Il Regno d'Italia (noto anche come Regnum Italiae, Regnum Italicum o Regnum Italicorum), chiamato anche Italia imperiale, fu un'entità politica esistita nel Medioevo, che succedette al Regno longobardo.

È difficile stabilire quando sia formalmente nato il Regno d'Italia, poiché dopo la sconfitta definitiva dei Longobardi da parte dei Franchi nel 774, Carlo Magno, e in seguito suo figlio Pipino, continuarono a utilizzare soprattutto il titolo di rex Langobardorum.

In maniera del tutto analoga ai processi in corso nel resto del mondo carolingio, i grandi aristocratici del regno cercarono di affermare il loro diritto a eleggere il sovrano e il titolo di re d'Italia fu fortemente agognato da vari soggetti in lotta tra loro. Tuttavia, in seguito all'abdicazione di Arduino d'Ivrea nel 1014, divenne un fatto essenzialmente scontato che la corona d'Italia spettasse ai re dei Romani/dei Franchi Orientali, i quali rimanevano gli unici candidati al titolo imperiale. Nonostante ciò, di fatto, dopo la pace di Costanza del 1183 le pretese degli imperatori di esercitare in modo permanente e diretto della propria autorità a sud delle Alpi vennero fortemente ridimensionate. Con la sola eccezione del Grande Interregno, per tutto il Basso Medioevo i sovrani di Germania continuarono a essere eletti re d'Italia, a cui seguivano le cerimonie d'incoronazione, quasi sempre svolte a Pavia e più raramente a Milano. L'ultimo imperatore a essere incoronato re d'Italia fu Carlo V d'Asburgo, nel 1530. Dalla pace di Vestfalia in poi, il Sacro Romano Impero venne sempre più identificato con la sua componente a nord delle Alpi, facendo così cessare l'esistenza formale del Regno dal 1648. Napoleone riprese il titolo di Re d'Italia nel 1805.

Storia L'Età Carolingia La caduta del regno longobardo e i primi carolingi

In una campagna condotta tra il 773 e il 774, Carlo Magno conquistò il regno longobardo e deportò il re dei Longobardi Desiderio in Gallia. Papa Adriano I, che aveva sollecitato l'intervento di Carlo in Italia, sperava di relegare i Franchi a nord della linea che correva dalle Bocche della Magra sino al delta del Po, dove la grande aristocrazia longobarda era più radicata e difficile da controllare, riservando al papato l'egemonia politica sulla penisola. Tuttavia, la dimostrazione di forza che Carlo era riuscito a dare fu sufficiente a coagulare attorno a lui il composito panorama politico dell'Italia centrale e settentrionale (formato dalla Langobardia Maior, pressappoco corrispondente alle odierne regioni Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia, Toscana e dal Triveneto, e da parte della Langobardia Minor, ovvero il ducato di Spoleto), permettendogli di mantenere intatti i confini dell'antico dominio longobardo. Così, Carlo allora assunse la corona longobarda prendendo il titolo di Gratia Dei rex Francorum et Langobardorum atque patricius Romanorum ("Per grazia di Dio re dei Franchi e dei Longobardi e patrizio Romano"). Rimanevano fuori dalla giurisdizione franca, pur riconoscendo la supremazia carolingia, i territori della Promissio Carisiaca e il ducato di Benevento, che entrò nella sfera d'influenza dell'Impero d'Oriente assieme al ducato di Venezia, che venne assegnato definitivamente a Costantinopoli dalla pace di Aquisgrana. Inizialmente Carlo mantenne le Leges Langobardorum, ma nel 776, a seguito della rivolta capeggiata dal duca del Friuli Rotgaudo, sostituì con dei funzionari pubblici, i "conti", i duchi longobardi e ridistribuì i patrimoni di questi ultimi tra gli aristocratici franchi.

Secondo le consuetudini tipiche dei Franchi, nel 781 Carlo Magno preparò la propria successione conferendo il titolo regio in zone periferiche, rispettivamente di Aquitania e Italia, ai figli Luigi e Pipino. In particolare, Pipino, terzo figlio di Ildegarda, come rex Langobardorum fu un eccellente continuatore della politica paterna, ad esempio completando la conquista dell'Istria nel 788, rendendosi protagonista dell'avanzata franca a oriente. Per questa ragione, Carlo assegnò a Enrico del Friuli, sottoposto di Pipino, il controllo della Bassa Pannonia, della marca orientale e della marca di Carinzia, comprendente anche la Carniola. Alla morte di Pipino, avvenuta nell'810, Carlo conferì la dignità regale sui Longobardi al figlio di Pipino, Bernardo. Nell'814 Carlo Magno morì e il potere fu assunto da Luigi, in seguito noto come Ludovico il Pio, che era già stato associato al trono imperiale nell'813. Inizialmente l'imperatore permise a Bernardo di mantenere il titolo regale, ma nell'aprile dell'817 Ludovico fu ferito dal crollo di una galleria che conduceva alla cappella del palazzo e nel mese di luglio decise di regolare la sua successione attraverso un decreto chiamato Ordinatio Imperii, con cui designò il figlio Lotario co-imperatore. Stabilita la divisione territoriale tra i suoi figli, regolando il rapporto politico tra Lotario e i suoi fratelli, Ludovico dovette fare i conti con Bernardo, che, preoccupato per la propria situazione, scatenò una rivolta contro l'imperatore. Bernardo fu sconfitto, imprigionato e accecato, morendo nell'818.

È in questo periodo che le fonti cominciarono a menzionare i termini Regnum Italiae, Regnum Italicum o Regnum Italicorum, che inizialmente affiancarono e poi sostituirono definitivamente la dicitura di Regnum Langobardorum.Tabacco, 1989, p. 115.

