Con il termine feudi imperiali venivano convenzionalmente indicati tutti i singoli territori soggetti - fino all'invasione napoleonica - al Sacro Romano Impero. I feudi che facevano parte dell'impero potevano essere dipendenti solamente dall'imperatore (feudi immediati o sovrani), oppure sottoposti alla sovranità di un principe o signore, vassallo intermediario dell'imperatore (feudi mediati).
I feudi immediati erano di fatto gli Stati sovrani che costituivano la confederazione imperiale. Venivano definiti "Stati imperiali" (Reichsstände, Unmittelstände), erano circa trecento e partecipavano con il proprio diritto di voto ai lavori del Reichstag, distribuiti in 10 circoli imperiali e distinti in elettorati, principati, contee, signorie, città imperiali. A questi si aggiungevano un certo numero di sovranità di fatto che non appartenevano ai circoli dell'impero: i feudi equestri dei Cavalieri del Sacro Romano Impero ed i feudi italiani e francesi, questi ultimi exclaves in territorio alsaziano come Feudi mediati sottoposti al protettorato di Parigi.Sisto, p. 5
In senso stretto, in Italia, il termine è utilizzato per definire storicamente una serie di minuscoli Stati, residui di antiche signorie feudali disseminati lungo i confini di Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia e Toscana aventi piena sovranità (immediati, cioè sottoposti solo all'autorità dell'imperatore o mediati, cioè con una certa autonomia ma sottoposti al protettorato o autorità di stati vicini più potenti). Nel 1559 i feudi vennero sottoposti alla giurisdizione feudale del Consiglio Aulico di Vienna. In Italia i feudi imperiali maggiori (detti "feudi latini") erano il Ducato di Milano, la Repubblica di Genova, il Ducato di Savoia, il Granducato di Toscana, il Ducato di Parma, e il Ducato di Mantova. Gli Asburgo d'Austria, che reggevano l'Impero, e i loro rami cadetti furono insediati in svariati feudi (Milano, Toscana, Mantova, Parma, Modena) allorché le dinastie locali si estinsero, soprattutto durante le guerre di successione del XVIII secolo.
Origine Il regno d'Italia carolingio aveva gettato le basi del feudalesimo germanico, anche nella penisola italiana e in particolar modo nelle regioni settentrionali, mentre l'autorità papale, dopo la caduta degli Hohenstaufen, era riuscita ad affrancare l'Italia meridionale e gran parte dei territori pontifici che dalle Marche raggiungevano la Romagna. L'autorità imperiale si era in seguito indebolita per l'avvento dei Liberi Comuni, prima, e delle signorie poi. Molti Stati italiani continuavano tuttavia a mantenere un rapporto di vassallaggio con l'impero, da cui erano esclusi la repubblica di Venezia, gli Stati papali e i regni di Napoli, di Sicilia e di Sardegna. Vasti feudi imperiali, formalmente dipendenti dall'imperatore, furono infeudati a numerose famiglie italiane (Adorno, Spinola, Doria, Fieschi, Medici, Malaspina, ecc.) e si conservarono fino alle abolizioni feudali napoleoniche del luglio 1797.Zanini, p. 5
Localizzazione
Tutta l'Italia settentrionale a nord dello Stato Pontificio, tranne la Repubblica di Venezia, faceva parte del Sacro Romano Impero, e i vari signori che nel Medioevo se ne dividevano il territorio esercitavano il potere, almeno formalmente, per delega e investitura dell'imperatore, quali suoi feudatari. Lo stesso strumento dell'investitura imperiale, ogni volta che vi succedeva un regnante, fu utilizzato per legalizzare le signorie cittadine e i successivi principati rinascimentali, rimarcando così il formale e diretto legame con l'imperatore.Zanini, p. 6
