La terza declinazione greca è particolarmente complessa e articolata, dal momento che è atematica, cioè i suoi temi sono privi di vocale tematica e le desinenze dei vari casi si aggregano direttamente ai temi principali. Fanno parte della terza declinazione numerosissimi sostantivi, sia di genere maschile, sia femminile, sia neutro, a uscite diverse.
I sostantivi della 3ª declinazione si possono distinguere in 3 gruppi:
Gruppo di sostantivi con tema in consonante Gruppo di sostantivi con tema in vocale debole (ι e υ) Gruppo di sostantivi con tema in dittongo
Per sapere se un sostantivo ha il tema in consonante oppure in vocale, basta omettere la desinenza del genitivo singolare e controllare se l'ultima lettera del tema è una consonante oppure una vocale.
Tabella delle desinenze
Maschile e Femminile
Singolare Duale Plurale Nominativo Genitivo Dativo Accusativo Vocativo come Nom./puro tema
Neutro
Singolare Duale Plurale Nominativo puro tema Genitivo Dativo Accusativo come il Nominativo Vocativo come il Nominativo
Si noti inoltre che i nomi neutri hanno le stesse forme nei casi diretti (nominativo, accusativo, vocativo) di tutti i numeri.
Accentazione
Per quanto riguarda gli accenti, i sostantivi della terza declinazione hanno l'accento che tende a restare sulla sillaba in cui è al caso nominativo. I temi monosillabici spostano l'accento sull'ultima sillaba nei casi obliqui del singolare, del plurale e del duale.
Fanno eccezione alcuni nomi, quali , , "torcia"; , -, "prigioniero, servitore"; , , "animale feroce, sciacallo"; , , "orecchio"; , , "fanciullo"; , , "luce". Questi nomi sono parossitoni nel genitivo e dativo duale e nel genitivo plurale.
I monosillabi che hanno l'accento in sede originaria circonflesso, come παῖς (nome con tema in dentale, che han nominativo, dativo e vocativo singolare formatisi dall'incontro di δ + ς, con caduta di δ e allungamento di compenso e accento circonflesso, e l'accento circonflesso ugualmente nelle sedi originarie quando la desinenza è breve, come nel nominativo plurale e accusativo singolare παῖδες, παῖδα), quando la desinenza diventa lunga, come nel caso del genitivo singolar e plurale, e dativo singolare, per rispettare la regola della legge del trisillabismo, l'accento diventa acuto: παιδός, παιδί.
Come in alcuni termini ossitoni della I declinazione, si vede come le regole dell'accento ossitono dipendano solamente dalla posizione dell'accento nella sede originaria, e quindi verificando il nominativo, sia che questi termini siano monosillabi, sia che siano bisillabi o trisillabi. L'accento rimane sempre in posizione ossitona.
La regola base del monosillabo, soprattutto per i nomi della terza declinazione, vuole che il genitivo e il dativo ossitono per allungamento della vocale diventi circonflesso da acuto; tuttavia esistono eccezioni, come nel caso del pronome indefinito τίς τινός, che durante la declinazione diventa bisillabo, oppure per il participio presente del verbo essere εἰμί (ὤν, ὄντος).
Alcuni sostantivi particolari, con tema in dentale come ὀδούς, ὀδόντος non sono da considerare nel gruppo dei monosillabi, poiché non ne seguono le regole con la posizione dell'accento ossitono. Infatti il nominativo è il risultato della caduta del gruppo -ντ- davanti a -ς finale, sicché c'è un allungamento di compenso della vocale finale del radicale (*οδο + ντ + ς = *οδο + ς = ὀδούς).
Temi in consonante
I temi in consonante della terza declinazione possono presentare diverse uscite, ossia:
occlusiva (gutturale, labiale e dentale) dentale (preceduta da nasale) liquida nasale sibilante
Temi in occlusiva Temi in gutturale e labiale
Si tratta di nomi maschili e femminili, con puro tema terminante in κ, γ o χ. Il nominativo singolare è sigmatico, con esito ξ, mentre il vocativo è identico al nominativo. Il nominativo singolare ha la desinenza in -ς, che spesso va a contrarre con la consonante finale del radicale (ψ < β + ς; ξ < κ + ς), quindi πίναξ, πίνακος (con tema in velare) e φλέψ, φλεβός. Il dativo plurale è in -σι, quindi le desinenze sono -ξι, -ψι < κ + σι, β + σι.
