La guerra di successione polacca avvenne nella prima metà del XVIII secolo e fu combattuta fra le maggiori potenze europee.
Dopo la morte di Augusto II di Polonia, scoppiò in Polonia una guerra civile per la successione al trono che ben presto si trasformò in un conflitto di scala continentale. Le altre potenze europee, infatti, approfittarono della crisi dinastica del paese per perseguire i propri interessi nazionali, riaccendendo ostilità precedenti.
Di fatto il conflitto fu in larga parte un nuovo scontro tra i Borbone e gli Asburgo, i quali si erano già combattuti nella precedente guerra di successione spagnola, il grande conflitto europeo scoppiato un trentennio prima.
Francia e Spagna, le due maggiori potenze borboniche, agirono con l'intenzione di minacciare il potere degli Asburgo nell'Europa occidentale, così come il Regno di Prussia, mentre Sassonia e Russia si mobilitarono per sostenere il candidato al trono che risultò poi vincitore. I combattimenti in Polonia portarono all'incoronazione di Augusto III, sostenuto politicamente dagli Asburgo, oltre che dalla Russia e dalla Sassonia.
Le principali campagne militari e battaglie della guerra si svolsero al di fuori della Polonia. I Borbone, sostenuti dal re di Sardegna Carlo Emanuele III, si mossero contro i territori isolati degli Asburgo in Italia.
Il conflitto portò a grandi riassetti territoriali, principalmente in Italia meridionale e nei confini orientali francesi. In Renania, la Francia conquistò il Ducato di Lorena, in Italia la Spagna riacquistò il controllo dei regni di Napoli e Sicilia, persi nella Guerra di successione spagnola, mentre i guadagni territoriali nell'Italia settentrionale furono limitati, nonostante le sanguinose campagne avvenute in questo teatro. Nonostante avesse firmato un trattato difensivo con l'Austria nel 1731, la Gran Bretagna fu riluttante nel sostenere la potenza asburgica, dimostrando così la fragilità dell'alleanza anglo-austriaca.
Sebbene nel 1735 fosse raggiunta una pace preliminare, la guerra si concluse formalmente con il Trattato di Vienna (1738), nel quale Augusto III fu confermato re di Polonia e il suo avversario Stanislao I fu insignito dalla Francia del Ducato di Lorena. Francesco Stefano, duca di Lorena, ricevette il Granducato di Toscana come risarcimento per la perdita dei propri possedimenti. Il Ducato di Parma andò all'Austria, mentre Carlo III di Spagna ottenne le corone di Napoli e della Sicilia, con conseguente guadagno territoriale per i Borbone. La Polonia cedette anche i diritti sulla Livonia e il controllo diretto sul Ducato di Curlandia e Semigallia, che, pur rimanendo un feudo polacco, non fu integrato nella Polonia vera e propria, subendo una forte influenza russa che si concluse solo con la caduta dell'Impero russo nel 1917.
L'Europa tra il 1714 e il 1733 All'indomani della firma dei trattati di Utrecht (1713) e Rastatt (1714), i quali avevano messo fine alla guerra di successione al regno di Spagna, si aprì un ventennio caratterizzato da grande instabilità nei rapporti tra tutte le potenze europee appena uscite dal conflitto.
L'instabilità era dovuta essenzialmente al fatto che gli accordi sottoscritti avevano lasciato insoddisfatti quasi tutti i firmatari, seppur per ragioni diverse. Infatti, alcune nazioni avevano interesse al mantenimento della pace fondata sugli impegni di Utrecht e Rastatt soprattutto per rinstaurare le dissanguate finanze, come nel caso della Francia, o consolidare i vantaggi economico-commerciali raggiunti, come nel caso della Gran Bretagna e dei Paesi Bassi; altre, invece, come la Spagna e l'Austria, seppur per ragioni ancora diverse, tendevano a rimettere in discussione una buona parte degli impegni sottoscritti. La Spagna, per mano del nuovo primo ministro cardinale Alberoni, aveva adottato una politica aggressiva verso gli altri paesi cofirmatari dei trattati e le motivazioni che l'avevano spinta a tanto erano essenzialmente due. Innanzitutto l'insoddisfazione del nuovo re per la perdita di tutti i possedimenti europei, seppur in cambio di un trono. La seconda ragione risiedeva nel fatto che la regina, Elisabetta Farnese, aveva avuto da Filippo V due figli, Carlo e Filippo, ai quali era preclusa quasi ogni possibilità di successione al trono, privilegio spettante innanzitutto ai figli avuti dal sovrano nel suo precedente matrimonio con Maria Luisa Gabriella di Savoia, figlia terzogenita di Vittorio Amedeo II. Questa preclusione spingeva la nuova regina di Spagna a cercare di procurarsi feudi da assegnare ai propri, legittimi figli, possibilmente mediante il parziale recupero dei territori ceduti a conclusione della guerra di successione.
