Lo iettatore (anche scritto jettatore) o menagramo è una figura tradizionale, fortemente stereotipata, alla quale un pregiudizio superstizioso attribuisce nel contesto sociale il potere di portare sfortuna, solitamente in modo non intenzionale. Questo potere prende il nome di iettatura.

A dispetto della sua natura superstiziosa, la credenza nella iettatura è nata in ambienti contemporanei e razionalisti, se non proprio scientifici, che hanno tentato di razionalizzare le più antiche credenze magiche sul malocchio, dal quale la iettatura si distingue per l'assenza d'invidia. Oggetto di studio delle scienze sociali, la credenza è ricondotta all'umano bisogno di sicurezza e da alcuni, quanto alle origini più risalenti, alla psicologia dei primati (tra cui l'uomo) e al disagio con cui questi animali tollerano la fissazione dello sguardo.

Proprio per la sua origine colta e borghese, la credenza nella iettatura presenta un risvolto semiserio, cosicché la fama di iettatore affibbiata ad alcune persone può nascere per scherzo, e ciò nonostante procurare loro gravi conseguenze. Tale fama si lega tipicamente a certe caratteristiche fisiche e morali che rendono alcuni soggetti invisi al resto della comunità: in generale il presunto iettatore ha buona cultura, riservatezza e una propensione al disincanto che confligge con la fiducia a volte illusoria degli uomini nel futuro. In Italia tacciare qualcuno di iettatura può costituire reato di diffamazione.

Lo iettatore si dice anche, in metafora, uccello del malaugurio, corvo o gufo, in riferimento alle credenze secondo cui alcuni uccelli sarebbero latori di sventura, o per il loro verso lugubre notturno (strigidi) o per l'abitudine di cibarsi di carogne (corvi).

Etimologia I termini iettatore e iettatura, con le varianti jettatore e jettatura, risalgono al XVIII secolo e derivano indirettamente dal latino iactō, ovvero dal suo composto metafonetico ēiectō («getto»), attraverso il napoletano iettare («gettare»). Il riferimento è alla presunta capacità dello iettatore di gettare il malocchio, cioè di recare ad altri la malasorte attraverso lo sguardo.

Il termine menagramo, calco del milanese menagram, è composto da menare («portare») e gramo («cose misere, infelici»).

Origini La figura dello iettatore appare figlia dell'Illuminismo napoletano ed emerge per la prima volta nel 1787 in un libello del giurista Nicola Valletta, intitolato Cicalata sul fascino volgarmente detto jettatura, che rappresenta il primo saggio sull'argomento. Valletta inaugura un lungo filone di trattati: nel XIX secolo se ne trovano infatti ad opera di Marugj (Capricci sulla jettatura, 1815), Schioppa (Antidoto al fascino detto volgarmente jettatura, 1830), Pitrè (La jettatura e il malocchio in Sicilia, 1884) e altri..

Nota Benedetto Croce che prima della Cicalata non si trova alcuna traccia della iettatura nella letteratura sulle credenze magiche.. Ciò lascerebbe supporre che la credenza non esistesse affatto, se non fosse che il Valletta, citando anche un poemetto di Cataldo Carducci, ne parla come di un fenomeno antico che ha soltanto cambiato nome.. Del resto, lo iettatore si può ritenere una sorta di forma moderna, svincolata dalla magia, dello spargitore intenzionale di malocchio..

La credenza nella iettatura si diffuse tra le classi agiate, mentre quella nella magia restava confinata nelle campagne.. Questa tendenza è stata ricostruita come «magismo secondario», «ascesa del folklore», e sarebbe dovuta alla delusione della speranza che scienza e tecnologia potessero rimediare all'insicurezza dell'uomo, mentre ne determinano piuttosto l'aggravamento (Lanternari).. V'è chi, considerando la diffusione della credenza nella iettatura tra le classi colte, che tuttavia vi guardavano tra il serio e il faceto, parla di «compromesso fra l'antico fascino stregonesco [...] e i temi del razionalismo settecentesco» (De Martino).. Sulla stessa linea altri parlano di nascita, con il concetto di iettatura, di un «terzo stato» intermedio tra scienza e magia, di un «sottoprodotto irrazionale» tipico di ogni epoca positivista, come fu anche la letteratura fantastica.

