai una singola e coesa unità tribale ma restarono divisi in almeno una dozzina di gruppi autonomi (Yamparika - assorbendo anche il gruppo Kethato o Iehta'o -, Quahadi, Kotsoteka, Nokoni - assorbendo anche i gruppi Tanima e Tenawa -, Penateka, e altri minori) fra loro. Questi gruppi erano contraddistinti da una stessa lingua e da una stessa cultura, ma fazioni diverse, spesso contrapposte per rivalità personali o familiari, potevano all'occasione affrontarsi con le armi.
Il cavallo nella cultura dei Comanches
Il cavallo ha contribuito in modo significativo a far emergere una specifica cultura Comanche, e non è da escludere che sia stata la ricerca di risorse addizionali di cavalli fra i coloni della Nuova Spagna (piuttosto che la ricerca di nuove mandrie di bisonti) il principale motivo per cui i Comanche si staccarono dagli Shoshoni. I Comanche sono probabilmente stati il primo gruppo di nativi a introdurre pienamente il cavallo nella loro cultura, e hanno fatto conoscere questo animale agli altri popoli delle Grandi Pianure.
Verso la metà del diciannovesimo secolo i Comanche rifornivano di cavalli i mercanti e i coloni sia francesi sia anglo-americani, e più tardi gli emigranti che passavano attraverso i loro territori per dirigersi in California verso la Corsa all'Oro. Molti di questi cavalli erano stati rubati, e fu così che i Comanche acquistarono presto la pessima reputazione di formidabili ladri di cavalli e in seguito anche di bovini. Le loro vittime includevano coloni spagnoli ed americani, come anche altre tribù di nativi delle Grandi Pianure, contro le quali spesso arrivavano a guerreggiare.
I Comanche erano avversari formidabili e svilupparono strategie di combattimento a cavallo con armi tradizionali; essi dedicarono alla guerra la maggior parte del loro tempo. Le loro scorribande in Messico, che potevano arrivare fino all'America centrale, avvenivano tradizionalmente durante la luna piena, in quanto questo consentiva loro di vedere meglio di notte. Da questo deriva il termine "Comanche Moon", luna dei Comanche, durante la quale cavalcavano in cerca di cavalli, prigionieri e armi; archetipo di tale pratica fu il famoso e quasi leggendario capo degli Kwahadi Comanche, Casacca-di-Ferro (Pohebits-quasho), che per almeno un trentennio seminò il terrore nei territori messicani oltre che nel Texas e dintorni.
Dalla Comancheria all'arrivo dei bianchi
A conclusione di circa un quarantennio di ostilità, nel 1790 Comanche e Kiowa stipularono un'alleanza saldissima, estesa nel 1840 (dopo la battaglia di Wolf Creek nel 1838, che consolidò le posizioni dei nuovi venuti, e le epidemie sofferte nel 1839 dalle nazioni dei Plains meridionali) agli Cheyenne e Arapaho sopravvenuti da nord.
Nella primavera 1840, infatti, insieme ai capi Kiowa Piccola Montagna (Dohasan) e Orso Seduto (Satank), Dieci Orsi (Parua-wasamen, fantasiosamente tradotto come Occhi Sbarrati) si fece promotore della pace e dell'alleanza tra Comanche e Kiowa da un lato e Cheyenne e Arapaho dall'altro, ottenendo l'adesione dei più importanti capi dell'epoca, quali Casacca-di-Ferro (Pohebits-quasho), della divisione Quahadi, Testa Rasata (Wulea-boo), della fazione Kotsoteka, Albero Alto (Huupi-pahati) e Bevanda-dell'Aquila (Quenah-evah), della fazione Nokoni, o Gobba-di-Bisonte (Poche-ha-quehip) e Lupo Giallo (Isa-viah), della fazione Penateka.
Lo stesso Dieci Orsi, figlio di una donna di origine Ute e all'epoca capo di una banda Yamparika, era stato il promotore della pace tra i Comanche e gli Ute, quando, nel 1820, accompagnando il figlio in una spedizione di guerra contro gli Ute, la madre riconobbe alcuni parenti e indusse le due parti a incontrarsi pacificamente, e Dieci Orsi stipulò un accordo di pace con gli Ute condiviso dagli altri capi Comanche.
Conseguita l'indipendenza nel 1821, il Messico aprì le frontiere del Texas agli Statunitensi, considerati più affidabili dei Messicani a "difendere" la frontiera dai costanti attacchi dei Comanche, ed ebbe inizio la colonizzazione anglo-texana, con la progressiva penetrazione nella Comancheria, in parte come invasione non autorizzata e in parte come risultato di accordi locali con le diverse divisioni Comanche, se i Penateka si dimostrarono, in talune occasioni, disposti a trattare, non considerando ancora i coloni un concreto pericolo, altre divisioni Comanche residenti nel territorio, come i Nokoni, erano decisamente più attivi nelle incursioni contro gli insediamenti (particolarmente noto fu l'attacco contro Parke's Fort, nella primavera 1836, durante il quale fu rapita anche Cynthia Anna Parker, poi Naduah, futura moglie di Peta-nocona e madre di Quanah).
