Il sonetto è un componimento poetico, tipico soprattutto della letteratura italiana. È formato tradizionalmente da 14 versi endecasillabi, divisi in 4 strofe distribuiti in 2 quartine e 2 terzine, con rime disposte secondo precisi schemi.
Le origini Il sonetto è stato inventato probabilmente da Jacopo da Lentini verso la prima metà del Duecento, nell'ambito della scuola poetica siciliana, sulla base di una stanza isolata di canzone, in modo che la struttura metrica formata da quattordici versi endecasillabi suddivisi in due quartine e due terzine sia identica a quella di una stanza con fronte di due piedi e sirma di due volte senza concatenazione.
Se sull'origine del sonetto i pareri sono discordi, consenso totale vi è - come rileva Giovanni Getto - per quanto riguarda il nome. Respinta l'ipotesi ingenua affacciata nelle antiche pagine De rhitmis vulgaribus di Antonio da Tempo, che riteneva che il sonetto fosse così chiamato "quia bene sonat auribus audientium" ["perché suona bene alle orecchie degli ascoltatori"] e soprattutto "quod haec nomina ad libitum antiquorum inventa fuerunt" ["perché questi nomi furono inventati per il capriccio degli antichi"], è ben certo che tale nome (nel provenzale sonet) fosse impiegato nel designare in genere un componimento poetico musicato, e in particolare, come par probabile, un componimento di una certa brevità, quasi a dire "piccolo suono", breve melodia, secondo già Gian Giorgio Trissino e altri ritenevano: "Il sonetto, il cui nome non vuol dire altro che canto picciolo, perciò che gli antiqui dicevano suono a quello che oggidì chiamano canto".
La struttura metrica italiana Lo schema rimico del sonetto è molto vario. Quello originario era composto da due rime alternate ABAB - ABAB sia nelle quartine sia nelle terzine CDC - DCD, oppure con tre rime ripetute CDE - CDE (preferito da Francesco Petrarca); meno diffuse erano le strutture con rime ripetute a inversione in testa CDE - DCE (le prime due sono invertite), o ancora con rime retrogradate o speculari CDE - EDC. Un esempio di struttura possibile è: ABAB - ABAB | CDE - EDC.
È essenziale che siano collegate per rima sia le due quartine sia le due terzine; non sono pertanto riconosciuti dal canone italiano schemi scollegati come: ABAB | CDCD | EFG - EFG.
Quello in vigore nel Dolce stil novo introduceva nelle quartine la rima incrociata: ABBA - ABBA, forma che in seguito ebbe la prevalenza.
Verso la fine del 13º secolo, sia le terzine sia le quartine (benché più limitatamente delle prime) conobbero ulteriori varianti. Nelle quartine si trovano gli schemi ABAB - BABA (serie alternata speculare) o ABAB - BAAB (mistione di rime alternate e incrociate), usati ad esempio da Petrarca; o lo la disposizione asimmetrica ABBB - BAAA, come in un sonetto di Guido Cavalcanti. Nelle terzine si affiancarono presto gli ordini con due rime ripetute e sbilanciate CDC - CDC, CDD - CDD, e asimmetriche CDD - DCC; o gli ordini con tre rime misti, come il simmetrico a inversione ai margini CDE - ECD (le due verso i margini si invertono), il simmetrico a inversione al centro CDE - DEC (le due verso il centro si invertono; talvolta presente in Torquato Tasso), o un altro ripetuto a inversione in coda CDE - CED (le ultime due sono invertite, talvolta presente in Ugo Foscolo).
Il sonetto è pertanto un genere poetico che ha capacità poliedriche e risponde a funzioni diverse.
Esempio di sonetto con schema: ABBA - ABBA | CDE - EDC.
Schemi rimici possibili Al di là dell'ordine cronologico con cui sono nati e si sono diffusi gli schemi delle quartine e delle terzine, in seguito è proposto un compendio per una maggiore chiarezza su tutti gli schemi possibili:
Per le quartine (AB)
ABAB - ABAB — rime alternate; ABBA - ABBA — rime incrociate; ABAB - BABA — rime alternate speculari; ABBA - BAAB — rime incrociate invertite; ABAB - ABBA — rime miste, alternata e incrociata; ABBA - ABAB — rime miste, incrociata e alternata; ABAB - BAAB — rime miste, alternata e incrociata invertita; ABBA - BABA — rime miste, incrociata e alternata invertita; ABBB - BAAA — rime asimmetriche crescenti; AAAB - BBBA — rime asimmetriche decrescenti; ABBB - AAAB — rime asimmetriche concentrate; AAAB - ABBB — rime asimmetriche deconcentrate.
