La guerra sporca (in spagnolo: Guerra sucia) fu un programma di repressione violenta attuato in Argentina con lo scopo di distruggere la cosiddetta sovversione, rappresentata dai gruppi guerriglieri marxisti o peronisti attivi in Argentina dal 1970, ed eliminare in generale qualunque forma di protesta e di dissidenza nel paese presente nell'ambiente culturale, politico, sociale, sindacale e universitario.
La brutale campagna repressiva ebbe il suo momento culminante tra il 1976 e il 1979 e venne condotta in segreto, al di fuori di ogni controllo legale, da una serie di corpi speciali e di unità antisovversive costituite dalle forze armate e dalla polizia federale, secondo i programmi pianificati e attuati dalla Giunta militare argentina del cosiddetto Processo di riorganizzazione nazionale, capeggiata dal generale Jorge Rafael Videla e dai suoi successori, generali Roberto Eduardo Viola, Leopoldo Galtieri e Reynaldo Bignone.
Essa fu caratterizzata dalla massiccia violazione dei diritti umani e civili nei confronti della popolazione, con l'utilizzo di metodi quali la privazione della libertà senza procedimenti giudiziari, la detenzione in luoghi segreti controllati dalle forze armate, la tortura, gli omicidi e le sparizioni; durante questo periodo, oltre alle migliaia di persone incarcerate, vi furono circa omicidi politici e circa persone scomparvero (desaparecidos), delle quali circa accertate dalla Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas.
Storia La guerriglia prima del colpo di Stato Il quadro politico dell'Argentina nei primi anni settanta era caratterizzato da un'estrema instabilità: a seguito della morte, avvenuta il 1º luglio 1974, di Juan Domingo Perón la presidenza del paese fu assunta dalla moglie Isabel Martínez de Perón, la quale nominò come Segretario di Stato José López Rega, appartenente all'ala conservatrice del partito e per questo inviso alla sinistra peronista che, attraverso il suo braccio clandestino armato Montoneros, riprese un'attività di guerriglia contro il Governo federale caratterizzata da un elevato numero di attentati e omicidi.
Parallelamente si accentuò anche l'attività dell'Ejército Revolucionario del Pueblo (ERP), un gruppo di ispirazione trotskista che, dalla fine degli anni sessanta, si era già distinto in azioni di guerriglia urbana principalmente nella provincia di Buenos Aires e di Córdoba contro le forze armate e la polizia federale allo scopo di contrastare la giunta militare al potere in Argentina dal 1966 fino al ritorno di Perón nel 1973. La situazione dell'ordine pubblico dell'Argentina si deteriorò ulteriormente anche a causa del sorgere del terrorismo di estrema destra delle squadre della Alleanza Anticomunista Argentina (AAA), una formazione paramilitare organizzata e diretta dallo stesso Rega con il sostegno occulto anche delle forze armate che fu responsabile di numerosi assassinii di militanti di sinistra, sindacalisti e peronisti di sinistraM. Novaro, La dittatura argentina (1976-1983), p. 17..
Il continuo aumento delle violenze dei gruppi estremisti di destra e sinistra contribuì quindi a creare nel paese un clima di terrore che portò nel novembre del 1974 alla proclamazione dello stato d'assedio con le dimissioni, nel luglio del 1975, dello stesso Rega dalla sua carica a seguito dell'accusa di avere ispirato le azioni della AAA.
