Eros (dal greco antico: ), tradotto genericamente con amore, non ha quelle connotazioni intimistiche attribuite al termine italiano. Il concetto antico di eros (tradotto in latino con Cupido, Amor) è spesso associato all'attrazione sessuale ma anche, inteso come forza che tiene uniti elementi diversi e talora contrastanti senza arrivare ad annullarli, all'amicizia e, con la finalità di unire in un unico corpo sociale una moltitudine di cittadini, alla politica.Ubaldo Nicola, Atlante illustrato di filosofia, Firenze, Giunti Editore, 2000. ISBN 88-440-0927-7; ISBN 978-88-440-0927-4. P. 40: Eros.

Nel suo specifico significato filosofico Eros è stato primariamente inteso come la forza vitale che muove il pensiero e la filosofia stessa, fungendo da tramite fra la dimensione terrena e quella sovrasensibile.

Eros nella filosofia greca antica

Nella cultura greca antica Eros compare nei testi orfici e nella Teogonia di Esiodo«Al contrario da Esiodo sappiamo che il primo a nascere fu il Caos; poi Gea/dal largo petto a sostenere il tutto sempre salda/ed Eros... Parmenide dal canto suo si esprime così a proposito della sua origine: Eros è la prima divinità che la Dea [Dike] inventò» (in Platone, Simposio 178b, Firenze, Giunti Editore, 2004, p. 29). come un'entità primigenia vivificatrice dell'universo.Aristotele, Met. I, 4, 984b 25 e sgg.

Il dio viene rappresentato da una pietra o da simboli fallici nei principali templi a lui dedicati, come quello in Atene e nella Beozia.Enciclopedia Garzanti di Filosofia alla voce corrispondente. Successivamente nasce l'iconografia di Eros come un fanciullo alato che impugna una torcia e che con arco e frecce trafigge gli innamorati. A questa raffigurazione corrisponde la diversa genesi del dio, non più principio originario ma figlio di Ermes (o Ares) e Afrodite.

Empedocle Per Empedocle l'aggregazione e la disgregazione delle radici primigenie, fuoco (Ade), aria (Zeus), terra (Era), acqua (Nesti) sono determinate dalle due forze cosmiche e divine Amicizia o Eros e Odio o Discordia (νεῖκος - neixos), secondo un processo ciclico eterno.

In una prima fase, tutti gli elementi e le due forze cosmiche sono riunite in un Tutto omogeneo, nello Sfero, il regno dove predomina l'Eros. Ad un certo punto, sotto l'azione della Discordia, inizia una progressiva separazione delle radici. L'azione della Discordia non è ancora distruttiva, dal momento che le si oppone la forza dell'Eros, ma realizza un equilibrio variabile che determina la nascita e la morte delle cose, e con esse quindi il nostro mondo.

Quando poi la Discordia prende il sopravvento sull'Eros, e ne annulla l'influenza, si giunge al Caos, dove è la dissoluzione di tutta la materia. Da questo momento il ciclo riprende grazie ad un nuovo intervento dell'Eros che riporta il mondo alla condizione intermedia in cui le due forze cosmiche si trovano in nuovo equilibrio che dà nuovamente vita al mondo. Infine, quando l'Eros si impone ancora totalmente sulla Discordia si ritorna alla condizione iniziale dello Sfero. Da qui il ciclo si riavvia verso la disgregazione.Frammento 27, Diels-Kranz.

Platone

Nel dialogo Liside Platone tratta l'argomento dell'eros inteso come quello che intercorre tra due amici: chi è l'amico, colui che ama o colui che riceve amore? Platone propende per il secondo caso ma non ignora le difficoltà connesse al problema.

L'eros, inteso come amicizia, sfugge infatti sia al principio Empedocle per il quale il simile ama il simile sia a quello eracliteo per cui il contrario è amico del contrario. L'eros allora esprime una situazione intermedia che trova spiegazione nel dialogo del Simposio. Eros è descritto, per bocca di Diotima di Mantinea, non come un dio ma come un dèmone,Dal greco antico δαίμων. In Omero col significato di "potenza divina" che non può o non si vuole nominare, da cui il senso di divinità e d'altra parte di destino. un essere che si pone a metà strada fra ciò che è Divino e ciò che è umano, con la funzione di intermediare tra queste due dimensioni: un essere, sempre inquieto e scontento, identificato con la filosofia, intesa letteralmente come "amore del sapere".Giovanni Reale, Eros demone mediatore, Milano, Rizzoli, 1997.