Nel 1835, a conclusione del concilio di Camp Holmes, diversi capi Comanche stipularono col gen. M. Arbuckle e il sen. Monfort Stokes un trattato di amicizia: vi apposero il proprio segno Grande Aquila (o Aquila-del-Sole) (Tawaquenah), probabilmente appartenente alla divisione Kotsoteka e Uomo Dedito-all’Amore (Pahayuca), capo della divisione Penateka (‘‘Mangiatori di Miele’’, ‘‘Vespe’’) Comanche, nonché, forse, Casacca-di-Ferro, capo dei Quahadi (registrato come ‘‘Pohowetowshah’’, nome tradotto piuttosto come “Uomo-di-Ottone”, che ben potrebbe non riferirsi a un capo riconoscibile per una più austera, per quanto lucida e brillante, “casacca di ferro”). Dopo il tradimento texano ai danni delle delegazione dei Penateka Comanche invitata a San Antonio per trattare la pace nella primavera 1840 i Comanche reagirono mettendo a ferro e fuoco il Texas; Gobba-di-Bisonte, Lupo Giallo e Santa Anna in particolare guidarono, nell'estate, una spettacolare scorreria, alla quale si unirono tutti o quasi gli altri capi principali, fino ai margini del Golfo del Messico, saccheggiando gli insediamenti e razziando centinaia di prigionieri e migliaia di capi di bestiame, parte dei quali fu poi recuperata, lungo la via del ritorno ai villaggi Comanche, dai Texas Rangers, già più volte sconfitti, e dalle truppe texane in uno scontro presso il Plum Creek dove furono impiegate per la prima volta le nuovissime rivoltelle Paterson Colt a cinque colpi.
Nei decenni 1830'-1850' i Comanche misero a sacco le province settentrionali messicane e i Kotsoteka in particolare stabilirono insediamenti nel Chihuahua, dove una grossa banda si stabilì per diversi anni, dedicandosi alle razzie in gran parte del Messico (compresi Sonora, Durango e Sinaloa) nel 1849-1850 e stipulando poi, nel 1851, un trattato cogli stessi Messicani per coalizzarsi con loro e condurre una guerra "di sterminio" contro gli Apache, con una ricompensa per ogni scalpo. Nello stesso 1849, in conseguenza della guerra messicano-statunitense, gli Statunitensi cercarono un riavvicinamento coi Comanche nel Texas, e l'agente indiano Robert S. Neighbors stabilì rapporti amichevoli con capi quali Gobba-di-Bisonte e Lupo Giallo, o Albero Alto e Bevanda-dell'Aquila, ma il problema di un riconoscimento dei confini della Comancheria non fu risolto.
Il 27 luglio 1853 i Kiowa e i Comanche (in particolare i Penateka) concordarono un nuovo trattato, concedendo agli Statunitensi il diritto di costruire piste, stabilire depositi e stazioni e proteggere gli emigranti che transitassero sul territorio Comanche e Kiowa, e impegnandosi in cambio il Governo federale a distribuire agli Indiani merci, provviste, strumenti agricoli e altri beni per un valore di 18.000 dollari annuali, per un periodo di cinque anni o più lungo, finché il Presidente lo ritenesse necessario o opportuno; il trattato fu firmato a Fort Atkinson da Testa Rasata, Dieci Orsi (Parrawasamen, erroneamente trascritto come Parosawano e tradotto come Dieci Bacchette) e altri per i Comanche, Piccola Montagna e Orso Seduto, nonché alcuni capi minori, per i Kiowa, e Lupo Povero (Si-tah-le) per i Kataka; tuttavia, verosimilmente, non se ne sentivano vincolati i Quahadi, né le bande Kotsoteka e Nokoni a loro più strettamente associate, seguaci di Pohebits-quasho e di suo figlio Viaggiatore Solitario (Peta-nocona) e del coevo di quest'ultimo, Orso Maschio (Parua-ocoom). Dopo che, nel 1854, il Governo texano ebbe assegnato ai Comanche una riserva di 18.576 acri sul Clear Fork del Rio Brazos, l'agente indiano Robert Neighbors riuscì a condurre in visita ai Penateka Comanche là insediati alcuni capi Comanche e Kiowa, ma l'iniziativa si risolse in un sostanziale fallimento (nell'inverno 1856-1857 non rimanevano nella riserva più di 160 Penateka, mentre i Nokoni, Kotsoteka, Yamparika e Quahadi continuavano a vivere in libertà). Gobba-di-Bisonte, che aveva firmato il trattato, riuscì a evitare il confinamento nella riserva fino al 1857, mentre suo cugino Lupo Giallo, che aveva rifiutato di firmare, fu ucciso dai Lipan Apache nello stesso 1854.