Gli illuministi napoletani assistettero a una vera proliferazione di iettatori – cioè alla diffusione della credenza – e tentarono di spiegare razionalmente il fenomeno, ad esempio in termini di mesmerismo e in riferimento a una supposta trasmissione di influssi magnetici.Così Il medico Giovanni Leonardo Marugj interpreta il potere dello iettatore come una forza fisica esercitata da minute particelle che emanerebbero dal corpo del portatore di sventura e investirebbero le cose e le persone circostanti.. Non era un'idea nuova, ma si innestava su una lunga tradizione filosofica che fin dal medioevo attribuiva agli occhi la capacità di irradiare amore e odio (affascinare), ai corpi la facoltà di spargere vapori o effluvi di natura positiva e negativa..

V'è sempre negli ambienti colti napoletani un sottofondo d'ironia verso la credenza, che gli autori dei trattati sul tema rendono anzi esplicito a premessa delle loro opere. L'intento scherzoso da loro dichiarato spinge Croce a sottovalutare la serietà dei vari saggi, mentre per altri esso è solo finzione letteraria, utile piuttosto a legittimare la trattazione di un fatto irrazionale nel quale gli autori continuano in effetti a credere. Tale atteggiamento ambivalente dei napoletani è stato descritto come «combinazione colta di scetticismo e credulità, di paura reale e di enfasi scherzosa, di coscienziosa esecuzione del rituale protettivo e di comica ambiguità nella mimica e nella espressione del volto»..

Gli sforzi degli illuministi potrebbero spiegarsi come tentativi di dissolvere una zona d'ombra, razionalizzandola, in coerenza con la fiducia nella ragione umana... Ma non mancano compiute ricostruzioni delle cause per cui proprio a Napoli sorse una teoria della iettatura: per alcuni ciò dipese da una maggiore arretratezza dell'illuminismo napoletano (De Martino); per altri dall'isolamento della capitale, incapace di trasmettere il razionalismo dei lumi al resto del regno (De Rosa);. per altri ancora, semplicemente, dall'adozione di un «diverso modello di razionalità» che nel Settecento alimentò altre «scienze popolari di matrice empirico-divinatoria» (Ferrone)..

Caratteristiche

Concetto Sebbene taluno distingua tra iettatore di presenza e iettatore d'intenzione, nel senso che il primo recherebbe sventura in modo involontario e il secondo (ritenuto più raro) di proposito,. la figura tradizionale dello iettatore si caratterizza perlopiù per l'assenza della volontà di nuocere. e della stessa invidia: manca cioè una componente attiva nello scagliare il malocchio, il quale si produrrebbe per via della semplice negatività intrinseca dello iettatore. Il Tommaseo definisce lo iettatore «specie di stregone innocente e passivo».

Stereotipo

Nelle trattazioni degli albori la fisionomia dello iettatore è descritta in modo contraddittorio dai diversi autori, ma ne esiste un tipo prevalente,. con precedenti antichi e calato nel preciso stereotipo dell'individuo d'aspetto triste. Pitrè nel 1884 descrive uno iettatore siciliano come un uomo dal «viso magro, [d]al colorito cupo, olivigno, [d]al naso adunco, e specialmente [d]agli occhi biechi e loschi, rossi o blu (cioè percorsi da una vena), piccoli, porcigni, ingrottati»... Un ritratto grosso modo affine si trova in Dumas...

Queste descrizioni risalgono di almeno uno o due secoli, a riprova del fatto che la tradizione della iettatura ha radici più antiche. Ve n'è una simile in Lázaro Gutiérrez, mutuata da Girolamo Cardano..