L'Austria, dal canto suo, era agitata da un altro problema, quello della successione al trono, dovuto al fatto che Carlo VI intendeva assicurare non solo il diritto di successione alla propria discendenza diretta, ma anche eventualmente secondo una linea femminile, contrariamente a quanto avvenuto sempre in passato. Questo problema fu risolto da Carlo VI nell'anno 1713 attraverso l'emanazione di una "prammatica sanzione" mediante la quale, sconvolgendo proprio tutti i consolidati accordi interni della casa d'Asburgo, trasferiva la linea di successione alla propria discendenza, anche per via femminile. La qual cosa richiedeva, comunque, un riconoscimento interno e internazionale, per ottenere il quale Carlo VI fu costretto a fare molte concessioni nel corso delle numerose trattative diplomatiche che caratterizzarono il suo regno.
Questa instabilità politica e diplomatica si manifestò comunque attraverso una serie di conflitti di portata piuttosto limitata, tali cioè da non coinvolgere tutti gli Stati d'Europa contemporaneamente, così come era avvenuto per il grande conflitto precedente. La Spagna fu la prima a muoversi sul piano militare, occupando prima la Sardegna, in mano agli Asburgo, poi la Sicilia territorio sabaudo di recente acquisizione. Questa iniziativa provocò la formazione di una triplice alleanza (1717), del tutto atipica, tra la Francia, l'Inghilterra e l'Olanda, cui si aggiunse successivamente anche l'Austria. L'alleanza un anno dopo diede i suoi primi risultati, mediante il conseguimento di un'importante vittoria a Capo Passero, dove la flotta spagnola fu pesantemente sconfitta (1718).
Nello stesso anno la guerra ebbe fine con la pace di Londra e, successivamente, con il trattato dell'Aia vi fu un cambio di isole italiane tra Asburgo e Savoia: ai primi andò la Sicilia (allora più ricca rispetto all'isola sarda) e il titolo regio di Vittorio Amedeo II cambiò da Re di Sicilia (trattato di Utrecht) a Re di Sardegna; i Savoia porteranno questo titolo fino all'unificazione d'Italia. Per il resto non si ebbero altri sostanziali cambiamenti del trattato di Rastatt (1714).
Questa nuova situazione provocò il riavvicinamento tra Filippo V e Luigi XV che avrebbe dovuto essere suggellato dal matrimonio di Luigi con una delle figlie del re di Spagna e, contemporaneamente, con l'ufficializzazione dell'appoggio della Francia alle pretese di don Carlo sul Ducato di Parma e Piacenza e sul Granducato di Toscana.
Neanche questo accordo produsse effetti concreti, a causa del venir meno delle programmate nozze: quando il Re di Francia raggiunse l'adolescenza si decise che era urgente farlo convolare rapidamente a nozze (con la principessa polacca Maria Leszczyńska) per generare un erede legittimo, mentre la principessa spagnola era ancora una bambina. La conseguenza fu un riavvicinamento della Spagna all'Austria, sterile anch'esso. Gli interessi spagnoli in Italia, infatti, mal si conciliavano con la volontà degli Asburgo di mantenere il loro predominio sulla penisola.
