L'ultimo inquisitore (Goya's Ghosts) è un film del 2006 diretto da Miloš Forman, qui al suo ultimo lavoro da regista.

Trama 1792, Spagna. Francisco Goya è un pittore famoso, che sta eseguendo i ritratti della Regina Maria Luisa di Borbone-Parma, dell'inquisitore Lorenzo Casamares e di Inés Bilbatua, figlia del ricco mercante Tomas Bilbatua.

La Chiesa Spagnola è preoccupata dalle opere di Goya, ritenendole malvagie, diffuse da Roma al Messico, ma padre Lorenzo le difende, dicendo che si limitano a mostrare il male. Di fronte a ciò, l'Inquisizione spagnola decide di adottare la linea dura contro idee e credenze ritenute dannose per il popolo e per la Chiesa stessa.

Un agente dell'Inquisizione vede Inés rifiutare di mangiare del maiale in una taverna. La donna viene quindi convocata dal Sant'Uffizio e accusata di giudaismo: inizialmente nega, ma poi viene sottoposta alla tortura della corda e "confessa". Il padre, non vedendola tornare, invita Lorenzo a cena, con l'aiuto di Goya, entrambi ignari che l'uomo abbia già visitato la ragazza in carcere e sia rimasto turbato dal suo stato. Durante la cena, il padre cerca di capire il destino della figlia, e, sapendo che ha confessato sotto tortura di essere giudea, cerca di convincere Lorenzo che sotto tortura sia possibile confessare qualsiasi colpa: un antenato di Bilbatùa era effettivamente un ebreo, ma solo il mercante lo sapeva e quindi Inés non aveva alcunché per apprendere la religione di lui e seguirla. Di fronte alle resistenze di Lorenzo, il mercante lo costringe a sottoporsi alla stessa tortura praticata alla figlia: Lorenzo, provato dal dolore, accetta di dichiarare per iscritto di non essere un uomo ma una scimmia, e promette al padre di Inés di fare di tutto per liberare la figlia.

Lorenzo non riesce a convincere i cardinali del Sant'Uffizio e, dopo aver visitato un'ultima volta Inés e averla violentata, scappa facendo perdere ogni notizia di sé. Passano alcuni anni, Goya prosegue il suo lavoro di pittore ritrattista per la corte del re, mentre Inés rimane imprigionata nelle segrete del convento senza processo.

Nel 1808, Napoleone Bonaparte invade la Spagna, dichiara abolito il processo inquisitorio e pone in libertà tutte le persone imprigionate per volere della chiesa. Inés è finalmente libera, ma il suo fisico è provato dai lunghi anni di prigionia e la sua mente è appannata ai limiti della pazzia. Tra la confusione sollevata dal passaggio delle truppe napoleoniche, Inés raggiunge la casa paterna e scopre che tutta la sua famiglia è stata decimata durante il saccheggio della città. L'unica persona che può aiutarla è il pittore Goya, per cui ha rappresentato la musa ispiratrice. Inés confesserà a Goya di aver partorito una bambina durante la lunga prigionia, e afferma che il padre della bimba è frate Lorenzo, di cui ella appare molto innamorata.

Nel frattempo ricompare la figura di Lorenzo, completamente cambiato: ha vissuto in Francia durante l'esilio, ha sposato una donna francese, ha avuto 3 figli e ha deciso di diffondere gli ideali dell'Illuminismo, diventando così nemico acerrimo della chiesa conservatrice e retrograda. Processa e condanna a morte il cardinale a capo del Sant'Uffizio e incontra nuovamente Goya, da cui apprende che Inés è ancora viva e ha avuto una bambina da lui. Lorenzo promette a Goya che si prenderà cura di Inés, ma non ammette di aver avuto una bambina da lei, considerando il fatto come la pura invenzione di una mente devastata da anni di prigionia, e spedisce Inés in un manicomio. In realtà, la figlia esiste: Lorenzo ha la conferma di questo dopo aver interrogato il cardinale del Sant'Uffizio trattenuto nelle prigioni in attesa della condanna. Sia Goya che Lorenzo scoprono che la ragazza è stata allevata in un orfanotrofio e da grande, per sopravvivere, ha iniziato a lavorare nei bordelli della città.