Anche i maggiori Stati italiani, nominalmente sudditi dell'Impero, fino al XVIII secolo furono convenzionalmente feudi imperiali o aggregati di essi. Erano sottoposti alla giurisdizione del Reichshofrat, il Supremo Tribunale dell'Impero, con apposita sezione italiana, ma non avevano seggio o voto alla Dieta imperiale ad eccezione del Ducato di Savoia che dalla seconda metà del XVII secolo di fatto non venne più esercitato dai Savoia, per rimarcare la loro autonomia dall'impero. Di questi, sei maggiori erano denominati "Feudi latini" (Feuda latina): il granducato di Toscana, nuovamente reinserito nella compagine imperiale dal 1530, e poi nuovamente dal 1737 al 1766 quando tornò ad essere autonomo con la secondogenitura dei Lorena, i feudi che formavano lo Stato di Milano (il ducato di Milano, il principato di Pavia, il contado di Cremona, ecc.), lo Stato sabaudo (il ducato di Savoia, il ducato d'Aosta, la Signoria del Piemonte, il contado di Asti ecc.), il Ducato di Mantova, la Repubblica di Genova, restaurata nel 1530 i Ducati di Parma e Piacenza, di origine papale, creati per i Farnese, ma dal 1545, rivendicati nel suo status sotto l'egida dell'Impero. Tra gli altri feudi dell'Impero di medie dimensioni si ricordano il Monferrato, i ducati di Modena e Reggio, quelli di Massa, Sabbioneta, Bozzolo, i già citati Stati parmensi (oltre i ducati di Parma e Piacenza, lo Stato Pallavicino, lo Stato Landi, il marchesato di Zibello, il marchesato di Soragna, ecc.) fino ai piccoli principati padani (il ducato di Guastalla, il principato di Correggio, ecc.), tutti via via assorbiti dagli Stati più grandi..
Esisteva poi, una serie di circa 200-250 piccoli feudi, i cosiddetti "Feudi minori" (Feuda minora), specie sui monti liguri e sui colli del Basso Piemonte fino all'Appennino tosco-emiliano; essi consistevano in un gruppo di antichi feudi, nati dalla disgregazione degli storici marchesati degli Aleramici e degli Obertenghi, che, anche grazie alla posizione geografica isolata, riuscirono a sopravvivere più a lungo, ben oltre la fine del Medioevo (il periodo tipico di queste istituzioni), almeno finché durò nominalmente il potere imperiale. Per questi Stati l'investitura era ben più di una questione formale, poiché solo la protezione imperiale poteva garantire l'autonomia a entità politiche tanto deboli. Erano nelle mani di circa 50-70 famiglie nobili (Gonzaga, Del Carretto, Malaspina, Scarampi, Pico, Pallavicino, Spinola, Doria, Fieschi, Adorno, Brignole, ecc.).
Quando si costituirono i vari principati rinascimentali molti di essi nell'età moderna furono assorbiti, ma altri, posti sotto la diretta tutela degli Asburgo, che detenevano la corona imperiale, e talvolta della Spagna e poi dell'Austria che dominavano l'Italia, riuscirono a sopravvivere ed anche a conoscere una sorta di revival nel XVIII secolo, quando la casa imperiale austriaca ebbe il diretto dominio su Milano e, tramite i suoi vassalli dei feudi imperiali, poteva avere un più ampio controllo della zona appenninica e padana.Sisto, p. 35
La situazione settecentesca Dall'ultimo decennio del XVII secolo, la corte di Vienna aveva attuato una politica di rilancio del potere imperiale in Italia. Le ragioni erano dettate da un programma asburgico di natura politica, strategica e non per ultimo economica: le regioni lombarde, piemontesi, toscane erano tra le più ricche dell'intero territorio imperiale ed economicamente ben predisposte e per questo appetibili ai sovrani. Da molti cronisti francesi del tempo infatti l'Italia era definita "le Indie dell'Impero".
In alcune zone la figura dei vicari imperiali, almeno formalmente, non era mai venuta meno. In Toscana, dopo le conquiste di Firenze del XIV secolo, l'ufficio del vicario fu trasferito dalla sede di San Miniato al Tedesco (in ricordo appunto di tale funzione) ai marchesi Malaspina di Fosdinovo che ne assunsero la carica ereditaria fino alla fine dell'Ancien Régime..
