Il neofascismo è un insieme di movimenti sociali o politici nati dopo la seconda guerra mondiale con l'intento di riproporre, parzialmente o totalmente, l'ideologia fascista.

Secondo lo storico Renzo De Felice, durante la guerra fredda tali movimenti assunsero e sostituirono in parte il ruolo del fascismo, anche in virtù della strategia geopolitica dell'Alleanza Atlantica, che in essi individuava uno strumento per contenere la diffusione del comunismo.Intervista sul fascismo, Editori Laterza, p. 97 In Italia, la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione vieta la riorganizzazione del partito fascista, mentre la legge Scelba del 1952 punisce l'apologia del fascismo. La legge Mancino del 1993, inoltre, sanziona l'utilizzo di simboli e gesti propri delle ideologie razziste e neofasciste.

Durante gli anni di piombo, diverse organizzazioni armate di estrema destra si richiamarono al neofascismo e alcuni loro membri furono responsabili di attentati terroristici, tra cui la strage di piazza Fontana, la strage di piazza della Loggia, la strage del treno Italicus, la strage di Gioia Tauro e la strage di Bologna, che provocarono un elevato numero di vittime e feriti tra i civili.

Il movimento neofascista non si fonda su un'unica ideologia, ma comprende un insieme eterogeneo di gruppi, talvolta in contrasto tra loro, accomunati però da elementi di ultranazionalismo, autoritarismo, suprematismo bianco, omofobia, antifemminismo, antisemitismo, xenofobia, sovranismo, euroscetticismo e opposizione all'immigrazione. Queste formazioni si ispirano al fascismo italiano, al nazionalsocialismo, a filosofi tradizionalisti come Julius Evola, a figure politiche quali Codreanu e al falangismo spagnolo, oltre che al neonazismo.Renzo De Felice, Intervista sul fascismo, Editori Laterza, pp. 98-106. Testualmente: "Se guardiamo agli esponenti del radicalismo di destra dobbiamo chiederci: quali sono i loro maestri ideali? Quali i modelli a cui si rifanno? Si rifanno a Mussolini? Molto vagamente: si rifanno a Mussolini come si rifanno a Garibaldi. Sarà una battuta di spirito, ma è così: tutti gli italiani si rifanno a Garibaldi. E tutti quelli che sono contrari a un certo sistema democratico, si rifanno a Mussolini. Ma è un fatto del tutto esterno. E non si rifanno nemmeno all'esperienza fascista italiana, perché è una esperienza sostanzialmente fallimentare, non solo per la guerra perduta, ma anche per l'incapacità che il fascismo italiano ha dimostrato di creare uno Stato fascista vero. I maestri a cui si rifanno sono altri: sono Evola, Codreanu e i nazisti veri e propri (...)" Alcuni gruppi integrano inoltre componenti di matrice cristiana o influenze riconducibili al movimento New Age, all'occultismo o al satanismo.

Diversi regimi politici del secondo dopoguerra sono stati definiti neofascisti per il loro carattere ultranazionalista e, in alcuni casi, per le simpatie nei confronti dell’ideologia e di alcuni tratti distintivi del fascismo. Il termine post-fascismo è stato introdotto per riferirsi a governi e partiti politici, tuttora presenti in vari paesi europei, che pur mantenendo elementi ideologici riconducibili al neofascismo adottano forme di revisionismo storico, rifiutando ufficialmente la dittatura e partecipando a sistemi costituzionali, democratici, parlamentari e liberali.

Storia

In Italia Il neofascismo, in Italia, nacque nei primi mesi successivi alla fine della seconda guerra mondiale, su iniziativa di reduci della Repubblica Sociale Italiana (RSI) nel Nord e di sostenitori del regime fascista ancora presenti nel Centro-Sud.

Nel 1946 diversi gruppi operavano al di fuori dei partiti tradizionali, tra cui i Fasci di Azione Rivoluzionaria e il Partito Democratico Fascista, che conducevano attività al di fuori della legalità. Sul piano editoriale, l’immediato dopoguerra vide la nascita di riviste e quotidiani, come Il Meridiano d'Italia a Milano, che polemizzavano contro gli eccidi partigiani successivi al 25 aprile e invitavano in modo esplicito i reduci a riunirsi in un partito politico.

In questo contesto, alcuni reduci decisero di organizzarsi in una struttura partitica per operare all’interno delle istituzioni e partecipare alle elezioni. Il 26 dicembre 1946, nello studio legale di Arturo Michelini, venne fondato il Movimento Sociale Italiano (MSI), partito nato con l’obiettivo di mantenere viva l’eredità del fascismo nell’Italia repubblicana. L’MSI si affermò come la principale organizzazione partitica dell’estrema destra durante la Prima Repubblica. Il partito rifiutò di condannare il fascismo, pur dichiarando di non avere intenzione di riportare in vita il vecchio regime, sintetizzando il proprio atteggiamento verso il fascismo con la formula «Non rinnegare, non restaurare», coniata dal segretario Augusto De Marsanich. Altri reduci si unirono invece alle fila del Partito Comunista Italiano (PCI), ritenendo di non poter aderire a un partito come l’MSI, schierato con i capitalisti che avevano combattuto e contribuito alla caduta del fascismo. Il portavoce di questi "fascisti rossi" fu Stanis Ruinas attraverso il suo giornale Pensiero Nazionale. Lo stesso Togliatti favorì questo processo di assimilazione, consapevole che venti anni di propaganda fascista avevano plasmato ideologicamente un’ampia parte dei giovani italiani. Un'altra significativa parte di ex esponenti fascisti sostenne la nascente Democrazia Cristiana pur di contrastare comunisti e socialisti, recuperando così una posizione di influenza all’interno del nuovo Stato istituzionalizzato.