Goya, intenzionato a far incontrare le due, preleva Inés dal manicomio e si dirige verso una taverna dove lavora la figlia della donna, Alicia. Il pittore si presenta alla donna, che stava accudendo il bambino di un'altra prostituta, e la invita a conoscere la madre, che sta aspettando fuori dalla taverna. Improvvisamente, però, i soldati francesi mandati da Lorenzo irrompono nel locale e catturano tutte le prostitute, che verranno dirette verso il Portogallo, da cui poi saranno imbarcate per l'America. Poco prima di venire presa, Alicia cela il bimbo sotto un tavolo. La taverna è ormai vuota, ma Inés entra comunque e vede il neonato sotto il tavolo. Credendo, nella pazzia, che sia sua figlia, la raccoglie e la porta con sé.

Nel frattempo, l'esercito inglese è sbarcato in Portogallo, e in Spagna è iniziata la controrivoluzione avverso il dominio francese. Appresa la notizia dello sbarco inglese, Lorenzo decide di fuggire con la sua famiglia, ma viene catturato mentre percorre la via per raggiungere la Francia. Processato viene condannato a morte. Lorenzo, in preda al tormento e al fallimento della propria vita, decide di non pentirsi e accetta di essere ucciso. Viene pubblicamente assassinato sotto gli occhi di Inés, una donna ormai in preda alla follia e che grida il nome del padre di sua figlia. Mentre il corpo dell'uomo viene portato via su una carretta, dei bambini saltano e cantano intorno al carro, e Inés, con in braccio il bambino, gli tiene e gli bacia la mano sorridendo mentre Goya la chiama da lontano.

Dichiarazioni del regista Forman avrebbe richiesto di investire alla sua produzione, previo accordo con le autorità locali, per restaurare la facciata del palazzo a Madrid scelto come location per girare il suo film su Goya. Questo palazzo prescelto sarebbe quello appartenuto all'Infante Don Luigi Antonio di Borbone-Spagna, un monumento del XVIII secolo che si trova nei sobborghi madrileni in località Boadilla del Monte.

Aspetti storici e controversie

Forman non si sofferma particolarmente sulle vicende della vita di Goya come uomo, figura che fu straordinariamente complessa e che sceglie di lasciare quasi in sottofondo come cronista degli avvenimenti, bensì decide di concentrarsi sulla fedele rappresentazione dell'epoca in cui ha vissuto il grande artista, attraverso e grazie ad un percorso lungo alcuni dei suoi capolavori. Da quelli più pubblici ed ufficiali, come i ritratti per la famiglia reale, fino a quelli di natura più ispirata dalle visioni personali e dalle testimonianze private del pittore, come le incisioni (viene mostrata una memorabile rappresentazione degli utensili e dei procedimenti con i quali, all'epoca, venivano realizzate e stampate) e i Dipinti Neri. Forman ha scelto di riprodurre e usare, con una meticolosità estrema, come vere e proprie scene all'interno di tutto il suo film, parecchi dei più famosi dipinti di Goya: dai ritratti del re Carlo IV e quello equestre della regina Maria Luisavedi l'immagine fino a quello della famiglia realevedi l'immagine; dalle sue visionarie incisioni, al Colossovedi l'immagine, fino alle raffigurazioni storiche come Il 3 maggio 1808vedi l'immagine. Come coronamento e conclusione di tutto, il regista decide di citare e ricreare la cupa e angosciosa atmosfera de Il tribunale dell'Inquisizionevedi l'immagine.