Per le terzine a due rime (CD)
CDC - DCD — rime alternateSono le uniche della serie CD a non essere sbilanciate, mentre le seguenti sono tutte sbilanciate.; CDC - CDC — rime ripetute simmetriche o incastrate; CDD - CDD — rime ripetute crescenti; CCD - CCD — rime ripetute decrescenti; CDD - DDC — rime simmetriche concentrate; CCD - DCC — rime simmetriche deconcentrate; CDD - DCC — rime asimmetriche crescenti; CCD - DDC — rime asimmetriche decrescenti.
Per le terzine a tre rime (CDE)
CDE - CDE — rime ripetute; CDE - DCE — rime ripetute a inversione in testaLa coda viene mantenuta.; CDE - CED — rime ripetute a inversione in codaLa testa viene mantenuta.; CDE - EDC — rime simmetricheConosciute anche come retrogradate o speculari.; CDE - ECD — rime simmetriche a inversione ai marginiIl centro viene mantenuto.; CDE - DEC — rime simmetriche a inversione al centroI margini vengono mantenuti.; CDD - CEE — rime ripetute scomposte crescenti; CCD - EED — rime ripetute scomposte decrescenti; CCD - DEE — rime baciate; CDD - EEC — rime simmetriche scomposte.
La struttura narrativa Il modello narrativo di un sonetto classico comune prevede una prima parte, una seconda parte e un volta, ossia un passaggio tra le due parti, che avviene solitamente dopo la seconda o la terza strofa. La prima parte può avere come tema, ad esempio, un problema da risolvere, mentre la seconda risolve il problema o lo lascia in bilico. Oppure la prima parte può avere un tormento personale, dell'io lirico, mentre la seconda universalizza la tematica. Oppure la prima parte può avere un mistero da risolvere, mentre la seconda chiarisce il mistero.
La prima parte a volte è divisa ulteriormente tra presentazione del problema e spiegazione del problema, sviluppate entrambe nelle due quartine. Il primo tema spesso può continuare lungo la prima e la seconda terzina, prima di passare al secondo. La seconda parte, con la soluzione, inizia entro le due terzine: comunemente può iniziare nella prima terzina al primo verso; o nella seconda al primo verso, o al secondo, o entro il secondo, o al terzo. Il passaggio tra la prima e la seconda parte può essere più netto o più sfumato. La conclusione può avvenire anche attraverso il meccanismo dell'aprosdoketon (inaspettato).
I modelli usati per suddividere le strofe che compongono un sonetto sono:
2 + 2, con la volta che divide le quartine e le terzine; 3 + 1, con la volta all'inizio o entro la seconda terzina; 1 + 3, più raro, con la volta tra la prima e la seconda quartina.
Varianti comuni Le varianti metriche e strutturali del sonetto italiano sono molte:
Varianti espansive
Corona di sonetti Si indica così quel componimento formato dall'unione di più sonetti su uno stesso argomento; nelle corone più ampie e complesse il sonetto è utilizzato come se fosse la semplice stanza di un poema.
Ci sono poi alcuni tipi particolari di "corona": quella formata da 14 o 15 sonetti dove togliendo il primo verso di ognuno si ottiene un altro sonetto ulteriore; e quella dove l'ultimo verso di ogni sonetto costituisce il primo verso del sonetto successivo. (Questo tipo di concatenazione richiama molto da vicino il rondò, componimento in cui l'ultimo verso della prima stanza è ripreso quale primo della seconda.)
Sonetto caudato Questa variante si sviluppò nel sec. XIV, si tratta di un sonetto a cui viene aggiunta una "coda", solitamente costituita da un settenario in rima con l'ultimo verso del sonetto, e un distico di endecasillabi a rima baciata. Per ogni coda successiva alla prima il settenario rima con l'ultimo verso della coda precedente. La "coda" non ha una lunghezza definita, si va da tre versi a molte decine; quando la lunghezza si faceva esorbitante il "sonetto" era detto "sonettessa". Il sonetto caudato ha avuto successo specialmente nello stile comico-realistico, e la sua fortuna dura fin quasi ai giorni nostri. Schema d'esempio: ABBA ABBA CDC DCD dEE eFF fGG (ecc.)