Il colorito cupo parrebbe corrispondere all'epiteto napoletano di faccia 'ngialluta rivolto dal popolo a san Gennaro tutte le volte che non si ripete il miracolo del sangue. In questo modo i napoletani apostroferebbero il santo dandogli dello iettatore, poiché la mancata liquefazione del sangue è interpretata come un presagio di sventura per la città..

Lo iettatore presenta dunque in genere caratteri fisici e morali che gli danno un aspetto e un atteggiamento severo, malinconico, realista e disincantato; a volte ha la tendenza a lamentare le proprie sventure o a interessarsi delle altrui,. e la sua indole è comunque in conflitto con il pensiero illusorio. Alla bruttezza e all'eventuale difetto fisico (calvizie, strabismo, prognatismo e, in origine, rutilismo) o deformità e disabilità si possono associare erudizione pedante o verbosa, austerità, seriosità, grigiore, timidezza, permalosità, antipatia.. È infatti tipicamente una persona di ottima cultura e più spesso un uomo. Il tutto si riflette anche sul suo modo di vestire castigato, calato in una vera e propria «uniforme» che egli stesso talvolta può caricare, ad esempio vestendo di nero e indossando occhiali scuri, nello stesso atteggiamento che Pirandello attribuisce a Rosario Chiàrchiaro..

Il concetto di iettatore investe a volte categorie di persone portatrici di valori di penitenza, in contrasto con la spensieratezza e la gioia di vivere, come i membri degli ordini monastici maschili e femminili;.. altre volte riguarda i membri del clero secolare: o perché malvisti quali depositari di un potere religioso,.. o perché la somministrazione del viatico e altre circostanze (come la presenza al fronte dei cappellani militari) fanno sì che si trovino spesso accanto ai moribondi..

Etichetta Se lo iettatore come individuo portatore di sventura è soltanto una figura dell'immaginario collettivo, il ruolo sociale dello iettatore è un fenomeno reale. La fama di iettatore nasce da un'etichetta addossata a un soggetto, che per proprie caratteristiche fisiche e morali è già predisposto ad assumere il ruolo; si consolida poi per effetto della memoria selettiva (che tra le innumerevoli eventualità legate alla presenza dello iettatore dà importanza solo agli eventi nefasti) e può sfociare anche in emarginazione e persecuzione, fino a rendere lo iettatore un capro espiatorio al quale attribuire la colpa di tutti i mali.

Benché possa nascere per gioco, la fama di iettatore è dunque foriera di conseguenze anche gravi per la persona che la subisce, come dimostrano ad esempio i casi di due noti cantanti italiani le cui carriere sono state pesantemente segnate dalla diceria. Chi è toccato dalla nomea può restare isolato, perdere il lavoro e in alcuni casi essere spinto al suicidio (o al contrario all'omicidio). Più di rado la vittima può accettare l'etichetta di iettatore e tenersi in disparte dalla vita sociale, come testimonia la vicenda del critico Mario Praz, che valicò i confini italiani e suggestionò personalità di prestigio. Il caso Praz testimonia l'ulteriore grave conseguenza sociale della perdita del nome, dovuta alla credenza che per evitare l'evocazione dell'influsso malefico esso vada sottaciuto o al massimo richiamato in perifrasi come «l'illustre anglista», a volte anche dopo la morte della persona..

Rituali La tradizione popolare impone il compimento di scongiuri al passaggio dello iettatore o dopo essere stati investiti dal suo influsso nefasto. Questi scongiuri includono toccare oggetti di ferro come chiodi o chiavi, toccare corni (in particolare il corno rosso), toccarsi i testicoli o il seno, fare le corna o il gesto delle fiche, recitare orazioni o formule magiche, sputare o segnarsi... I rimedi più efficaci coinvolgono lo stesso iettatore, chiamato a toccare la propria vittima già colpita dalla sventura o a donare corni di corallo in via preventiva; tale ultimo rimedio è particolarmente potente e in grado di preservare anche dall'influenza di altri iettatori.

Casi storici