Il quadro di crescente instabilità indusse soprattutto la presidentessa Isabelita a accentuare le disposizioni antiterrorismo; in realtà le prime misure repressive eccezionali e la decisione di impiegare le forze armate per la lotta contro la "sovversione" montoneros o marxista furono prese già durante il governo costituzionale presieduto dalla vedova di Perón. Venne quindi stabilita la procedura straordinaria dell'arresto e detenzione "a disposizione del potere esecutivo" che permetteva al governo di decidere autonomamente senza procedure legali la sorte degli arrestatiM. Novaro, La dittatura argentina (1976-1983), pp. 32-33.. Isabelita inoltre affidò espressamente con il decreto n. 281 del 5 febbraio 1975 alle forze armate il compito di "annientare la guerriglia" con qualunque mezzo e senza preoccupazioni di tipo normativo legaleF. Gallina, Le isole del purgatorio, pp. 160-161.; nel febbraio 1975 l'esercito, guidato dal generale Acdel Vilas diede inizio all'Operativo Indipendencia, la prima massiccia operazione di repressione contro la guerriglia dell'ERP nella provincia di Tucumán; l'azione dei militari fu particolarmente brutale con arresti, esecuzioni sommarie, ricorso sistematico alla tortura e impiego dell'aviazione per bombardare i villaggi rurali occupati dai guerriglieriR. Diez, Vencer o morir, pp. 200-204..
Alla fine del 1975 la situazione dell'ordine pubblico in Argentina sembrò degenerare irreversibilmente verso il caos e la guerra civile; i continui attentati dei gruppi guerriglieri di estrema sinistra o peronisti, le azioni terroristiche della Tripla A e la repressione brutale dell'esercito fecero salire ulteriormente il numero delle vittime che furono 62 in dicembre 1975, 89 a gennaio 1976 e 105 a febbraio 1976M. Novaro, La dittatura argentina (1976-1983), p. 19.; dal ritorno al potere di Perón il 25 maggio 1973, al 23 marzo 1976 gli omicidi politici furono , tra cui 66 militari, 170 poliziotti, 677 civili e 445 "sovversivi"F. Gallina, L'isola del purgatorio, p. 284.. Durante il periodo natalizio del 1975 il nuovo comandante in capo dell'esercito, generale Jorge Rafael Videla, indirizzò un minaccioso messaggio quasi ultimativo alla presidentessa Isabelita; il generale affermò che era necessario che ognuno "assumesse le proprie responsabilità", che era indispensabile che fossero attuate le "soluzioni profonde e patriottiche che la situazione esige". Il comandante dell'esercito sottolineava "la gravità dell'ora che la Patria vive" e affermava che "l'ora del risveglio del popolo argentino" era giuntaF. Gallina, L'isola del purgatorio, pp. 283-285..
Alla vigilia del colpo di Stato militare l'Argentina sembrava quindi in una situazione di reale guerra civile e le élite economiche e politiche apparentemente temevano una "vittoria della sovversione" ma in realtà già alla fine del 1975 i movimenti guerriglieri, in apparenza in fase di ulteriore crescita, erano già in crisi sotto i colpi della repressione delle forze armate e a causa del declinare dei movimenti di protesta e del consenso sociale verso le istanze rivoluzionarieM. Novaro, La dittatura argentina (1976-1983), pp. 33-34.. Nel 1975 i gruppi guerriglieri più importanti, Ejército Revolucionario del Pueblo e Montoneros, subirono duri colpi dall'apparato repressivo; oltre 700 militanti furono uccisi, i detenuti illegali o legalizzati erano già oltre ; l'assalto a Monte Chingolo nel dicembre 1975 si era concluso con un disastro per l'ERPR. Diez, Vencer o morir, pp. 210-214.. I militanti ancora attivi erano circa - e i gruppi mantenevano una limitata capacità di reclutamento ed erano ancora in grado di sferrare numerosi attacchi contro le forze armate, politici o dirigenti industriali, ma le possibilità di un'evoluzione rivoluzionaria erano praticamente inesistentiM. Novaro, La dittatura argentina (1976-1983), pp. 35-36..
I dirigenti più importanti dell'ERP e dei Montoneros non sembrarono comprendere la realtà della situazione e il pericolo di un nuovo ritorno al potere dei militari; al contrario ritennero che il possibile colpo di Stato, considerato all'inizio del 1976 imminente e inevitabile, avrebbe favorito a lungo termine l'evoluzione rivoluzionaria, accentuando ancor più il contrasto sociale e spingendo le masse ad unirsi alle avanguardie guerrigliere contro il potere militare. I capi dei gruppi di lotta armata non compresero invece che la società argentina era profondamente turbata dalle violenze delle due parti, delusa dalle istanze rivoluzionarie e pronta a ritirarsi dall'impegno politico e a delegare l'esercizio del potere alle forze armate che sembravano l'unica struttura della nazione sufficientemente solida e coesa in grado di fronteggiare il caos sociale ed economicoM. Novaro, La dittatura argentina (1976-1983), p. 34..
