Pirri è una municipalità di Cagliari di 29 011 abitanti.

Situata nella porzione nordorientale del territorio di Cagliari, a circa 5 chilometri dal suo centro storico, e confinante con i comuni di Monserrato e di Selargius, la sua popolazione conta quasi un quinto della popolazione totale del capoluogo della Sardegna.

Geografia fisica

Situata a nord del centro cittadino di Cagliari e più precisamente a nord-est di San Michele, l'abitato storico di Pirri si trova in un incavo esteso dal parco di Monte Claro a sud-ovest fino al riu Saliu a nord-est. La municipalità poi si erge in un tratto collinare dai piedi del suo centro storico fino al confine a nord-ovest delimitato dalla strada statale 554 Cagliaritana denominato colle di Barracca Manna, periferia dell'abitato stesso e punto più elevato. L'area è prevalentemente urbanizzata per quasi la totalità della sua estensione. Solo nel quartiere di Is Bingias-Terramaini è presente l'omonimo parco, dell'estensione di 8 ettari, nato da un'opera di bonifica, adiacente all'omonimo canale, con al suo interno anche uno specchio di acqua stagnante facente parte del bacino del vicino stagno di Molentargius. Grazie ad esso è presente una variegata flora e fauna, tra cui il fenicottero rosa spesso di passaggio nelle sue migrazioni tra le varie zone umide dell'hinterland cagliaritano, e il gabbiano reale.

La municipalità è da anni colpita da cicliche alluvioni anche a causa del bacino idrografico stravolto dalla rapida antropomorfizzazione e urbanizzazione del territorio nel XX secolo. In occasione della ristrutturazione di un supermercato nel quartiere di Is Bingias-Terramaini, emerse dalla relazione geologico-ambientale che in prossimità dell'omonimo canale è presente un compluvio delle acque pluviali ormai completamente alterato dall'urbanizzazione dell'area, che drena le acque provenienti dal bacino idrografico che nasce nella zona di piazza d'Armi, sul colle di Buoncammino, nel quartiere di Castello. L'evoluzione del territorio e dell'urbanizzazione dell'area nell'ultimo quarantennio determinarono la completa alterazione del naturale reticolo idrografico. L'espansione del centro di Pirri verso il canale di Terramaini ha infatti determinato progressivamente l'eliminazione dei canali di raccolta delle acque a pelo libero, e viceversa la realizzazione di strade e urbanizzazioni che hanno profondamente modificato il deflusso naturale delle acque. La mancanza di attenzione verso i corsi d'acqua e il drenaggio naturale delle acque ha determinato la realizzazione di interventi che hanno determinato un aumento del rischio idraulico, configurandosi come ostacoli e impedimento al naturale del corso d'acqua. Per risolvere tale problema nel corso degli anni 2000 sono stati realizzati diversi vasconi artificiali di raccolta dell'acqua piovana e sono in corso di realizzazioni dei canali sotterranei per convogliare nuovamente l'acqua nel canale di Terramaini a valle del centro abitato.

Origine del nome Il significato del nome è incerto ma si ipotizzano diverse teorie. Il canonico sardo Giovanni Spano, archeologo ma anche filologo vissuto nel XIX secolo, nel 1872 fornì una doppia interpretazione: da un lato si rifà al fenicio pir, ossia "frutto"; dall’altro al greco πῦρ πυρός, piro, ovvero "fuoco". La prima si riferirebbe infatti al periodo dei Fenici (IX-VI secolo a.C.) e dei punici (VI-III secolo a.C.) in Sardegna in cui l'abitato era forse ricco di alberi fruttiferi, di orti e giardini. Per la seconda ipotesi invece allora si dovrebbero ipotizzare le origini al tempo dei coloni greci (VIII secolo a.C.). Una tradizione invece individua l'origine del nome nei fuochi accesi nelle antiche abitazioni, il cui valore era visibile da lontano o allude a un tempio sacro al sole che, secondo lo storico settecentesco Salvatore Vitale, sorgeva sul posto (un altro tempio, dedicato alla Luna, si sarebbe trovato nel luogo dove poi fu edificata la chiesa di Santa Maria Chiara). Il fuoco è stato rappresentato anche nel gonfalone. Altre due interpretazioni si rifanno anch'esse ad un'impronta classica: Pirri potrebbe significare "rosso di capelli", "fulvo" o indicare la proprietà di Pirro, dall'antroponimo latino Pirrius.