Il Regnum Italiae nell'Impero carolingio I territori italiani furono allora assegnati a Lotario I, secondo la sua dignità imperiale, che visse in Italia per i dieci anni successivi. Nel giorno di Pasqua dell'823 Lotario fu di nuovo incoronato imperatore a Roma e nell'824 impose al papa Eugenio II la Constitutio romana, che ribadiva la sovranità franca su Roma. Nell'828 l'imperatore depose Balderico del Friuli, influente aristocratico, e lo sostituì con il marchese Unruoch II. Su ordine del padre, dall'agosto 829 Lotario dovette risiedere permanentemente in Italia, in modo da contribuire a rafforzare la presenza carolingia nel regno, ma Lotario, nonostante il suo campo d'azione si limitasse alla sola Italia, era più interessato agli affari a nord delle Alpi, dove si concentravano i centri di potere dell'Impero.

Nell'829, Ludovico il Pio decise di rivedere lOrdinatio Imperii assegnando al figlio minore Carlo l'Alemannia, cuore del dominio franco, come territorio da governare. Questo atto scatenò tra l'imperatore e i propri figli maggiori un conflitto in merito alla successione, che si concluse nell'833 con l'abdicazione e la pubblica penitenza di Ludovico il Pio. Tuttavia, già l'anno successivo, a seguito della rottura dell'alleanza tra i fratelli, la situazione si ribaltò e Ludovico il Pio venne reintegrato sul trono imperiale, che tenne saldo sino alla sua morte nell'840. Dopo la sua morte, il conflitto per la successione tra i figli di Ludovico il Pio riesplose e Lotario, in qualità di imperatore, intervenne a difesa dell'unità dell'Impero, ma venne sconfitto dai fratelli nella battaglia di Fontenoy. La guerra civile terminò nell'843 con il trattato di Verdun, in cui i tre fratelli sopravvissuti decisero di spartirsi i territori dell'Impero: Ludovico il Germanico, ottenne il regno dei Franchi Orientali, comprendente l'Alamannia, la Baviera e la Sassonia, successivamente detto anche Regnum Teutonicorum. Carlo il Calvo, ricevette il regno dei Franchi Occidentali, formato dalla Neustria e dall'Aquitania, in seguito detto semplicemente Regnum Francorum, dove dovette affrontare la concorrenza del nipote Pipino re d'Aquitania. Lotario I, regnò sulla cosiddetta Francia Media, composta dalla Lotaringia, dalla Provenza e dal Regnum Italicum, con le capitali imperiali di Aquisgrana e Pavia. La vera novità di questo trattato non fu la spartizione in sé, che rientrava perfettamente nelle consuetudini dei re franchi, bensì il fatto che ciascuno dei fratelli era considerato nei propri territori sovrano alla pari con gli altri, mentre a Lotario restava solo una molto vaga supremazia simbolica, legata esclusivamente al suo titolo imperiale. A Verdun venne assegnata al regno d'Italia la Val d'Adige sino a Merano, mentre le altre valli, che rimasero spesso oggetto di contesa per il controllo dei passi alpini, andarono al regno dei Franchi Orientali. Dopo il trattato di Verdun il controllo del regno d'Italia divenne un fattore indispensabile per l'ottenimento della corona imperiale, che tra le sue prerogative principali prevedeva la difesa del papato e, di conseguenza, della città di Roma. L'accordo raggiunto non mise completamente fine ai conflitti tra i fratelli, infatti, nell'846 la marca del Friuli passò nelle mani di Eberardo, che strappò la Carinzia e la Carniola al regno dei Franchi Orientali, causando attriti tra Lotario e suo fratello Ludovico.

Come suo padre e suo nonno, anche Lotario preparò la propria successione e nell'844 nominò re d'Italia suo figlio Ludovico II, il quale fu incoronato imperatore nell'850. Poco prima della sua morte i restanti territori furono suddivisi con il trattato di Prüm, che assegnò la Lotaringia a Lotario e la Provenza a Carlo. Nell'863 Carlo morì senza eredi e Ludovico II gli successe come re di Provenza, a patto di cessioni minori al fratello Lotario. Annales Bertiniani, anno 863, p. 118 Quando anche Lotario morì senza figli legittimi, Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo si spartirono la Lotaringia con il trattato di Meerssen. Annales Bertiniani, anno 870, pp. 205 e segg. Ludovico II, nonostante l'appoggio papale, non riuscì a far valere i propri diritti alla successione poiché, al contrario degli zii, godeva di scarso sostegno tra le aristocrazie transalpine.

Il Regnum Italiae e le seconde invasioni Come gli altri domini dell'Impero carolingio, anche il regno d'Italia fu investito da quel fenomeno noto alla storiografia come le "seconde invasioni". Queste ultime furono una serie di movimenti di popolazioni (tra queste vengono ricordati prevalentemente normanni, saraceni e ungari) provenienti dall'esterno del mondo carolingio, che condussero una lunga serie d'incursioni volte al saccheggio, per poi produrre forme di stanziamento più o meno stabile. Questo fenomeno cominciò già all'inizio del IX secolo, ma i suoi effetti destabilizzanti andarono esacerbandosi nel corso del tempo, per terminare soltanto nel X secolo. Le difficoltà dell'Impero carolingio nel resistere a queste incursioni furono varie e di natura essenzialmente strutturale: la mancanza di un sistema finanziario efficiente, di una marina e di un esercito permanente, nonché la sostanziale assenza di un sistema di fortificazioni difensive sul territorio. Inoltre, i continui conflitti civili e dinastici che si erano succeduti tra il IX secolo e il X secolo avevano favorito l'impiego di questi gruppi armati come mercenari contro i nemici interni.