A parte i termini monosillabi ossitoni come γύψ, γυπός (avvoltoio), che vedono lo spostamento dell'accento quando la parola acquista una sillaba in più durante la declinazione, i termini di questo gruppo di temi in occlusiva sono parossitoni e non vedono spostamenti dell'accento, a meno che la desinenza non abbia vocale lunga, come il genitivo plurale in -ων, per rispettare la legge del trisillabismo. Sempre nel caso dei monosillabi come γύψ o φλόξ, il dativo plurale vede l'accento sull'ultima sillaba, dato che si verifica l'incontro di gutturale + sigma come nel nominativo e vocativo.
In casi in cui i nomi hanno tema in occlusiva gutturale a doppio γγ come σάλπιγξ, questo vede la trasformazione solo di un solo γ nell'incontro con la desinenza in -ς, mentre nel resto della declinazione (meno vocativo singolare e dativo plurale), il doppio γγ si mantiene: σάλπιγγος (dativo plurale in σάλπιγξι, come si è detto, nella contrazione nel dativo plurale l'accento tende a spostarsi, purché nelle quantità sillabiche vengano rispettate le regole della legge del trisillabismo, tenendo presente appunto la quantità di ciascuna vocale delle sillabe).
Nei temi in gutturale può avvenire anche il fenomeno della legge di Grassmann, con il cambiamento per dissimilazione, della seconda occlusiva in due sillabe contigue, come in (al posto di un probabile θριχός per il genitivo singolare), così come φ di π e θ di τ; tale fenomeno infatti di cambiamento avviene anche quando tra due parole, la cui corrispondente vocale sorda della prima, che precede l'ultima vocale della stessa parola, nell'incontro vede fondersi questa con la vocale spirata (con spirito aspro) della parola successiva, e mutare dunque la consonante nella corrispettiva doppia consonante aspirata (νύκθ'ὅλην da νύκτα ὅλην).
Qui di seguito è riportata la declinazione del sostantivo femminile , -, "fiamma".
Singolare Duale Plurale Nominativo Genitivo Dativo Accusativo Vocativo
Particolarità
Il sostantivo femminile , , "donna", presenta una declinazione particolare, in cui la gutturale del tema non si trova nel nominativo e nel vocativo singolari, come si nota nella tabella sotto riportata:
Singolare Duale Plurale Nominativo Genitivo Dativo Accusativo Vocativo
Il sostantivo femminile , , "capello", mantiene l'aspirazione della θ soltanto al nominativo e vocativo singolari e al dativo plurale. Ciò è dovuto all'aspirazione iniziale di due sillabe contigue, come affermato nella legge di Grassmann. Il sostantivo femminile , -εκος, "volpe", presenta il mutamento della ε del tema in η al nominativo singolare.
Aggettivi in gutturale
Esistono pochi aggettivi in gutturale, esclusivamente ad una sola terminazione. Nei casi retti del singolare assumono sempre la terminazione del nominativo, mentre al plurale neutro presentano l'uscita in -α. L'aggettivo più comune è , -αγος, "rapace".
Temi in labiale
Si tratta di nomi maschili e femminili, con puro tema terminante in β,π o φ. Il nominativo singolare è sigmatico, con esito ψ, mentre il vocativo è identico al nominativo. Qui di seguito è riportata la declinazione del sostantivo maschile , -ωπος, "Ciclope".
Singolare Duale Plurale Nominativo Genitivo Dativo Accusativo Vocativo
Aggettivi in labiale
Esistono pochissimi aggettivi in labiale, esclusivamente ad una sola terminazione. La flessione che presentano segue quella dei sostantivi. Gli aggettivi più comuni sono , -οπος, "violaceo" e ,-ωπος, "con occhi vivaci".