Storia

Le documentazioni sulla storia del borgo sono frammentarie, ma è noto che l'area fu abitata già in epoca romana, avendo trovato sul territorio numerose vestigia, reperti ed epigrafi che denotarono un orientamento allo sfruttamento primario delle risorse agricole e al settore primario. Tale matrice rimase anche dal Medioevo in poi.

L'abitato attuale, formatosi già comunque in epoca romana, si sviluppò principalmente in epoca medievale, facendo parte del giudicato di Cagliari, nella curatoria del Campidano di Càlari. Nel Medioevo nelle fertili pianure furono eretti numerosi monasteri, di certosini, camaldolesi, celestini e claravallesi. Successivamente si trovò coinvolta nella lotta che le grandi potenze marittime di Pisa e Genova intrapresero per garantirsi il predominio sulla Sardegna e nel 1258, alla caduta del giudicato, passò sotto il controllo pisano. Il nome Pirri comparve per la prima volta proprio nel trattato di pace stipulato da Genova e Pisa nel 1288. Dopo la dominazione pisana, anche Pirri fu oggetto della conquista aragonese della Sardegna. Nel 1326, insieme agli abitati vicini di Quarto (l'attuale Quartu Sant'Elena), San Vidrano (centro ormai sparito e localizzabile nell'attuale Quartiere Europeo nel comune di Cagliari), Quartuccio (oggi Quartucciu), Fluminella e Sebolla, venne concessa in feudo al catalano Guglielmo Sorell.

Come le altre ville infeudate della Sardegna il primo embrione del municipio di Pirri sorse nel XVIII secolo, quando nell'isola furono istituiti i Consigli comunitativi, prima forma di rappresentanza municipale. Fece poi parte della baronia di Quartu, concessa in feudo nel 1426 ad Antonio De Sena e sotto la giurisdizione dei marchesi di Villamarina. Il paese subì numerose epidemie di peste, nel 1539, nel 1636 e nel 1652. Fu anche attaccata più volte dai corsari e soffrì nel 1603 un'invasione di cavallette mentre nel 1613 subì un terremoto. All'inizio del XVI secolo, sotto gli spagnoli, divenne un feudo regio, amministrato cioè direttamente da funzionari del re di Spagna e non da signori feudali. Con un Regio Decreto, il 26 settembre 1771 furono istituiti i Consigli Comunali e divenne comune autonomo. All'inizio del XVIII secolo però fu ridato in feudo alla famiglia dei Pes, ai quali fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale. Nel 1848, a seguito della promulgazione della legge n.295, la cosiddetta fusione perfetta del 1847, ovvero la fusione dei territori insulari del Regno di Sardegna con quelli peninsulari, e con successivo regio decreto del 7 ottobre 1848 in cui era stata decretata la riforma della legge comunale e provinciale, il comune di Pirri fu riconosciuto come ente autonomo. La successiva legge 23 ottobre 1859 n. 3702 diede un nuovo assetto territoriale al Regno e nel 1865 il comune di Pirri assunse la struttura politico amministrativa propria del comune moderno. In quegli anni il centro abitato pirrese cominciò ad estendersi, soprattutto attorno alla piazza principale e alle vie del centro storico e divenne un centro di immigrazione per gli abitanti di altri paesi sardi, mentre i cagliaritani che possedevano una casa a Pirri erano soliti passarvi la primavera. Dopo le ristrettezze e il sacrificio di giovani pirresi nel corso della prima guerra mondiale, durante il ventennio del regime fascista anche le strade di Pirri furono interessate dalle scorribande delle camicie nere e si svilupparono centri e circoli culturali legati al fascismo. La vita fu completamente fascistizzata, attraverso le feste e le istituzioni create da Mussolini. L'ente rimase in vigore fino al 26 aprile 1928 quando proprio il regime fascista accorpò l'abitato, assieme a Monserrato, Quartucciu e Selargius a Cagliari per far arrivare il capoluogo a oltre centomila abitanti e dare una prova di forza e di grandezza con i grandi centri urbani. Nel corso della seconda guerra mondiale Pirri, stretta tra Cagliari e Monserrato, obiettivi dei bombardamenti nemici, visse un periodo di sfollamento.