L'imperatore Leopoldo I d'Asburgo perseguì così una politica di recupero delle terre italiane per contrastare politicamente ed economicamente l'espansionismo aggressivo francese di quegli anni e molti signorotti locali, anche a seguito di espresso editto imperiale, si affrettarono a farsi riconoscere i propri possessi come feudi dell'impero, per una maggiore tutela politica e di indipendenza verso gli stati maggiori limitrofi. Di conseguenza si acuirono nuovamente, proprio in questi anni, le tensioni diplomatiche tra Vienna e la Santa Sede anche per la contestata natura giuridica feudale di taluni feudi come quelli di Comacchio, di Carpegna o di Apecchio nel Montefeltro, di fatto integrati negli Stati della Chiesa.Zanini, p. 7
I feudi imperiali superstiti in Italia possono così suddividersi indicativamente in due categorie: i feudi sovrani che godevano di autonomia politica e avevano un rapporto formale diretto con l'imperatore (feudi immediati), con la connotazione di veri stati sovrani; i feudi, posti sotto il protettorato di altri Stati, semisovrani (in rapporto di accomandigia) e i feudi mediati che erano o soggetti alla potestà diretta di un sovrano di cui erano vassalli (principe intermediario tra il feudatario e l'imperatore) o avevano una limitata autonomia politica.
Facevano parte del primo gruppo i ducati di Savoia ed Aosta i cui sovrani, i duchi di Savoia, poi re di Sardegna dal 1713, continuavano ad essere formalmente vassalli dell'impero con diritto di seggio e di voto alla Dieta imperiale di Ratisbona. Nonostante, a più riprese, i duchi avessero ricevuto dall'imperatore molti feudi imperiali (Monferrato, Novara, il Vigevanasco, la Lomellina, Voghera, le Langhe e Tortona), dalla fine del XVII secolo non riconoscevano più il rapporto di sottomissione all'impero, mancando di inviare i propri deputati alla Dieta imperiale, né versando la tassa della matricola all'erario imperiale. Tale affermazione delle proprie autonomie e sovranità venne sin dal 1738 ripetutamente e decisamente sostenuta con una serie di provvedimenti e decreti legislativo-amministrativi tesi a garantire la potestà reale contro le resistenze più o meno occulte da parte del senato milanese alla cui giurisdizione e fisco fino ad allora erano sottoposti i feudi delle Langhe prima della loro cessione ai Savoia.. Tuttavia una eccezione nei rapporti di Casa Savoia con l'Impero fu la crisi (1730-1731) tra Vittorio Amedeo II e Carlo Emanuele III durante la quale il primo inviò una richiesta di arbitrato all'imperatore come sovrano superiore.
Casi particolari furono poi la Toscana e lo stesso Stato di Milano (Milano, Pavia, Cremona, Mantova, Sabbioneta, Bozzolo, ecc.). Tali Stati, infatti, oltre ad essere feudi imperiali, erano anche in unione personale con l'imperatore (beni allodiali della casa imperiale d'Asburgo) e con l'Austria e, come tali, governati da rappresentanti diretti del sovrano (governatori generali per Milano e presidenti del consiglio di Reggenza per la Toscana dal 1737 al 1765). Lo Stato milanese con le sue dipendenze era andato sensibilmente riducendosi nell'estensione territoriale con le cessioni ai Savoia delle vaste province ad ovest del Ticino e con l'annessione alla Repubblica di Venezia di Bergamo, Brescia e l'exclave di Crema nel XVI secolo. Sisto, p. 31
Il ducato di Mantova era stato avocato all'imperatore dopo che l'ultimo duca sovrano della linea di Gonzaga-Nevers, Ferdinando Carlo Gonzaga, ne era stato spogliato per fellonia, perché aveva fatto entrare le truppe francesi nel Mantovano per timore che quest'ultimi operassero ritorsioni aggressive nei confronti della popolazione mantovana e la confisca dei feudi francesi che il Duca di Mantova possedeva. Con la sua annessione si era completato l'accerchiamento austriaco nei confronti della Repubblica di Venezia, in secolare antagonismo per il predominio della regione. La corte di Vienna era determinata nel mantenere forte la propria presenza nell'Italia settentrionale: dall'ultimo decennio del XVII secolo il piccolo principato di Castiglione delle Stiviere era stato occupato dalle truppe imperiali, nonostante le inutili proteste degli spodestati signori della linea cadetta dei Gonzaga, i quali rinunceranno definitivamente ai loro diritti e pretese solo nel 1773.Zanini, p. 8