La peculiarità di eros è infatti essenzialmente la sua ambiguità, ovvero l'impossibilità di approdare a un sapere certo e definitivo, e tuttavia l'incapacità di rassegnarsi all'ignoranza.

Secondo Platone infatti Eros è figlio di Pòros (Abbondanza, ricchezza, risorsaEnciclopedia Garzanti di filosofia alla voce corrispondente. Per mantenere in italiano il genere maschile del termine greco poros questi viene tradotto anche con "Guadagno") (in Giovanni Reale, Per una nuova interpretazione di Platone, Milano, Vita e Pensiero, 2003, p. 469). Secondo altri autori "Poros" corrisponderebbe al termine Ingegno (cfr. Bianca Spadolini, Educazione e società. I processi storico-sociali in Occidente, Roma, Armando Editore, 2004, p. 56 e Italo Gallo, Riflessioni e divagazioni sulla grecità, Edizioni dell'Ateneo, 2004, p. 54).) e Penìa (Povertà): la filosofia intesa come eros è dunque essenzialmente amore ascensivo, che aspira alla verità assoluta e disinteressata (ecco la sua abbondanza); ma al contempo è costretta a vagare nelle tenebre di una sempre mai risolta ignoranza (la sua povertà). Concetti questi già presenti nel socratico «sapere di non sapere», come pure in altri miti di Platone, ad esempio in quello della caverna dove gli uomini sono condannati a vedere solamente le ombre del vero.Platone, La Repubblica, libro VII.

Il dualismo e la contrapposizione tra verità e ignoranza era quindi così vissuta da Platone, ma anche già dal suo maestro Socrate,Per Leon Robin (in La teoria platonica dell'amore, ed. Celuc libri, 1973) il tema dell'eros è definito compiutamente nel dialogo Fedro dal personaggio Socrate. come una profonda lacerazione, fonte di continua irrequietezza e insoddisfazione.

Per Platone il concetto di eros è connesso all'antico aristocratico ideale pedagogico della kalokagathìa (dal greco kalòs kài agathòs), ossia «bellezza e bontà». Tutto ciò che è bello (kalòs) è anche vero e buono (agathòs), e viceversa. Dalla bellezza di un corpo si risale a quella di tutti i corpi e da qui alla bellezza delle anime e al Bello in sé, al vero bene assoluto.Platone, Simposio, 210a e sgg. La bellezza delle idee che attira l'eros intellettuale del filosofo perciò è anche il bene dell'uomo.

Come sostengono Léon RobinIntroduzione al Simposio, Paris, Belles Lettres, 1989, pp. VII-VIII. ed altri autori, Eros in Platone richiama la morte assegnandoPlatone, Cratilo, 403 c - 404 d. «ad Ade gli stessi effetti che attribuisce all'Amore » e parlandone «quasi negli stessi termini».Cfr. in Virgilio Melchiorre, Metacritica dell'eros, Milano, Vita e Pensiero, 1977, p. 73.

La bellezza dei corpi infatti fa sì che Eros faccia desiderare agli uomini di vincere la morte attraverso la generazionePlatone, op. cit., 208 a, b. o la purificazione dalle cose terrene. Platone infatti ritiene che Eros, che nel tiaso religioso è associato a Dioniso,Cornelia Isler-Kerényi, Dionysos nella Grecia arcaica. Il contributo delle immagini, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, 2001, p. 7. possa preparare all'esercizio della liberazione dalla morte intesa come affrancamento dai lacci terreni come insegnavano i mystai, gli iniziati ai misteri che ammonivano come i falsi praticanti fossero numerosi (i portatori della ferulaFerula più comunemente detta "tirso", un lungo bastone, avvolto con edera e pampini, con alla cima una pigna.) mentre i Bacchi, quelli veramente posseduti dal dio, fossero pochi (come i veri filosofi, aggiunge Platone):

Aristotele Aristotele nel De anima e nelle due Etiche (Etica Nicomachea, Etica Eudemia) tratta il tema dell'eros nella sua accezione di amore sessuale e di amicizia (φιλία, philia) intesa in un senso ampio come il legame interpersonale che realizza la teleia philia, la perfetta amicizia: quel rapporto, cioè, nel quale uno ama l'altro per quello che è "in se stesso" o "per se stesso" cercando di operare per il suo bene.