A questo ulteriore fallimento di alleanza, altri ne seguirono, fino a che, nel 1731, con l'estinzione della dinastia Farnese, il Ducato di Parma e Piacenza passò nelle mani di don Carlo in forza del trattato di Siviglia del 1729, sottoscritto tra la Francia, la Spagna e l'Inghilterra. La qual cosa provocò l'intervento militare austriaco e il Ducato dovette subire l'occupazione asburgica.
Questa occupazione non produsse, però, alcuna significativa conseguenza sul piano militare, per il rifiuto dell'Inghilterra di intervenire nella vicenda e il conseguente disimpegno della Francia, dettato dall'intuizione della diplomazia francese che vi fosse un tacito accordo tra la Gran Bretagna e l'Austria. Il disimpegno contemporaneo della Francia e della Gran Bretagna consentì l'accordo tra la Spagna e l'Austria in forza del quale l'Austria cedeva Parma, Piacenza e la Toscana a don Carlo, in cambio del riconoscimento della prammatica sanzione da parte della Spagna.
Due primi obiettivi erano stati raggiunti: Elisabetta Farnese aveva finalmente ottenuto un trono per il suo primogenito e Carlo VI si era assicurato il riconoscimento della successione della figlia Maria Teresa da parte della Spagna, anche se, formalmente, questo accordo non era stato ancora sottoscritto.
Le cause
Mentre avevano luogo questi avvenimenti, si apriva un altro grave contenzioso tra tutte le maggiori potenze d'Europa, questa volta anche con il coinvolgimento della Russia e della Prussia. La vicenda, nota come "guerra di successione polacca", prese avvio nell'anno 1733 con la morte di re Augusto II appartenente alla dinastia Wettin.
Prima di addentrarci, però, nelle vicende legate alla nuova guerra di successione, si rende necessario fornire qualche cenno sul tipo di monarchia operante in Polonia. Diversamente, la guerra di successione polacca resta di difficile comprensione.
In breve e facendo un piccolo passo indietro, con la morte senza eredi legittimi di Sigismondo II Augusto di Polonia, avvenuta nell'anno 1572, si era estinta la dinastia Jagelloni che regnava sul trono polacco da circa due secoli, e aveva preso avvio il periodo cosiddetto dei Re eletti, essendo stata soppressa l'ereditarietà dinastica. Tale periodo ebbe durata fino alla rivoluzione francese. In questo arco di tempo si alternarono sovrani appartenenti alle dinastie Valois, Vasa, Sobieski, Wettin, Poniatowski, i quali venivano eletti da una Dieta a ogni apertura di successione, coincidente con la morte del sovrano.
Ciò detto, si comprende facilmente come il problema legato alla successione di Augusto II di Sassonia in Polonia, fosse ben diverso dal problema legato alla successione di Carlo II in Spagna. Ovvero, mentre nel caso della Spagna il contenzioso era nato per gli appetiti delle dinastie, interessate all'acquisizione diretta dei possedimenti spagnoli eventualmente anche mediante lo smembramento del regno; nel caso della Polonia l'interesse delle dinastie regnanti in Europa era, invece, quello di installare sul trono un monarca che facesse gravitare il suo regno in una certa zona di influenza piuttosto che in un'altra e che, al momento opportuno, in caso di conflitto o di negoziati diplomatici aumentasse il peso di un'alleanza piuttosto che di un'altra. In altri termini, si trattava di installare sul trono polacco un monarca, diremmo oggi, a sovranità limitata, ovvero, sotto tutela.
La situazione politica europea dell'anno 1733 vedeva schierati da una parte la triplice alleanza costituitasi nell'anno precedente tra la Zarina di Russia Anna Ivanovna, il Re di Prussia Federico Guglielmo I e la Casa d'Austria rappresentata da Carlo VI d'Asburgo. Questa alleanza era conosciuta anche come "trattato delle tre aquile nere". Dall'altra, l'alleanza tra Luigi XV Re di Francia e Filippo V Re di Spagna, entrambi Borbone e legati dal vecchio patto che aveva già visto uniti i rispettivi troni nel corso della precedente "guerra di successione spagnola".
La morte di Augusto II Preparazione alla guerra