Nonostante questa notevole ricerca e ricostruzione ambientale, al fine di esaltare la drammaticità della trama, che è opera di fantasia, e di emettere un j'accuse, contro un certo tipo di fanatismo, integralista o oscurantista, da qualunque principio esso possa venire ispirato, il film potrebbe anche ricorrere alla classica licenza cinematografica, permettendosi di andare talvolta al di là dello stretto rigore storico. Ciò in quanto l'intento dell'opera non è quello di essere un pedissequo documentario sull'Inquisizione spagnola né, tantomeno, sull'invasione napoleonica in Spagna. Per avere una disamina critica, scritta da un punto di vista cattolico, in polemica contro il regista Forman per supposte incongruenze storiche del film nell'affrontare il tema dell'Inquisizione spagnola e per come ha raffigurato quest'ultima, si può leggere un articolo pubblicato in proposito dal settimanale cattolico e organo di Comunione e Liberazione, Tempi "I fantasmi della storia. Inquisizione". Altresì, Forman non può essere imputabile di alcun significativo errore o anacronismo storico: il tribunale dell'Inquisizione spagnolo, dopo la parentesi napoleonica, fu reistituito in tutte le sue pratiche e i suoi poteri e solo nel 1834 venne abolito definitivamente. Durante il XVIII secolo e l'inizio del XIX secolo il numero dei conversos accusati dall'Inquisizione di criptogiudaismo diminuì significativamente (soprattutto per il naturale esaurirsi di persone da imputare, dato che, dopo secoli di persecuzioni, cacciate ed uccisioni, le comunità ebraiche o cripto-giudaiche erano praticamente scomparse in tutta la penisola iberica) ma non terminò affatto. L'ultimo processo tenutosi in Spagna per tale accusa, del quale perlomeno è pervenuta una documentazione storica, è avvenuto a Cordova nel 1818 e vide imputato tal Manuel Santiago Vivar. Tutte vicende storiche che sopravanzano cronologicamente i fatti narrati nel film e li avvalorano.

In riferimento al dogma della veridicità delle confessioni sotto tortura (in particolare quella detta della corda), così centrale nella trama del film perché è uno dei motivi che impedisce ai prelati dell'Inquisizione di accettare la proposta di Lorenzo per la liberazione di Inés, esso non è mai stato usato in questi termini assoluti, sia storicamente sia, a tal proposito, all'interno del film. In realtà, infatti, il regista non ha mai citato tale parola, che esiste sia in lingua italiana che inglese per esprimere lo stesso concetto e che pertanto avrebbe potuto scegliere di utilizzare. Probabilmente ci si trova davanti ad una traduzione che non è riuscita ad evidenziare un'importante sfumatura presente nel testo originale in inglese e che rischia di essere oggetto di possibili fraintendimenti o strumentalizzazioni. Forman, infatti, usa il termine Tenet e non Dogma e come spiega chiaramente il Webster's Revised Unabridged Dictionary: «Un tenet è ciò che è considerato come vero con grande risolutezza; ad esempio, i tenets della nostra santa religione. Un dogma è ciò che è stabilito con autorità e indubitabile verità, specialmente una dottrina religiosa; ad esempio, i dogmi della chiesa. Un tenet si basa sui propri intrinseci meriti o demeriti; un dogma si fonda sull'autorità ritenuta come competente per decidere e determinare». Il tenet è in questi termini più un principio, una credenza o una opinione molto salda (una communis opinio), che un articolo di fede che si accoglie per vero o per giusto senza esame critico come è nella natura del dogma. È altresì storicamente incontrovertibile come, agli inizi del XIX secolo, la tortura non venisse più considerata come un normale e lecito strumento di indagine in ambito penale, al fine di estorcere confessioni ampiamente utilizzate come veritiere nel giudizio di condanna dell'accusato, anche a causa dell'influenza degli allora "nuovi" studi storici sul diritto romano che, mette conto ricordare, escludeva la tortura per i cittadini pleno jure almeno fino al Dominato. Che la tortura fosse del tutto esclusa nei confronti dei cittadini romani in epoca classica, lo si evince anche dalla testimonianza indiretta offerta dall'episodio della (mancata) flagellazione di San Paolo in Atti degli Apostoli, XXII, 25-29: “Vi è lecito flagellare un cittadino romano e per di più non ancora giudicato?” Udito ciò, il centurione si avvicinò al tribuno per avvertirlo, dicendo: “Che cosa stai per fare? Quest’uomo è romano!” Allora, avvicinatosi, il tribuno gli disse: “Dimmi, tu sei romano?” Ed egli rispose: “sì!”. “Io – riprese il tribuno – ho acquistato questa cittadinanza a caro prezzo”. E Paolo: “Io invece vi sono nato”. E subito si allontanarono da lui quelli che stavano per interrogarlo. Anche il tribuno si intimorì, avendo saputo che era romano, perché l’aveva fatto legare.”