La pianificazione
Isabelita Perón cercò fino all'ultimo di evitare l'intervento dei militari preannunciato dai minacciosi avvertimenti dei capi militari, ma la presidentessa era priva di qualità politiche e non riuscì ad evitare un'evoluzione rovinosa dell'economia argentina e dell'ordine pubblico. Tra febbraio e marzo 1976 l'inflazione salì al 566% annuo; le riserve finanziarie erano esaurite; fallirono tentativi di formare un governo d'emergenza o di indire elezioni straordinarieM. Novaro, La dittatura argentina (1976-1983), pp. 18-19.. In realtà molte forze sociali e politiche argentine consideravano con favore l'assunzione del potere dei militari; forti appoggi alle forze armate giunsero dalla borghesia industriale e finanziaria, dalle alte gerarchie della Chiesa cattolica ma anche da alcuni politici ed esponenti sindacaliR. Diez, Vencer o morir, pp. 223-224 e 228..
Il colpo di Stato delle forze armate avvenne nella notte del 24 marzo 1976 e in pratica non incontrò alcuna opposizione. Venne diramato un comunicato in cui una Giunta militare (Junta de comandantes) formata dai tre capi di stato maggiore, generale Jorge Rafael Videla, per l'esercito, ammiraglio Emilio Eduardo Massera per la marina, e Orlando Ramón Agosti per la forza aerea, dichiarava di aver assunto il potere; altri due comunicati illustravano gli obiettivi del nuovo regime, i regolamenti esecutivi e le altre organizzazioni della nuova struttura istituzionaleM. Novaro, La dittatura argentina (1976-1983), pp. 28-29.. Accanto alla giunta furono costituiti un governo, il cosiddetto PEN (Podere Ejecutivo Nacional) e una commissione di consulenza legislativa (CAL, Comision de Asesoramiento Legislativo); il 29 marzo 1976 il generale Videla divenne il presidente del PEN e quindi de facto la massima autorità del nuovo regime argentino. Le forze armate assunsero un ruolo dominante all'interno delle nuove strutture del regime; la CAL fu formata da nove militari scelti in parti uguali dalle tre armi; tutti i ministri del PEN furono membri delle forze armate, tranne i ministeri dell'Economia e dell'Educazione che furono lasciati a due civiliM. Novaro, La dittatura argentina (1976-1983), p. 30..
I poteri della giunta erano estremamente vasti; essa nominava all'unanimità il presidente che sarebbe rimasto in carica per soli tre anni e avrebbe dovuto essere scelto tra gli alti ufficiali non più in servizio attivo; inoltre i tre membri detenevano il comando delle forze armate, il potere di dichiarare guerra; erano responsabili della formazione della Corte suprema i cui giudici furono tutti immediatamente sostituiti. La nomina di ministri, giudici ordinari, governatori e amministratori era ugualmente soggetta all'approvazione e al controllo della giuntaM. Novaro, La dittatura argentina (1976-1983), p. 29.. Caratteristiche fondamentali del sistema di potere del regime militare furono l'estesa militarizzazione delle cariche pubbliche e soprattutto la rivalità tra le tre forze armate e tra i più ambiziosi e influenti alti ufficiali. La nomina di militari ai vertici delle istituzioni pubbliche riguardò oltre ai ministeri e alla Corte suprema, anche le telecomunicazioni, le forze di polizia, sindacati, mutue, organizzazioni industriali, imprese statali, organismi ad hoc come l'ente preposto all'organizzazione dei Mondiali di calcio previsti nel 1978, tutte le province; le cariche vennero spartite equamente tra le tre forze armateM. Novaro, La dittatura argentina (1976-1983), pp. 29-30..