Il Movimento Sociale entrò in Parlamento nel 1948 con una rappresentanza ridotta. Le elezioni politiche del 1953 segnarono un aumento del consenso e della presenza parlamentare del MSI, che offrì il proprio appoggio esterno ad alcuni governi centristi. Dopo un intenso dibattito interno, il partito votò a favore dell'adesione dell'Italia alla NATO e sostenne la creazione di una Comunità europea. Sotto la guida del segretario Arturo Michelini, considerato esponente della corrente moderata, il MSI partecipò con propri assessori a giunte di alcune grandi città del Sud Italia e avanzò la proposta di una "Grande Destra" che comprendesse anche monarchici e liberali, con l'obiettivo di condizionare in Parlamento la DC.

Dal 1948 la XII disposizione transitoria della Costituzione Italiana vietava la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto Partito Nazionale Fascista (PNF) e, in deroga all'articolo 48, prevedeva per un periodo non superiore a un quinquennio dall'entrata in vigore della Costituzione limitazioni al diritto di voto e all'eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista. In base a questa disposizione, l'apologia del fascismo costituisce reato in quanto favorisce la riorganizzazione del movimento fascista e contrasta i valori fondamentali della Costituzione italiana. Sulla base di quanto stabilito dalla Costituzione, nel 1952 venne promulgata la legge Scelba.La legge Scelba all'art. 1 recita: "si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista"; all'art. 4 recita: "Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell'articolo 1 è punito [...]".

Nel 1954Da Rivolta contro il mondo moderno a Gli uomini e le rovine. Julius Evola 1934-1951, articolo di Alberto Lombardo (1º gennaio 2000) in centrostudilaruna.it - vedi nota 42. si consumò nell'MSI una rottura: il gruppo guidato da Pino Rauti, che si ispirava alle idee di Julius Evola, ormai in contrasto con la segreteria del partito, fondò il Centro Studi Ordine Nuovo (ON). Nel gruppo ideologico di Ordine Nuovo si accentuò la simpatia per il Terzo Reich e, per effetto delle tesi metapolitiche di Evola, maturò un sentimento "neopagano", con influenze occultistiche, che lo allontanava dal comune sentire cattolico della destra missina. Gli ordinovisti praticavano la via dell'extraparlamentarismo, pur iniziando a stabilire contatti con ambienti della NATO e con regimi golpisti come quello dei colonnelli greci, in nome della lotta contro il comunismo.

Nel 1960Il filo nero, articolo di Mario Coglitore, da intermarx.com. un'ulteriore scissione diede origine al secondo gruppo della destra radicale degli anni sessanta, Avanguardia Nazionale (AN), con a capo Stefano Delle Chiaie. Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, pur mantenendo rapporti con singoli dirigenti dell'MSI, adottarono una politica autonoma rispetto all'ex partito di riferimento, che fino al 1960 era impegnato a sostenere governi democristiani e a contrastare le politiche di giustizia sociale del centro-sinistra. Avanguardia Nazionale si distinse per una campagna astensionista condotta nel 1963, quando l’invito a non votare poteva essere percepito come vagamente "sovversivo", considerando il dovere morale di partecipazione al voto sancito anche dall’ordinamento italiano.

In quegli anni sorse anche un altro gruppo neofascista, il Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese, ex comandante della Xª MAS e figura di rilievo del reducismo legato alla Repubblica di Salò, che in seguito fu promotore di un tentativo di colpo di Stato nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970, annullato poche ore prima della sua attuazione. Le ragioni della mancata esecuzione del piano non furono mai chiarite e l'episodio è ricordato come golpe Borghese.

Successivamente ebbe inizio il periodo della strategia della tensione. Il primo episodio fu la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969; nel corso degli anni le indagini hanno individuato come responsabili i neofascisti di Ordine Nuovo. Seguirono poi gli anni della stagione stragista e degli anni di piombo, durante i quali furono sospettati e indagati, insieme ad anarchici e militanti comunisti dell’area extraparlamentare, anche diversi esponenti dei movimenti neofascisti, che tuttavia non furono mai condannati in via definitiva, con la significativa eccezione della strage di Bologna. Nel 1969 Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie, all’epoca latitante, si sciolse. Nello stesso anno Pino Rauti e altri dirigenti di Ordine Nuovo rientrarono nel MSI, mentre gli ordinovisti contrari diedero vita a un nuovo movimento politico, guidato da Clemente Graziani. Il 22 luglio 1970 si verificò la strage di Gioia Tauro, causata da un attentato di matrice neofascista, che provocò il deragliamento di un treno con sei vittime e circa cinquanta feriti. Il 21 novembre 1973 fu decretato lo scioglimento di Ordine Nuovo e trenta suoi membri furono condannati per ricostituzione del Partito Nazionale Fascista. Tre anni dopo, con le stesse motivazioni, venne disposto anche lo scioglimento di Avanguardia Nazionale.

Attorno alla metà degli anni settanta si svilupparono associazioni e movimenti, soprattutto giovanili, come Terza Posizione, Lotta di Popolo e Costruiamo l'azione, orientati alla lotta per la giustizia sociale e estranei sia alle competizioni elettorali sia al terrorismo nero, che nello stesso periodo si manifestava attraverso formazioni terroristiche e clandestine come i Nuclei Armati Rivoluzionari e il Fronte Nazionale Rivoluzionario.