Nel XX secolo, con la crescente urbanizzazione, Pirri e Cagliari si sono sempre più avvicinate costituendo un unico agglomerato urbano e la frazione si è integrata sotto tutti gli aspetti: i campi hanno lasciato spazio alle abitazioni, e il centro è diventato parte della cintura periferica e residenziale del capoluogo. Politicamente, nei primi anni 2000 presero voce numerose richieste di autonomia che culminarono nel 2006 con l'acquisizione dello status di municipalità.

Simboli

Nel sigillo del vecchio Ufficiale dello stato civile di Pirri (risalente quindi a non prima del 1865, anno di istituzione dello stesso) erano infatti raffigurati alcuni tizzoni ardenti dai quali si sprigionavano delle lingue di fuoco. Non risultano simboli antecedenti ad esso, anzi è documentato che quattro anni prima, il 20 gennaio 1861, l'allora comune autonomo venne invitato a partecipare all'esposizione nazionale italiana del 1861 a Firenze e il governatore della provincia di Cagliari chiese una somma di 50 lire per la produzione dello stemma comunale, ma il municipio rispose che le finanze del comune non consentivano tale erogazione e che Pirri non era dotata di alcun stemma comunale all'epoca.

Nel 1998, utilizzando un concorso indetto dall'allora frazione di Pirri per gli studenti delle scuole della frazione, si decise di elaborare un nuovo simbolo, che riprendesse tali elementi, da inserire nel gonfalone della città. Nel 2006 con l'instaurazione del nuovo ente municipale venne ufficializzato e la blasonatura riporta la seguente dicitura:

L'ente, non essendo comune autonomo, ha nello statuto normato solo il gonfalone e non lo stemma, tuttavia l'immagine presente nel gonfalone è sovente utilizzata anche come stemma nella carta intestata e nei documenti ufficiali della municipalità.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa di San Pietro Apostolo: risalente al XVI secolo e ristrtutturata e ampliata tra 1619 e il 1652, era l'unica della frazione sino agli anni cinquanta. L'edificio era con pianta a croce latina e l'attuale struttura presenta elementi stilistici del gotico catalano, del classicismo e del barocco. Nel campanile è custodita una campana del 1757 che reca un'iscrizione in spagnolo. Chiesa di Santa Rosalia: Situata in un'area già luogo di culto della santa, la cui venerazione è attestata già dal 1659, la sua edificazione risale al 1756 e si deve al reverendo Gerolamo Simoni che migliorò l'edificio con la costruzione di alcune cappelle laterali. Nel 1911 il monumento diventò un lazzaretto durante l'epidemia di colera e fu riaperto al pubblico nel 1983. Chiesa di San Giuseppe: Eretta negli anni cinquanta, i lavori terminarono dopo otto anni nel 1966. Lo stile dell'edificio è caratterizzato da semplici linee unite a forme geometriche. Abbellita con un viale in pietra, aiuole e palme che lo precede, sulla facciata si aprono tre portoni in legno sormontati da un'apertura di forma ogivale. Cimitero monumentale di Is Bingias: Progettato fin dalla seconda metà del XIX secolo per essere realizzato in una zona esterna all’abitato e adeguarsi così alle norme di sanità pubblica della Legge 20 marzo 1865, fu realizzato solo nel 1912 a un centinaio di metri dalla chiesa di San Pietro dove fino ad allora venivano inumati i corpi e consacrato il successivo 8 novembre 1913 dall’arcivescovo di Cagliari Monsignor Francesco Rossi. L’ingresso del cimitero è caratterizzato da un grande portale ad arco e al suo interno sono presenti diversi pregevoli monumenti funerari che riportano le sembianze dei defunti o figure allegoriche. Il cimitero è stato ampliato negli anni per le esigenze della popolazione in aumento.

Architetture civili