Un esempio di sonetto caudato
Un esempio celebre di sonetto caudato di grandi dimensioni è il Sonettin col covon ("sonettino col codone") di Carlo Porta con cui questo autore esplicitò la sua adesione al romanticismo, che conta ben 177 versi di "coda" oltre ai 14 del sonetto regolare.
Sonetto ritornellato In auge praticamente solo nel XIII secolo; è un sonetto alla cui fine si aggiunge o un endecasillabo in rima con l'ultimo verso (detto ritornello) o una coppia di versi endecasillabi a rima baciata che non riprendono le rime del sonetto (ritornello doppio).
Esempio di uno schema: ABBA ABBA CDE DCE FF.
Un esempio con schema ABBA ABBA CDC DCD EE:
Varianti con l'aggiunta di settenari
Sonetto rinterzato Ideato probabilmente da Guittone d'Arezzo è un sonetto in cui vengono inseriti settenari dopo i versi dispari delle quartine e il primo e il secondo verso delle terzine Secondo lo schema: AaBAaB, AaBAaB, CcDdC, DdCcD.
Un esempio:
Sonetto misto Sonetto di endecasillabi e settenari disposti simmetricamente, secondo lo schema aBbA, aBbA, CdC, DcD.
Sonetto doppio Ha un settenario dopo ogni verso dispari delle quartine e dopo il secondo delle terzine: "Signor senza pietansa udit ho dire" del pisano Pucciandone Martelli. con schema AaBAaB AaBAaB CDdC CDdC ) molto simile al sonetto rinterzato.
Un esempio: Dante Alighieri, Vita Nova
Varianti metriche
Sonetto minore e sonetto minimo Questo sonetto utilizza versi più brevi dell'Endecasillabo: generalmente settenari. Se il sonetto prevede versi ancora più brevi come quinari, si chiama sonetto "minimo". Benché all'epoca della loro introduzione queste varianti avessero avuto scarso successo, goderono di buona fama tra i poeti del Novecento.
Un esempio di sonetto minore:
Il sonetto minore in questione ha schema abab abab cde edc. I versi sono tutti settenari il 9º, l'11º, il 12º e il 14º sono tronchi.
Varianti sullo schema rimico
Sonetto continuo In questo caso le rime delle quartine sono riprese anche dalle due terzine. Schema d'esempio: ABBA ABBA BAB ABA
Una particolare specie di sonetto continuo è quello a rime identiche, tutto costruito su due sole parole-rima.
Altre varianti minori
Varianti con più di quattordici versi
Variante guittoniana Guittone e Montandrea aggiungono al sonetto due endecasillabi AB alla fine delle due quartine a rima alternata, e due endecasillabi CD al termine delle due terzine CDC DCD.''Schema finale: ABABABABAB CDC DCDCD.
La variazione di Montandrea (ma pare essere anche questa opera di Guittone) si limita all'aggiunta del distico AB a fine ottava. Schema finale:ABABABABAB CDC DCD.
Sonetto raddoppiato Costituito da quattro quartine e quattro terzine con il conseguente raddoppiamento delle disposizioni di rime. Spesso utilizzato in forma dialogica, attribuendo via via ad ogni personaggio un distico (nelle quartine), mentre le terzine non vengono spezzate. Un sonetto raddoppiato è la tenzone di Monte Andrea " Meo sir, cangiato veggioti il talento". Uno schema possibile: AABB AABB AABB AABB CDC CDC DCD DCD.
Varianti con rime interne
Sonetto incatenato Ogni verso è legato da rima interna.
Varianti schematiche
Sonetto retrogrado Scritto in modo da poter esser letto iniziando dall'ultimo verso per finire col primo.O più semplicemente un sonetto con schema metrico invertito in cui vengano prima le terzine e poi le quartine. Uno schema possibile: ACA CAC DEED DEED.
Varianti linguistiche
Sonetto semiletterato o sonetto metrico Quando è composto da un verso in italiano seguito da un verso in latino (dove il verso latino è spesso tratto dai poeti antichi).
Sonetto bilingue