La dimensione metafisica, esclusa da Aristotele nella trattazione dell'eros come philia, riappare nell'ordinamento finalistico dell'universo che al suo culmine ha il Primo motore che come oggetto d'amore, pur immobile nella sua compiutezza di atto puro, attira tutte le cose che aspirano a soddisfare il desiderio di raggiungere la sua perfezione.Aristotele, Met. XII 7 1072b 3.

Neoplatonismo Soprattutto presso i neoplatonici leros godrà di una particolare fortuna, in considerazione del fatto che la verità dell'essere, per costoro, non è un semplice concetto impersonale, ma vi partecipa il soggetto: questi è animato da una tensione bramosa che anela al Sapere, al punto che l'amore diventa una forma di conoscenza. Così per Plotino riprendendo l'unicità dell'Essere parmenideo, e superando la dualità dei due mondi platonici, leros è veramente strumento di vera sapienza e forza inconscia e involontaria che guida il filosofo verso la contemplazione estatica dell'Uno, il bene più alto.Plotino, Enneadi, VI 7 22.

Eros nella filosofia medioevale

Eros e agape

Il neoplatonismo cristiano affiancò al termine filosofico di eros quello religioso di àgape: il primo indica un amore ascensivo e possessivo, proprio dell'essere umano verso l'Assoluto e verso l'astrattezza dell'unità; il secondo indica l'amore discensivo di chi dona, proprio di Dio, che muove verso il mondo e l'umanità in esso dispersa per ricongiungerla a sé.

Agostino d'Ippona segna il distacco dall'eros platonico, dove la presenza del dio era nella stessa interiorità dell'uomo, riprendendo la concezione dell'agape cristiana, che egli traduce con caritas e dilectio, nel suo valore positivo, con amor per significare sia il desiderio per il bene che quello orientato al male.1Giovanni .

Dio stesso è la fonte dell'amore ed eros non è più un demone, ma lo Spirito, la divinità che conserva la mediazione antica iniziale ma riferita ora alla Trinità tra Dio Padre e il Figlio.Matteo ; Luca e sgg.; e sgg.

Dio soggetto e oggetto d'amore a cui deve tendere il cristiano sia nella sua ascesa verticale santificatrice, nella rinuncia ai beni terreni, nel desiderio di una morte santa come quella del Crocefisso, sia nell'amare "orizzontalmente" Dio attraverso le sue creature («amatevi vicendevolmente come io vi ho amati»).Giovanni .

L'amore conserverà inoltre il valore politico di eros nell'ambito adesso della comunità cristiana unita dall'amore fraterno e disinteressato: «l'agape è la pienezza della Legge.»Paolo, Romani .

Scoto Eriugena e Duns Scoto conserveranno la concezione agostiniana d'ispirazione platonica mentre gli aristotelici medioevali si rifaranno all'interpretazione dell'eros come philia (amicizia) per avvicinarne il significato a quello della caritas cristiana.

In particolare Tommaso d'Aquino differenziaS. Th. I q. 60 a. 1. l'amore, quello terreno e sensuale, la concupiscenza, la passio, da cui si è colpiti involontariamente (amor concupiscientiae) da quello intellettuale, la caritas (amor benevolentiae) con cui l'uomo, per volontà e dono di Dio, esplica lamor amicitiae, l'amore verso Dio, non per calcolo dei benefici che ne può ricevere, ma perché, uscendo da se stessi e confondendosi con Lui, consente all'uomo l'unione sostanziale con Dio.S. Th. II 1 q. 28 a. 1 ad 2°; S. Th. II 2 q. 23 a. 1.

L'eros nella filosofia moderna