Temi in dentale
Si tratta di nomi maschili e femminili, con puro tema terminante in δ, θ o τ. Il nominativo singolare è sigmatico: la dentale cade davanti al sigma, dando esito -ς; mentre il vocativo è identico al nominativo. Un sottogruppo di nomi baritoni (ossia con accento sulla penultima o terzultima sillaba) in -ις e -υς presenta l'accusativo singolare in -ν, oltre al regolare in -α. Un esempio è il sostantivo femminile , "grazia", che all'accusativo presenta sia la forma sia .
Legge di Grassmann nei temi in dentale: un esempio è , dove al posto di avere κόρυτ- per il resto della declinazione, per legge dell'aspirazione di due occlusive aspirate (qui κ e τ) poste in sillabe contigue (κο-ρυ -τος), la prima perde l'aspirazione e diventa sorda: τ = θ.
Sottotemi dentali di -οντ: -δ e -τ/θ Tornando al tema principale in -οντ, altre sottogategorie, oltre a quella per i neutri in -οτ, sono quelle dei temi in -X + δ e -τ/θ. X + δ dove la X rappresenta la vocale del tema, variabile da α a ι (es: ᾰ̓σπῐ́ς ᾰ̓σπῐ́δος, oppure λαμπάς λᾰμπᾰ́δος). I nomi riguardano sempre oggetti inanimati, tuttavia non hanno una declinazione neutra, e i fenomeni di spostamento dell'accento nel nominativo sull'ultima sillaba non devono indurre a confondere un procedimento declinatorio delle parole ossitone (accento sempre sull'ultima sillaba nella declinazione) con i tipici fenomeni di posizione originaria, dell'accento quando c'è contrazione della consonante del tema (δ + ς nel nominativo singolare), e il rispetto delle regole della legge del trisillabismo. temi in -τ/θ: ossia nomi con tema in dentale sorda debole come θ, che come si vedrà, nei secoli di normalizzazione della lingua greca, scomparirà lentamente portando alla contrazione delle vocali del tema e della desinenza. Per es. , e .
Temi in dentale con caduta di -σ intervocalico e contrazione A partire dal VI secolo a.C., alcuni nomi dei temi in dentale, con il -τ/θ piuttosto debole, videro la normalizzazione dei temi in cui c'era la caduta della consonante dentale -οτ. Già nel nominativo ad es. (cioè formatosi da *κερα + τς: consonante del tema dentale + desinenza del nominativo singolare), nel procedimento, la dentale -τ cade con il -ς della desinenza del nominativo singolare. La caduta di -τ in questi fenomeni di normalizzazione avviene anche nel resto della declinazione, sicché ad es. nel genitivo κέρατος la vocale tematica -α- contrae con -ο- della desinenza -οτος, risultando in . Questo fenomeno di contrazione estrema era presente presso i poeti antichi come Omero ed Esiodo: si pensa che i temi avessero in origine un -σ- intervocalico: *κερα + σ + ος (desinenza del genitivo singolare), con caduta di sigma intervocalico: le due vocali rimaste contraggono in ω. Per analogia alla declinazione dei temi in dentale in -οτ, questo gruppo di nomi contratti vide l'aggiunta della dentale sorda -τ per una declinazione più regolare.
Temi in dentale sonora sigmatici I temi terminanti in dentale sonora -δ, all'incontro con la consonante della desinenza -ς, formano sempre un nominativo sigmatico. Per es. forma il nominativo da *παιδ-ς; δ cade, il dittongo -αι- subisce allungamento di compenso e il relativo accento acuto diventa circonflesso, ottenendo un nominativo monosillabo perispomeno (παῖς). Nel genitivo plurale si ottiene παίδων, con abbreviamento dell'accento per metatesi e legge del trisillabismo, essendo l'ultima sillaba lunga; ugualmente, un arretramento avviene nel nominativo plurale, perché la desinenza -ες è sempre breve nei nominativi plurali della III declinazione.
Declinazione dei temi in dentale
Singolare Duale Plurale Nominativo Genitivo Dativo Accusativo Vocativo
Temi in dentale neutri Da distinguere nel gruppo dei temi in dentale la sottocategoria dei nomi neutri. Questo sottogruppo ha il nominativo asigmatico, ovvero corrispondente al tema puro, ma con caduta della dentale finale.